Uccidi l’immagine, non l’attore

Come avete avuto modo di capire, sto attraversando un momento di profonda riflessione. Questi pensieri, che si accavallano come onde nel mare, non mi lasciano tregua e mi portano, inevitabilmente, a creare presupposti per nuovi scritti e nuovi progetti.
Visto il trend attuale, il tasso di “morti nella culla” di questi progetti si alzerà di un buon 50%.
Uno dei progetti che ho in mente non lo dico. Sappiatelo.
Il secondo è un ragionamento che forse forse si ricollega con tutta una serie di post, articoli e notizie che si leggono in queste lande desolate del web 2.0.
La questione dell’immagine, dell’avatar, è una discussione frequente con qualcuno di voi (voi sapete chi siete, non serve che vi cito in maniera spropositata solo per farvi avere quattro click… che tanto, provenendo da me, sarebbero corrotti alla base dall’inaffidabilità della mia persona) e non mi sembra vero che io, egocentrico come sono, ritorno a parlarne.
Ovviamente non è vero.. sono giorni che miro a scrivere questo post. Così, un po’ come un bello sputo sul muro.
A volte l’avatar, il personaggio, si gonfia così tanto da oscurare la persona che rappresenta. Non ci credete? Chiedete per delucidazioni a David Bowie e Vincent Furnier. Bowie ha “ucciso” il suo Ziggy Stardust, mentre Vincent Furnier… chi? Ah, forse lo conoscete di più come Alice Cooper.
Vincent Furnier, ad un certo punto della sua carriera, era diventato il pupazzo nelle mani di Alice Cooper, la sua creatura. Cosa significa? Che Alice Cooper, personaggio, era diventato più forte dell’umano che l’aveva creato. Vincent non riusciva più a togliersi le vesti di Alice Cooper, non riusciva più ad uscire dal personaggio cosa che l’ha portato ad immergersi nel mare insidioso dell’alcool.
Solo con grandissimo sforzo, Vincent/Alice ha combattuto la sua battaglia e Vincent ha sconfitto Alice, “uccidendolo” sul palco e rimettendo Alice Cooper in bottiglia (scusate il gioco di parole) quando il cantante scende dal palco e ritorna ad essere solo il vecchio Vincent Furnier.
Moltissimi hanno subito la stessa cosa: distinguere Ozzy Osbourne dal personaggio del Madman? Difficilissimo… o quasi impossibile. Ma sono due cose diverse. E Ozzy l’ha scoperto sulla sua pelle.
In piccolo si può vedere anche su blog/facebook etc. Il personaggio (l’avatar) spesso diventa più forte della persona che l’ha creato. Si vedono avatar che scorrazzano arroganti nel web, completamente scollegati dalla volontà della persona che li impersona. Forse una delle patologie conclamate di questa età digitale.
Se ci spostiamo dal digitale al cartaceo, troviamo altri esempi di tentativi di uccisione del personaggio, soprattutto quando questo diventa troppo ingombrante e sembra prendersi più meriti dell’autore che l’ha creato e portato alla vita.
Mi viene in mente Sherlock Holmes. Il personaggio nato dalla mente (e dalla penna) del buon Arthur Conan Doyle è emblematico e racchiude due tipiche reazioni di fronte ad un personaggio così forte come quello dell’investigatore inglese.
Se pensiamo bene, Sherlock Holmes si muove in un contesto doppiamente stratificato: il primo strato è la creazione del personaggio Holmes nella mente del buon, e sempliciotto, Dottor Watson (che poi non è altro che il lettore stesso che guarda con gli occhi di Watson e ne impersona sia i meriti sia le mancanze, fatte notare spesso e comunque da Sherlock), il secondo strato è quello della penna di Doyle. L’autore porta alla luce Watson che, con la sua narrazione, fa vivere le gesta di Sherlock Holmes.
Nonostante questo doppio “riporto”, il personaggio è talmente forte da costringere Doyle a riportarlo in vita nonostante una morte certificata. Questo solo perché i lettori hanno protestato e volevano una nuova storia di Sherlock Holmes. E Doyle li ha accontentati con un’ultima storia dell’investigatore.
Pensate che rivoluzione verrebbe fuori se, ad un certo punto, Camilleri decidesse di far morire Montalbano? Penso che ci sarebbero più proteste che un rincaro della benzina. Ma questa evenienza ci sarebbe anche in caso di sospensione delle partite di calcio o della fine del colore bianco come cover dell’Iphone9. Ecco, per le cose importanti si è pronti a marciare…
Giusto perché cito Montalbano posso passare tranquillamente alle serie televisive e alla pellicola. Io sono profondamente convinto che quando un personaggio ha detto la sua, ha fatto il suo ciclo, deve morire. Non c’è altra chance. Non voglio assistere a scene pietose come le mille resurrezioni di Beautiful. Non mi interessano queste cose. Se un personaggio principale deve morire, muore. Punto. Solo per citare qualche serie che mi viene in mente e che, all’inizio, aveva questa Stella Polare: Sons Of Anarchy ha ucciso diversi personaggi che, all’inizio, sembravano imprescindibili, e The Walking Dead. All’inizio TWD era quello che si voleva vedere in una serie: azione + introspezione + personaggi che muoiono. Il mix perfetto: finisce la storia, finisce il personaggio. Saluti e baci. Il problema è che dopo il colpo di coda iniziale, TWD ha incominciato ad arrotolarsi su sé stessa e a far morire solo personaggi secondari o ritenuti inutili ai fini del gradimento. Niente di più.
Penso di essere uscito fuori tema, ma erano un po’ di giorni che ci pensavo sopra.
Ci sono personaggi, non autori, che vorreste mettere a morte? Che, secondo voi, hanno finito il loro ciclo vitale e sono da considerarsi dei Dead Man/Woman Walking?
Quanto difficile è, per voi, uccidere il personaggio che avete creato? Potrebbe essere letterario, cinematografico o anche solo avatar di blog/facebook/twitter…

