#Feed The Monkey Tour 2016 – Report

Come sai che il tempo sta passando? Quando dopo due giorni dal concerto stai ancora a soffrire la cervicale. Dannato headbanging. Benedetto headbanging.
Quest’anno ho visto pochi concerti ed è una cosa che mi distrugge dentro perché mi toglie il mio naturale bilanciamento armonico. Aumenta la possibilità che esca in strada e tiri giù dal Paradiso molti Cristi e tutti i Santi.
Ecco perché il concerto Schammasch – Mystifier – Rotting Christ – Inquisition è stata una boccata d’aria fresca.
Raccatto Lord Baffon II, passiamo a prendere caffè in lattina e una bevanda sconosciuta prodotta con il residuo che trovi sul fondo del sifone del lavandino e poi via verso la Pianura Padana e poi Brescia.
Il Circolo Colony vede già la congrega di personaggi in tenuta metallara e qualcuno dei musicisti si aggira per il parcheggio. Questo per dire il livello di relax della situazione. Con Lord Baffon II decidiamo di ritardare l’entrata e andiamo a mettere qualcosa nella pancia prima di gettarci a lodare il Grande Capro.
Lo sanno tutti: con la pancia piena, si tirano bestemmie migliori.
A parte l’attesa, l’incapacità di legarsi il bracciale dell’entrata e l’appollaiarsi sui banchetti di CD (una volta, oltre a studiarmeli a memoria, dovrei anche comprarli), l’atmosfera è già crepitante (che figata di parola).
La prima band a salire sul palco è quella dei Schammasch. 

Gli svizzeri sanno fare le cose per bene. E lo si sa. A parte i vestiti fregati da H&M, la musica è quella che ti prende ti tira un bel colpo. Mi sono ritrovato spesso a scuotere la testa e cercare di riportare i pensieri al qui ed ora.
I Schammasch, con le loro sonorità dilatate e le improvvise accelerazioni, sono stati una delle sorprese della serata. Ho la sensazione che su disco siano ottimi per tirarsi un viaggione spaziale da chilo.

(da web)

Cambio palco veloce ed ecco salire su tre buzzurri brasiliani. Ladies and Gentleman, ecco a voi i Mystifier. Vedere croci invertite come se piovessero (il bassista ne aveva una grande come il braccio di un bambino sul fianco, il chitarrista invece solo il cristo capovolto… probabilmente dalla stessa croce del suddetto bassista) e una tonnara di ignoranza ti mette di ottimo umore.
Il chitarrista, Armando, è grosso come un Galeazzi nero e, a parte un inglese stentato e un brasiliano allegro (essendo brasiliano), conosce bene tre quattro parole in italiano: tre di queste insistono su abbinamenti un po’ particolari fra divinità cristiane e altro in genere. Fra sudore grondante (Armando) e una serie di pose fantastiche (il bassista), i Mystifier sputano fuori un un black/death veloce, rugginoso, blasfemo e dal groove incredibile. Come ha detto Lord Baffon II: hanno cannato nel suonare, ma se ne sono sbattuti il cazzo. Stavano tirando dritto. 

(da web)

Altro cambio di palco e, sempre appollaiati in prima fila (le braccia percorse da reticolati insensibili… hanno messo una grata sulla transenna per evitare di salire sul palco) si aspettano i Rotting Christ. Se al Kaltenbach Open Air li avevo visti da “troppo distante” e in un set relativamente corto, qua sono co-headliner del tour e hanno tempo a sufficienza per suonare. Noi ci piazziamo di fronte al chitarrista George Emmanuel e aspettiamo il delirio.
E il delirio è arrivato. La discografia è ampia (sono attivi dal 1986), ma per questo tour si concentrano solo su alcuni dischi: Rituals (ultimo uscito e “scusa” per il tour), Kata Ton Daimona Eaytoy (il precedente), Thy Mighty Contract, Sanctus Diavolos e l’immancabile cover dei Thou Art Lord: Societas Satanas. Dal vivo, il nuovo Rituals è una bomba (anche Apage Satana che, su disco, non riesce a tirar fuori tutto il potenziale ritualistico che, dal vivo, riesce ad esprimere) e i pezzi dai dischi precedenti sono eseguiti con la consueta energia. Visto che l’adrenalina è alle stelle, si grida come indiavolati e si continua ad esaltare il buon George… il quale spara fuori una serie di pose da chitarrista anni 80 e questo è bene!
Il finale? Ovviamente Non Serviam. Sempre e comunque.
Cambio palco ed ecco salire gli Inquisition. Abbiamo mancato l’appuntamento con questi blackster colombiani-americani la scorsa volta… oggi non sarà così. Ma dopo il set di Sakis& compagnia, sono sfinito e sento una stanchezza esistenziale sulla schiena. Dopo qualche canzone, complice anche un sound impastato, ci spostiamo verso il fondo della sala e ci godiamo la botta del duo.
Su disco, gli Inquisition sono IL gruppo del viaggio cosmico. Gli ultimi dischi ti permettono di partire verso costellazioni più o meno conosciute ed è un bene. Dal vivo, forse per colpa del sound, forse delle troppe tracce di chitarra (per riempire il buco, visto che sono solo due sul palco), ma la parte “viaggio” si perde a favore della botta black metal. Che non è male, sia chiaro, ma è il viaggio che ci si aspetta; il viaggio e il Grande Capro. Niente di più.
Comunque sia, quando partono canzoni conosciute degli album passati, la testa non può fermarsi ed ecco che si ritorna al vecchio headbanging.

Set finito. CD comprato. Panino dal Mc e poi in strada verso le fredde lande nordiche.
Sempre e comunque: NON SERVIAM.

So che vi aspettate i Rotting Christ adesso… ma io piazzo i…. Mystifier – The Sign Of The Unholy Cross

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5 Replies to “#Feed The Monkey Tour 2016 – Report”

  1. “Lo sanno tutti: con la pancia piena, si tirano bestemmie migliori” ahahahahahahaha… Pensa che l’anagramma di un paesino della Bassa è un bel bestemmione (Codroipo), va beh a parte questo… Mi vergogno a dirlo in un posto come questo ma l’ultimo concerto a cui ho assistito è stato quello dei Subsonica quest’estate : D anche io nonostante ci fosse una mosceria generale (strano, perché agli concerti loro si saltava e ci si spingeva, insomma si pogava un po’) nonostante il poco pogare avevo comunque doloretti il giorno dopo : D inoltre ho litigato con una signora gigantesca che stava sotto al palco e si lamentava di chi le cozzava addosso, considerando la sua mole ho sofferto più io di lei. Questa è una cosa abbastanza metal, no? : D

Si!?

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