Per chi suonò la campana… Agosto

Occhio per occhio

Vi dirò, morire di luglio sarebbe stato molto antipatico. Una scocciatura notevole. Per questo motivo, come potete immaginare, ho cercato di restare vivo.
Di luglio, e gran parte del mese di agosto, non ho grande memoria. I ricordi si sono mischiati ai sogni e le voci di quelli che mi venivano a trovare, pregando che mi rimettessi in forze o solo per raccontarmi quello che avveniva nel mondo esterno, si mischiavano in un unico grande racconto.
Il dottore che mi aveva in cura, un cinquantenne rubicondo con i capelli bianchi e dei grossi baffi a manubrio che li cadevano, bianchi come la neve, al lato della bocca, mi ha detto che mi sono acceso e spento come una lampadina. I momenti di lucidità erano radi, mentre spesso cadevo in uno stato di turbata incoscienza. Un sonno agitato e tormentato da sogni orribili, almeno a quanto hanno riportato i visitatori che hanno avuto modo di sentire i rantoli e i mugugni emessi durante quelle giornate inquiete.
Dopo le prime settimane, i momenti di lucidità aumentarono tanto da permettermi di ricevere visite più lunghe. La mia resistenza era ridotta al lumicino, ma la compagnia mi faceva bene alleviando la sofferenza del corpo e la noia della mente. I compagni del Klan, i colleghi al mattatoio o dei semplici conoscenti venivano a passavano un po’ del loro tempo con me, raccontando qualcosa che ricordo come vago ed noioso. In fin dei conti, li capivo anche. La sofferenza che avevano nel venirmi a trovare era enorme, uno sforzo di socialità che compivano con sempre più difficoltà con il passare del tempo.
Durante il mio recupero, venne a trovarmi anche Vernon. O, almeno, così mi hanno riportato le infermiere. Non l’ho mai visto quando ero sveglio, sembrava trovare i momenti in cui ero in uno stadio di dormiveglia. Le sue parole sibilavano nelle mie orecchie, infettando i sogni delle giornate successive.
Li siamo andati a cercare, amico mio. Abbiamo vendicato quello che hanno fatto a te e agli altri. Non possono permettersi di venire a Leeville e pensare che noi rimaniamo fermi a farci impallinare come fagiani. Questi stronzi hanno visto di cosa siamo capaci. La voce tremava mentre raccontava, un tremito che non era per niente assimilabile a quello dell’emozione, ma più vicino al grido trattenuto della bestia. In una decina abbiamo siamo andati al loro cimitero e abbiamo sventrato le tombe di quei cani. Non possono permettersi… sì, Roger, abbiamo fatto un disastro. Uscendo ci siamo scontrati con qualcuno di loro. Erano così spaventati, così stupiti di vederci là, che non si sono neanche mossi. Come quando prendi la mira un cervo e ti sei messo controvento: sa che succede qualcosa, lo percepisce nel suo istinto di animale, ma non riesce a sentire il tuo odore. Non sa dove sei e così rimane fermo, in attesa di morire. Avevano gli occhi spalancati, come bambini a Natale. Ad alcuni è anche caduta la spesa, gli uomini hanno tirato via il cappello.. fece una pausa ad effetto… alcuni si sono addirittura seduti, con le gambe incrociate, in terra. Guardavano quel terreno, rosso e secco come la figa di una vecchia baldracca, e, non si sa come, pensavano che restando buoni, salutando nella maniera giusta o tenendo lo sguardo basso, la nostra vendetta sarebbe svanita. Speravano che, forse, la risposta giusta avrebbe eliminato la punizione. Avevano quello sguardo da cani bastonati, incapaci di credere che il padrone si comportasse così, anche quando siamo partiti e abbiamo incominciato a picchiare. I denti sono volati come pallini dal fucile da caccia e abbiamo aperto le loro luride bocche riducendole come le buche dell’inferno. Abbiamo spaccato braccia e gambe. Il rumore delle costole rotte era una sinfonia disturbata. Anche se, per come la vedo io, era la migliore delle sigle radiofoniche. Rise. Ho colpito un paio di quegli stronzi. Ho cercato di fargli capire che, se vogliono far saltare qualcosa o qualcuno, si facciano saltare a casa propria… e con loro dentro.
Ucciso qualcuno? 
Vernon amava il suono della sua voce e, così, si assisteva ad un dialogo filosofico con sé stesso. Solo molto più deviato. Ho ancora la sensazione del brivido di terrore che mi scese lungo la spina dorsale. Un riflesso innaturale. Io ero abituato alle sue tirate, sia chiaro, e anche al suo odio senza quartiere ma, per la prima volta in assoluto, percepivo la profondità di quel disprezzo, di quella violenza. No, caro mio, nessuno è morto. Avremmo dovuto farne secco qualcuno, così da ritornare a far rinascere la stagione dei linciaggi come negli anni ’20. Ma ci sono quelli l’FBI, che stanno ficcando il naso qua a Leeville. Quegli stronzi stanno ficcando il naso troppo in profondità. Ieri ho parlato con il sindaco, davanti al suo portico, e gli ho detto che doveva tirarmi via dal culo quegli stronzi o sarei venuto a trovare la sua famiglia. E non me ne sarei andato via da solo.
