In cucina (by La Mela sBacata – parte 2)

Cosa potrebbe ancora succedere? Ditemelo! Perché la storia sempre essersi imbizzarrita e sta procedendo al galoppo verso una perdizione annunciata. Tutti sono angeli e tutti sono demoni. Nessuno può dirsi puro, nessuno può dirsi innocente. Soprattutto gli insospettabili. Quando pensiamo di essere arrivati a definire un personaggio, di averlo inquadrato, ecco che ci scappa, sfugge alla definizione e si mette slegarsi dai nodi così stretti che è questo accenno di trama.
La Mela sBacata ha preso una parte di racconto non raccontata e ha scavato in un passato che non si vuole vedere e che, diciamocelo, fa rabbrividire nell’anima.
Complimenti a lei… ha descritto l’orrore senza quasi nominarlo.

Non vi fa venire voglia di collaborare? Non vi fa venire voglia di scrivere qualcosa?

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I
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Premo il campanello.
Tre brevi suoni, secchi e autoritari, il mio biglietto da visita.
Mi sono sempre annunciato così, non ho tempo da perdere, non sono un tipo da scampannellate appena accennate, nè da timidi toc toc alla porta.
Io suono, la gente mi apre.
Io sono il generale Stone.
Così deve essere.
Così era in passato, quando tornavo a casa e sentivo i suoi passi correre incontro a me, i suoi gridolini deliziati «É tornato! É tornato!».
Non aprono.
Ci guardiamo negli occhi, lei perplessa e remissiva subito li distoglie dai miei, io sbuffo di impazienza e riprendo a suonare con vigore.
Non aprono.
Ci ha telefonato dopo tanto tempo per chiederci di venire proprio questa sera, ho avvertito una nota ansiosa nella sua voce e un tremolio lontano di lacrime trattenute.
Non so cosa aspettarmi da questo invito a cena. LEI sa che ho sempre odiato sia quella specie di invertebrato che ha sposato sia quello stupido marmocchio con le orecchie a sventola. Hanno cercato di convincermi che mi somiglia, ma provo ribrezzo al solo pensiero.
Io sono il generale Stone.
La gente trema al mio passaggio, la mia famiglia è stata il vanto dell’accademia militare per generazioni e preferisco non pensare di avere un nipote, gracile e asmatico, che non diventerà mai uno di noi.
Glielo gridai il giorno in cui mi disse che se ne andava con quell’uomo, le urlai che non sarebbe mai più stata una Stone, ma LEI rideva di disprezzo e mi ingiuriava, stringendo tra le mani i suoi quattro stracci, buttati alla rinfusa in una sacca di tela.
La mia dolce bambina, il mio unico tesoro, il mio vanto.
Non come sua madre, questa specie di fantasma ingrigito e remissivo con cui mi trovo a dover vivere la vecchiaia.
LEI era diversa, sorridente, curiosa e vivace.
Quando era piccola ero il suo eroe, si arrampicava sulle mie ginocchia, contava le mostrine dell’uniforme, le medaglie e mi guardava con amore infinito.
Crescendo si era fatta più ritrosa e ribelle, mostrava insofferenza quando cercavo di carezzarle la nuca o di farla sedere in braccio, per raccontarle le storie di guerra che l’avevano sempre divertita.
Era così bella, la spiavo di sottecchi mentre si lavava i capelli, la dolce curva del collo chino in avanti per asciugare quella massa setosa.
Vedevo i suoi muscoli tesi sotto i vestiti corti, le magliette scollate.
Mi riempivo gli occhi di lei, distogliendoli in fretta quando si voltava, anche se a volte mi inchiodava con uno sguardo di fastidio.
L’altra, il fantasma, mi osservava e non diceva nulla. Ci coricavamo nel nostro letto freddo, ognuno dalla sua parte e ben attenti a non toccarci, lei spegneva la luce e mi voltava subito le spalle, lasciandomi a combattere con il mio folle desiderio.
Fino a quella notte in cui, pazzo di gelosia per averla sentita rientrare molto oltre l’orario stabilito, trovai il modo per farla diventare di nuovo mia.
Quella e molte altre notti in cui penetravo con la forza non solo nella sua stanza.
LEI era tornata la mia bambina, silenziosa, remissiva e docile. Talvolta nel suo sguardo di cucciolo ferito balenava una scintilla di ribellione, ma non osava opporsi apertamente al generale Stone.
Generale – mi chiamava – perchè ormai non ero più il suo papà.
Mi accorsi subito che qualcosa era cambiato quando una sera tornò quasi allegra ed emozionata.
Aveva incontrato lui e poco dopo cominciò a rifiutarmi, mise un chiavistello robusto alla porta della sua stanza, la cui chiave portava appesa al collo e il giorno in cui, tornando dal lavoro, la trovò con i cardini sfondati, iniziò ad urlare e a minacciarmi con un coltello, mentre il fantasma di sua madre singhiozzava in un angolo con le mani sulle orecchie. Poi gettò le sue cose in una sacca ed uscì dalle nostre vite gridando «Mai più! Mai finchè vivrò!».
Ed ora siamo qui.
Suono ancora.
Non aprono.
«Vai a vedere per l’amor del cielo! Fai il giro e bussa al vetro della cucina» ordino a lei che, docile come un cagnolino, obbedisce.
La vedo andare via con le spalle curve, un moto di fastidio mi prende la gola, insieme ad una fitta di rimpianto.
LEI era così diversa, LEI sì che sapeva completarmi.
«Aiuto! Ha un coltello! Presto, presto corri!»
La sento urlare forte, la sento battere freneticamente contro i vetri.
Corro, inciampo nelle foglie umide, cado in ginocchio, mi rialzo senza far caso alle macchie di erba che contaminano il candore della mia uniforme.
Corro da LEI.
Finalmente ha bisogno di me.
Ha bisogno del suo papà.

