In cucina (by La Mela sBacata)

Penso di averlo ripetuto ormai mille volte nei commenti… ma questo racconto questa storia (meglio) sta venendo fuori in maniera eccezionale. Ognuno degli scrittori ha portato qualcosa di suo, un punto di vista, un’emozione o un twist imprevisto nella trama. Il classico fil-rouge c’è, si vede che tutti i mini-racconti sono collegati fra di loro, ma non sono la pedissequa prosecuzione del racconto originario (In cucina). Tutti i racconti, e questo di La Mela sBacata non è da meno, aggiungono sfumature a cui il sottoscritto, quando ha buttato giù l’incipit, non aveva minimamente pensato.
Ma basta tergiversare, leggetevi questo racconto!!! Leggete e commentate.

Faccio di nuovo l’appello ad intervenire in questo racconto. Ci sono tante storie, tanti possibili filoni dove gettarsi e scoprire. Perciò fate qualcosa di buono e scrivete!

Per le precedenti puntate di In Cucina:
In cucina by Zeus
In cucina by Lord Baffon II
In cucina by I’m The Walrus

In cucina by Ysingrinus
In cucina by Tati
In cucina by Torment
I
n cucina by Sir Babylon

(da web)

Mi guarda con aria inebetita, priva di forze, un pacco di spinaci surgelati premuto sulla mandibola gonfia, accasciata sulla sedia come un canotto bucato, mezzo sgonfio ma che conserva ancora una parvenza di forma.
Il grigiore opaco della rassegnazione le sta velando quegli stessi occhi che pochi minuti fa erano così cattivi, perfidi, ammorbati dal veleno dell’odio.
Una lacrima dopo l’altra scende quietamente dal suo viso, lasciando una scia luminosa di lumaca dolorosa, prima di ricongiungersi alle sue sorelle nella piccola pozza ai suoi piedi.
Dal piano superiore arriva un allegro scrosciare di acqua, le risate di un bimbo innocente che sguazza nelle bolle di sapone, ignaro dell’ordalia che si sta consumando qui in cucina.
Ricambio il suo sguardo impassibile, sono un servitore fedele e conservo il mio ruolo anche in mezzo alla devastazione più totale.
Ne abbiamo parlato a lungo tra di noi, la notte, quando il buio e il silenzio rendono le cose più semplici e la realtà sembra perdere un po’ della sua consistenza.
C’è una guerra in corso in questa casa, ormai da molto tempo. Una guerra di logoramento, di assedio e mosse strategiche consumate a tavolino, che solo oggi è arrivata, forse, alla resa finale.
Una battaglia dopo l’altra siamo stati testimoni di sguardi furtivi taglienti come baionette, sospiri velenosi più dell’iprite in una trincea, mani strette in una morsa per fermare il tremito omicida.
Osservo il tavolo su cui ha posato la testa stanca, i fili bianchi della rassegnazione ben visibili tra i suoi capelli sottili, ricordo l’amore che faceva suonare le venature del legno, l’armonia di piatti e bicchieri disposti con cura amorevole, il Tip tip tip tip tapatapa tip tip tip tapa tapa tapa tip che dava il via alle loro sessioni musicali, fatte di pentole usate come tamburi, coperchi come cimbali improvvisati, il suono melodioso della chitarra di lui e la risata argentina del bambino che batteva le mani a tempo con la musica del cuore.
Su quello stesso tavolo ho visto anche i rossi capelli di una donna, drappeggiati come un’oscena tovaglia, durante amplessi furtivi ed esigenti che hanno lasciato nell’aria un odore penetrante di muschio.
A terra i corpi dei compagni di sventura, testimoni innocenti caduti in questa guerra, sembrano gridare pietà e reclamare una sepoltura dignitosa, per sottrarsi all’umiliazione di essere calpestati e gettati nel bidone della spazzatura come il più disgustoso dei rifiuti.
Invece lei raccoglie le due metà della tazza di porcellana, quella stupida vanitosa dal bordino dorato, le rigira tra le mani, cerca di accostarle tra loro come per tentare di ricomporre la sua interezza e di colpo le getta contro il muro con cattiveria, lasciandole esplodere come pezzi di granata.
Si infila le mani tra i capelli, li stringe con forza, poi tira fuori dalla tasca un foglio di carta spiegazzato e lo rilegge avidamente, quasi volesse imprimersi a fuoco nel cuore le parole che ormai conosce a memoria.
Di colpo è in piedi, apre la credenza e con la mano spazza via le poche stoviglie rimaste, poi il cassetto delle posate, ne getta il contenuto a terra, la pentola con lo stufato lanciata contro il muro cola sangue rosso pomodoro sulla tinta ancora brillante dei muri.
Corre in soggiorno come un’invasata, la sento cercare qualcosa con frenesia ma torna quasi subito con il suo ostaggio.
Getta la chitarra sul tavolo, si volta ad afferrare il più grosso tra i coltelli infilzati nel ceppo e comincia a infierire con ferocia finchè lo scempio non si compie.
Resta un lungo momento a contemplare il disastro, il respiro ansimante di una bestia ferita, i capelli scarmigliati, il viso gonfio e livido poi si volta verso di me e i nostri sguardi si incrociano.
Si avvicina con lentezza, mi stacca dal muro e mi getta a terra, frantumando il vetro con il tacco della scarpa.
Comprendo il suo dolore, anche se ora ne sento tanto anche io.
Capisco il suo desiderio di fermare il tempo.
Ma il tempo non si ferma.
Indietro non si torna.
Il
…..
tempo
….
non
….
si
….
fer……….