Lui ha detto che ci provava, è persino caduto in ginocchio a piangere… avresti dovuto vederlo come si cagava sotto! Gli ho riso addosso e, con un gran calcio, gli ho detto di levarsi dal cazzo e di capire chi comandava a Leeville. Io possiedo il suo culo. Ma adesso r
iprenditi, amico mio, ci servi in questi tempi. Siamo alla svolta… fra poco possiamo tornare ad essere pubblici, a far sentire la nostra voce e far capire chi comanda a casa nostra. Lo sentii darmi delle pacche leggere sulle gambe e poi, con il passo pesante, allontanarsi dal letto e chiudere la porta in legno.
I giorni successivi i sogni furono tormentati da immagini di omicidi, violenze e soprusi. Le infermiere mi dissero che, al mio risveglio, le lenzuola erano sempre così bagnate da dover essere sostituite.
Oltre a Vernon, anche l’infermiera Louise spese molto del suo tempo in servizio, e sospettavo anche quello da civile, al mio capezzale. A volte riuscivo a parlarle, riprendendomi da quella spossata indolenza che mi aveva preso gli arti e la testa. Non mi ricordavo la sua voce, ma quando incominciò a parlare, quel tono leggermente roco, come quella delle donne che fumano un po’, mi sembrò subito famigliare e confortevole. Aveva l’abitudine, mentre conversavamo, di tenermi la mano con delicatezza fra le sue, come si fa quando si raccolgono gli uccellini dalla gabbia. Un misto di tenerezza e fermezza. Il caldo delle due mani si irradiava nelle dita e poi scendeva fino al braccio per fermarsi all’altezza del petto.
Fuori di qua stanno succedendo molte cose, Roger. Cose che tu, in parte, hai contribuito a creare. Parlava lentamente, con quel tono soffuso che le madri usano quando leggono le fiabe ai figli. La violenza crea violenza. L’odio non ha occhi, ma mille braccia. Dio non ci ha messo su questo pianeta per ucciderci a vicenda. Ci ha dato dei principi, ci ha dato un’anima affinché potessimo perdonare il nostro prossimo. Lo so cosa ti è successo. Solo per una pura fortuna non ero alla festa, se no sarei anche io in un letto d’ospedale o, peggio, al cimitero. Chi ha messo la bomba brucerà all’inferno. Ha ucciso molti figli di Dio, molti bravi cittadini di Leeville e di Trenchtown. Sono tutti terrorizzati e, così, appoggiano quello che sta facendo il Klan. Lo usano come ariete contro le porte di Trenchtown. Per la prima volta si sono sentiti impotenti e feriti nella comodità delle loro case, sono stati loro le esche, e perciò lasciano ampio spazio al tuo amico Vernon. Lo supportano non dicendo niente… un supporto al contrario. Cercano certezza nella violenza, quando è questa che crea incertezza e macerie al suo passaggio. Esalò un respiro sottile. Il suo alito profumava di tè alla pesca. Leeville è spaventata e fragile. Sente solo quello che dice il Klan. La versione del macellaio non è mai la più imparziale. Ma le parole di odio e intolleranza sono miele e balsamo, nascondono altri problemi e altre incertezze. Se riversiamo tutto il problema su qualcuno di diverso da noi, non dovremmo mai guardare quello che stiamo facendo. Ci assolviamo da qualsiasi accusa. Non saprei, ma mi sembra una cosa molto semplice. Quando mi parlava e non ero cosciente, sentivo che mi passava una pezza bagnata sulla fronte e sulle guance. A volte, quando la tela era troppo umida, alcune gocce fresche scivolavano giù dalla fronte e le sentivo fermarsi sulle labbra. 
Quando ero fortunato e la giornata sembrava promettere bene, quando Louise se ne andava dal mio capezzale si piegava per lasciarmi un bacio sulla fronte. Le labbra morbide toccavano a malapena la pelle accaldata, ma sentivo il soffice rigonfiamento del labbro inferiore e il cuore sembrava mancarmi di un battito. Quando si rialzava, e i suoi capelli mi sfioravano la guancia o il naso, mi trovavo a ripensare ad una vita diversa, lontana da Leeville, da Trenchtown e dalla violenza che aveva infettato questi posti.
Era un pensiero fugace, che si mescolava con il dolore costante del mio fisico debilitato e della mia mente. Il mio compito a Leeville, però, non era ancora terminato. C’era ancora qualcosa da fare. Un percorso da compiere.
Andarsene adesso, prendere Louise e lasciarsi alle spalle tutto, sarebbe stata la scelta semplice e indolore. Ma non era così che doveva avvenire.
Prima c’era un processo da compiere. Le vittime reclamavano giustizia e qualcuno doveva essere dichiarato colpevole. Anche se la giuria popolare, quella di Leeville, aveva già espresso il suo voto quasi unanime.

