Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 9]

Sembra strano, lo giuro, a volte mi sembra una cosa persino impossibile. Ma questi trenta giorni con Cineclan stanno andando oltre al semplice scambio di email: siamo di fronte ad una conversazione vera e propria. Siamo ai due opposti dell’Italia e sembra che, ogni giorno, prendiamo il nostro treno/aereo/teletrasporto… ci incontriamo, scriviamo questo dialogo e poi, alzando una mano mentre ci voltiamo, prendiamo il treno e scappiamo fino al giorno dopo.
Così, dal nulla, nascono le idee.
Così, dal nulla, Cineclan parte con l’idea di parlare di CASA.
E io provo a seguire.

WELCOME TO OUR NIGHTMARE
GIORNO 9 – HOME SWEET HOME

Sai, parlando del mare mi ha colpita una delle tue ultime frasi… “Ritornare fra queste montagne, seppur non strette, ha un solo significato: tornare a casa…” Ma cosa vuol dire davvero “tornare a casa”? Cos’è “casa”? E non parlo di quattro mura o di un indirizzo su un documento d’identità… Parlo di un posto che sia nostro, un posto dove poterci spogliare dell’armatura e essere finalmente nudi, finalmente noi. Un posto dove riposare senza paura, senza incubi. Esiste davvero un posto così? Perché, come canta Kim Richey, “It’s not hard to see anyone who looks at me/Knows I am just a rolling stone/Never landed any place to call my own/To call my own”.
Faccio fatica a dire casa nel suo senso più pieno, più profondo… E’ sempre stato così… Vivere con un piede qui e l’altro nelle diverse città dove ho vissuto. Se ero lì, chiamavo questa casa; se ero qui chiamavo l’altra casa. Mai le idee chiare, mai un’unità granitica nello spazio. Sempre divisa, sempre in bilico, sempre irrequieta e inquieta. E anche ora che oramai sono tre anni che vivo (di nuovo) stabilmente qui, non riesco a dire “casa” con quella sicurezza che dovrebbe avere.
Perché c’è sempre quel tarlo nella mente, quel pensiero fisso di andar via, trasferirsi di nuovo, ricominciare da qualche altra parte alla ricerca del proprio posto del mondo. Forse è per questo che faccio il mio lavoro. Sono la ragazza con la valigia. La ragazza che oggi è qui e domani chi lo sa. La ragazza che chiama casa camere d’albergo di dubbio gusto. La ragazza che chiama casa bungalow in campeggi fuori stagione. La ragazza che riesci a sentire per telefono… E non è sempre detto che ti risponda. La ragazza talmente stanca da addormentarsi vestita. La ragazza del qui e ora, perché il domani è sconosciuto. Il domani è una massa confusa di idee, progetti, sensazioni. E allora godiamoci quello che abbiamo ora, quello che possiamo toccare con le dita e osservare con gli occhi velati di pianto. Perché non è detto che “casa” sia un luogo. Potrebbe essere anche una sensazione, un desiderio, una volontà di essere. Potrebbe essere la realizzazione di un sogno. Potrebbe essere il calore di un sorriso o la tua mano che si perde nella calda mano di un altro. Casa potrebbe essere vedere il proprio nome nei titoli di coda di un film che ci ha cambiato la vita, perché, ricorda, che i film per chi li fa sono parentesi di vita, mondi paralleli a quello vero dove tutto può succedere. Dove ti addormenti con un mal di testa da urlo e vorresti solo che qualcuno si sieda al bordo del tuo letto per leggerti Il Signore degli Anelli ad alta voce. Casa potrebbe essere solo l’abbraccio di qualcuno che ti ama e che col silenzio di quel tepore ti sussurra che andrà tutto bene e che non sei più sola per il mondo a cercare qualcosa di tuo.

