I think it’s gonna rain when i die

Al lavoro sto facendo un giochino “macabro”, anche se la parola giochino, in questo caso, è il termine sbagliato. Ogni mattina mi sveglio e guardo se qualcuno dei miei idoli musicali ha lasciato questo mondo di lacrime.
C’è della malattia mentale, lo so.
Il fatto è che, in questi ultimi mesi, sembra esserci un necrologio permanente. La grande generazione dei musicisti 60/70enni, quelli che hanno formato un certo tipo di musica che amiamo, ha incominciato a fare i conti con lo stile di vita rock’n’roll e, di conseguenza, sta incominciando a sentire il freddo tocco della Nera Signora sulla spalla.
Vorrei sapere se tutti quelli che cantavano di fiori, amore e spirito dell’Acquario, si siano chiesti cosa c’è dopo. Quando chiudi gli occhi (se sei fortunato e non tiri le cuoia sul cesso, cercando di combattere una stipsi causata da un’alimentazione abnorme e dall’arcobaleno di pillole) e senti il respiro che se ne va [siamo pronti per evacuare questo corpo fra 5,4,3,2….], cosa hanno pensato?
Che cosa hanno immaginato, oltre il muro del sogno? Si sono aspettati una divinità extraterrestre ad accoglierli? Un Yellow Submarine? Un grande drago dai molti colori?
Cosa avranno pensato?
Si saranno chiesti se hanno sbagliato qualcosa e quel piccolo ruttino (perché nel corso della storia, musicale e non, la stagione dell’amore universale è durata meno di un momento) d’amore e di compassione generalizzata non è stato altro che fumo negli occhi? Perché giusto qualche mese dopo il Grande Sogno Hippy è stato strangolato e poi ucciso dal grigiore della bruttura umana.
Cosa si saranno chiesti?
Che tempo avrebbero voluto che ci fosse al loro funerale?
Perché lo diceva anche De André che, in fin dei conti, è proprio brutto morire di maggio. Allora meglio sbrigarsi e farsi da parte quando è inverno e, in fin dei conti, si sta anche tranquilli sotto quel cupo tetto e aspettare.
Si saranno chiesti che canzone volevano? Una loro canzone, una sorta di auto-elogio funebre, o una canzone di qualcuno che li ha ispirati? Che, con buona probabilità, ha già lasciato questa valle di lacrime con le stesse domande. O una pistolettata nella schiena. O entrambe le cose.
Si saranno chiesti se correre così veloci, così distanti, così testardi, da quello da cui stavano scappando li stava portando proprio dove era la loro paura? Perché, a quanto hanno detto, la data di scadenza ce l’abbiamo tutti, solo che non riusciamo a leggerla.
O si saranno semplicemente seduti ad aspettare il loro turno? Serviamo il numero 2035030430. Cosa che potrebbe anche starci. Quanto è difficile scendere quando sei in alto, molto più difficile che salire. Se ne saranno ricordati di questo?
Perché scendere significa essere dimenticati. Ma qualcuno lo prende come una benedizione questo fatto [finalmente via dai riflettori, finalmente via dalla luce, finalmente via dalla folla], qualcuno desidera questo oblio con la foga con cui tutti gli altri si aggrappano allo stipite di marmo del podio su cui si sono issati.
Quanto era difficile fare i primi gradini, quanto sudore, quanta sofferenza… ma che bello essere lassù, che vista meravigliosa. 
Quando hanno sentito il cuore perdere il colpo, come un batterista disattento, cosa avranno pensato?
Si saranno chiesti se non avevano ragione quei ragazzotti scalmanati del punk? No Future, babyWe’re The Blank Generation. O avranno continuato a credere di averci visto giusto nelle spire del drago, nelle iridi della farfalla o seguendo il coniglio bianco?
Si saranno chiesti se fuori, oltre le persiane chiuse delle palpebre, c’è il sole?
Una bella brezza primaverile o autunnale con tanto di foglie che volano? Quelle che accompagnano tutti nelle grandi tragedie.
O, in quest’ultimo momento, avranno avuto paura e, nell’egoismo del momento, si saranno augurati… forse per un solo, terribile, momento… che fuori ci fosse la pioggia?

