Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 5]

Questa volta il tema si adatta bene alla giornata. Il lunedì è sempre una giornata difficile, lo sappiamo tutti. Anche se molti fanno gli stoici e ti fanno presente che, in qualche modo, la settimana deve partire. Il realismo contro la sofferenza da inizio settimana. Ecco perché la pioggia, quella dannata pioggia che ti blocca in casa o che ti bagna quando stai aspettando invano il bus, è il tema della giornata.

WELCOME TO OUR NIGHTMARE
GIORNO 5 – THIS IS (NOT) NOVEMBER RAIN

Questa volta è la mia amica Penny di Cineclan ad aprire le danze! Perciò gettatevi a capofitto nelle sue parole, perché vale la pena di prendersi qualche minuto per leggere quello che ha da dirci!!

Hai mai provato a startene in piedi sotto la pioggia? Non dietro i vetri della finestra, in casa al calduccio, così son bravi tutti. No, proprio sotto la pioggia. Sentirla battere sul viso. Sentirla scivolare tra i capelli. Sentirla intrufolarsi tra i vestiti per toccare la pelle. La pioggia che nella mia mente malata è la condizione del blues. Le partenze, gli addii, gli abbracci, i baci, l’amore, tutto ha un altro sapore sotto la pioggia, perché ti spoglia la pioggia. E’ acqua la pioggia. E’ vita la pioggia. Ok, facciamo un esempio. E’ un po’ un chick flick moment, ma nevermind… Dicevamo? Ah, sì, l’esempio. Orgoglio e Pregiudizio, 2005, con Keira Knigthley e Matthew Macfadyen (non all’altezza della miniserie BBC del 1995 con Colin Firth, ma al guilty pleasure non si comanda)… La scena in cui Elisabeth e Mr Darcy dichiarano di amarsi, ma lo fanno talmente male da mandarsi bellamente a fare in culo romanticamente (https://youtu.be/_b3chgSDB54). Anche la vecchia zia Jane a volte non le mandava a dire a nessuno, ma non è questo il punto. Qual è il punto? Il punto è che quella scena senza pioggia sarebbe stata angst ma NON così angst! L’angst è connaturato alla pioggia. La pioggia è angst. Che sia un temporale estivo o l’acquazzone di metà novembre, la pioggia ti porterà sempre a viaggiare su binari di quieta e pensosa malinconia. Lo dicono anche i CreedenceI want to know, Have you ever seen the rain?/I want to know, Have you ever seen the rain coming down on a sunny day?”… Ovvero, in una traduzione che fa sembrare meno inutile la mia laurea in scienze delle merendine, la pioggia quando cade picchia duro, perché quando si accanisce sembra non voler smettere mai, sembra voler coprire tutto e inghiottirci. Sembra voler riappropriarsi di ciò che è suo. Di ciò che gli appartiene. La Terra è composta per il 70% di acqua, l’essere umano è principalmente fatto di acqua e allora la pioggia sembra dire “ok, prendiamoci anche il resto…” E la pioggia si prende tutto quando cade. Si prende il sole, si prende la terra, si prende la musica. Si prende l’anima. Dai vicoli di Napoli di Pino Daniele che ci ricorda che “tanto l’aria s’adda cagna’” ai cari vecchi capelloni Rokes con quello spiraglio di luce tra le nubi e “la pioggia che va e ritorna il sereno”. Dalla pioggia di novembre dei Guns’n’Roses a quella viola di quella vecchia ciabatta di Prince che poi, pensandoci, a me fa sempre ridere, perché lo associo a Pietro Scamarcio a Teledurazzo, giusto per ribadire la mia natura cazzara e bipolare e la mia infanzia ai limiti del disagio esistenziale! La pioggia si è presa anche una delle nostre prime conversazioni, quando mi facevi notare che in Sons of Anarchy non piove mai. E la pioggia si è presa anche un pezzo di cuore e di adolescenza di questa nostra generazione senza radici, senza ombrelli, esposti senza riparo alle tempeste della vita, bruciati dal sole della precarietà esistenziale quando ci ricorda che “non può piovere per sempre”…

We walked the narrow path,
beneath the smoking skies.
Sometimes you can barely tell the difference
between darkness and light.
The truest test is when we cannot,
Do you have faith
in what we believe?
when we cannot see.