Che domande senza senso.

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66 Replies to “Uccidi l’immagine, non l’attore”

  1. Quanto dici bene. Con i Tool poi, e con questa canzone!
    Periodicamente cerco di ammazzare Ysingrinus e un po’ riesco a farlo morire. Prima o poi gli darò una bella batosta comunque!
    Per rimanere in tema narrativo, Martin con le sue cronache ghiacciate ed infuocate ammazza senza scrupoli chiunque!

    1. Hai ragione, mi sono dimenticato delle Cronache…
      I Tool ci stavano, la canzone anche… mi sembrava molto adeguata al mood del discorso.
      Chi lo sa cosa accadrà a Zeus.

  2. Alcuni personaggi non possono morire. Oppure sì. Ad esempio (questa cosa me l’avrai già vista scrivere), quando morì Gwen Stacy, la fidanzata dell’Uomo Ragno (non so se leggi i fumetti marvel) fu uno shock terribile. Non solo per me, piccolo lettore italiano. Qualcuno arrivò a scrivere che il mondo dei fumetti era uscito dal mondo dell’infanzia! E sono 40 anni che è morta, ma che si continua a parlare di lei e della sua morte. Quindi è dura uccidere un personaggio di successo, ma a volte forse è necessario. (senza contare che la Marvel ha fatto morire anche personaggi più noti ed importanti, ma fino ad esso, se non sbaglio, ha sempre trovato l’escamotage per resuscitarli). Passando ai libri invece l’ultimo Lansdale….. no, non voglio spoilerare se non l’hai letto! Però forse anche lì siamo ad una svolta decisiva.

    1. No, non leggo i fumetti della Marvel, perciò sono all’oscuro di Gwen Stacy… dannazione, mi trovi impreparato e me ne vado al posto con il 3 che mi manda all’aria il weekend.
      In compenso so che fra 9 numeri finisce Rat Man… ecco…
      No, non ho letto neanche Lansdale, però sono convinto che la morte di un personaggio sia un modo per riuscire ad andare avanti. Molti, troppi attori/scrittori etc sono rimasti ingabbiati dentro il personaggio stesso.

  3. Ah, ovviamente il tema riferito a noi stessi e al personaggio che interpretiamo sarebbe anche più interessante, ma avendo io scelto di comparire qui with my brave face, non posso aggiungere nulla di sensato (oddio, se mi impegnassi un po’ però qualcosa di veramente minchione te lo potrei anche tirar fuori!)

    1. EHehehe… il tema portante è altro, forse, non lo so. Avevo iniziato serio serio, poi mi sono imminchionito e sono finito a parlare di serie e personaggi dei racconti.
      Non mi si può dare libertà.

  4. Bella riflessione, siamo alla fine tutti vittima e carnefici dei personaggi che ci siamo creati, chiamiamoli anche avatar. SOA è finale per tanti motivi, la capacità di ammazzare personaggi chiave è uno dei plus di Kurt Sutter.

    1. Grazie mille.
      In effetti sì. Creiamo un’immagine che, se non tenuta sotto controllo, rischia di prendere possesso della nostra persona e diventare dominante. Sta a noi decidere se proseguire con “il gioco” o “uccidere l’immagine”. Nessuna delle due opzioni è al 100% giusta o sbagliata, sia chiaro.
      Già, Kurt Sutter ammazza. E va bene così.

  5. Su Sons of Anarchy posso solo dire… Opie e piangere tutte le mie lacrime 😢
    Sul tema… Beh,io sono profondamente Penny Lane e il personaggio Penny mi aiuta a essere un po’ più me stessa… È complicato… Diciamo che dirmi Penny Lane mi aiuta a dire chi sono senza troppe spiegazioni…

  6. SOA è un esempio lampante, provare anche solo una velata simpatia per uno Stark è una cazzata, ma il discorso in fondo non vale un po’ anche per la vita reale? Quante volte indossiamo una maschera, un comportamento “sociale” o un modo di fare? non ne siamo in fondo parzialmente vittime?

