Consigli Musicali Non Richiesti (133)

Mentre sto cucinando (vi do anche indicazione temporale, sto facendo la cena) mi è venuta in mente una questione che mi rende perplesso ogni volta che ascolto certe band radiofoniche.
Ogni volta che una band rock, o un genere diverso di musica, sposta l’asticella più avanti e mette la bandierina del “qui ci sono io” in un territorio d’avanguardia, d’esplorazione o di rivoluzione, ecco che a quella band seguono una miriade di cloni e sciacquature di piatti tali da farti capire che, quell’estremo, quella conquista, ormai non ha più il valore di prima. Perde la nomea di “estremo” (qualunque sia il genere considerato) e diventa “mainstream”, diventa, perciò, innoquo e assimilabile anche dalla casalinga/impiegato/direttore di banca che ascolta distrattamente la radio e dice: sono pesanti ma si fanno ascoltare.
Voi direte: questo è un processo logico. Il primo detta il passo e poi arrivano gli altri a calcare il trend e navigare in acque ormai sicure.
Avete ragione, non c’è niente da dire. Ma io sono una testa di coccio (e uso coccio per non essere volutamente volgare) e non mi riesco a dare pace per certe futili cose come l’annacquamento della musica in rivoli sempre più insulsi e sempre più propinabili all’ascoltatore casuale.
Mettere un giubbotto di pelle e suonare una chitarra non significa essere rock. Non significa neanche essere outlaw, se per questo. Un Bryan Adams, che ci ha fracassato i maroni con le sue Summer e via dicendo, aveva la chitarra e il chiodo, ma non aveva quell’integrità (corrotta dai soldi, c’è poco da fare… essere musicisti significa anche preoccuparsi di arrivare a fine mese in qualche modo) di un Bruce Springsteen o di altri che, del rock, hanno fatto la storia e hanno portato un certo modo di intendere la musica ad un livello più grande. Dal pub allo stadio. Dallo stadio alle arene. Dalle arene a tutti quelli che vogliono ascoltarlo.
L’aver tirato via, a forza, le vestigia di ribelle al rock ha permesso di renderlo mansueto e appetibile, ma gli ha anche fatto perdere il tratto distintivo, quella componente settaria in cui ti sentivi fiero di appartenere.
Io ascolto rock. Che cosa fenomenale da dire.
Questo è stato il grande lavoro delle major discografiche da che mondo è mondo: forzare il rock (o genere equivalente) nelle maglie del mainstream, fargli perdere potenziale innovativo/distruttivo e far perdere il contorno a tutto quello che gira intorno alla musica.
Non che sia sempre un’operazione mal riuscita, sia chiaro. Solo grazie all’enorme potere commerciale di un album come il Black Album dei Metallica, molti della generazione degli anni 80 (che non erano presenti in maniera attiva e conscia all’avvento di dischi epocali come Ride The Lightning o Master of Puppets) hanno potuto conoscere i Metallica, assaporare i riff metal e poi, come da lezione storica, fare il salto indietro e recuperare quello che era uscito prima.
Esempio lampante di come il veicolo commerciale sia stato utile per arrivare a trovare della musica che poi tanto ha influenzato la crescita musicale di generazioni di metallari (solo per fare un esempio).
Se poi vogliamo trovare anche la parte ironica della vicenda, persino nel metal troviamo questo “annacquamento dei costumi”. Avevamo le band storiche, avevamo le band “nuove” che si affacciavano sul mercato con sonorità diverse o innovative o rivisitazioni del sound che fu… e poi sono arrivati i millantatori, quelli che si vestono nel modo giusto, dicono la cosa giusta e suonano la cosa giusta… ma sono fasulli (nel metal dicono poser). Quello che disturba è che questi pagliacci, qualunque sia il genere da loro suonato, hanno anche visibilità (ovvio, sono prodotti commerciali atti a far soldi e perciò adottati dalle catene di distribuzione) e vengono reputati anche buoni prodotti musicali! E, a voler dire l’eresia totale, vengono ritenuti meglio del gruppo che copiano!!
Visto che non voglio parlare solo di metal dico questo: vi ricordate l’epopea del grunge? 6 anni di grandezza e poi la morte completa del genere. Nel 1994/1995 ecco che saltano sul carrozzone gruppi come Puddle Of Mudd o Staind o Nickelback e vengono adorati, vendendo persino migliaia/milioni di dischi.
A mio parere una bestialità. Vogliamo mettere in paragone i Soundgarden con i Puddle Of Mudd (che si sentivano in televisione!!!)?
E, vi giuro, so come suonano i Soundgarden e non mi ricordo, neanche a pagarlo oro, cosa sono, e cosa suonano, i Puddle Of Mudd.