——
E dopo le parole della mia amica Penny, ecco il sottoscritto
—–

Amica mia, tu mi chiedi se son stato sotto la pioggia. Quella vera, quella che la senti arrivare direttamente alle ossa e non fermarsi sui vetri o sull’ombrello. Ti rispondo di sì. Mi ricordo ancora la pioggia incessante, fredda nell’aria ancora calda dell’estate, durante un torneo di calcio nel mio paese. Mi ricordo il campo di terra rossa, avevano messo anche terra dei campi da tennis, diventare un’estesa pozza di fango rossobruno. Noi a correrci sopra, rincorrendo palloni e cercare di vincere una partita. Io giocavo ancora fuori, attaccante dalle prospettive limitate: tanta corsa e poco piede. Qualcuno lo descriverebbe un mediano. Altri, i più attenti, un portiere in potenza. Ecco, la pioggia era quello: mettere in mostra il fatto che “in potenza” ero qualcosa di meglio. La pioggia mi ricorda la Germania, le corse alzati sui pedali di bici scassone e con il freno a pedale (significa che per frenare bisognava pedalare indietro invece che schiacciare il freno) e giovinezza da vendere. Me la ricordo quella pioggia perché era straniera, era una “pioggia diversa”, meno comune per quanto sia un concetto completamente inventato e romanzato nella mia testa. Ma la pioggia non è sempre uguale, vero? Perché la pioggia fredda e dritta, grossa e rumorosa della mia zona non è la pioggia sottile, leggermente inclinata, indomita, delle giornate in Irlanda. Quella è una pioggia diversa, lo sai vero? Una pioggia che non ti bagna troppo perché sottile e quasi impercettibile, ma riesce a farti sentire freddo (diciamo ghiacciato) e, sul lungo periodo, completamente fracido.
La pioggia è quella fisica, ma anche quella di un ricordo specifico. Il suono di un temporale, le campane in lontananza e il tuono che elettrizza l’aria. Una pioggia così non poteva che portare alla nascita dei Black Sabbath (la band) e, in particolar modo, di Black Sabbath (la canzone). Quella è una pioggia metaforica, una pioggia che ti porterai dentro per molti anni. Meno fisica, molto più morale. Perché dalla pioggia fisica, dall’acqua che ti cola sui capelli e ti brucia gli occhi dall’inquinamento, è semplice da togliere: basta un asciugamano e sei a posto. Ti cambi le scarpe distrutte dalla pioggia e dall’usura e ti senti meglio. Ma quella pioggia di Black Sabbath cambia un mondo, il mio mondo almeno. Significa passare dall’essere all’oscuro di un mondo a essere nell’oscurità di quel mondo. E, soprattutto, trovarcisi bene.

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23 Replies to “Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 5]”

  1. Non mi sembra vero di aver messo nello stesso post Orgoglio e Pregiudizio,Il Corvo,i Creedence e Pietro Scamarcio! 😆
    Ps. Il mio treno ha ben mezz’ora di ritardo… Ti lascio immaginare le bestemmie…

    1. Sei stata bravissima davvero!! Sono d’accordo che la scena migliore di orgoglio e pregiudizio è quella della pioggia, lei che si dondola sull’altalena e non sai se è acqua o lacrime. Ma quanto era bello lo sceneggiato della BBC??? Colin con la camicia bagnata?? 🙂

  2. Adoro la pioggia, anche se ultimamente i temporali mi fanno mooooolta paura…
    la pioggia, lava, pulisce … e nasconde, all’occorrenza tutto e tutti
    Adesso aggiungerei….Posso?… eh… posso?… se non posso decido che posso ugualmente…
    porticato di casa in campagna… prati davanti e alberi secolari in lontananza, di quelli che non possono esistere senza un’altalena legata al ramo più grande…
    piove a dirotto ma non fa così freddo… probabilmente un temporale estivo… non fa freddo ma si sta benissimo al riparo…
    sotto il portico Cine sei su un dondolo, di quelli attaccati al soffitto… di legno bianco/grigio… con un cuscinone logoro ma comodissimo…
    DiodiunDio sei sua sedia a dondolo di vimini… con i piedi appoggiati ad una cassetta di legno ( forse del vino, forse della frutta…
    in mano due tazzoni di vino caldo…
    ( questo per dire e ripetermi senza sentirmi monotona… che mi piace un sacchetto questo appuntamento!)

    1. Le tue immagini di questa chiacchierata sono stupende. Una volta o l’altra dovresti raccoglierle e inserirle in un post: La chiacchierata fra Cine e Zeus. Scatti d’autore.
      O cosa simile.

      1. ( ‘rosisco)… son contenta piacciano… ma io non faccio altro che raccogliere quello che vedono gli occhi nella testa 😉

      2. Raccogli bene, non preoccuparti. Mi piace questa cosa, danno un tocco in più alle nostre chiacchierate. Giuro. Mi piacciono.

  3. L’ha ribloggato su CineClane ha commentato:
    La pioggia è uno stato esistenziale… E’ angst, ecco perché io mi ci trovo bene… E Zeus, da bravo martire, mi asseconda nei miei deliri assurdi… Lui è molto più bravo di me… E si vede…
    “Se qualcosa non va per il verso giusto, devi sforzarti di farcela andare. Se pensi che potrebbe piovere, alla fine pioverà.” (Clint Eastwood)

Si!?

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