Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 24]

Credeteci o no, ma la vita senza telefono è difficile. Non sembra, ma è difficile. Quante volte vi siete chiesti: quanto starei meglio senza quell’aggeggio attaccato all’orecchio? E dopo quanti minuti avete deciso che, forse, controllare Facebook/WhatsApp etc era un’operazione buona e giusta?
Cineclan con il telefono ci vive, io ci convivo. Due atteggiamenti diversi, ma non opposti. Perché di telefono stiamo parlando e quel dannato congegno telefonico è fastidiosamente utile.
Questa volta parte…… Cineclan!

WELCOME TO OUR NIGHTMARE
GIORNO 24 ­ – CALL ME MAYBE (by CINECLAN Ltd)

Una delle ultime volte che sono andata a fare shopping… Lo so, lo so, ti sta cadendo un mito, ma anch’io a volte ho bisogno di comprare vestiti per non andare in giro coperta solo da foglie come la ragazza selvaggia… Dicevamo, una delle ultime volte che ho fatto shopping ho comprato un paio di mutande meravigliose (prometto che sarà l’ultima volta che parlo delle mie mutande, ma sono pertinenti, giuro!): sono blu e hanno tanti telefoni disegnati con la scritta “in case of emergency, DON’T call me”. Vorrei poterle portare sopra i jeans, così forse la gente smetterebbe di chiamarmi! Perché se in America in caso di emergenza si chiama il 911, da queste parti in caso di emergenza si chiama il mio numero! Il telefono è per me l’estensione naturale del mio braccio, un po’ come Sweeney Todd con i rasoi.
Infatti se tu chiedessi alle mie sorelle che lavoro faccio, loro ti risponderebbero che sono sempre al telefono e al computer. Salvo poi essere le prime a chiamare me per qualsiasi problema. Con loro applico il vecchio detto “nessuna nuova, buona nuova” ovvero se non mi chiamano vuol dire che va tutto bene, quando invece lo fanno vuol dire che c’è qualche grana da risolvere. Io che per anni avrei anche fatto a meno del cellulare, io che ho trascorso interi weekend con il cellulare spento, ora ne sono irrimediabilmente dipendente… O meglio, ne farei ancora a meno se potessi, ma son dovuta scendere a compromessi con questa mia idiosincrasia per amore del mio lavoro, perché come ti dicevo qualche giorno fa, nel mio lavoro devi essere presente h24 7 giorni su 7. Non esistono i weekend. Non esistono le ferie o le giornate off. Se ti facessi vedere l’elenco delle telefonate in entrata e in uscita degli ultimi due giorni, potresti spaventarti. Io farei la gioia di tutte le compagnie telefoniche esistenti e che verranno. Io sono l’abbonata all’illimitato finché morte non ci separi. Io sono quella che se malauguratamente entra in un buco nero dove non c’è campo, le prende l’ansia, perché sa già che alla prima tacca disponibile riceverà 5 messaggi di gente che l’ha cercata e 10 mail a cui rispondere as soon as possible! Io sono quella che nel giro di due anni ha distrutto due telefoni… E anche Fassy inizia a dare segni di cedimento… Perché per me il telefono è funzionale, non uno status symbol, quindi lo lancio, lo faccio cadere, nonostante la mia spalla sia oramai omologata a reggere il telefono mentre le mani continuano a battere sulla tastiera o a rollare una sigaretta o a stendere il bucato. Eppure… Eppure anche il telefono ha una sua poesia… Le vecchie cabine telefoniche, i telefoni a rondella… E per me che sono un giorno qui e l’altro chi lo sa, il telefono è anche una finestra sul mondo, sulle persone del mio cuore… Sulla loro voce… E allora mi torna in mente una citazione di La prima sorsata di birra e altri piaceri della vita di Philippe Delerm

È incredibile quanto la sola voce può dire della persona amata: della sua tristezza, della sua stanchezza, della sua fragilità, della sua intensità di vivere, della sua gioia. Senza i gesti, sparisce il pudore, si instaura la trasparenza.

