Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 7]

Sono passati sette giorni!
Una settimana insieme a noi, una cosa incredibile. Ci siamo riusciti. Non pensavo di riuscire a scrivere neanche un post, invece sono riuscito (con una costanza d’altri tempi) a scriverne ben 7 di seguito… Quando si dice: essere spronati. Cineclan ha puntato forte questa volta, mi ha sfidato con un tema: Il Silenzio. E io mi sono messo all’opera, da scribacchino quale sono.
Lo ammetto subito: Penny ne esce vincitrice con un post emozionante. Io sono il solito minchione.

WELCOME TO OUR NIGHTMARE
GIORNO 7 – DO YOU STILL REMEMBER THE SILENCE?

—–
Questa volta inizia Penny… Silence Is Needed!!
—–

When the silence beckons
And the day draws to a close
When the light of your life sighs
And love dies in your eyes
Only then will I realize
What you mean to me.

E la voce di Cavanagh che dona sempre un tono soft porn ai miei viaggi in treno quando lo shuffle decide di farmi gli scherzoni quando meno me l’aspetto. Che poi, in fin dei conti, per essere una logorroica senza macchia e senza paura, a me il silenzio piace tantissimo, soprattutto perché il silenzio in senso assoluto non esiste. Non esiste l’assenza totale di suoni, rumori, voci. C’è sempre un sussurro, un sospiro, un singhiozzo, un battito di cuore, un frinire di cicale nella nostra vita. Anche ora che sono in silenzio in camera mia a scrivere queste battute senza capo né coda non c’è davvero silenzio. C’è la pioggia che batte forte sui vetri della finestra, c’è il rumore delle auto e il chiacchiericcio della gente per strada. C’è il fruscio della televisione in cucina. C’è il ticchettio delle mie dita sulla tastiera. E allora cos’è davvero il silenzio? E’ una condizione dell’anima. E’ l’essere in contatto con la parte più profonda del nostro io. Il silenzio è quel piacere a volte perverso di svegliarti lentamente quando sei sola. Quando hai davanti un caffè bollente e stenti a ricordare il sogno che stavi facendo fino a pochi istanti prima. Il silenzio è il piacere di fumare una sigaretta guardando la pioggia che cade. Il silenzio è quel attimo eterno prima di un bacio. Il guardarsi negli occhi e il sorridere imbarazzati. E’ chiedersi senza parole chi farà il primo passo. Il silenzio è starsene in due seduti su un divano a sfiorarsi le mani con la punta delle dita, perché quel solo contatto basta a raccontare un bisogno che trascende la carne e la mente e le parole. Il silenzio è amarsi senza bisogno di parole, perché, si sa “le parole sono fonti di malintesi”, ma i silenzi… I silenzi parlano e dicono le cose come stanno senza troppi giri, senza troppe menate. I silenzi sono gli arrivi e le partenze di una vita. Sono il peso specifico dell’anima e dei corpi. Sono il peso specifico del nostro essere nel mondo. Perché il silenzio, come il corpo, come la carne, non mente mai. Il silenzio è l’addio e gli strascichi di orgoglio e rabbia e rancore. Il silenzio è la presenza discreta e pregnante di quello che non c’è. Il silenzio sono i respiri e l’eco di Us and Them dei Pink Floyd. Il silenzio è Shine on you crazy diamond. Il silenzio è l’attesa della meraviglia, quel brivido sulla pelle che colpisce aree sconosciute del tuo cervello e ti fa socchiudere gli occhi e battere il cuore con una velocità sincopata. Il silenzio è d’oro “and in the naked light I saw ten thousand people, maybe more, People talking without speaking, People hearing without listening, People writing songs that voices never share“…

—-
Ho quasi il terrore di dover scrivere io qualcosa… 
—-

Il silenzio lo cerco, ma lo evito con la stessa forza. Il mio silenzio è racchiuso nel turbinio di musiche senza soluzione di continuità. Il mio silenzio è la dentro, nel casino più assoluto. Perché come dici te: il silenzio è una condizione dell’anima e non una condizione esterna. E io, in quel magma sonoro, trovo tranquillità e pace. Un silenzio molto, ma molto, particolare. Anche adesso che, come da diverse settimane, sto ascoltando i Type O Negative che cantano “Are you afraid / afraid to die? / Don’t be afraid / afraid to try / Are you afraid / afraid to die? / Don’t be afraid / of suicide” (Are You Afraid?) e a cui seguono versi come “Yeah, I feel something pulling me down / It’s forcing me between myself and the ground / Of all the nightmares that ever came true, / I think that gravity is you” (Gravity) io sento silenzio.
Tranquillità.
Molta più che se ci fosse un silenzio di tomba in tutta la casa e ti dirò, a volte, in certi precisi momenti, si sente solo il mio respiro in queste mura. Non ho sempre voglia di sentire il silenzio. Perché, a volte, urla in maniera fastidiosa. E allora cerco pace nel caos e nel turbinio di suoni.
Se lo chiamassi scappare sarebbe meno importante?
Se lo chiamassi fuga me ne faresti una colpa?
Il silenzio me lo ricordo in sporadiche occasioni. L’alba sulla spiaggia, i piedi nella sabbia, seduto su un pedalò tirato a riva e la testa appoggiata alle mani. Il silenzio mi ricorda un cielo scuro sopra un parco e la sensazione che qualcosa deve finire perché non potrà mai andare in maniera diversa.
Il silenzio era la sconfitta o cullava una nuova vittoria?
Questa è una vera differenza o è artefatta?
Il silenzio è il ritorno a casa dopo un concerto, il momento in cui scendi dall’auto calda, con il sole che incomincia a fare capolino e tu sei stanco, tramortito dopo ore ed ore di guida ma con un’adrenalina latente che non ti farà dormire e sai, dannazione se lo sai, che tanto anche con la testa sul cuscino non ti addormenterai subito.
Ma sono sempre silenzi parziali, frammenti passeggeri, più leggeri dell’aria e smettono di essere “silenzio” appena qualcosa ne turberà la morbida inconsistenza. L’unico silenzio in cui posso immergermi completamente, quello più pieno e rilassante, è quello che mi da la musica.
Mi immergo, come quando metti la testa sotto l’acqua, e ne ricavo la pace che desidero.

