The Incredible Jukebox (162)

Sarà la giornata uggiosa. O forse l’oscurità che mi porto dentro.
Non credo che possa esserci giornata di pioggia peggiore di quando il temporale te lo porti dentro.
Forse è solo il sintomo di una stanchezza ormai ben aggrappata alle spalle, ma la raucedine svanisce e un raffreddore sbilenco sta cercando casa nel cervello. Vorrei avere il rimedio dei nonni, quello che diceva “aggiungi grappa” e passa tutto.
Penso che l’aumento dell’alcolismo sia dovuto anche ai metodi curativi tradizionali.

“Ho male ad un piede” ” bevi una grappa” 
“Ho il raffreddore” “bevi una grappa”
“Il Nasdaq sta scendendo” “bevi una grappa” 
Capite che il problema è evidente.

Forse abbiamo capito male noi e, dagli anni 80, dovevamo portarci dietro qualcosa di diverso dall’alcolismo come risposta sociale ad ogni problema. In fin dei conti siamo passati attraverso il grande periodo del “non uscire in giardino perché è arrivata Chernobyl e potresti trasformarti nell’uomo ragno”. A quanto vedo, comunque, nonostante le precauzioni prese, molti si sono trasformati in uomini di merda.
Forse anche la reclusione non è la risposta giusta alle richieste di una società migliore. C’è un deficit di fondo in tutto quello che facciamo.
Dicono che i nani sono saliti sulle spalle dei giganti, approfittando della loro conoscenza e sfruttando l’altezza per vedere un po’ più distante. Il problema è che se sei nano (non nel senso di tappo/gnappo/basso/alto un metro e un tappo di bottiglia etc etc), anche l’altezza non migliora la pochezza del tuo cervello.

Forse la risposta è la grappa.
Mi rendo conto che, per quanto scappi e cerchi di trovare delle risposte a tutto, la vera ed unica risposta sincera è quella della grappa.
Suona alcolista.
No, non sto facendo l’elogio alla grappa e l’alcolismo becero. Sto cercando di riportare i pensieri ad una dimensione più congeniale all’attualità. Siamo talmente inebetiti dal web, dall’interattività, dagli avatar, dalle citazioni etc che ci siamo dimenticati di salutarci dal vivo.
Scambiare due parole.
Bere una birra.
Suonare sinceri.

“Ho un problema di socialità” “Bevi una grappa”

Non posso che concordare.

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30 Replies to “The Incredible Jukebox (162)”

  1. Posso dire che è banale? Ho perso il conto di quante volte ho sentito questa critica al web… Ha senso, sia chiaro, banale non significa falso. Però non credo che il web trasformi le persone, forse tra quelli che si salutavano e chiacchieravano di persona c’era già una percentuale che fingeva, e che ora può concedersi di non farlo, con meno paranoie rispetto a prima… Domanda del giorno: si finge di più da anonimi virtuali o in un faccia a faccia dal vivo? Io non lo so, ovviamente.
    Ogni bene

      1. Prima di tutto, benvenuta e grazie del commento!
        Visto che mi interessano i pensieri dei blogger che incontro, spiegami meglio quello che intendi (se vuoi, ovvio).

      2. Grazie a te…
        Pensavo che la situazione analizzata nel tuo articolo è comune, ma questo non significa affatto che sia banale. Quando sentiamo dire che la vita online ci allontana da quella reale siamo tentati di passare oltre, perché è quasi ovvia come osservazione, abusata. Ciò non toglie che sia vera. E il bere in compagnia è una risposta altrettanto scontata, apparentemente, ma questo non significa che non sia efficace. Il rischio è quello di non considerarla a priori, soltanto perché è semplice, già sentita, banale…
        giraSole

      3. Grazie per la prima parte (che non scrivo banalità)… sorrido per la seconda (vi ho abituati bene)… rido per il sottotitolo (che stavolta ho proprio gettato nel calderone tutto).

