Scrittura #2

Scrivere un dialogo è una sottile alchimia di elementi.
Non servono troppe parole e neanche troppo poche. Rendere una conversazione realistica è un’operazione molto più complessa di quello che si possa credere. Tanti, troppi, scrittori tendono ad inserire mille vocaboli e altrettante iperboli, immagini o frasi brillanti con il solo effetto di rendere il dialogo artificioso e meccanico. Una conversazione procede per linee armoniche, un duetto affiatato che, anche quando sembra deviare verso situazioni improbabili o incredibili, è fermamente tenuto alla briglia dallo scrittore.

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22 Replies to “Scrittura #2”

      1. Ah, ok ok.
        Steve Jobs (visto) e The Social Network (visto).
        The Newsroom l’ho adorato (prima stagione TOP, seconda meno ma mooooolto bella). West Wing mi manca.

      1. anche a leggerli… non è così immediato comprendere cosa ” dà fastidio”…
        a volte ci si perde e ci si dimentica che son dialoghi… occhei in quel caso c’è un fallimento eclatante, credo…

      2. lo si capisce ben presto quando il dialogo non sta in piedi. Quando si tenta di far cose “anormali” o “super”… in verità un bel dialogo è qualcosa di verosimile. Di possibile. Anche quando è detto da personaggi strani (vedi Trainspotting… sono fuori come balconi, ma i dialoghi funzionano).

      3. un po’ come in tutte le cose… la semplicità ( e la coerenza) rendono tutto più reale e sensato… ( mi sa che ho detto una vaccata vaccosissima… ma si sa… ho un neurone, impolverato e accaldato)

      4. … alza la testa di scatto, si guarda stupita i piedi, le spalle… gira la testa alla ricerca di sguardi complici..( o qualcuno a cui dare la colpa) ” io?!?… dici a me ?”
        e dall’emozione sviene a faccia prima sulla tastiera!

  1. Molto difficile, bisogna essere abili per non far perdere il filo a chi legge.
    Una volta mi sono dovuta fare gli schemi con le lettere A, B, C per capire chi parlava! Alla fine ho lanciato il libro nel cestino 😂

    1. Esatto. Quello… e anche la fattibilità del dialogo.
      Bisogna trovare le parole giuste nella bocca della persona giusta. O come le dice etc etc.
      Se no si finisce per creare fumetti o cartoni animati, non dialoghi realistici.

      1. Davvero, ci vuole immedesimazione al massimo grado. E oltre a questo, possibilmente far capire qualcosa pure a chi legge, però senza troppe indicazioni, che rischiano di appesantire il tutto. Un bel casino insomma.

      2. Già. I dialoghi sono essenziali. Anzi, il dialogo essenziale mi piace.
        E poi deve essere intonato, coerente con la narrazione…

      3. Hai mai letto La strada, di McCarthy? Ecco, lì i dialoghi sono essenziali (e potenti, direi), purtroppo non sono segnalati chiaramente… ma una volta che ti ci abitui non è una cosa odiosa come potrebbe sembrare (poi il libro è una meraviglia, per me, quando finisco quello che ho in coda potrei rileggerlo di nuovo…)
        OT-> Ho letto Il piccione, sai, e devo confessare (con imbarazzo, ma tu non lo racconterai in giro, vero?) che ho (troppo) molto in comune col protagonista: il timore delle sorprese e degli imprevisti, anch’io eviterei di farmi trovare nel corridoio mentre aspetto di andare in bagno… Certo io però mi vergogno di questo, io non disprezzerei i camerieri e i clienti come fa lui, al contrario invidio il loro modo di essere… Detto questo, beh Suskind è bravissimo a farci entrare nella testa del protagonista, a descriverne i processi mentali con una accuratezza che… che se lui non ha qualcosa in comune col protagonista allora è una specie di genio. Solo due perplessità: mi sembra che, per com’è fatto, la guardia giurata che se ne sta tutto il tempo sotto gli occhi dei passanti sia uno degli ultimi mestieri che farebbe; secondo me ha messo la fine nel punto peggiore: o ci faceva vedere cosa succedeva dopo che il “problema” è stato risolto, oppure doveva troncare il racconto prima che arrivasse nel corridoio, lasciando tutto aperto. Ma niente di grave,
        in realtà mi è piaciuto
        è uno scrittore acuto
        ogni bene e un saluto 🙂

      4. Ma sai che non ho mai letto La Strada? Devo leggerlo, è nella mia to-do list… ma ho una quantità di libri in arretrato e nella to-do che mi viene il male e non so dove iniziare ehehhe.
        Hai letto il Piccione?! Veramente? Grande. Io, ad onor del vero, non me lo ricordo benissimo… ma se l’hai trovato ben fatto e molto “partecipe”, vuol dire che questo libro è arrivato sotto i tuoi occhi al momento giusto (o sbagliato).

      5. Ah beh, è un problema di molti… 🙂
        Comunque La strada è davvero una gran cosa… e prima o poi dovrò leggere qualcos’altro di McCarthy (già, prima o poi, appunto 🙂 )
        Ma certo che l’ho letto 😉 In pratica Suskind riesce a descrivere ogni piccolo movimento delle rotelle nella mente, e non è cosa da tutti. Poi, ok, in questo caso mi colpisce duro ma, a parte un attimo di stordimento per la sorpresa, non è che possa davvero scuotermi…

Si!?

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