There’s a life inside of me
That i can feel again
Where i’ve never been
It’s the only thing that takes me
I don’t care if i lost everything that i have known
It don’t matter where i lay my head tonight
Your arms feel like home
Feel like home

—-
Adesso, perdonatemi, tocca a me
—-

Mi chiedi: cos’è casa? Uso spesso “mi sento a come a casa mia“, una cosa ricorrente in certi luoghi. Mi sento come a casa quando parto e vado verso Nord, in città che amo. In cui mi sento a mio agio e, ovunque giri, mi sento come se non ci fosse un’incognita. Per molti è la definizione perfetta di noia, per me è relax totale. Perché posso muovermi in un contesto straniero tenendo il cervello spento. E, ti posso assicurare amica mia, che è una cosa che mi fa sentire in pace con il mondo.
Mi sento come a casa quando prendo la macchina e arrivo ad un concerto. Mi sembra di esserci sempre e l’adrenalina e la tranquillità pre/post­concerto è qualcosa che mi rilassa. Casa è quando ritorno dai miei per una visita. Quella è la casa in cui sono cresciuto, perciò è anche il posto che potrò sempre ritenere casa mia. Anche se, ormai da anni, non è più così. Anche in questo caso, come negli altri, la sensazione di casa è un fattore mentale. Una condizione dello spirito. A volte, per me, ritornare in quella casa (per un periodo limitato di tempo e come “governante” provvisorio) è l’equivalente di una vacanza. Solo per dire.
Casa, perciò, diventa quel posto in cui comando io. Non ci sono regole esterne, non ci sono visitatori non voluti, conversazioni che non voglio tenere o qualsiasi cosa fuori dal mio controllo. Quella è casa. A volte coincide con la casa fisica, l’appartamento in cui vivo attualmente, a volte è un concetto più astratto e può valere anche per un paio d’ore di relax in un parco. Nessuno intorno e perciò sono padrone di tutto quello che succede.
La possiamo chiamare mania del controllo? Non saprei.
Ma voglio sfidare chiunque a dire che casa sua non è il luogo in cui è, e con orgoglio, il despota assoluto della situazione. Dove può comandare senza riguardi della vita sociale. Senza remora alcuna.
Ecco, penso che questo sia il concetto di casa: un mix, equilibrato, di sensazione di benessere e dispotismo. L’equilibrio precario fra questi due fattori. Una condizione mentale che, solo a volte, coincide con una condizione fisica. Non sempre, infatti, casa propria la si percepisce come Casa. A volte è un posto diverso ad essere percepito come Casa, mentre casa propria è, e rimarrà, solo un’abitazione.

O old man, good god
Careful man of heaven
Keeper of storm clouds
Make misty weather
And create a tiny cloud
In whose shelter I may go
(Amorphis – ­ To Fathers Cabin)

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106 Replies to “Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 9]”

  1. L’ha ribloggato su CineClane ha commentato:
    Il bello di certe “conversazioni” è che ti portano a parlare di te come non avresti mai pensato di fare. Ti portano a “scoprirti”, perché sai di essere in una comfort zone, in un posto dove puoi smettere di indossare l’armatura,come la chiamo io… Insomma… “Welcome to our nightmare” è la mia psicoterapia e Zeus il mio analista…
    “Tell me that the bar is drinking
    And the lights are swinging in the smoke
    I’m a fool for conversation
    And I’ve got nowhere to go
    Driving on the Last Mile Home” (Kings of Leon)

    1. Grazie mille per le belle parole.
      Spero che ritornerai a farmi visita (e, di conseguenza, andare a scoprire anche il grande lavoro di Cineclan – la co-protogonista di questo “Welcome To Our Nightmare”).
      Stammi bene,
      Zeus.