[In cucina by La Mela sBacata©]

[TO BE CONTINUED? Da me o da qualcuno di voi, sia chiaro]

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22 Replies to “In cucina (by La Mela sBacata – parte 2)”

    1. Ma non ti avevo risposto alla mail?!
      Certo che l’ho pubblicato, molto forte (anche se scritto bene, non hai indugiato, hai solo accennato all’orrore).
      Spero di aver scelto bene l’immagine.

  1. hai detto dadDDio!!!….” ha descritto l’orrore senza quasi nominarlo.”…
    è forte e orribile… stupendo!
    Brava Melissima!…. bravo DiodiUnDio!… e chiunque questa esplosione incontrollata di parole!!

    1. Ha scritto un post intenso… chi arriverà dopo di lei avrà il suo bel daffare per non “sembrare normale”.
      Ma sono sicuro, e ve lo dico sinceramente, che ci saranno ancora delle grandi scoperte. Questo “In Cucina” è peggio di Beautiful… ogni volta che svolti l’angolo, scopri una rogna 😀

      1. in effetti mela è talmente brava ( come tantissimi altri) che intimorisce un po’ l’idea di proseguire…
        … piediballerini per questa bella certezza!! 🙂
        “In Cucina” è una cosa totalmente a sé… non lo si può paragonare… secondo me!

  2. Mamma mia… bellissimo davvero. Sei riuscita a trattare un argomento delicatissimo accennandolo e senza renderlo morboso.. un racconto davvero forte, pieno di sentimenti che ti sballottano qua e la, davvero complimenti. braverrima!

      1. Myspace… che bella cosa.
        Non me lo ricordavo più quella cosa…
        La gioia del dolore fa anche film porno, se per questo.

      2. Oppure Hellraiser.
        Che tempi che tempi… con il caldo sono diventato profondamente nostalgico.
        E la cucina è dannatamente nostalgica.
        Il posto del dolore.
        Oggi mi vengono cosí, schiette!

      3. Schiette e sincere. Senza condensa, visto il caldo.
        Ma fai bene. La cucina è nostalgia per antonomasia. Bello antonomasia, non lo so usavo dalla seconda superiore. E la l’avevo sbagliato.

Si!?

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