Alla corte del Re dei codardi

Era una calda sera di metà luglio.
Il sole abbrustoliva il cielo scaldando le nuvole fino a farle diventar color arancio ed un vento tiepido spazzava la sonnacchiosa calma della cittadina. In lontananza sferragliava il treno merci delle otto e le rare auto passavano indifferenti di fronte a noi due seduti su una panchina marrone.
Lei, Jodie, era vestita con maglietta adidas e jeans, ai piedi le scarpe Puma blu che le avevo comprato per il compleanno. Beveva rumorosamente da una bicchiere da mezzo litro del McDonalds. Io vestivo una sdrucita maglietta della Vans e bermuda militari a motivo mimetico. Occhiali da sole agganciati al petto.
­- Devi proprio far così tanto rumore quando bevi? ­-
– ­ Perché no? Ti disturba? ­-
Sapeva perfettamente che mi irritava quel suono. Così come quando si disinteressava dell’ordine e della pulizia e lasciava i piatti nel lavello per giorni. Posso far finta di niente su quasi tutto, ma queste piccolezze mi rodono dentro, come un ratto che gratta nel muro.
– Se eviti di risucchiare anche il cartone mentre bevi, giuro che la Coca viene su comunque ­ – marcai le parole con un movimento nervoso della mano.
Lei mi guardò da sotto le lunghe ciglia scure e scosse i capelli castani con fare indifferente.
Gonfiai le guance, diventando una sorta di grosso rospo umanoide, e poi rilasciai un lamento gutturale prolungato dalle labbra semichiuse. Una pentola a pressione umana.
­- Se vuoi perdere tempo a puntare il dito su come bevo, non c’è problema. Lo sai che tanto dobbiamo parlare! ­ – il suggere smise di colpo e sentii come se avesse risucchiato parte dell’aria che stavo respirando. La guardai, ma il viso era rilassato e disteso. Strinsi le spalle, cercando di recuperare il calore che quelle parole sembravano aver disperso.
– ­ Non sto evitando niente ­ mentii. –
­- Fai come vuoi, possiamo restare seduti su questa panchina ad arrostirci il culo fino a domani… fai come vuoi – ­ sorrise rapace prima di riprendere il discorso
– basta che me lo dici, così vado al Mac di fronte e mi compro un paio di burger e una Coca, che ho fame ­. –
Ad un paio di centinaia di metri da noi, come un’ibrido di metallo, cemento e tessuto umano adagiato sulla terra secca, stava l’edificio dal tetto piatto del McDonalds. Le enormi vetrate illuminate dalle luci giallognole e il continuo ingurgitare e vomitare esseri umani, come un Golem bulimico, erano quasi terrificanti con un po’ di immaginazione. Giuro che potevo sentire un leggero odore del fritto delle patatine. E carne bruciata.
­- Se vuoi andare… – ­ indicai il mostro con la testa.
– ­ Eviti ancora, eh? Ormai ci stai prendendo gusto ­ – mi accarezzò la testa, scompigliandomi i capelli, mentre si alzava e andava a comprarsi qualche porcheria chimica. Mentii a me stesso dicendo che volevo guardarmi il tramonto, ma mi godei il dondolare del culo di Jodie. Quando venne inghiottita dalla porta a vetri, controllai rapidamente le mail.
Dovevo essermi perso a guardare il cellulare più tempo del previsto, visto che saltai come una lepre sentendo il freddo bagnato del bicchiere di cartone e la risata di Jodie mentre si sedeva di fianco a me.
– ­ Spara, campione! – ­ le ultime parole si confusero in un mugugno da masticazione.
– ­ Dev’essere buono – ­ mi sentii molto stupido, ma non sapevo bene cosa dirle. Ogni volta che ci tentavo, sentivo la lingua pesante ­ – Guarda, forse non è proprio il momento adesso… ­-
Mi sorrise dolcemente, strappondomi il cuore dal petto.
– ­ Lo capisco che non è semplice. Non credere che per me sia facile parlarne. Sono spaventata, sono confusa e tu, caro mio, non mi stai dando un grande aiuto -.
Avrei voluto sotterrarmi in quel momento. Prendere una pala, scavare tre piedi di terra e buttarmici dentro a capofitto. E mettere una bella targa con scritto “Alla memoria del Re Cordardo”.
– ­ Ma tu… – ­ mi stoppai di colpo quando sentii il masticare diminuire pericolosamente di velocità.Avrei voluto continuare, avrei voluto dirle che non poteva essere quello un futuro, non quello che avevo pensato io almeno. Non potevo pensare che lei volesse veramente… Ma non dissi niente. Deglutii quel pensiero, sentendolo fare radici nell’oscurità del subconscio.
Come un tumore o una bomba ad orologeria.
Lei mi disse che aveva deciso di abortire e mi aveva dato appuntamento per le 9 di mattina di quel 25 luglio; io, però, non mi sono presentato alla Clinica. Il giorno dopo ci lasciammo.
Re Codardo e signore dei paurosi.
Incrociai Jodie due anni dopo quel 25 luglio. Lei aveva ancora i capelli castani a caschetto ma questa volta era vestita diversa. Soprattutto aveva un’altro sguardo.
Mi guardò e sentii le sue pupille raccogliere, a piene mani, il senso di colpa e la melma della cordadia dalla mia anima. Non ressi quell’occhiata di disgusto.
Lei abbassò il braccio, aprendo e stringendo il pugno velocemente, come un segnale morse. Subito apparve una manina a cui era attaccata una bambina. Aveva quegli stessi occhi di Jodie, così espressivi, ma con qualcosa che mi ricordava vagamente.
Jodie caricò il silenzio di significato e poi, una volta raggiunto il punto di rottura, se ne andò.
Fu l’ultima volta che la vidi.

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39 Replies to “Alla corte del Re dei codardi”

  1. ecco… finalmente… guarda come sei bravo! porcadiquellagalera!
    bravo davvero… è un pezzo tosto, c’è tanta luce ma non è affatto luminoso…

      1. sì… ma senza menefreghismo… con tanta paura, sembra… è bello DiodiUnDio… sei bravo e devi ammetterlo…

      2. Grazie.
        Lo ammetterò quando sarò completamente soddisfatto di quello che scrivo 🙂 fino ad allorà, dubiterò.

    1. Grazie mille.
      Su blog ci sono molti racconti, racconti brevi, spezzoni o solo introduzioni a racconti… solo che ultimamente ho scritto meno di questo e più di altro.

      1. Di nulla,amico mio… Hai una “mano” nel tratteggiare i personaggi femminili che mi piace moltissimo… Molto umana,molto “femminile,pur scrivendo da un punto di vista maschile…

  2. Uhuh! Un grande ritorno il tuo! Davvero molto bello… La botta arriva con un preavviso brevissimo e… alla fine non sveli se c’è rimpianto o no, cosa si nasconde dietro quell’assenza. Meglio così, secondo me.
    Alla prossima! 😉

    1. Grazie mille ivanof!
      In effetti i buchi della storia, quello che “potrebbe esserci”, “quello che c’è stato” etc etc li lascio riempire a voi che leggete.

Si!?

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