Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 25]

Lo diciamo senza pudore, ci piace perderci nei ricordi. Questa malinconia, velata dalle lacrime dell’età, è qualcosa che ci fa bene. Dona alla giornata una prospettiva nuova (o vecchia?). In questo Welcome To Our Nightmare non ci facciamo mancare nulla e, in tema di ricordi, andiamo a parlare di quelli d’infanzia. Posso assicurarvi che quando Cineclan ha tirato fuori questo argomento, c’è stata approvazione generale.
Signori & Signore, Cineclan inizia il discorso.


WELCOME TO OUR NIGHTMARE
GIORNO 25 – DO YOU REMEMBER THE LAUGHTER? 

Quando ti dico che la mia infanzia è stata primariamente musicale non scherzo, amico mio. Devi sapere che mio padre ha sempre associato a noi figlie delle canzoni, le canzoni della nostra infanzia, solitamente una straniera e una italiana… Che non si venga a dire che non è nazionalista! E se per la piccola di casa queste canzoni sono state Acqua azzurra, acqua chiara di Battisti (che lei storpiava in “Acqua tulla”…) e Back for good dei Take That (chiedo venia, era il 1995 e anch’io ho avuto la mia parentesi boyband…) e per quella nata a un tiro di shioppo da me Cocaine di Clapton e Cu’mme di Mia Martini e Roberto Murolo, per me, la capostipite, la primogenita, ci sono state Money dei Pink Floyd e Una storia importante di Eros Ramazzotti con conseguente karaoke al grido di “fermati un istante, PALMA PIANO”… Che poi, che cazzo c’azzecca “palma piano” con l’originale “parla chiaro”?! Tutta colpa di mia nonna e del Sanremo 1985! Era lei che ci faceva guardare il Festival in religioso silenzio… Per fortuna poi ho smesso!
La mia infanzia è stata questa… La favola di Peter Pan raccontata da mia mamma su una terrazza in una notte d’estate. Quando finiva il racconto e io le chiedevo “Mamma, ancora…” (ho sempre reiterato, lo so…)
La mia infanzia è stata mia nonna che mi racconta quasi orgogliosa di aver visto Ultimo tango a Parigi in televisione. La mia infanzia sono state le estati in campagna da mia nonna, dove vigeva l’anarchia fino alle 6 del pomeriggio… Fino a quell’ora eravamo liberi di scorrazzare a piedi nudi, arrampicarci sugli alberi, giocare a campana, mangiare i gelsi direttamente dall’albero. Poi alle 6 scattava il bagno e la vestizione coatta, perché potevano sopraggiungere ospiti e una maniata di bambine (le femmine sono sempre state dominanti nella mia famiglia) in mutande e canottiera sporche di terra erano alquanto disdicevoli. La mia infanzia sono state le feste comandate a casa di mia nonna con l’eterna questione del tavolo dei grandi e di quello dei piccoli. Non ho mai raggiunto lo step del tavolo dei grandi, dannazione! I pranzi della domenica sulle ginocchia di mio nonno, perché io nutrivo un’adorazione quasi mistica per quell’uomo. Un uomo silenzioso e a tratti burbero, ma che con me era di una commovente dolcezza e ha continuato a esserlo fino alla nostra ultima estate insieme… La mia infanzia sono state le opere di Verdi della mia bisnonna e le canzoni d’infanzia e di giovinezza di mia nonna…

Voglio vivere così
col sole in fronte
e felice canto
beatamente…
Voglio vivere e goder
l’aria del monte
perché questo incanto
non costa niente

O mio nonno che canticchiava a bassa voce quando bisticciava con mia nonna…

Vivere,
senza malinconia.
Vivere,
senza più gelosia.
Senza rimpianti
senza mai più conoscere cos’è l’amore,
cogliere il più bel fiore
goder la vita e far tacere il core.
Ridere,
sempre così giocondo.
Ridere,
delle follie del mondo.
Vivere,
finché c’è gioventù
perché la vita è bella
la voglio vivere sempre più.

La mia infanzia è stata Quelli della notte di Renzo Arbore in seconda serata. Si è sempre canticchiato a casa mia, non c’è mai stato vero silenzio. Siamo chiassosi, lo siamo sempre stati. A tavola si parla, si discute, si litiga. La musica c’è sempre stata a qualsiasi ora del giorno e della notte. La mia infanzia è stata un best of di Joe Cocker con in copertina una foto di Joe a Woodstock e quella maglietta psichedelica che fino a una certa età pensavo fosse un difetto della carta.
La mia infanzia non è stata tutta idilliaca come può apparire, ci sono stati pianti e litigate, gelosie e discussioni, problemi e casini, ma se non fosse stata anche tutto questo, non sarei tutto quello che sono ora, forse non sarei stata neanche qui a parlarne con te. Invece eccomi qui a scrivere e canticchiare, perché penso che cantare faccia bene all’anima anche se sei stonata… Credo di non aver mai dismesso i miei panni da bambina in fin dei conti, perché sono quelli che mi permettono ancora di vedere un po’ di bello in questo sporco mondo, che mi fanno cantare quando sono felice e quando sono triste. Sono i miei panni di bambina che ora mi faranno alzare la musica a palla e mi faranno ballare da sola…

