Racconto breve, quasi brevissimo

“Scusi, ha da accendere?” chiese l’uomo alla ragazza.
Una bella ragazza, a quanto dicevano i più affermati recensori da bar. Una donna che, quando passa, lascia cimiteri di cuori infranti dietro di sé.
“Sa, volevo smettere, ma questa mattina è stata una giornata pesante” si scusò di avere avuto una giornata difficile. Mentre parlava, con le mani, si cercò i capelli grigi sulle tempie. Trovati, li strofinò in maniera energica. L’uomo che parlava era di mezza età, sigaretta al lato della bocca, mano nei capelli e fronte corrugata. Ampi rivoli di rughe facciali scendevano dallo sguardo stanco alla bocca corrucciata.
“Domani non ho proprio voglia di alzarmi e andare a lavorare” le disse.
Lei lo guardò mordicchiare col labbro il filtro della sigaretta. La face rotolare a sinistra, a destra e poi ritorno. La donna lo squadrò, passando in rassegna il vestito scuro, di sartoria italiana. Avrebbe potuto indovinare la marca. Il taglio del taschino era inconfondibile. Gli guardò gli occhi vuoti, in cui la luce del giorno entrava senza più uscirne, e gli prese la mano.
“Domani non andrai al lavoro” gli disse.
“Come mai?” le chiese.
“Domani sarà il giorno più brutto della tua vita” gli disse.
“Perché?” non era una vera domanda. Quello che aveva chiesto era la malinconica affermazione dell’impotenza umana nei confronti della vita.
“Perché non ci arriverai” gli sussurrò vicino all’orecchio. E mentre le labbra piene, coperte da un rossetto viola scuro, sfioravano il lobo sinistro dell’uomo, con la mano destra lo innaffiò di benzina.
Una passata in su, una in giù. E di nuovo. Come la più esperta delle pittrici. La Van Gogh delle piromani.
L’odore della benzina pizzicò il naso dell’uomo che si guardò il vestito macchiato. Lo sguardo vuoto si tramuto nell’impotenza fanciullesca. Regredì di molti anni. Voleva fare qualcosa, ma era impotente. Perciò si strinse nelle spalle, si tolse la sigaretta dalla bocca e la rimise nel pacchetto.
– Un buon giorno per smettere – pensò.
Salutò quella giornata, era stata dura è vero, ma non così brutta quanto l’aveva descritta.

Poi rimase in attesa che la donna rispondesse alla sua prima, profetica, domanda.

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26 Replies to “Racconto breve, quasi brevissimo”

      1. No, no. Sono contento che ti sia piaciuto. Anzi, grazie mille 🙂

        Sai, io lo reputo un po’ come una prova… era un raccontino di qualche mese fa e l’ho lucidato per l’occasione.
        Questi così brevi, li vedo come tentativi per scrivere cose diverse 🙂

    1. Grazie mille.
      Sono contento di essere riuscito inserire anche una parte shock all’interno di un racconto molto breve (e in cui il fatto vero e proprio è solo accennato).

      1. Se continuassi a dir minchiate perderebbero efficacia eheh… Ma poi, scusa, la battuta del corto era lì, bisognava solo farla! 😀

    1. Grazie mille Tati.
      Sì, ho preso straccio e Glassex e ho rimesso a posto una parte di blog. Non molto, ma almeno questo è stato riportato alla luce.

      1. ecco cos’era quell’odore che brucia gli occhini! odio il Glassex… UMPHF! ( occhi che si chiudono, smorfia di starnuto mista a fastidio al naso)

Si!?

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