Per chi suonò la campana… Novembre

Per chi suonò la campana

Impotenza.
Questo era il sentimento diffuso a Leeville e Trenchtown. Abbandono e impotenza, per essere precisi. Io mi sentii tradito da quello per cui, per molti mesi, avevo combattuto: lo Stato. Indossando il cappuccio bianco avevo pensato di iniziare una crociata santa contro tutto quello che avrebbe recato danno allo Stato che mi circondava. Noi avremmo estirpato, alla base, l’erba cattiva che si annidava fra le radici delle robuste sequoie americane; quelle su cui si era fondata questa nazione. Rabbia e idealismo.
Ma proprio la ragione stessa del combattimento ci aveva tradito e lasciati da soli. Aveva ignorato la nostra richiesta di un giusto risarcimento, della compensazione del nostro dolore.
Odiavo, in questo novembre. Ma era un odio ferito, disilluso, che non poteva che trasformarsi in un mesto dolore e poi, come tutti i sentimenti, scivolare verso un oblio sottocutaneo. Un letargo sentimentale fino alla naturale pacificazione.
In quel momento, però, non ero ancora arrivato all’accettazione e, perciò, sentivo l’animo ribollire. Dovevo trovare una valvola di sfogo e, la mia, la individuai in Vernon. Nella mia mente era stato la miccia di tutto quello che era successo in questi anni e, soprattutto, in questo 1952.
Lui muoveva le pedine sullo scacchiere di Leeville e Trenchtown. Lui decideva della vita e della morte del pedone.
Incontrai Vernon in un pomeriggio di novembre, le giornate erano diventate ormai brevi e fredde. Lui era vestito pesante, con un cappotto e un cappellaccio floscio che lo faceva sembrare un guardacaccia in pensione. Lui, in inverno, amava indossare quel cappello e io non avevo idea del perché, visto che era orribile a vedersi.
Roger. La sua voce era cavernosa dietro il bavero del cappotto. Risposi al suo saluto stringendogli la mano inguantata. Mi chiese come stavo, congratulandosi per il mio recupero veloce e mi chiese informazioni su Louise.
Gli dissi che stava bene.
Peccato. Poi rise, con quel suono da motore ingolfato che era diventata la sua risata, e mi batté la mano sulla spalla assicurandomi che era una battuta. Non gli credetti. Girai intorno all’argomento principale come un cane all’idrante ma poi mi feci coraggio e gli chiesi del verdetto.
Lui mi guardò da sotto le falde del cappellaccio, corrugando la fronte e massaggiandosi il lato della bocca. Sentivo il grattare del guanto sulle guance ispide.
Direi che è finita abbastanza bene. Non credi? Nessun condannato e questo, dal mio punto di vista, è perfetto. Anche per la causa, ovvio. Anche se sono sicuro che quei negri – con il pollice segnò un punto imprecisato dietro le spalle – hanno fatto qualche cazzata. Noi di certo non andiamo a far saltare in aria i nostri. Si interruppe pensoso, ma poi riprese soppesando bene le parole. Peccato che non sia esplosa un po’ più vicino a quelle teste di cazzo. Quest’ultima parte, però, la ruggì. Ma direi che come azione è andata più a vantaggio nostro che loro.
Lo guardai esterrefatto. In questi mesi, Vernon era invecchiato precocemente. Il sole pallido faceva risplendere di una luminosità fioca e diafana la peluria bianca della barba incolta.
Se fosse esplosa un po’ più verso il centro della piazza gli dissi adesso non sarei qua a parlarti.