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44 Replies to “Per chi suonò la campana… Agosto”

  1. Qui il dualismo tra bene e male, odio e amore, vita e morte si fa ancora più marcato. La lattina dei vermi è stata aperta, le esche e gli ami gettati, la ferocia ha pasturato per bene. Vediamo ora cosa abboccherà e quanto sarà pericoloso.
    Scrivi in modo avvincente e diretto, pensa di farne un ebook, magari con qualche approfondimento storiografico. Sarebbe splendido! 🙂

    1. Grazie mille Mela.
      Adesso il momento è della verità… pian piano tutte le tessere si stanno mettendo al loro posto.
      Sto cercando di interpretare tutti i personaggi: il narratore-protagonista, Vernon e il suo linguaggio e, adesso, Louise. Che non può essere moderna nel senso stretto e neanche avere idee al 100% innovative (siamo nel 1952, in fondo), ma ha una sua voce. Chiara e distinta.
      Dici? Secondo te reggerebbe?

      1. Secondo me alla grande! Ci sono tanti parallelismi con la situazione attuale, sono temi universali. Non sono esperta di marketing o editoria, ma da lettrice lo comprerei!

      2. Minchia (scusa il francesismo) Mela. Grazie. Vediamo, si potrebbe fare una versione allargata con pre-capitoli “più storici”…

  2. Sento odore di “redenzione”…O “catartico sacrificio” per la comunità. Vediamo se a quel tizzone d’Inferno di Vernon, gli spuntano le corna e ce la fa a farla franca o va a raggiungere il Gran Satanasso, che gli ha preparato una suite bella…calda, calda. Vai Zeus che agosto è finito…Arriva settembre e cadono (come) le foglie…

    1. Sì, stiamo arrivando alla resa dei conti (se così sarà… ti giuro, ci sono ancora delle pedine da far andare al loro posto).
      Redenzione o catartico sacrificio? Io posso assicurarti una cosa… quello che seguirà, tutto quello che seguirà, sarà molto umano. Naturali comportamenti (riportati all’epoca, sia chiaro).
      Settembre porterà la prima novità… ma saranno i mesi successivi a svelare le carte.

  3. inizia ad esserci stanchezza… … una stanchezza dell’animo più che del corpo, come una resa di fronte al delirio, la presa di coscienza delle cagate fatte, del marcio vomitato sul mondo… la stanchezza che fa vedere un briciolo di luce in una mano che tiene stretti…
    ( mi dispiace sono una romanticona del cazzo, tutta fiori e cuoricini echeccazzo la scena di come Louise saluta Roger…. splendido! sei stato splendido!!)
    Concordo con Mela… io potessi tenerlo a casa, tutto insieme, lo prenderei al volo… ( certo, preferirei la carta ma mi accontenterei, per te mi accontenterei…)

    1. Incominciano a vedersi i segni di un lungo anno di tensione. Segni fisici (un corpo martoriato dalle ferite) e psicologici (difficoltà, dubbi..).
      Non si sa a cosa porterà questa stanchezza. La gente può cambiare? Vedremo.
      (Ehhhhh… il tocco romantico ci stava, non sfacciato, non prolungato. Basta poco e deciso).

      Grazie mille anche a te, Tati. Per il supporto e tutto. Madonna, non ditemelo veramente, io non sono certo degno di pubblicare (e non lo dico per falsa modestia).

      1. Tocco romantico, fatto con classe ed eleganza , mica “sole-cuore-ammmoreeee”… anche per questo penso che tu sia più che degno di pubblicare
        io ti avviso… se non pubblichi… me lo stampo da me!! così poi lo rileggo comoda comoda sul divano, con la coperta, la tazza di tisana ( dddio che immagine terribile!!)