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27 Replies to “Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 7]”

  1. L’ha ribloggato su CineClane ha commentato:
    Il primo traguardo l’abbiamo raggiunto… Chi avrebbe scommesso che saremmo arrivati indenni e senza mancare un colpo alla prima settimana? Nessuno… Io per prima, perché sono incostante e incoerente e la donna dell’ultimo minuto!
    E invece eccoci qui, splendidi splendenti nel nostro (poco) silenzio…
    “Per me la più piccola parola è circondata da acri ed acri di silenzio, e perfino quando riesco a fissare quella parola sulla pagina mi sembra della stessa natura di un miraggio, un granello di dubbio che scintilla nella sabbia.” (Paul Auster)

  2. mi piaccio i locali, le feste quell’attimo prima della chiusura, della conclusione…. quel momento in cui le stanze si svuotano e resta chi quel mondo lo tiene in piedi…
    sono le sette di una domenica mattina, in questo pub di provincia passa un sacco di gente, clienti abituali e non … passa gente di tutte le forme… ci sono quelli che arrivano per la colazione dopo la nottata in discoteca, quelli che arrivano da qualche festa della birra e ci sono quelli che ci passano la serata… vanno e vengono, come tornassero a casa a cambiarsi per continuare la serata.
    Il locale è ricavato in un palazzo storico del centro di questo paesino… i soffitti a volta, le pareti che si scrostano per l’umidità contro la quale non si riesce a combattere, allora il proprietario ha deciso di lasciar perdere…
    Ci sono un po’ di sale ma è quella a fianco del bancone ( in stile inglese) è la regina del pub…
    tavoli in legno incisi da generazioni di chiavi ( ” bastardi” direbbe il proprietario).
    Sul fondo della sala “grande” c’è un piccolo palco, rigorosamente in legno così come le pareti che lo circondano… lì… siete seduti, ai due lati opposti del tavolo ma posizionati di fianco, chiacchierate quasi sottovoce… e io, mentre passo lo straccio sul resto dei tavolini, non posso fare a meno di guardarvi di sbieco… siamo in chiusura ma non mi va che andiate via… quindi pulisco con calma, un pezzo per volta… e all’ultimo giro vi porto altre due medie…

    1. Le due descrizioni, Tati, sono sempre eccezzionali.
      Mi piacciono molto, rendono l’atmosfera del post diversa, molto più “intima”, molto più “terrena”. Ecco, terrena. Non è più una conversazione via email, ma una vera e propria chiacchierata.

      1. mi fa piacere ( perché ho sempre un po’ paura di infilarmi troppo… ma non riesco a farne a meno)… ci tengo a dire che è veramente il posto dove ho lavorato e fatto mattina per un sacco di anni… ed eravate tra i miei clienti preferiti! 😀

      2. tutte le volte che volete
        io però ho imparato a “spillare alla tedesca” ( così m’hanno detto e io mi fido)… quindi non azzardatevi a chiedermi una birra senza schiuma…

      1. io non lo so… immagino, tanto e a volte troppo, voi siete…. chettelodicoafare… siete indescrivibili e io prendo quello che mi passa nell’anima…

      1. Ho avuto salamura, ma mi sono salamato bene le mie carte. Spero di salamare bene anche nei prossimi articoli… se no, cazzo!

  3. Il silenzio come tranquillità e pace? Il silenzio “vero” è troppo sincero e brutale (appunto) per farmi stare bene. La tranquillità e la pace la posso trovare non nella musica (che cerca di ferirmi), ma solo in qualcosa che richieda una concentrazione tale da farmi dimenticare che sto vivendo…

    Ehm, scusate se non avevo ancora commentato, siete bravissimi e l’idea di questa collaborazione è geniale, e la riempite di spunti interessanti, solo che io ho così poco da dire che… ecco infatti.

    Ehm [nasconde la faccia con le mani]…
    Ogni bene

    1. Perciò, posso desumere, che per te il silenzio deve essere portato da qualcosa di simile ad una meditazione?
      Ti ringrazio per i complimenti… e, come ho già detto 1000 e una volta, non credo assolutamente che ha poco da dire.

      1. Così l’avevo messa io:

        E’ sempre così,
        non è vuoto il silenzio:
        si riempie di noi.

        Questo per quanto riguarda il silenzio vero e proprio: se convivi abbastanza bene con te stesso puoi apprezzare il silenzio, altrimenti può farti molto male.
        Il senso di tranquillità e pace, che tu trovi nella musica, io lo posso trovare non nella meditazione ma nella concentrazione, in un lavoro che devo svolgere impegnando il più possibile il cervello e il meno possibile l’anima: in quel momento io “sono” il mio cervello e non mi rendo conto di esistere. Chissà se sono riuscito a essere comprensibile…

Si!?

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