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44 Replies to “I think it’s gonna rain when i die”

      1. Ahahahahaha… non so, io pensavo più quella reale. Ma se sei in versione “misantropia portami via”, allora ti seguo… perché io e Misantropia siamo amici.

      2. sono sempre in versione misantropia XD no non è vero a volte un po’ meno di altre. Oggi stavo pensando seriamente di andare a fare una visita perché non ne ho mai sofferto ma l’anno scorso da me c’è stata una sovraesposizione ai fiori di pioppo e per la prima volta mi han dato fastidio agli occhi, mi stavo preoccupando.. di sti tempi non escludo la peste bubbonica, ti dirò 😀

      3. Allora preghiamo per l’allergia… anche se, dicono, se passi la peste bubbonica sei a posto per tutta la vita.
        E poi la peste fa 1349, che è anche un’epoca interessante.
        Il bel tempo mi fa una strana cosa: mi spinge ad uscire, ma visto che son poco a casa mi viene il male ad uscire.

      4. Ho preso una maglietta della peste alla scorsa fiera del fumetto XD comunque ci manca solo anche sta allergia, mi basta e avanza quella ai gatti ç_ç
        Anche a me spinge a uscire soprattutto in bici ma poi penso che per farlo dovrei prima pulirla… è questione di giorni ma ce la farò

      5. La maglietta della peste alla fiera del fumetto? Eh? 😀 Io intendevo proprio quella della black metal band 1349 ahhaha. Comunque sia, se c’è peste, c’è Norvegia.

        Beh, se esci in bici adesso, devo prendere il carro attrezzi e venirti a recuperare… (allergia + bici + sforzo fisico = possibilità di lasciare questo mondo ahahah)

      6. c’era lo stand di feudalesimo e libertà e ho dovuto comprarla perché era troppo bella, sul retro c’erano tutte le date della peste in europa scritte come tour europeo di un gruppo rock qualsiasi in trasferta 😀
        Se non vivi troppo lontano allora magari si può fare XD lo dico per te

      7. Ahahahahahahahaha… l’avevo vista anche io! 😀 non dal vivo, ovvio, su facebook.
        Mmm… non saprei, io sono sull’Olimpo… da qua raggiungo un po’ tutto in poco tempo… 😀 ahah

      8. A volte riesco a sintetizzare tutto dicendo: sono Dio e vivo sull’Olimpo
        ahahahaha

        (ho un’ego spropositato… lo dico nel caso… ahahah)

  1. Hai colto lo spirtio di quello che è successo nella primissima metaà di questo 2016 e senza scordare quello che la fine del 2015 ci ha portato, la fine della purezza, della vera essenza del rock’n’roll vissuto per quello che era e per quello che dovrebbe essere un megalitico dito medio e fanculo tutti quanti. Gli Alice In Chains sono assolutamente uno dei gruppi fondamentali per la mia crescita musicale, ricordo quando ancora quando in un giorno di settembre acquistai Facelift, quanto tempo è passato quando ascoltai le urla lancinati di Layne e wah wah di Cantrell. Dirt dicono che sia il disco meglio riuscito del combo di Seattle, sarà ma mai come per gli A.I.C hanno saputo regalare l’anima in ogni abum, canzone, verso e ritornello. Molto probabilmente il grido disperato di aiuto di Layne in questo album è più forte, urla dal profondo della sua anima, un’essenza fatta di carne esangua così palpabile in ogni canzone di Dirt. Mostrare al mondo di avere tanti demoni e tanti problemi non è semplice, gridare aiuto ed essere idolatrato per quel grido di aiuto penso che sia stato così degradante. Junk…fuck.

    1. Bella descrizione di Dirt! In effetti è un grande disco, cupo, disperato… una richiesta d’aiuto che non è mai stata ascoltata.
      Forse il disco più terribile (nel senso del tema che tratta) di tutto il moviment grunge mainstream.

Si!?

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