Certo, ma saresti stato un martire della causa.
Un martire? Non ho un cazzo di voglia di morire in quel modo di merda.
Sentivo l’adrenalina che pompare violenta nel corpo, lanciandomi sferzate di energia e togliendo le briglie all’imprudenza.
Come non saresti morto per la causa? Dalla sua voce non riuscii a capire se era stupefatto o arrabbiato.
No, il mio scopo non era quello di morire. Come non penso volessero morire neanche gli altri innocenti che erano presenti.
Innocenti? Di quali cazzo di innocenti stai parlando? Dei negri di Trenchtown o di quelli di Leeville? Chi sono gli innocenti, Roger? Spiegati… fece una pausa, abbassando di qualche ottava il tono della voce, perché ho la sensazione che stai accusando me. E non mi piace per niente.
C’ero in mezzo anche io. Anche io! Potevo morire, Cristo! Guarda come mi ha lasciato quella cazzo di bomba! 
Con la mano sana mostrai la parte offesa del corpo e, per sottolineare il concetto, picchiettai il bastone sul selciato. Il suono, in quel freddo giorno di novembre, risuonò come un colpo secco di cannone. Sono morti colpevoli e innocenti. Non possiamo sapere chi meritava cosa, non credi? Ma anche per gli innocenti è suonata quella maledetta campana…
Vernon si alzò il cappello dagli occhi, lanciandomi una sfida muta a proseguire. Non colsi l’avvertimento, o non lo volli cogliere, così andai avanti a parlare.
Per una stupida curiosità e una pericolosa voglia di vendetta sparai nel mucchio le accuse più disparate. Gli puntai il dito contro e lo accusai di aver messo la bomba e, se non era stato lui, aveva convinto qualche contadino ignorante che poi aveva fatto il botto con la bomba. Lo accusai di strage omettendo, coscientemente, di averci partecipato anche io ai raid punitivi.
Gli dissi sono morte persone che non dovevano morire. Sempre. Anche a Trenchtown! Quest’ultima frase la dissi senza accorgermi, ero troppo infervorato per mettere un freno alla lingua o distinguere i pensieri. O le convinzioni precedenti ed attuali. 
Quella sgualdrina di Louise ti sta infettando, Roger. Sento il suo fetore dietro ogni singola parole. Con la mano si tappò il naso e storcendo la bocca in segno di profondo disgusto. Non colsi neanche questo segnale e continuai a cavalcare le sferzate d’energia date dall’adrenalina.
Ha ragione, Vernon. Sono morte decine di persone innocenti. E tutto è partito con dall’alluvione e da quando hanno trovato il cadavere del reverendo Hopkins. Da quel giorno è stata una strage continua. Fino ad arrivare all’ultima vittima, la figlia del reverendo. Come se fosse la chiusura di un cerchio – e lo dissi con una calma serafica che mi terrorizzò. Tutto è iniziato con il padre e tutto è finito con la figlia.
Lei doveva morire, lui era necessario.
Sentenziò Vernon mettendo fine al diluvio di parole che gli stavo rovesciando addosso. Ma era la prima volta che vedevo il leader del Klan indietreggiare, come se le parole lo avessero colpito in pieno volto. Aveva quello sguardo stranito di chi, passeggiando per strada, riceve uno schiaffo da uno sconosciuto.
