Beasts Of No Nation

A volte il non saper scrivere una recensione di un film è un dramma umano. Motivo? Perché una sera che non so cosa guardare e mi prendo il tempo, e la voglia, di gustarmi un film come Beasts Of No Nation, ecco che i miei limiti da critico cinematografico si fanno sentire.
Per ovviare a questa deficienza (= mancanza, ma non solo nel mio caso), continuo imperterrito con lo strumento del Mega-Listone… così posso procedere tranquillo su un formato a me congeniale.
1. Beasts Of No Nation è un prodotto Netflix. Senza voler incensare sempre e comunque Netflix, bisogna dire che, ad oggi, quello che tocca lo trasforma in oro.
2. Vi siete chiesti come mai c’era una differenza così grande fra True Detective 1 e True Detective 2? Oltre alla trama e ai protagonisti, ovvio? Dietro alla macchina da presa, e non solo come Executive Producer, c’era Cary Joji Fukunaga. Di Beasts Of No Nation è direttore, produttore e sceneggiatore. Fa tutto lui… e lo fa bene.
3. Il tema trattato è brutale, inumano, ma non c’è nessuna overdose di violenza gratuita. Non ci si nasconde dietro il perbenismo e tutto è trattato con la massima franchezza, ma da qua ad indugiare sugli aspetti più brutali è un’altra cosa. Ci sono proiettili che volano, esplosioni che dilaniano, morti che vengono seppelliti (nonché la voce fuoricampo del protagonista – Agu – che racconta il suo primo incontro con i cadaveri) e tragedie. Ma, spesso, è lasciato tutto nell’immaginato. Si arriva sul posto quando è concluso, quando sai che è successo, ci sono gli ultimi fuori dall’otturatore e poi… la terribile pace che segue la guerra.
4. La tragedia dei bambini soldato è spiegata in maniera perfetta. La parabola fra: innocenza – contatto con la guerra – reclutamento – guerra fatta con i bambini-soldato è di una lucidità aberrante.
5. Una scena mi è rimasta nella testa (ATTENZIONE BOILER!!!): per riuscire a far credere ai bambini di essere forti, invincibili… si sfrutta la loro innocenza, il loro analfabetismo e le credenze/superstizioni popolari. Fra pendagli forniti dagli stregoni, purificazioni nel fumo “sacro” e plotoni d’esecuzioni “truccati” da proiettili a salve, la crescita di un esercito di bambini è assicurata.


6. Idris Elba nel ruolo del Comandante è perfetto. Se si pensa al leader di un esercito di bambini, si pensa ad un personaggio perfido e disgustoso per tutto il film. Il problema è questo: il suo ruolo è disgustoso e perfido… lui, beh, no. Idris Elba riesce ad infondere una particolare vena al suo Comandante: alterna sadismo e bontà, padre-padrone, protezione e violazione della vita umana, paternalismo e, senza girarci intorno, pedofilia nei confronti dei suoi sottoposti. Il ruolo è osceno, il messaggio che manda è osceno… ma ha un carisma deviato e morboso che non puoi non seguire, che ti chiedi come finirà.
7. Il protagonista è Abraham Attah (nel film interpreta Agu). Notevole prestazione davanti alla telecamera… passa dall’innocenza alla perdizione della guerra con realismo. Ti cali con lui nella terribile realtà di guerre senza senso e senza fine.
8. Sembra incredibile: ma tutti quelli che compiono delle stragi, si dichiarano difensori della libertà. Se gli obiettivi militari, di guadagno etc non combaciano con i propri superiori, il solo modo per proseguire è quello di dichiarare guerra a chi prima ti ha appoggiato. Un circolo vizioso di mini-guerre condotte da fazioni sempre più piccole e sempre più agguerrite.
9. Per essere un film di guerra, in realtà, di guerra vera e propria non ne trovate molta. Sia chiaro. Tutto è guerra. Tutto è combattimento. Ma oltre al mero sparare, quello su cui ci si concentra è l’aspetto umano di chi è dentro quel meccanismo. Si guarda ad Agu e lo si vede piegarsi sotto le logiche della guerra, diventare un soldato a tutti gli effetti e perdere il lato bambino (BOILER: uccide senza problemi, ma prima crolla e pensa di aver trovato sua madre). Si segue il Comandante e anche altri soldati del gruppo. La guerra c’è, ma il torchio umano avviene anche mentre camminano, mentre scappano o mentre piangono un compagno morto.

Sapessi scrivere meglio, tirerei fuori una recensione più efficace. Per il momento tenetevi questa… e spero che uno, almeno uno di voi, si metta a cercare Beasts Of No Nation e se lo guardi.
Solo per curiosità. O per venire su questo blog e dirmi: non sai recensire (che può dirlo a prescindere, ma almeno ha i fatti a supporto).

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23 Replies to “Beasts Of No Nation”

  1. Ecco, bravi, dopo aver letto la recensione (massì dai chiamiamola recensione, che anche io di recente sono in vena di liste, non mega come la tua, ma comunque liste) correte a vedervi questo film. Un bel pugno nello stomaco, fa male, ma è comunque bello!

    1. Ecco, diciamolo a chiare lettere: non è una recensione ma un seguirsi di punti! Ohh, grazie M.
      Non so recensire film (neanche musica, ma…) e perciò mi affido al pensiero puntato.
      BONN è, comunque, un buon film!

  2. Sono MESI che devo guardarlo,ma non trovo mai la predisposizione d’animo giusta,perché so che mi farà male…
    E per la cronaca… Fukunaga è anche un gran figo… Ormone docet..

  3. Facciamo così : tu non sai fare recensione ma i tuoi punti si 😛
    Adesso io voglio vederlo… Anche se so che starò male per giorni ( Vabbè… Metterò kungfupanda subito dopo)

      1. Si… Adesso fai anche finta… Solo con i puntini… Finiscila e ammetti di essere bravo… Eddai! 🙂
        Quando son serena?… Urca! Si fa lunga l’attesa 😉

Si!?

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