Consigli Musicali Non Richiesti 132 (Senza ghiaccio, please)

WordPress, con quel fantastico tool che sta segna quanti giorni sono passati dal mio arrivo su questa piattaforma, mi segnala che sono passati 3 anni dal primo, imbarazzante, articolo: THE BEGINNING… 
A rileggerlo si vede un Dio giovane, inesperto, incapace di comunicare. Sapete che differenza c’è con il Dio attuale? Che sono meno giovane.
Tre anni di presenza su una piattaforma di scrittura sono tanti, almeno per il sottoscritto. Non c’è la novità della scrittura, per me, visto che arrivo da decenni di recensioni e report di concerti (posso dirlo visto che con THEMURDERINN sto per festeggiare qualcosa come i 13/14 anni di lavoro). La novità sta nel tipo di scrittura, questo sì. Se su TMI mi limito a scrivere recensioni e report di concerti, nonché, ovvio, in interviste varie ed eventuali, su blog ho deciso di prendere una direzione differente.
Un lavoro che mi porti lontano dal mero strumento della recensione e mi spinga ad utilizzare la musica, sempre presente e sempre in evoluzione, come punto di partenza (e non più come punto d’arrivo) della mia scrittura. Ecco che da questa esperienza su WordPress sono nati racconti, storie o abbozzi di niente che sono stati riempiti in maniera più o meno valida.
Le recensioni, come quelle che potete trovare sul blog di themurderinn, non ce ne sono. In compenso mi sono gettato nel fantastico mondo delle recensioni cinematografiche con la stessa competenza che ho nella musica: molto astratta e raffazzonata. Non è una cosa negativa in sé, intendiamoci, scrivere una recensione ha due scopi: presentare il disco/il film/il libro etc e dare un’opinione personale su quest’opera.
I lettori, molto spesso, si dimenticano che le recensioni (quelle amatoriali, ma anche quelle più professionali diciamocelo) sono scritte da un’essere umano con dei gusti e che, perciò, sono il risultato di esperienze, simpatie, gusti e mal di testa di giornata. L’oggettività dovrebbe essere un presupposto, ma state tranquilli che è uno di quelli che più viene dimenticato. Ecco perché scrivere una recensione smaccatamente personale è l’atto di sincerità che tutti vorrebbero sentirsi dire: so quello che sto leggendo, un’opinione, e so che il recensore è quantomeno competente in materia. Il binomio crea qualcosa di “leggibile”.
Un fattore, però, viene spesso lasciato in disparte. Le recensioni, quelle amatoriali (che si leggono su siti, blog o altro), devono parlare alla gente. Sono l’espressione di uno che ne sa che sta cercando di scrivere su quel dato argomento: ecco, perciò, una recensione scorrevole, a portata di mano, senza i fronzoli e l’arroganza di altri tentativi, malriusciti, di darsi un tono.
A mio modesti parere due esempi lampanti di questa procedura sono questi: MASTER OF PUPPETS e ROOTS.
Tiro acqua al mio mulino? In parte. In effetti c’è anche un mio contributo, ma la parte fondamentale è che ci sono due persone che scrivono di una materia conosciuta (Master of Puppets e Roots sono ormai nell’immaginario musicale collettivo e sono “conosciuti” anche da chi, di questa musica, non sa quasi niente), ma che trattano l’argomento mettendo a disposizione del lettore più che la recensione in sé, l’esperienza.

Ed in fatto d’esperienza, i Motörhead ne avevano… e ce la mettono a disposizione ogni volta che tiriamo fuori un loro disco e lo ascoltiamo.

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26 Replies to “Consigli Musicali Non Richiesti 132 (Senza ghiaccio, please)”

  1. Confesso sono entrato in questo post attirato dal fermo immagine di un fondoschiena zebrato nel video.

    Quello che dici sulle recensioni è vero per quelle amatoriali, mentre ho preso disgusto per quelle professionali, che sembrano un mero atto masturbatorio del recensore che più che farti capire cosa sia il disco/il film sembra volerti mostrare quanto sia bravo, quanto ne sappia, quanto tu sia un povero villico zotico. A volte poi ho l’impressione che un disco non l’abbiano manco sentito e dentro ci scrivano cose a caso: “le sonorità free jazz si mescolano col funky noise più ricercato tipico dei primi anni della scena new wave con quel gusto del groove ” cioè che cazzo di musica fanno, non ho capito.

