Per chi suona la campana… (cit.)

In occasione della mia calata sulla terra, festeggiata sempre in questa giornata, il sottoscritto ha sempre scritto dei grandissimi post con battute ironiche o scelte trasversali. Ci sono state anche delle riflessioni sul passato o sul divenire.
Quest’anno non ne ho voglia. Sarà che scrivo questo articolo il giorno prima e sono funestato da un mal di testa e un sonno da campionato nazionale, ma le riflessioni non sono di stanza in questo blog.
Provo a fare qualcosa di diverso oggi. Scrivo superando l’impedimento naturale di una mente annebbiata.

Quando Vernon si alzò quella mattina, sentì che l’aria tremava per qualcosa di nuovo. Si sedette sul letto affondando le mani nel calore delle lenzuola, così simile alla pelle di una persona, così comodo da ricordargli, in maniera inconscia, il ventre di sua madre.
Strinse i pugni, raccogliendo manciate di sogni persi nel sonno, e inarcò la schiena. La piacevole sinfonia delle vertebre, che gracidando gli diede il buongiorno, gli fece rizzare i capelli.
Si massaggiò il collo, sentendolo appiccicoso dal sudore notturno, e poi, seguendo un rituale mattutino, piegò la testa prima a sinistra e poi a destra. Altri rumori, lamentosi come i cardini poco oliati di una porta, uscirono dal collo martoriato dell’uomo.
Quando era andato a letto ieri sera si sentiva giovane e forte. Adesso aveva il peso degli anni che gravitava sulla testa come una spada di Damocle.
Vernon si grattò l’orecchio e rimase qualche secondo fermo. L’aria odorava di chiuso e di corpi surriscaldati dalla calura di quell’estate americana. In mezzo all’afrore umano si era insinuato l’odore del bacon sfrigolante. Era una tonalità nascosta, sotterrata da mille altri odori, ma aveva un carattere proprio. Gonfiava il petto e gridava di svegliarsi. Di iniziare la giornata.
Il bacon, o il suo emissario l’aroma forte e bruciacchiato, era come la sirena in mezzo al mare che richiamava Ulisse.
Vernon si chiese se, svegliandosi un anno più vecchio, era diventato anche una persona diversa. Non si rispose, lasciando questo quesito per momenti più consoni, forse durante la lettura del fumetto al bagno.
Il pavimento della stanza era già caldo e così i piedi dell’uomo non provarono quel brivido dato da un pavimento fresco. Non l’aveva mai confessato a Lydia, ma il freddo che si arrampicava dalla pianta dei piedi fino alla sommità del capo era quasi piacevole. Tutto il contrario della moglie la quale, inarcando il piede in modo da far toccare sulle piastrelle la minor superfice possibile della pianta del piede nudo, cercava di conservare il tepore notturno fino all’estremo.
In cucina Lydia stava armeggiando con le padelle. Il clangore del metallo aveva lo stesso sapore del tintinnio del gong per i pugili: una sveglia per iniziare a combattere o la fine di ogni sventura. E così si susseguiva ogni giorno, mattina e sera.
L’inizio della giornata ed il suono della ritirata.
Lydia saltellava sulle punte dei piedi come tutti i pugili che si rispettino. La sua figura slanciata vestiva un paio di pantaloni grigi stretti al ginocchio che lasciavano liberi il polpaccio abbronzato, su cui risaltava un tatuaggio di un fiore, ed un top scuro della Adidas. I capelli scuri erano raccolti in una crocchia che lasciava scoperto il collo lungo. Una leggera lucentezza brillava sulla sua pelle, forse effetto della crema del mattino o di un primo velo di sudore mattutino, e sembrava sempre sul punto di sferrare il primo colpo o il jab vincente.
La moglie si girò, ma con la coda dell’occhio teneva sotto controllo la doratura del bacon e i pancakes.
– Buongiorno tesoro – disse, poi si girò per voltare i pancakes e per tagliuzzare un po’ di frutta per la macedonia.
Vernon boffonchiò qualcosa di simile ad un buongiorno. Prima di iniziare una conversazione, o una qualsiasi attività sociale, aveva bisogno di mangiare qualcosa.
L’uomo si sedette sulla sedia. Il giornale arrotolato e appiattito con la testata in primo piano, invece di essere fuori dalla porta in attesa di essere raccolto, faceva la guardia al suo piatto.
Vernon si stupì, Lydia non usciva di casa a prendere il giornale.
Forse quella giornata era speciale dopotutto, si disse.
– Dammi solo due minuti e hai tutto nel piatto – le parole non fecero a tempo ad uscire dalla bocca della donna che arrivò lo schiocco di un bacio.
Le notizie sul giornale erano inquietanti: omicidi, sparatorie, attentati e guerre si susseguivano come i grani di un rosario. La cronaca nera lo mise di cattivo umore.
Vernon lesse gli editoriali, le difficoltà della borsa e, in mezzo a tutte le brutture di quella giornata, anche qualche notizia positiva: aumento dell’occupazione, la vittoria della sua squadra di basket sugli avversari storici.
Un 97 a 85 che non lasciava spazio a lamentele o contestazioni.
Quel giorno lesse anche l’oroscopo. Non era solito indulgere in queste cose, ma si era svegliato con una sensazione strana e, confidando in qualcosa di buono, piegò le parole alla sua condizione cosicché, quando finì il riquadro del suo segno, si convinse che l’astrologo aveva parlato del suo caso e le buone notizie, i soldi, l’amore e la salute, erano proprio dietro l’angolo. Erano a portata di mano.
– L’oroscopo dice che da adesso in avanti farò soldi – disse
– Benissimo! Così forse possiamo andare in vacanza invece che prendere la macchina e farci ospitare da tua suocera – gli rispose Lydia.
– Cosa c’è che non va con mia madre? – rispose piccato.
– Ma niente, solo che dopo quattro anni sempre a casa sua vorrei fare qualcosa di diverso – gli disse.
– Ma se sei sempre trattata come una regina! – borbottò Vernon, sbattendo il giornale a metà fra l’infastidito e la volontà di colpire la mosca che si stava pulendo le zampe vicino al piatto di Lydia. Nella catena alimentare e di potere, la mosca era sotto di lui e poteva subire le sue angherie.
Sua moglie si girò. Sul viso era dipinto uno sguardo interrogativo.
– Una mosca, niente di che – disse lui, inghiottendo il gusto acre del fastidio che stava salendo dal retro della gola. O, per come la vedeva lui, che stava percolando dalla materia grigia del cervello.
– Una mosca, sì… – Lydia ritornò ad occuparsi delle padelle. Con un rapido movimento fece scivolare il bacon croccante su un piatto, mentre con la paletta sollevava delicatamente i pancakes dalla padella calda e li metteva uno sopra l’altro come una dolce partita a Jenga.
Lydia allungò la mano per versare lo sciroppo d’acero, ma si fermò a mezz’aria e lo infilò nella tasca della tuta.
– Auguri Vernon – gli disse. Il sorriso c’era, solo che dietro si sentiva sbuffare l’animale incastrato e messo all’angolo.
– Grazie mille, amore – anche Vernon sorrideva, trentadue denti candidi come una scogliera affilata. La scogliera di Dover della sua personalità. Davanti l’uomo amorevole, dietro c’era Vernon Reid.
L’uomo guardò il giornale aperto al suo fianco, lo prese e lo gettò nella spazzatura con una pregevole parabola aerea.
Non c’era spazio per sentimentalismi o oroscopi, almeno non fino alla colazione.
La giornata non dovrebbe iniziare prima di colazione. Tutto quello che succede prima preannuncia guai e Vernon l’aveva sentito nell’aria quella mattina.
L’aveva annusato.