—-
Adesso tocca al sottoscritto… perdonatemi! 
—-

Se mi dici infanzia, a cosa penso?
Forse a causa della stanchezza corrente, penso alle lunghissime ferie estive. Le giornate interminabili di giugno e luglio e quelle velocissime di agosto e settembre. Mi ha sempre affascinato questa cosa: per quanto tu potessi “trattenere il giorno”, questo fluiva con una velocità raddoppiata facendoti finire sui banchi di scuola.
L’infanzia mi sussurra Chernobyl. La nube radioattiva e l’impossibilità di gettarsi a terra, di restare fuori a giocare e tutte le precauzioni con gli alimenti. Non so, questo è uno degli eventi che mi ricordo di più. Forse a causa della negazione del “normale” divertimento.
Come da te, amica mia, ci sono le giornate passate all’aperto, a sporcarsi più dell’umano possibile, ad inventare qualsiasi cosa pur di cercare il divertimento puro. Le partite di calcio, quelle in cui l’agonismo si mescolava con l’incapacità a giocare, dove i piccoli venivano scelti dai grandi come mero numero per far la partita. Toccare palla, a quel tempo, era una cosa molto difficile.
Infanzia significano le estati in campeggio in montagna. Gli amici e le camminate, i giochi di gruppo e i lavori nel campo tenda. Forse uno dei ricordi che porterò per molto tempo in me. In queste estati, si sudore, risate e sporcizia assoluta (almeno all’inizio), nasce una delle sfaccettature del qui presente blogger.
Mi ricordo il viso sporco di terra, le narici piene di aghi di pino e l’odore acre delle formiche rosse. L’odore pungente di ammoniaca mi ricorda l’odore del ventre delle formiche rosse nei boschi intorno al campo tenda. Le notti al freddo, i falò con intorno tutti i ragazzi e le scorpacciate di funghi, mirtilli e fragole di bosco. La quantità di mirtilli in quella zona era incredibile.
L’infanzia mi ricorda la mensa scolastica, non so perché mi viene in mente questo particolare adesso (penso per aver citato le scorpacciate di cibo), e quei bastoncini di qualche sottomarca lercia ancora gelati. I gnocchi formato poltiglia e, ahimé, anche l’odore del sugo di pomodoro che ancora detesto. Non il sugo di pomodoro, QUELL’ODORE di sugo. Quella particolare combinazione di rosolatura e spezie.
La musica è sempre stata una parte fondamentale nell’infanzia. Gusti differenti da adesso, ma non troppo. In casa mia giravano Pink Floyd e Dire Straits. Nonché Michael Jackson. Lo so, lo so. Non dire niente. Ma ai tempi, prima di Thriller (ok, compreso), il buon MJ mi piaceva anche.
I Dire Straits sono sempre stati LA musica da viaggio, forse perché era una delle poche cassette che avevamo a disposizione per la macchina. Quella e un best of dei QUEEN (Greatest Hits). Alla fine, in realtà, l’unica cassetta che andava era quella dei Dire Straits, tanto che si scherzava che il registratore l’avrebbe suonata anche senza supporti fisici al suo interno. Come una scheggia impazzita, invece, c’era Run Through The Jungle dei Creedence Clearwater Revival. La canzone che ho cercato più a lungo per mio padre. Sapevamo cos’era, lui aveva visto anche un video, ma non l’abbiamo mai ascoltata… era narrata. Dove abitavamo non arrivava MTV e nessun canale musicale (e, ovvio, internet non c’era) e così è stata una ricerca vana per molto tempo.
Solo dopo è arrivato Electric Ladyland di Jimi e non sto neanche a dirti il piacere nel far tremare i vetri della credenza con i bassi dello stereo.
Sai cosa mi ricordo ancora? Il Commodore 64 e il mio primo computer: uno Spectrum! Una vera chicca da intenditori.
In casa mia c’era il rito di Dove Osano Le Aquile: tutti seduti sul divano come un grande premio; e c’erano anche una pianola e una chitarra nera che non sapevo suonare. Sì, avevo una chitarra su cui avevo improvvisato una canzone così tremenda da riuscire a scordare lo strumento e scrostarlo nello stesso tempo. Le linee vocali erano tragiche, improvvisate, buffe… talmente memorabili da essere come l’iceberg del Titanic. Un vero disastro annunciato.
Forse perché non ho mai saputo suonare che ho incominciato a recensire. E ho trovato la mia voce nella forma più brutale e oscura forma di musica. Ma non dimentico l’infanzia e quella chitarra, quella voce che dice…

‘Cause I’m a voodoo child
Lord knows I’m a voodoo child baby
I want to say one more last thing
I didn’t mean to take up all your sweet time
I’ll give it right back to ya one of these days
Hahaha