    1. In effetti ho messo lo specchietto per le allodole (nel tuo caso il prosciutto per i gatti) con il culo zebrato.
      Sì, le recensioni professionali sanno molto di “me la canto e me la suono” e, soprattutto, guardate quanto sono bravo.
      Una cosa illeggibile. Sembra che provino piacere a leggersi mentre scrivono… bah… non le concepisco.
      Il fondo del tuo discorso è perfetto, lo sottoscrivo appieno.

      1. Se ti può consolare mi hai tolto un grande dubbio: mi son sempre chiesto se il fermo immagine sia lo stesso per tutti oppure ogni pc ne veda uno diverso.

  2. La faccenda del culo zebrato dimostra che ne sai di comunicazione.
    Le recensioni, pulite dalle nozioni tecniche, sono tutte soggettive. Ed anche l’interpretazioni tecniche possono essere soggettive a dirla tutta.

    1. Ho capacità comunicative fuori dal comune.
      Un culo tira sempre.
      Le recensioni sono soggettive al 100%… poi puoi essere bravo e competente, ma allora non fai una recensione e studi gli aspetti tecnici.

  3. Ho cliccato su questo articolo a prescindere dal culo zebrato, che comunque è sempre un bel vedere, veramente beh come dire auguri per i tuoi anni sulla piattaforma. Non sono mai riuscito a scrivere una recensione seria, non ho mai capito come si possa fare, ma una domanda spassionata e da ignorante, ma una recensione per essere buona a prescindere dal disco, cosa deve contenere e la lughezza della stessa deve essere medio lunga oppure breve ma concisa? Lemmy lives.

    1. Il culo zebrato, in ogni caso, fa primavera… e la primavera va sempre rispettata. Battute a parte, grazie.
      Adesso rispondo alla domanda seria: secondo me, ma è un parere molto personale, non c’è un vero numero di battute in cui scrivere una recensione… bisogna adattarla al supporto (su web le recensioni enormi, da 3000-4000-10000 battute sono fuori luogo, nessuno si fermerà mai a leggere un mostro di questo tipo; su carta stampata bisogna vedere: Lester Bangs, grande padre delle recesioni, faceva quasi delle storie… ma lui aveva una competenza enorme e una capacità di scrittura appassionante; inoltre tieni presente che se ti compri una rivista, è molto più probabile che sei propenso a leggerti anche la recensione mostro da 3 pagine) e a quello che vuoi comunicare.
      Puoi fare una recensione più “tecnica”, “canzone per canzone” (a me, personalmente, annoiano), d’emozione (quello che ti trasmette la canzone) o una recensione come quelle, per esempio, di Master of Puppets. Come fai a recensire un disco storico come quello? MoP è un monumento, al massimo parli della tua esperienza con il disco, dove l’hai ascoltato etc etc.
      Elementi che ci devono essere? Beh, almeno una contestualizzazione (autore etc) e le tue opinioni. Il genere anche, ovvio, ma è già un’interpretazione (spesso) e serve, logico, per far capire al lettore che tipo di disco si trova davanti, soprattutto se è un disco nuovo o di un artista sconosciuto (es. si potrebbe paragonare al primo sound dei Megadeth etc etc – ovvio che non ha il sound dei Megadeth, ma chi leggerà saprà già incasellare la band e poi ascoltarla o cestinarla).
      Scusa il pippone… mi faccio prendere la mano quando parlo di musica.

      1. Tranquillo rirspetto il pippone anche perche’ per me e’ utile nell’imparare come mettere su carta quello che si ascolta un disco. Mi sa che devo iniziare a mettere in pratica i tuoi consigli, poco per volta voglio vedere quello che riesco a tirare fuori.

      2. Guarda, se posso esserti utile ben volentieri. Logico, non sono un “esperto”, sono solo uno che, amatorialmente, ha scritto centinaia di recensioni di tutti i tipi… dalla canzone per canzone alle emozioni a il resto.
        Adesso ho trovato il mio stile, ma ci ho messo un po’. Serve solo pratica.

      1. Non direi proprio… Sento una modestia che stride per un dio come te. Prosegui, please. Pensavo che 13 anni fa iniziavo a lavorare, per cui potremmo essere coetanei.

      2. In realtà mi piace fare autoironia… ci sono troppi blogger che si prendono sul serio e pensano di essere chissà chi.
        Proseguo sicuro.
        Mmmm… dipende, non saprei dire che età hai sai? Dagli scritti non traspare (o io, che sono un inguaribile ottimista, ti darei i 27 anni).

Si!?

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