  2. … un pergolato con il glicine, non del tutto fiorito ma il profumo si sente già abbastanza…
    due vecchie cassette della frutta, quelle di legno, oggi introvabili ( dannata plastica!!)… usate come tavolini/poggiapiedi… due sdraio di quelle a “uovo”… comode e avvolgenti, coperte da teli grezzi e colorati: Cine il tuo è principalmente rosso… con qualche riga azzurra qua e là… DiodiUnDio la tua postazione invece è coperta da un telo arancione e color sabbia…
    Vecchi barattoli della marmellata, puliti e usati come portacandela e vecchie bottiglie di birra alle quali è stato tolto il fondo e son diventate lanterne appese al pergolato
    tra di voi c’è una grandissima e vecchia ( strano eh?) bobina in legno usata come tavolino sul quale trovate un tagliere con del salame della zona e salsiccia secca, pezzi di formaggio di vario genere e un paio di torte salate, una di zucca e porri e l’altra di carciofi, maggiorana e parmigiano…. ( cazzo che fame!) il tutto con caro e amato vino rosso, di quello buono che scalda ( io direi un Nebbiolo, cantina Marchesi di Barolo)
    questo non è un aperitivo… e non è nemmeno una cena… questa è la perfezione dello stare insieme: la MERENDA SINOIRA ( leggere come si scrive)… inizia alle 17.30 circa e va avanti fino a quando le parole non finiscono, la musica non si ferma e le risate iniziano a mancare… e a giudicare dalle stelle… voi vi state divertendo un sacco…
    ( … e io in cucina spadello un paio di frittate perchè sembra ci siano ancora un sacco di risate da fare e parole da dire)

    1. Tati,come fai a trasmettere le emozioni (almeno le mie,non mi permetterei mai di parlare a nome del Dio qui presente) che animano le nostre parole? Il calore di casa,il calore di questo pergolato e del vino e delle sdraio e della notte…
      Ps. Non la conoscevo,ma mi piace proprio questa merenda sinoira…

      1. la merenda sonoira è una cosa tipica della zona… si confonde con l’apericena ( nome terribile e insensato… onomatopeicamente – comecazzosidice?- orrendo) e invece ha proprio un’altra idea di base… è il tirare per le lunghe il chiacchierare… e lo stare insieme a bere e mangiare che diventano parte integrante dell’incontro… incontro che nasce per il semplice e genuino stare insieme…
        l’apericena è dei bar fughetti del centro città
        la merenda sinoira è delle osterie, delle cantine sociali o meglio ancora della spontaneità dei un pomeriggio a casa di amici…

      2. Io amo le osterie,le cantine sociali,i bar di periferia,i pergolati e la cucina di casa degli amici dove puoi anche toglierti le scarpe tanto nessuno ti giudicherà…

      3. psss… avvicicnati, ti svelo un segreto….
        sono capitata a casa di una sconosciuta, che era amica di amici che dovevo incontrare… io sono stata la prima ad arrivare… quindi:
        suono il campanello, mi presento, un bell’abbraccio e ” posso togliermi le scarpe che muoio?”… ecco… la mia migliore presentazione… 😀

      4. Mmmm… Più che altro una gran timido a che se per caso però fai sentire a suo agio… Ecco… Sono grezza come la nafta agricola 😀

      5. E poi non si dice anche “botte piccola vino buono”?
        ( sembro un’alcolista con nome e cognome… Sempre il vino in testa)

      6. Infatti era un ubriacone famoso… e che ubriacone. CI sono tanti che vorrebbero avere anche solo la metà del suo genio…

      1. ma tu SEI una persona perbene… proprio perchè continui a dire di non esserlo… poi… se vogliamo dirla tutta…
        io ci metto l’ambiente, la situazione… l’atteggiamento su queste poltrone è tutto in mano vostra 😉

  3. bello godersi la casa…………anche io ormai “ex-ragazza” con la valigia, dai 18 anni due a settimana, andata e ritorno, programmare la settimana, farà freddo, mi basteranno due pantaloni, azz mi sono dimenticata proprio quel libro fondamentale……….è difficile, dopo un po’ smetti quasi di sapere chi sei e giri, giri come una trottola.
    Che bravi siete!!
    (anche oggi penso che Penny possa capirmi 😉 )

Si!?

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