      4. Sì, in effetti nei The Incredible Jukebox non cerco di lanciarmi in grandissime disquisizioni. Solitamente quello che scrivo prima serve come volano per la canzone che arriva dopo. A volte getto giù pensieri, appunti, considerazioni su cui forse ritornerò o di cui ho già parlato nel passato.
        La ipersocialità web tende a modificare (logicamente) i rapporti normali. Troppe informazioni sulle persone sono un bene e sono un male nello stesso tempo; quanto è comodo sapere dov’è qualcuno o altre notizie valide… ma quanto è dannoso per i rapporti interpersonali? E non parlo di quelli seri, di amicizia/amore che, per quanto influisca il web sono categoria a parte, ma quelli superficiali… quelli di conoscenza casuale… se ho già molte risposte, che domande faccio?
        A volte non lo pensiamo, ma troppe informazioni spengono il desiderio di conoscere (per chi si accontenta, ovvio).

      5. In effetti è una piccola soddisfazione anche quella.
        Lascia sempre un retrogusto di “incompletezza” (non accontentarsi è lo “starter” dell’incompletezza, della ricerca…), ma almeno non si rimane immobili no?

    1. Penso siano due tipologie di finzioni diverse. Questione di ruoli, di paura di venire scoperti (dal vivo è più semplice essere smascherati come bugiardi…), di architetture sociali, personali, paranoie mentali…
      Sono finzioni diverse o modi di approcciarsi diversi. Mettila come vuoi. Non sto dicendo che dal vivo non si finga, come non sto dicendo che sul web siano tutti bugiardi… è solo il contesto e le possibilità di esprimersi che diventano diverse. Il comportamento umano.

      1. Certo, abbiamo maschere da web e maschere da bar, dipende tutto da cosa scegliamo di indossare…

  2. Ci sono troppe considerazioni da fare.
    Io personalmente saluterei chiunque, pure chi non conosco. Ad esempio ci sono persone che ho tra i contatti Facebook che magari mettono un mi piace o commentano e poi dal vivo non salutano. Questo a me fa male, lo trovo ipocrita. Facebook non è un mondo parallelo, c’è la stessa gente che trovi fuori. Ma a parte questo, allacciandomi al commento di Ivano credo che dal vivo si tendano a reprimere alcune cose o sensazioni, io mi sento più libera nel mio spazio virtuale a livello emotivo, se invece devo esprimere un’opinione lo faccio senza problemi sia dal vivo che nel web.
    Poi non lo so, ci sono mali incurabili che ci portiamo dentro, che al massimo puoi alleviare qualche ora davanti al bere o durante una serata spensierata, ma tanto l’indomani si ripresentano…
    Scusa ho divagato e forse ho preso troppo alla lettera la storia del salutare dal vivo.

    1. Ma figurati, come sempre in questi Jukebox scrivo a rotta di collo senza pensare troppo (ma và? Non si direbbe vero? ahahahah). Getto spunti, considerazioni, pensieri… per poi lanciare una canzone che potrebbe essere intonata. Questa volta non lo è… ma ormai è stata postata.
      Dal vivo o su web… libertà o ritrosia… sono concetti un po’ particolari. Dal vivo non dici tutto quello che vuoi, su web non dici tutto quello che vuoi. O non sempre. Sono approcci diversi, modi di comportarsi diversi che adottiamo a seconda “del rischio” che percepiamo (dal vivo mi potrebbero scoprire?! Allora tengo la lingua fra i denti… ma su web…uhhh si va).
      Probabilmente mi rendo conto che su facebook ho centinaia di amici… ma continuo a salutarne pochi dal vivo. Forse è solo una questione di non sentirsi soli dietro una tastiera.

  3. Punto primo: improvvisamente scopro che non eri tra i blog che seguo, così … Chi ti ha cancellato!? Quale divinità da quattro soldi s’è messa in mezzo??? Maledetti, come se non ci fossero già abbastanza rotture !!!
    Basta, odio il mondo!… Vado a bere

    1. Ma sai che a volte mi succede… i miei follower spariscono, i miei commenti spariscono… non ci capisco più niente.
      Secondo me sono indigesto. O mi reputano spam. Che ne so io!
      E poi il lettore di WP mi informa che alcuni blog sono diventati privati… ma non mi dice chi!!!! hahah

      1. vai a sapere il SignorUorpress cosa combina, pare si dia all’alcool meglio di chiunque altro! ahaha!
        Per quanto riguarda le righe… io a questo giro passo, butto tutti i pensieri nel cesso e via, a bere birra…

  4. Quanta verità! Per me quest’estate la risposta e la soluzione a tutto è stata la grappa. Per davvero. Almeno mi faceva uscire di casa, vedi..è merito della grappa.
    La saggezza dei nonni non ha confini.

Si!?

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