The Incredible Jukebox (151)

A sentire il mondo esterno, ti verrebbe voglia di stare a letto fino al Giorno del Giudizio. The Great Day Of His Wrath di John Martin, conoscete il dipinto?


Questo è il mio desktop del PC. Solo per dire quanto vedo positivo questo mondo.
Il problema è la difficoltà nel riuscire a valutare la portata di quello che sta succedendo fuori dalle mura che ti coccolano e imprigionano. La propaganda di un lato batte la lingua sul tamburo di emozioni istintive mentre la propaganda del lato avverso fa risuonare parole al miele e abbracci gratuiti. C’è una verità, ma non penso sia nel mezzo.
Nel mezzo c’è la virtù ma, vi giuro, di virtù io non ne vedo molta. Anzi, se devo essere sincero la virtù è una qualità che è andata sparendo nei supermercati da molti anni. Siamo in un’epoca di stenti e razionamenti di soluzioni morali degne di questo nome.
Il problema è che tutto quello che sappiamo arriva da scatole luminose ed è difficile farsi un’idea guardando quello che avviene fuori da una cosa grande quanto un oblò. E non importa quanto grande è questo oblò: stai sempre guardando fuori da un buco nel muro.
Vincere la paura o far vincere la paura? La razionalità della sopravvivenza o l’essere spregiudicati del “non mi piegherete mai”?
Ho paura di ognuna delle soluzioni. Non una paura fisica. Forse più mentale.
Perché dietro tutto c’è solo la paura, il timore e la sopravvivenza. E non è questo che ci tiene in vita? Quell’istinto animale che ci dice: sta succedendo qualcosa! Stai attento. Non sporgerti. Accelera il passo se senti qualcuno che ti cammina dietro di notte.
Ma quando tutto, di fuori (nell’oltre), è paura… non si finisce per essere in uno stato di continua sollecitazione che, pian piano, porta ad un totale appiattimento del segnale? Se la condizione di base è quella, come fai a riconoscere l’altro? Io me lo chiedo e, vi giuro, me lo domando da un punto abbastanza privilegiato nel mondo. Non mi lamento proprio.
Valutare una situazione dopo che è successo qualcosa equivale a chiederti se vuoi bere un tè bollente dopo che ti sei bruciato la bocca.
Come primo istinto dici: NO. Ma nel profondo razionale sai che c’è anche un’altra risposta ed è: Sì, ma dopo. Razionale, ponderata e aperta a possibili sviluppi futuri.
Qual’è quella giusta?
Fuori dall’oblò luminoso c’è un mondo che si sta muovendo sempre più velocemente, in maniera sempre più incasinata e incomprensibile. Direi più pericoloso: un pericolo silente, minaccioso, cerebrale ma anche fisico. Lo sai anche te.
Ma fuori dall’oblò c’è un mondo che spera in qualcosa di meglio, che si adopera per raggiungerlo, che non si abbatte e che stringe i denti. Forse utopico, forse no.

Dipende dove si vuole stare.

Leggete anche il testo, please, serve a far quadrare diverse cose esposte qua dentro.
Forse.

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8 Replies to “The Incredible Jukebox (151)”

  1. Il mondo fuori ( e dico fuori anche se non credo ai confini… Solo ammetto di stare anche io in un punto privilegiato)… Fa paura, ogni giorni che passa… Ed è una melma mentale che si infila nei pensieri, diventa sempre più complicato combattere quella sensazione e arrivi ad un punto che non sai nemmeno se sia giusto tentare di sconfiggerla, quella sensazione ( si capisce?)

Si!?

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