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Adesso tocca a me… e voglio subito precisare una cosa: Mi dissocio dal titolo di questa giornata.
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Io ho un rapporto molto semplice con il telefono, amica mia. Il telefono è un oggetto,
niente di più. Passato il momento del divertimento, del “gioco”, della scoperta delle funzionalità, perdo entusiasmo e lo uso per quattro cose in croce. Sarà che ho avuto il
mio primo telefono cellulare abbastanza tardi, fino a non mi ricordo quando delle superiori ne condividevo uno con i miei… ed era grande quanto uno smartphone di adesso. Solo che potevi chiamare e per spedire un messaggio tiravi Cristi e Madonne. Solo in un secondo tempo (e con secondo tempo mi sa che stiamo parlando dell’Università), me ne sono preso uno. Sembra strano, ma girare con un telefono, per me, è questione ancora nuova.
A volte, ti giuro, parlare dell’inizio anni 90, come tecnologia, sembra di parlare della preistoria… ma anche fine del 1990… diciamocelo. Ancora adesso mi vanto di aver visto in funzione la versione free di Napster. Molta gente conosce questo programma solo come mito (insieme a Gnutella o Aimster o altro).
Ma ritorniamo ai cellulari. E no, io non ho boxer con su i cellulari. Giusto per dirlo. Tieni conto, amica mia, che fino all’anno scorso, il sottoscritto neanche possedeva uno smartphone. Lo reputavo inutile. Adesso lo reputo sottoutilizzato e mi chiedo sempre per quale motivo dovrei spendere 600 euro per un cellulare che ha 7000 funzionalità, quando io, al massimo, utilizzo due programmi di messaggistica, internet e qualche funzione a caso. Ho persino tirato via quasi tutte le app.
Per lavoro utilizzo sempre, pure troppo, il telefono; l’unica differenza che ho con te è che io ho messo una severa roccaforte sulla mia privacy dopo l’orario di lavoro. Spero la situazione rimanga così. Sono convinto che, nonostante io sia formalmente sempre reperibile per i clienti, se non avevano nulla da dirmi nelle ore in cui sono presente, non mi devono scassare il cazzo (scusa il francesismo) quando sono a casa e mi sto facendo i cazzi (again) miei.
Una questione di principio a cui io non transigo.
Discorso diverso con Daisy Duck, gli amici o i famigliari. Per loro il telefono è sempre disponibile, al massimo non lo sento perché sono KO e non capisco una minchia a causa dell’ora… ma per loro c’è sempre. Ecco, la mia reperibilità è condizionata. La mia reperibilità è selettiva.
Non sogno un mondo senza cellulari, per il semplice motivo che il pensiero di mettermi ancora a telefonare sulle cabine telefoniche pubbliche mi provoca un certo moto di disgusto. Lo so, dovrei essere superpower (e se dovessi mai averne bisogno le userei), ma, de dio, la scabbia me la risparmio pure. Inoltre, diciamocelo, il bello di accordarsi con le altre persone prima di uscire ha il fascino del ricordo, gli angoli sono smussati dalla malinconia e da una certa componente di rincoglionimento… ma se qualcuno tira pacco all’appuntamento e non ho modo di contattarlo in nessun modo (con la conseguenza che rimango in un posto a ghiacciarmi le chiappe per ore e ore inutilmente), amica mia, ti posso assicurare che il numero di Cristi, Madonne, Porchi e Demoni dei primi tempi coi messaggi, sembrerebbo solo un simpatico siparietto comico.

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25 Replies to “Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 24]”

      1. Oh già
        (Ti do un’anteprima mondiale….penso che farò una recensione sui borgia ahahahaha…ovviamente ci sarà quella perla che ti ho detto sul papa ahahahah)

  1. L’ha ribloggato su CineClane ha commentato:
    E proprio oggi vi voglio segnalare il mio risveglio dopo 12 ore 12 di sonno… Sul mio telefono c’erano 10 mail, 2 conversazioni whatsapp (i messaggi singoli non me li ricordo), 1 messaggio su Messanger e non ricordo cos’altro, perché questo è il tipico sabato post set quando sembra che mi sia passato addosso un camion anche in retromarcia e sono circondata da consuntivi, fatture, scontrini e altri conti random…
    In caso di necessità, vi prego, non chiamatemi!
    Ps. Zeus, non ti dissociare dal titolo, perché sarebbe l’atteggiamento di quello che lancia il sasso e ritira la mano! u_u
    Ps2 (la vendetta): L’immagine è per dimostrarvi che le mutande esistono davvero! XD

    1. Napster è stato una rivelazione… anche se con le connessioni lente era un delirio e cercavi altre soluzioni 😀
      Gnutella era forte, ma lo usavano in due. C’erano OpenNap, Aimster e altri che funzionavo anche dopo la morte di Napster… ahaha.
      Lo smartphone è diventato parte di noi, in effetti.

      1. Audiogalaxy io mi ricordo che quello funzionava bene 🙂 poi io con le connessioni sono sempre stato fortunato 🙂 le scroccavo in giro per lavoro! un giorno sono andato a lavorare nella server farm del mix a Milano. in pratica ero “seduto” sul canale principale che porta internet in Italia. scaricavo da napster a un mega al secondo!!!! devo avere ancora lo screenshot salvato da qualche parte! allora era fantascienza!!!! eheheh

      2. Ahahahah… ma veramente… io Napster lo vedevo scendere con la lentezza disturbante che ha fatto venire gli incubi a metà della generazione Napster.
        Quei 20 anni per tirar giù una canzone di 3 minuti. Un pianto continuo ahahah. Che poi… se cercavi Madonna, ne venivano fuori 40000 di possibilità… altri gruppi? 3 scelte e via.
        Ah, logico: il test per vedere se il programma funzionava a dovere era proprio la ricerca: “Madonna”. Se venivano fuori risultati, allora c’era gente (e potevi cercare le altre cose che volevi)… se no, meglio lasciare perdere.

  2. Parli ovviamente di cose ben conosciute per me.
    Devo scrivere del mio smartphone e questo articolo capita a proposito.
    Ci sono periodi che col telefono sento solo persone che non voglio sentire ed allora lo odio, altri invece che sono contento di averlo.
    In ogni caso baratterei la possibilità di contattare ed essere reperibile sempre con vivere su una spiaggia senza poter sentire nessuno senza problemi.

Si!?

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