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67 Replies to “Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 25]”

  1. L’ha ribloggato su CineClane ha commentato:
    E’ la mia influenza che fa male a Zeus, lo so… Sono io la nostalgica malinconica della coppia e lui è troppo buono per dirmi di smetterla di rompere le scatole!
    In fin dei conti noi siamo bambini cresciuti troppo in fretta… Siamo quelli che nonostante tutto hanno ancora un cuore che si anima per le cose belle… Come i bambini…
    “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. Ma pochi di essi se ne ricordano”.(Il Piccolo Principe)

  2. Un passato musicale e campestre, quasi selvaggio. Abbiamo tutti delle origini simili a quanto pare. Forse erano i tempi dell’epoca ad essere cosí.
    Tu Zeus mi tiri fuori anche lo Spectrum, se mi avessi messo un po’ di Inti-Illimani e De André…

  3. Io della mia infanzia ricordo le gite in campagna a casa di mia nonna. Mi ricordo il suo letto altissimo e il suo cane “Coccolino” che mi rubava i biscotti. Mi ricordo le estati al mare con i miei genitori, che sembravano anche felici in quel periodo.
    Mi ricordo la vigilia di natale passata ad aspettare Babbo Natale: mi piazzavo in una posizione strategica sulle scale di casa in modo da tener sotto controllo l’entrata principale, ma senza perder di vista l’albero.
    Mi ricordo che tutti gli anni a Carnevale io avevo la febbre e non potevo uscire a festeggiare, allora mi vestivo da principessa in casa e la riempivo di coriandoli.
    Mi ricordo i pomeriggi a guardare Aladin (sì, guardavamo sempre lo stesso cartone) e a mangiare pane e nutella con il mio migliore amico.
    Mi ricordo che avevo già un cattivo rapporto con la tecnologia…mi era stato detto che mettendo un biscotto plasmon nel lettore cd del computer, mi sarei collegata con la fabbrica dei plasmon e ne avrei avuti mille milioni gratis. Lo feci, ovviamente.
    Mi ricordo che alle elementari facevo il mazzo ai miei compagni di scuola perché si divertivano a schiacciare le formiche… ero già la paladina degli animali.
    🙂

      1. Porca zozza, non è rimasta la seconda parte della frase ahahaha
        Era: Già già. E il tuo tempo speso a provare ad insegnarmi a vedere film qua e là lo dimostra.
        ehehehe 😀

      2. Eh “qualcuno” con tanta pazienza ahahah 😀
        Ma qualcosa ho imparato. Per esempio non schiaccio quando vengo fuori le scritte “hai vinto dieci telefoni” perché ho capito che sono trucchi ahaha 😀

      3. Ahahahahahahahah. Ecco, stessa cosa con auto, sesso, prestiti etc etc. te lo dico, così, in amicizia. Anche se so che ormai sei diventata professionale nell’armeggiare queste cose.
        La pazienza è fondamentale… anche se oggi ho un po’ la rogna addosso ahahah

      4. Ahahahhahaha
        Ma aspetta, aspetta….quindi vuoi dire che quella pagina che mi si è aperta con quel tizio pettoruto in mutande che si è offerto a me, con tanto di complimenti….era una truffaaaaaaaaa.
        Lo sospettavo ahahaha 😀
        Anchr io ho la rogna ahahahah

      5. Direi di sì. Anche se non è improbabile visto il mondo in cui viviamo… diciamo che, visto che è su web, è una truffa ahahahahahahhahah
        Ecco, ci accomuna la rogna.

      1. A me piaceva da piccola il carnevale, ma ero sempre malata. Un anno mi son fatta comprare il vestito da power rangers e poi mi venne la febbre. Avrò pianto tre ore di fila allora mia mamma mi portó cinque minuti fuori con il vestito. Mi venne la bronchite. Che tristezza ahahahah

      2. Il carnevale non s’aveva da fare… Mi spiace…Però dai,potremmo organizzare una festa in maschera e vestirci con i costumi che avremmo voluto indossare a carnevale…

  4. La mia infanzia è stata… Correre all’aperto, pane e maionese a casa della vicina, costruire una casa sull’albero e convincere la sua sorellina di tre anni a salirci, rischiando la schiena… I campeggi estivi con la parrocchia, l’estate ragazzi e i giri in bici per ore per la campagna… Quando si litigava con gli amici… Le domeniche in langa dai nonni e il coniglio della nonna , che diventava il pranzo per i giorni a venire… L’odore schifoso degli agnolotti nel vino…ma che mi facevano ammirare mio padre come poche persone al mondo per quel coraggio…
    Se penso alla mia infanzia… Mi son proprio scassata dal ridere…

      1. È un po’ come andare oltre al concetto del conoscersi guardando si negli occhi… È come se fossimo fatti, tra le altre cose, di vento… E quello non lo tieni fermo 😉

      2. … Tutto dipende da se si vuol guardare o vedere… Io ti ho visto, almeno un pochetto, ormai sei nel mio campo visivo 😀

Si!?

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