      2. Già, non sono un fan del “sole-cuore-amore”… uso giusto un paio più di “tre parole” ahahahahahahah
        Ah, non so sai. Vedremo. Secondo me il posto giusto dove leggerlo è il bagno. Il posto migliore dove leggere qualunque cosa 😀

      3. che adorabilecazzaro! ahahahah!!! XD
        … pensavo anche di appollaiarmi sul piano della cucina, magari appoggiata al forno…

      4. sai… ho più tempo libero in cucina che in bagno… credo di avere un sensore alle chiappe… non faccio in tempo che sento “mammaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!”
        io voto cucina!… al massimo ti concedo un “portico con poltrona e gatti”

      5. Hahahahahahahah
        Io l’ho perso, sono assente a tutti i corsi dannazione 😦 dovrò fare l’esame da fuori-corso ahaha

      6. nella Hai Scul of Stupiderity si accettano studenti di tutte le età e con ogni livello di conoscenza della grande Arte Stupiderica ( e tu sei già ad un buon livello, mi pare)

      7. … piedi messi a “terza posizione”, un piccolo inchino, tenendo il gonnellone a quadri rossi e blu, lanciando dalle tasche manciate di coriandoli colorati, si gira di scatto con una piroletta ( e ho detto apposta piroLetta, non sono fine come le ballerine di danza classica, mi concedo buffe pirolette) salta giù dal tavolo e se ne va!…

      8. Ehehehehe.
        In effetti qualcosa di più “in” e più “aristocratico” sembrerebbe… come dire… sbagliato! Ci vuole qualcosa di più tranquillo e relax.

  4. Roger aveva già fatto dei passettini, ma si trovava su di un piano orizzontale; rischiare di morire (e tutto quel tempo da passare con sé stesso e le voci e le immagini che gli vengono portate dal mondo là fuori – in questo senso un po’ richiama quel tuo racconto di qualche tempo fa) ha inclinato di colpo quel piano, dando una bella accelerata al movimento di Roger verso un cambiamento importante (espresso forse tramite azioni eclatanti)… E c’è anche il sostegno di Louise! 🙂
    Vernon è davvero l’incarnazione dell’odio e del sadismo, a tal punto che mi fa pensare a It
    Ottimo Zeus, ottimo!

    1. (Questa parte richiama un racconto che ho già scritto? Quale? se ti ricordi… Io, una volta scritti, li metto nel cassetto dei finiti… eheh).
      Questo capitolo porta al primo confrontarsi con alcune decisioni. E, soprattutto, con dei cambiamenti. Vediamo cosa decide: non è detto che questo “ritorno alla ragione” sia definitivo.
      Louise doveva tornare 😉 ehehehe
      Vernon è cattiveria, ma raggruppa anche molto su di sé… molto verrà svelato verso la fine.
      Grazie mille ivanof. Grazie mille per il sostegno.

      1. Ma sai che non me lo ricordavo. Adesso che mi dici, hai ragione… me l’ero dimenticato.
        Sono felice che hai notato questa cosa: sto cercando di far evolvere il personaggio, anche con piccoli passi.
        Svelerò. Non preoccuparti. Anche se forse è uno svelare un po’ particolare.

      1. Guarda potrebbe addirittura essere che in realtà odia il Klan e lo attacca facendo credere che sono i negri ad attaccare per aumentare l’odio ed il rancore, specialmente ora che c’è lo FBI alle loro calcagna!

  5. Questo – assieme al primo – (oh io adoro gli inizi solitamente, anche se non succede nulla : D) è fino adesso il capitolo che preferisco. Perché chiaramente mi piace che questo personaggio abbia una coscienza (sebbene anche nei capitoli precedenti ce ne fossimo accorti) ma qui la cosa si fa più chiara. Poi il contrasto con l’amico (?) Vernon e l’arrivo di un personaggio femminile mi intriga molto!

    1. Grazie mille!
      Gli inizi sono belli. Se fatti bene, sono la cosa migliore in assoluto. Spesso meglio dei finali eheh.
      Sono contento che ti piaccia, questa volta la storia non parla più tramite il protagonista, ma tramite i due personaggi “principali”: Vernon e Louise. Diciamo che il narratore sparisce e si fa invisibile… e il lettore, un po’, diventa il narratore.

  6. Bhe, aver letto gli ultimi capitoli tutti d’un fiato perché prima non potevo…. spaccano un botto già. Cattivi. ma la cosa più bella è che mi pare proprio di essere li ad ascoltare, fare e brigare. Proprio li, in prima fila. Braverrimo Zeus, aspetto con impazienza i seguiti :):)

    1. Grazie mille.
      Sto scrivendo il prossimo… un settembre che sarà l’inizio della fine di questo racconto. Per questo motivo sto tirando alle lunghe, deve essere buono!

  7. Confermo… Sono una bruttissima persona,perché ho preferito le parole di Vernon a quelle di Louise… Quelle di Vernon erano vere. C’era sangue e c’erano ossa. C’era la terra e la polvere e il sangue e la paura… Bravo,amico mio,bravo…

Si!?

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