Per chi suonò la campana… Giugno

Sarà un massacro.

Quando rientrai dalla mia fuga a Saint Andrew, Leeville era già in preda ad un vociare sotterraneo, simile al ronzare imbizzarrito delle mosche intrappolate nella stanza.  Voci sempre più diffuse dicevano che Vernon aveva fraternizzato con i negri ed era stato visto percorrere le strade che portavano verso Trenchtown e sparire nel quartiere negro.
Queste accuse imbarazzarono molti membri del Klan, soprattutto vista la semplicità con cui giravano. E più queste voci giravano, più acquisivano dettagli e veridicità.
Lo so, vi avevo già detto che Vernon usciva di notte, spesso era da solo e non rientrava mai prima della metà della mattinata. Lui mi diceva che erano riunioni o ordini del Klan, io non ho mai dubitato. Non potevo credere che il mio amico, quello con cui condividevo giornate intere, stesse infangando il Klan.
La reazione del nostro leader non si fece attendere. Convocò una riunione d’urgenza e, serafico, si mise ad ascoltare le accuse.
Al tempo, nel 1952, le riunioni si tenevano in un grande spiazzo vuoto nel cuore della foresta che circondava la città. L’area, un’enorme cerchio irregolare di terra battuta, era spoglia e serviva unicamente allo scopo delle riunioni rituali. Per questo motivo, in occasione delle riunioni, veniva illuminata dalle fiamme tremolanti delle torce piantate in terra. A guardarlo da distante, quello spiazzo pieno di fiamme e uomini incappucciati, assomigliava ad un cerchio di fuoco, un posto per dannati. Qualche volta, quando il vento era troppo forte, si accendevano i fari dei pick-up e così, nella luce fredda delle lampadine, le nostre figure incappucciate sembravano ancora più tetre e spettrali.
I tre portavoce avanzarono al centro del cerchio e lanciarono le accuse al loro leader, misero in discussione la sua dedizione alla causa e le sue frequentazioni discutibili. Lo accusarono di frequentare, senza pudore alcuno, la figlia del Reverendo Hopkins.
Vernon ascoltò tutte le prove con la faccia immobile come una statua di gesso. Con il grosso corpo seduto sul retro di un pick-up, una gamba piegata sul vano sporco di terriccio del camion mentre l’altra penzolava indolente nell’aria calda di quella serata di giugno, era un Re senza corona. Solo il rumore gracchiante del suo scarpone sulla terra secca rispondeva alle accuse lanciategli.
Rimasi attonito a guardare quell’uomo forte e carismatico fatto a pezzi da voci e pettegolezzi. Quando i tre Knight finirono di parlare, l’aria diventò elettrica. Il silenzio sembrava vibrare e le fiamme si fecero improvvisamente più ardenti. Vernon si alzò, lento, con le mani dietro la schiena e si avvicinò ai suoi accusatori. La sua immagine, in quel momento, era distante mille miglia dall’uomo erculeo che aveva affrontato quell’enorme negro pochi mesi prima. Il capo era basso, come se portasse il peso del mondo sulle spalle, il passo lento, strascicato e le spalle erano curve in avanti. Solo gli occhi puntavano dritti di fronte a lui e facevano capolino da sotto le sopracciglia. Si avvicinò ai suoi accusatori quanto bastava per sussurragli qualcosa. Da dove eravamo non potevamo sentire quello che si stavano dicendo, vedevamo solo Vernon vicino a quegli uomini, tre contadini bruciati dal sole con mani callose e robusti come piccoli tori. Mentre parlottavano, vedemmo materializzarsi sul viso del nostro leader un sorriso così affilato da essere tagliente.
Quando da dietro la schiena fece comparire un grosso martello da muratore, quel malevolo sorriso sparì con la velocità di un refolo di vento. Vernon si mosse veloce e colpì i tre delegati con una ferocia senza eguali. Vedemmo schizzi scuri uscire dai visi contusi, vedemmo esplodere i loro nasi in fontane di sangue e poi udimmo il suono di ossa che si incrinavano e spezzavano sotto il pestare costante e micidiale del martello. Vernon muoveva il braccio come una pressa da metallo, procedendo ferale contro i corpi accasciati.
Finito il pestaggio, il mio amico si rialzò. Il viso era una maschera orribile: la pelle era punteggiata di schizzi di sangue denso e scuro. Mentre un sorriso costellato di denti irregolari si riappropriava delle labbra del nostro capo, il martello, così come era comparso, sparì.
Solo allora si rivolse, per la prima volta, a tutti gli uomini presenti nella radura.
Voglio proprio vedere chi si azzarda a venirmi a dire che frequento quegli zulù. Fatevi avanti, cani. Forza, razza di bastardi! Ho voglia di insegnarvi il rispetto. Mi venite a rompere i coglioni con queste cose stronzi ignoranti!, le sue ingiurie volavano come proiettili nell’aria serale, se volete un capo diverso fatevi sotto, sfidatemi da uomini e non ragazzine impaurite, coglioni!, vi faccio vedere io che cazzo vuol dire sfidarmi. Forza, razza di coglioni ritardati. Forza!
Si batté il petto come un tamburo e il suono che ne uscì fu fragoroso come una cannonata.
Mi piacerebbe prendervi a martellate uno ad uno solo per aver creduto a tutte quelle puttanate da negri. Mi fate schifo. Ma il momento è troppo importante e ho ancora bisogno di voi… 