    1. Già. Spesso creiamo personaggi (il classico “uno, nessuno, centomila” no?) e poi dipende quanta forza abbiamo per tenerli a freno o meno. O quanta voglia abbiamo di tenerli a freno.
      Se vogliamo far vincere Dott.Jekyll o Mr. Hide. E, come dicevo a m3mango, non c’è una risposta completamente giusta (o sbagliata).

      1. L’unica connotazione negativa di tutto ciò sono i personaggi che sono altri a crearci intorno, la società spesso. e che alcuni non hanno la forza o il coraggio di uccidere!

  7. quanto mi piace questo post! soprattutto perché dici cose stupende su un argomento più complesso di quanto non si pensi lo sia già. Dove inizia e finisce una persona personaggio, soprattutto da quando c’è internet che invita sempre di più a nascondersi dietro a un tipo di maschera diverso da quello che potremmo crearci nella vita reale. Ovviamente non so rispondere alle tue domande

    1. Grazie mille. Sei troppo buona, veramente.
      L’argomento è molto complesso e, ammetto, che volevo trattare di una cosa e sono finito a prendere dentro cinema, letteratura, musica, blog e internet in generale come se fosse tutto lo stesso covone di fieno.
      Ma avevo bisogno di portare acqua al mio mulino eheh

  8. Fai domande complicate… Io so solo che nel blog vecchio ho fatto morire l’Arnoldo Risma che in teoria lo gestiva, solo che in poco tempo ho fatto morire anche me, poi l’ho fatto gestire a una apposita commissione europarlamentare, e poi l’ho chiuso. Questo significa qualcosa? Si può interpretare? Non lo so, in realtà non credo. Mah.

    1. Faccio domande complicate e, come sempre, non so darmi risposte.
      Tu hai ucciso il personaggio e, morendo questo, è morto anche il blog che l’aveva nutrito. Non lo so. Forse il personaggio era molto forte, talmente forte da caratterizzare il blog. Non saprei.

  9. Non vogliamo ammetterlo ma abbiamo costantemente il bisogno di sapere che il mondo esterno non ci trova noiosi e fastidiosi ma degni di ascolto
    Per le serie televisive e i libri c’è un discorso di pubblico, correre il rischio di deludere e perdere dei “clienti”… bisogna avere coraggio e non è da tutti
    in fondo…. se è vero che solo la mediocrità cerca conferme…. forse siamo esseri tendenti al mediocre…. forse…

      1. ma è giusto tenerlo appeso per i capelli se non ha più alcuna storia dietro? secondo me non tanto…
        e in altri lidi… se il personaggio tira ma chi lo interpreta si rompe o non sta più così comodo col cappotto ad agosto ai caraibi…. magari lasciar perdere è meglio… almeno per onestà… o no?

      2. Concordo. Quando il personaggio ha fatto il suo tempo, meglio farlo fuori. L’onestà viene meno quando ci sono assegni che volano…

      3. mmmm… non ci vogliono per forza degli assegni per far andare a fanculopiùinlà l’onestà…. basta meno… molto meno…

      4. certo, concordo ma ti dirò… mi lascia maggiormente perplessa chi resta col suo cappotto, nonostante stia morendo soffocato, esclusivamente per piacere al pubblico…

      5. … ma difficile da percepire, a volte…
        ( ah… dimenticavo… se t’azzardi a mollare tutto, qua… sappi che non avrò pace fino a quando non ti scoverò e ti ficcherò tanti schiaffi… solo per dire)

      6. cosa? che son minacciosa o che trovo questo momento interessante?… per la prima : lo so pare strano ma so essere cattivissima e spaventosa ( rammentalo!)
        per la seconda , i momenti di riflessione son sempre importanti ( crisi come momento da cui far nascere qualcosa di nuovo)

  10. Bè dai, talvolta i personaggi possono anche sopravvivere.
    Il problema vero è che tante storie proseguono anche quando non hanno più nulla da dire e di conseguenza ne pagano la conseguenza i personaggi che le riempiono. Ma se la storia finisse al momento giusto e la morte del personaggio non fosse funzionale alla storia stessa, allora ben venga la sua sopravvivenza (a patto di non diventare scusa o pretesto per allungare comunque la brodaglia dopo qualche anno).

    1. Ecco, questo ragionamento funziona. E, in fondo, era un sottointeso anche da parte mia. Se il personaggio funziona, portalo avanti… ma finché ha senso o il personaggio o la storia stessa. Se no uccidi o il personaggio (cosa che porta nuova linfa ad una serie o la affossa) o la storia (cosa che è un sollievo quando sta tirando le cuoia).

Si!?

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