Bene, la sveglia suona. La cena è pronta e vi lascio con una canzone.

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57 Replies to “Consigli Musicali Non Richiesti (133)”

  1. Sei molto profondo ultimamente. Fossi scemo ti manderei foto di me mentre caco alludendo alla mia di profondità.
    Analizzi lucidamente, non cadendo nella nostalgia di chi si sente derubato di qualcosa, perché è questo quello che fanno le major, ci rubano i sogni, parlando del Black Album, molto mainstream come trampolino per chi è nato dopo per tuffarsi nei primi Metallica. Noto che però Kil’em All non viene nominato mai. Piacerà solo a me?
    Il prezzo per la conoscenza è però troppo alto a mio dire: nessuno dovrebbe pagare un prezzo come i Nickelback, nessuno.
    Vorrei indietro i miei sogni ma le major non me li renderanno mai.
    Forse dovrei fotografarmi mentre sono al gabinetto e mandarti i risultati.

    1. Kill ‘Em All è troppo di nicchia per poter essere citato a cielo aperto. A me piace, ma nella mente comune si va indietro fino a un Ride o Master per la portata (vuoi quasi “commerciale”) di certe canzoni: Fade To Black, Master of Puppets etc etc.
      Le major non ti rendono niente, anzi… sfruttano i tuoi sogni e ti piazzano un bel gruppetto di cloni che, in fin dei conti, ti farà respirare l’aria a cui eri abituato… ma poi ti accorgerai che non è la stessa.

      1. In effetti…
        Fade to black e master of puppets sono una dimostrazione che si può commerciare anche il non commerciale.
        Non solo non sarà la stessa, ma puzzerà anche di piú, quell’aria.

      2. Sicuro Fade To Black… forse forse arriverei a dire anche One, con il video (il primo realizzato per i ‘tallica). Master è ancora outsider, troppo dura, ma conosciuta anche da chi ascolta Renato Zero.

      3. One piú dura di Fade ma con un video cupo e doloroso. In effetti sul limite. Ma se conosciuta anche dagli esterni, Master sicuramente ha avuto uno sbocco commerciale. Anche per il tema trattato.

      4. Che poi, diciamolo, il tema di Master of Puppets non l’ha mai capito nessuno… tutti hanno sempre interpretato fischioni per coglioni.

  2. Questo succede in generale per “l’arte” (messa volutamente tra virgolette).
    Fontana tagliò le tele. Quante volte hai rivisto, malamente imitata, la cosa? Non è l’abilità del taglio, ma il fatto di averlo fatto per primo. O pensa alle mille derive della pop art che alla fine non avevano più nulla del significato originale.
    Alcuni sono in grado di innovare, di creare davvero, altri purtroppo si limitano ad imitare.

    1. Guarda, mi sono fermato alla musica perchè sono una capra in altri settori, ma mi basta guardare nella letteratura e posso portarti altrettanti esempi (come dici te della pittura).
      C’è stato il periodo zombie. C’è stato il periodo Twilight. C’è stato il periodo etc etc… vanno a filoni, così da monetizzare il più possibile quel filone e poi bruciarlo. Questo è il problema generale: il sovrautilizzo di una cosa che la porta a distruggersi e perdere di efficacia.
      Se utilizzassero certe idee “rivoluzionarie” (che appena diventano a portata della gente diventano mainstream, ovvio) con maggiore cura, ci sarebbe più diversità.