Poi, tutto ad un tratto, si calmò e le urla belluine diventarono parole che assomigliavano ad un ringhio sordo e gutturale. Il corpo, dapprima teso e vibrante di odio e violenza, si calmò e sembrò diventare una bestia dormiente.
Non me ne frega un cazzo delle vostre accuse. Prossimo mese succederà qualcosa di talmente grande che mi viene da ridere a sentirvi starnazzare come galline. Quando sarà il momento, saprete tutto, non prima. Perché voi, – Vernon fece scorrere l’indice su tutto il semicerchio che lo circondava – siete delle zitelle che per un goccio di alcool direbbero di tutto.
Si fermò lasciando che le sue parole saturassero l’aria. Il momento che ci aveva annunciato stava finalmente arrivando. Il prossimo mese sarebbe stato il sigillo definitivo sulla carriera di Vernon nel Klan. Sentivamo l’eccitazione dell’aspettativa e del mistero. Eravamo parte di qualcosa di grande. Quando Vernon ritornò a parlare, spezzò quello stallo silenzioso.
E adesso, branco di stronzi, levatevi dai coglioni! Ma prima… – Si girò verso il pick-up, il martello stretto fra le grosse mani dietro la schiena – …portate via quei sacchi di merda. Quando si riprenderanno, tornerò per una seconda lezione… finché non si leveranno dai coglioni da questa terra. Ve lo posso assicurare.
Mentre me ne stavo andando dallo spiazzo, mi vennero a riferire che Vernon mi voleva vedere. Da solo. Vi posso assicurare che avrei dato una gamba pur di trovarmi in qualsiasi altro posto. Il mio amico era una bestia pericolosa.
Quando arrivai al pick-up, non trovai la bestia assetata di sangue, ma Vernon. La voce era ancora arrochita dalle urla di poco prima, ma non c’era niente che trasmettesse ira o odio. Era di nuovo seduto sul bordo della camionetta e guardava gli ultimi Knight andarsene dallo spiazzo. Il martello brillava fioco al suo fianco, ma lui sembrava essersene dimenticato.
Quella conversazione fu intensa. Vernon mi illustrò tutto il piano di luglio e, vi posso assicurare, mi lasciò a bocca aperta per come univa alcune componenti essenziali per la sua buona riuscita: la semplicità, la sorpresa e la paura.
Nei viaggi dei mesi precedenti, il mio amico era riuscito a farsi portare alcune mitragliatrici pesanti Browning. Aveva sentito che loro avevano intenzione, nella seconda metà di luglio, di fare un grande corteo in memoria delle vittime dell’inondazione del Sekuta e, di conseguenza, ricordare anche il Rev. Hopkins. Sfruttando l’effetto sorpresa, il Klan avrebbe agito in due gruppi distinti: il primo, vestito con tutti i paramenti, avrebbe spaventato e spinto il corteo verso una posizione concordata; il secondo, invece, avrebbe caricato le Browning sui pick-up e li avrebbe guidati verso le posizioni concordate. Visto il numero di persone e le poche armi, pensò bene di posizionare le due camionette in modo da coprire, con le raffiche, due porzioni di terreno complementari. Il panico li avrebbe rallentati, mi disse.
Si aspettava una reazione ma, mi disse leccandosi le labbra, era certo che non ci sarebbero state armi durante la marcia funebre.
Finito di spiegarmi il piano, mi guardò soddisfatto e, infine, esalò una risata roca.
Lo guardai attonito.
Sarà un massacro! – gli dissi, per la prima volta sinceramente spaventato
Questo è il piano, farli fuori tutti! – ghignò.
Tutti… – lasciai scorrere la parola sulla lingua – Ma se li facciamo fuori tutti, chi farà i lavori che noi non vogliamo fare? – Al tempo, vi giuro, era una considerazione da fare.
Vernon rise e non rispose subito. Quando aprì la bocca disse – Ce ne preoccuperemo in seguito… e potremmo sempre far lavorare quegli ignoranti dei mangia-spaghetti e degli irlandesi. Il discorso è chiuso 
Non replicai più.
Quella notte, e quelle successive, faticai ad addormentarmi e, quando riuscivo a chiudere gli occhi, il sonno era turbato da incubi terribili.