43 pensieri su “Per chi suona la campana… (cit.)

  1. Mi piace l’idea che festeggi la tua discesa facendo TU un regalo a noi!
    ma che dire: sei IL DiodiUnDio…
    Sempre un piacere leggerti, c’è quel fastidio nascosto dietro a sorrisi tirati che rende l’aria appiccicosa, descrivi magnificamente quindi… un po’ per il compleanno e un po’ per il racconto….
    ” con scatto folletto sposta la sedia dalla scrivania, appoggia i piedi a terra, una mano alla scrivania e il piede opposto appoggiato al piano di finto legno… uno slancio e OP!!… in piedi sul tavolo parte un applauso degno del Dio che sei, palloni scendono dal soffitto e scoppiano in mille e mille coriandoli, una banda di paese entra dalla porta principale e ti fa casino intorno…
    AUGURIII!!!”
    ( lo so, ho esagerato… ma chisseneimporta…)
    😀

      1. Mi piace molto il tuo stile. L’apparente immobilità, la cenere che cova un fuoco in attesa di riprendere forza.
        Se dovessi definire il racconto con una parola sola direi che attesa è quella giusta 😊

  2. Cose da V

    Le chiacchiere prima e durante colazione dovrebbero essere vietate!
    Un bel racconto, mi ricorda una cosa ma magari a te non piace e ti offendi : D
    Tanti auguri!

      1. Cose da V

        Per me è un complimento eh, perché mi piace molto. Mi ricorda le colazioni descritte nei libri (all’inizio) di Harry Potter. Di sicuro è anche colpa del nome del personaggio!

      2. Harry Potter? 😀 E come mai? Scusa se faccio millemila domande, ma sono curioso ehehe.
        Il nome è totalmente a caso… o forse preso da qualche serie Tv.

      3. Cose da V

        Vernon è lo zio di Harry, quindi mi è venuto in mente il libro. Inoltre i primi libri della saga cominciano sempre con la colazione inglese – americana, bacon sfrigolante ecc. In più il clima è sempre un po’ teso… Non lo so, me l’hai ricordato : D

      4. Non l’ho mai letto sai? Ho visto tutti i film, ma il libro mi è sempre sfuggito (e non penso di approcciarlo, probabilmente sono anche scemo a non farlo).
        Conosco diverse persone che se lo sono letto tutto… ma forse ho solo cambiato lettura.
        Scusa, mi sono perso nel discorso.
        Lo prendo come complimento comunque 🙂

      5. Cose da V

        è proprio un complimento, io sono una fan sfegatata perciò… : D i film invece non riesco ad apprezzarli…

      6. Cose da V

        Li giudico male perché ho letto i libri, in caso contrario molto probabilmente mi sarebbero piaciuti!!

  3. Auguri vecchio! 😀
    Mi piace questo ribaltamento, tu che compi gli anni e noi che ci becchiamo il regalo… che è da applausi, quelle punzecchiature, quella goccia che un po’ alla volta, giorno dopo giorno, plinc plinc plinc… può scatenare la furia (magari proprio in cucina…) E mi piacciono proprio le tue descrizioni e considerazioni, per niente banali.
    Ogni bene!

    1. Grazie ivanof! E grazie ancora di più per le belle parole. Come sempre tento di trattare situazioni normali, quotidiane… mettendoci dentro quel po’ di dubbio che le rende… particolari? Ecco. Forse particolari è il termine sbagliato. Non saprei.
      Comunque grazie ivanof 🙂

      1. Nemmeno io saprei qual è il termine giusto… però sto pensando alle ombre cinesi, penso a te che ce le fai guardare e poi ci domandi: sicuri che quello che state guardando sia proprio quello che sembra?

Si!?

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