Vedendo quella fragilità, continuai a torturarlo. Allora spiegami perché siamo arrivati fino a quel punto? Perché è dovuta morire? Perché la morte del padre era solo necessaria? Perché mi ritrovo storpio? Dimmelo, perché io non riesco più a capire cosa abbiamo fatto.
Stai attento, Roger. 
Aveva le spalle curve, tanto da dare l’impressione che, ancora qualche centimetro, e si sarebbero potute toccare. Assomigliava ad Atlante, con il peso del mondo sulle spalle. Ma io, cieco di rabbia e auto-compatimento, non volli prestare attenzione.
Dopo l’alluvione sono morte decine di persone. Tutti omicidi. Perché? Che bisogno c’era di andare ad ammazzare tutta quella gente? Va bene dare un segna, ma c’è un limite a tutto.
Il colpo, pieno, veloce e improvviso, mi prese alla sprovvista. Finii a terra con un rumore da sacco di patate ed un grugnito, mentre il sangue incominciava a sgorgare dal naso. Non sentivo male, ma sarebbe arrivato dopo. Sentivo la testa pesante ed un rumore ovattato nelle orecchie, che cambio subito nel costante martellare di pugni e calci sul mio corpo. Vernon era sopra di me, torreggiava scuro, imponente, e io mi sentivo così piccolo, tanto da volermi rannicchiare in poszione fetale, il pollice in bocca e chiamare mia madre. Non lo feci, ma il dolore mi accecava e mi rendeva stupido. Ma dentro la testa, sotto il male, la paura e lo spavento, era rimasta incastrata una domanda che tutti i calci e i colpi non erano riusciti a togliere: Perché?
La sputai fuori veloce, con quella testardaggine da martire che uno ha mentre lo stanno picchiando. Come se volesse mettere un punto a suo favore anche se è al tappeto da oltre i 10 secondi.
Il silenzio calò sulla scena, una tenda rossa e pesante, ma fu squarciato dal grido di Vernon.
Perché lei era incinta di mio figlio! E non poteva venirsi a sapere! Non volevo essere diffamato: “Vernon se la fa con i negri”. Quelli del Klan mi avrebbero ucciso! Mi avrebbero appeso ad un albero e bastonato come un cane rabbioso. E il reverendo ha minacciato di fare la spia e così l’ho ucciso. Ho sfruttato l’alluvione e l’ho fatto sparire. Ma poi ho incominciato a sentire voci di gente che mi aveva visto, così vi ho mandato ad uccidere chiunque potesse saper qualcosa. Amici e parenti. Colleghi e chiunque potesse essergli vicino. Volevo bruciarle il terreno intorno e farle una paura del diavolo. Solo dopo ho saputo che era incinta, sai? Quella stronza era incinta! I suoi lo sapevano già, ma lei me l’ha detto solo prima del processo e non poteva saperlo nessuno.
Da terra sentivo quasi il calore uscire dal suo corpo teso sopra di me. Un calore dato dall’angoscia, dalla paura e dal furore. Non si muoveva, era rigido come le vacche morte nel deserto. Ma vibrava e l’aria intorno a lui tremava all’unisono.
Li ho uccisi tutti per coprire una dannata scopata. Se non… si fermò, inghiottendo grosse sorsate d’aria fredda. Fece per proseguire, ma si zittì e non disse più niente. Abbassò le braccia lungo il corpo e le ginocchia gli si piegarono. Il suo mondo si era frantumato.
Avevo altre domande e altri dubbi, ma l’adrenalina era finita e, adesso, sentivo solo il terrore e lo shock della rivelazione. Scivolai pian piano all’indietro, sempre più distante da Vernon e, forse da un certo mondo.
Lui, un Golem senza vita, rimase in piedi a testa china sotto il freddo sole di quel novembre del 1952.