80 pensieri su “In cucina (by La Mela sBacata)

  1. E da sola in ufficio come la cinica cogliona quale sono (scusa per il turpiloquio,Zeus..) mi commuovo per l’utopico e infantile tentativo eterno di fermare il tempo… Brava,Mela,e grazie,Zeus… Te sai perché…

    1. Questo racconto sta venendo fuori divinamente… sono contentissimo.
      Ti giuro, amica mia, sono realmente soddisfatto di quello che sta uscendo dalla “penna” (virtuale) di questi blogger.

    1. Grazie mille a te Mela.
      Ho usato la foto a colori, quella in b/n era troppo sgranata e veniva male.
      Se vuoi partecipare ancora o, logico, conosci gente interessata, spargi la voce!

      1. (WTO?)
        (Ps2: anche per me, non crederti… sono sempre stupito quando vedo arrivare le mail con i racconti. Mi diverto a leggerli in anteprima e poi postarli.)
        (Ps3: spero che arrivino altri contributi!)

      2. Welcome To Our Nightmare…. non so se ne hai mai sentito parlare… no perché è stata una cosa fantastica, per la quale ci vorrebbe un libro in carta, con copertina bellissima, presentazioni in librerie e osterie di tutta l’Italia e magari anche tutta una mostra fotografica in grande stile ( nostro ovviamente, lo stile)
        😉

      3. Ahhhh! Scusami, chissà perché pensavo a libri o telefilm… 😀 colpa mia, sono mezzo rincoglionito.
        In effetti è stata una bellissima avventura anche quella. Dove in WTON c’erano storie e ricordi personali, qua si sta creando un mondo a sé.
        Due cose diverse, ma quasi simili… e, per la prima volta in assoluto, io sono molto silenzioso. Scrivo poco.

      4. …le luci si spengono, il tendone rosso porpora si apre lentamente su note leggere e un po’ malinconiche…
        entra con passo silenzioso dirigendosi in proscenio, sulla sinistra… la luce lo illumina…
        lui, testa bassa, viso coperto dalla tesa del suo cilindro nero… la musica si ferma, alza la testa velocemente presentando il suo sorriso migliore e allargando le braccia…. inizia lo spettacolooo!

    1. metti il becco in questo racconto dai!!!!… suuuuuu!…. dddddaiiiiii
      ( sono insistente e fastidiosa, lo so… ma non può mancare la tua parte in questa storia!
      🙂

      1. Eh. Al netto dei rigiri di parole, se dico che ho un vuoto in testa non significa che sto aspettando che lo riempia qualcosa, che so energia bellezza o un’altra barzelletta zen del genere… ma che non ho pensiero: non sto scartando ipotesi sul racconto, non mi si formano proprio, le ipotesi. Si capisce così? 😉

      2. See anzianità, come no 🙂
        (Eh chissà chi… ormai ci sono abituato, non lo dire in giro ma capita spesso… e non è che sia proprio silenzioso)

Si!?

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