      1. Sono comunque convinto che si riesca a distinguere tra genio e imitazione. Fontata è Fontana e non i suoi imitatori, Warhol non si mischia con il pattume venuto dopo, gli zombie sono Romero e pochi altri. Anzi forse la massificazione e l’abuso rende ancora maggiore il distacco tra il “bello” e la copia. Non pensi?

      2. Certo, si riesce ad apprezzare ancora di più l’originale e, proprio per questo, a vedere la copia per quello che è: fango. Ovvio, poi, che ci sono copie che possono essere migliori dell’originale, ma questo è un discorso diverso e succede veramente poche volte.
        Il vero problema sta nel portare a conoscenza della gente l’originale, così da levare di torno la copia.

      3. Hai ragione, ma in questo io mi riscopro cinico e spietato.
        Quando recepisco uno stimolo mi viene spontaneo cercare, informarmi, capire.
        E non vorrei che mi si indichi l’originale, mi toglieresti il piacere della ricerca e della scoperta.
        Se non sei in grado di cercare l’originale o non hai abbastanza curiosità per arrivare e scoprire, forse meriti unicamente la copia e il fango.

      4. Anche io sono cinico e bastardo. Ma… ma c’è anche da dire che il consiglio buono si ascolta sempre.
        L’esempio che porto, e che ho scritto anche nella recensione di Master of Puppets, è che ascoltato il Black Album cerchi una sonorità diversa e, senza internet intorno, ti serve qualcuno che ti faccia da “Virgilio” e ti porti a scoprire quello che, in effetti, non saresti in grado.
        Per mio carattere scopro e investigo, ma molti si accontentano… ed ecco che ci sono gruppi pessimi in apertura, diciamo, agli AC/DC.

      5. non fraintendere, il consiglio è prezioso e sempre gradito (ho iniziato la tua serie :)) è la pappa pronta che mi spaventa! la passività. sarà per questo che da anni non guardo più la televisione. è un media che rende perfettamente il concetto di quello che volevo esprimere!

      6. Cosa ne pensi della serie? Io sono di parte, Damian Lewis, come attore, mi piace e per me resterà sempre il Cpt. Winters di Band Of Brothers.
        La passività è la costante adesso… ci si accontenta di quello che ti passa la radio, il supermercato, la tv, spotify… tutto, basta non pensare, non cercare, non chiedere.
        Io non ho la TV. Solo per dire.

      7. Ti stimo tanto per non avere la tv.
        Sulle serie ho una mia regola ferrea. Non ne parlo, non le consiglio e non le abbandono fino al quarto episodio.
        Per ora però promette tanto bene!
        Per me Damian Lewis è Nicholas Brody 🙂

  3. È un discorso tipicamente indie. Difatti l`indiegeno è costantemente ossessionato dalla ricerca dell`ultima frontiera, delle sorgenti del Nilo: ogni volta che, novello esploratore, pensa di averle trovate, arrivano poi i torpedoni di turisti e il baracchino del venditore di panini e lui, infastidito da questa massa, si sposta più avanti a cercare le vere sorgenti e così via.

    Beninteso, non ti sto dando dell`indiegeno: più che altro è che è un mondo di torpedoni di turisti e venditori di panini.

    1. Siamo un mondo di torpedoni di turisti e venditori di panini sì. Il problema non sono i turisti, non sempre almeno, ma è il progetto scientifico affinché in quel determinato punto ci arrivino i turisti e i venditori di cocco-bello. Quella è la mano lunga della casa discografica o editrice etc etc. In quel caso arriva e modifica i gusti della gente e spinge a più non posso verso una direzione fino a prosciugarla.
      La cosa interessante è che, appena se ne va, la sorgente ritorna a sgorgare… non più cristallina, non più intonsa, ma ritorna a funzionare.