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18 Replies to “Per chi suonò la campana… Novembre”

    1. Grazie mille. Ho tenuto in serbo questa tripletta per questo mese. Ho gettato gli indizi (se si rilegge, si vedono) e adesso ho tirato su il velo… e sotto si vede l’ipocrisia di tutti, la mancanza di coerenza, la stupidità, la fragilità e tutto il repertorio umano.

  1. porcadiquella! siamo a novembre! ( singhiozzi di tristezza per una meraviglia che si sta concludendo… anche se ribadisco, varrebbe la pena vederlo in carta… davvero)
    Che bella botta, tra cuore, stomaco e calci nelle caviglie… è potente, la potenza dello schifo che esce e della rabbia che lo contrasta, senza sapere nemmeno bene in nome di cosa fa questa lotta…
    mi inchino, giro i tacchi e me ne vò 🙂

    1. Grazie mille Tati.
      Questa volta dovevo dare una conclusione alle varie trame che avevo aperto, dovevo dare un “non-senso” alla violenza che gira in questo racconto. Dovevo portare la violenza, in questo caso morale, ad un livello diverso.

  2. Perché? Zeus, perché? Vuole dire che dietro a un'”ideale” nella sua forma più bieca, corrotta e inumana, alla fine non è mai importante? Vuole dire che anche quei porci di razzisti sono stati presi in giro e usati da un vecchio mediocre, che cercava solo una scopata? Che per una scopata, quella feccia di Vernon ha ucciso tutta quella gente, incluso suo figlio? Dai….Non ci credo 😉 Vernon da perfetto cattivo con carisma, è diventato un deficente, un comprimario sacrificabile per fare compiere la fine del viaggio all’Eroe, che poi sarebbe quella mezza cartuccia di Roger.
    O divino, non so quanto te la cavi con i fulmini, ma con il fango sei davvero un dio.

    1. Io te l’avevo detto ad inizio racconto: Vernon non è quello che sospettate. Perderete la “stima” (anche in negativo”) di quello che ha fatto. Io te l’ho detto. Vernon è umano, con tutti i difetti dell’umano e, soprattutto, con tutta l’incoerenza che ha un’ideologia come quella estrema (di cui ho “conoscenza” di terza mano… racconti di racconti… a cui mi sono rifatto in maniera libera – a parte la violenza, intendo. C’è solo l’incoerenza di fondo). Vernon è un personaggio negativo e anche una delusione… delusione perché è umano, secondo me. Perché non doveva sbagliare, nella distorsione delle sue idee, e ha sbagliato. Roger, una vera mezza cartuccia e testimone oculare di tutto, sembra quasi coerente… anche se è incoerente e debole.

  3. Avrei dovuto almeno sospettarlo cavolo, invece la rivelazione mi ha colpito di brutto! Questo è uno dei mesi migliori per me, un duello costruito ottimamente, tutto perfettamente credibile

    1. Grazie mille per tutti i complimenti.
      Nel corso del racconto c’erano indizi vari ed eventuali, ma non l’ho mai espresso in maniera pleateale. Ho tenuto tutto il “bello/brutto” per questo capitolo… e mi fa piacere di esserci riuscito.

  4. Mi piacerebbe rivedere tutto, anzi rileggere tutto dentro a un bel libretto. Perché davvero merita. Comunque ok che sono entrambi due stronzi, però anche alla luce di ciò che aveva commentato il bravo e acuto Red (nel capitolo precedente, se non erro) io non riesco a odiare il protagonista. Sarà che la debolezza è qualcosa di talmente umano… Me lo rende non simpatico, ma comunque provo compassione per lui. Beh, alla fine Vernon mi ha dato una ragione in più per provare disgusto nei suoi confronti. Ma continua ad essere un personaggione (ovviamente negativo). Complimenti!

    1. Veramente? Sarebbe bello, anche se io, in un libretto, non penso di starci bene… non lo so. Se lo faccio, voglio metterci dentro una versione “premium” e non solo quello che avete letto su blog.
      Il protagonista è un poraccio… ma non è esente da colpe. Debole sì, ma con una certa malizia di fondo.
      Vernon è brutto e cattivo. E non smette mai di dimostrarlo ehehe.
      Grazie mille V. Grazie veramente.

      1. Veramente : ) Sì, dovresti “premiare” i lettori con qualche chicca in più se mai deciderai di ficcare tutto in un libro. Comunque visto che è noto che lo spettatore (e quindi pure il lettore) è cattivo… A me tutta sta cattiveria e sta vigliaccheria piace, ovviamente io sono al sicuro e quindi la penso così : D

      2. Grazie mille V. Sono contento.
        Sto scrivendo adesso dicembre. Sarà un capitolo “Monstre”, questo sicuro. Una conclusione a tutto. Anche se, come sempre nella realtà, di conclusioni ce ne sono poche.
        Ci penso per le chicche… ehehe…

        La cattiveria e la vigliaccheria piacciono 😀

  5. “Odiavo, in questo novembre. Ma era un odio ferito, disilluso, che non poteva che trasformarsi in un mesto dolore e poi, come tutti i sentimenti, scivolare verso un oblio sottocutaneo.” Io mi sento sempre come in questo novembre…
    E Vernon… Vernon è IL personaggio… Anche se il tuo Roger mi ricorda molto Jake Barnes…

Si!?

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