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29 Replies to “Per chi suonò la campana… Giugno”

  1. Davvero crudele, lascia senza fiato. È partito basso, come il ronzio pericoloso di un nido di calabroni, poi è salito di tono ed è iniziata la carneficina. Un ottovolante di sensazioni, ira, brutalità, paura, ignoranza, cattiveria. Sempre bravo, un pezzo di livello molto alto 😊

    1. Grazie mille Mela.
      Pian piano, come ti avevo detto, le tessere incominciano ad andare al loro posto… ma non è finita. Ci saranno ancora colpi di scena e, le tessere che sembravano al loro posto, si sposteranno! 🙂

  2. Ed ecco palesarsi l’Oscurita’ in tutto il suo magnetismo ad atavici riti di caccia e il suo senso di onnipotenza che sconfigge il Divino. Poveri diavoli! Prede di un Berserker e tuttavia immobili a farsi macellare. Non so quali siano più le vittime di questa ordalia di sangue e carne maciullata.
    Certo che ci sei andato giù pesante e, non alludo al martello, ma alle Browning. Hai presente cosa fa una Browning a un corpo? Hai visto il solo proiettile come è fatto? Hai letto che cadenza di fuoco ha al minuto? Sarà sicuramente un massacro, ma poi neanche quel fantoccio dello sceriffo potrà fare finta di nulla. Per una volta faccio il tifo per i federali. Asfaltateli con il Napalm (anche se devono ancora inventarlo negli anni ’50)
    Chiaramente, vai alla grande, Zeus!

    1. Grazie redbavon! Grazie.
      Questo era un capitolo di svolta… ma non IL capitolo di svolta.
      In questo racconto, da come me lo stanno raccontando i personaggi, ci sono solo vittime. Un carnefice sì, quello si vede e si sente, ma tutte le altre sono vittime.
      Ci sono andato pesante con le Browning. Lo so, lo so. Sono micidiali quelle mitragliatrici, ti aprono buchi enormi. Se ti beccano, ti aprono in due (senza esagerare).
      Ripeto una cosa, perché è fondamentale: questo giugno è solo un capitolo di svolta… le tessere non sono tutte al loro posto e qualcuna, più irriverente delle altre, forse si sposterà…

  3. Spietato, davvero spietato… è così che dev’essere un leader? (Un leader col cappuccio bianco, s’intende – ma forse non solo lui…) (Che scena quella di Vernon sotto accusa!)
    Ma togliendo tutti gli orpelli fino a che rimane solo il nucleo centrale, quell’uccidiamoli tutti, Vernon forse rischia che qualcuno dei suoi abbia una crisi di rigetto vedendo che razza di orrore è… Chissà, vedremo.
    Sempre molto bene!

    1. Un leader non lo so. Bisogna vedere cosa si intende per leader, sai? Chi ispira o chi guida? Più dittatore (nel senso di comandante supremo di ogni aspetto) o più “primus inter pares”. Non saprei. Vernon è un cagnaccio cattivo, di quelli rognosi e violenti. Ha un piano in mente e voi lo state seguendo pian piano… ma forse la sua violenza è di un “gradino superiore” (nel senso peggiore del termine) rispetto a quella degli altri.

      1. Mi hai fatto pensare che la “pulizia” per Vernon potrebbe essere più importante della sua stessa vita, che lui potrebbe essere il più “puro” (diciamo così…) di tutti, e fare qualcosa che nessuno dei suoi si aspetterebbe. Ma niente spoiler eh, non permetterti, aspetterò 😀

        Beh dittatore no, non direi, sembra più un leader naturale, quello che incarna lo spirito del gruppo, quello che mette davvero in pratica ciò che gli altri perlopiù pensano e basta

  4. UAU! Sempre più in alto! E da queste altezze, cadere giù fa più che male…
    Sembrano tutti un branco di “bulli” comandati ( per terrore e non per rispetto) da un “vero pazzo violento”…. Sembrano un gruppo di adolescenti impazziti, all’ennesima potenza!
    Ho paura ad arrivare a luglio…
    Sempre bravo, accipicchia, sempre divinamente bravo!

      1. Mi sono accorta che ho scritto demmmerda!
        Il “sempre più in alto” era riferito al tuo scrivere, nella seconda parte le altezze erano quelle della cattiveria inumana di Vernon…
        ( ecco, son più tranquilla) 😀

  5. Una vera bestia!
    I martelli sanno essere armi terribili.
    Se Vernon facesse il doppio gioco e cercasse pretesti per picchiare un po’ di stronzi razzisti ed alla fine li inguaiasse tutti?
    Eh?! Eh?! Eh?!

Si!?

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