  4. Il Black Album rappresenta uno dei massimi esempi di compromesso ben riuscito tra vari generi musicali e commerciali. Altri gruppi come i Dream Theater quando si sono approcciati alla forma canzone tipica del Pop con falling into infinty hanno realizzato un opera scolastica prima di quel qualcosa che invece aveva il nero disco dei metallica. Il grunge è un fenomeno a parte che si è aperto e chiuso solo sulla città di Seattle gli stessi Smashing Pumpkins contemporanei di Cubain e soci nonostante condividessero chili di big muff non si sono mai professati Grunge. Pearl Jam e Soundgarden sono l’unica eredità di quei brevi 4-5 anni. Staind e Nickelback sopratutto i secondi sono un prodotto commerciale che seppur mantenendo una struttura pop e le strofe pulite con i ritornelli distorti tipici del grunge ma in generale dell’hard rock anche i guns hanno la medesima struttura a cui si aggiunge l’assolo coatto di Slash. Se non fosse per una questione del distorsore scelto i Nickelback, come i Muse e tanti altri sono ne più e ne meno una versione del loro tempo di Bryan Adams.

    1. Tocchi molti punti nel tuo discorso (e la cosa mi piace).
      In effetti molte band, post 1991, hanno cambiato il loro modo di suonare e hanno trovato nel mainstream un veicolo per trasmettere idee e per incassare i soldi (vedi Megadeth e tutti quelli che hanno ammorbidito il suono per incontrare il gusto della gente).
      Il grunge ha modificato i gusti della gente o, almeno, la percezione che le case discografiche avevano dei gusti della gente… ed ecco la nascita di fenomeni vuoti (Nickelback, Staind) che non erano altro che prodotti musicali buttati nel calderone in pasto ai fan ansiosi di qualcosa di nuovo.
      Gli stessi G’n’R avevano problemi d’identità post-grunge… Axl voleva fare un disco grunge, ma non ne è mai uscito (ecco i millemila anni fino a Chinese Democracy). Gli altri? Hanno pescato nel vuoto, sono ritornati alle origini con le orecchie abbassate (chi è ritornato al punk, chi all’hard rock, chi al metal) ma perdendo molti fan, chi ha continuato verso una morte assicurata.

      1. Si assolutamente il grunge (che confesso mi piace da morire perchè ho scoperto la chitarra in quel periodo) ha contaminato un po’ tutto. Pensa ai primi Radiohead, The Bends per quanto contenga un vagonate di chitarre acustiche ha “molto” di grunge. Just o Bones sono un esempio lampante. Ma gli stessi fenomeni radiofonici come Avril Lavigne o Natalie Imbruglia che hanno dischi suonati (con le chitarre) hanno influenze strofa piano ritornello pompato. Certo non si fa di tutta un’erba un fascio ma il sospetto viene. Così come quello sciagurato esperimento di Cornell con i fu-rage against the machine come lo dobbiamo chiamare pop con i distorsori? sarà che ormai non ascolto quasi più niente di nuovo ma una due bombe come Nevermind e Black Album non mi vengono in mente. Giusto Appetite For Destruction e Ok Computer ma spalancheremo una porta per un discorso bellissimo ma lunghissimo!

      2. Io non posso parlare male di Natalie Imbruglia, questione di aspetto, non per altro ahahah.
        Certo, le band hanno riciclato la formula “Nirvana” (che, ironicamente, riciclavano la formula Pixies) e hanno fatto fortuna. Il motivo? Che quella formula, dapprima guardata dai “grandi” con sospetto, era diventata docile, tranquilla e papabile per tutti.
        Il progetto Audioslave non l’ho mai seguito molto… mi ricordo Cochise, ma mi ricordo anche Cornell in serissima difficoltà con la voce. Dopo quello… Timbaland e, per me, è stata la morte sociale.
        Io ascolto cose nuove, ma spesso e volentieri sono metal estremo.

      3. Anche l’elenco del telefono… ecco, diciamolo. Qua l’animo duro e puro del rocker va a farsi benedire! ahahah

      1. Sapevo di pigiare un tasto fondamentale per te, ammetto. Ho cambiato programmazione del post, per cui quello in cui ti servo uno spunto arriva domani. Strategie di improvvisate smm.

Si!?

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