Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 4]

Sguardi ad Est. Sguardi ad Ovest. Nello spazio di un rapido movimento di testa, ecco che arrivano culture, storie, emozioni differenti. La Russia fredda, l’Orso comunista, le tragedie e la grande ricchezza da un lato, l’America giovane, dai mille volti e dalle mille contraddizioni dall’altro.
Noi, Cineclan e il sottoscritto, abbiamo guardato verso Ovest per un motivo. Troppi film, troppa musica e letteratura ci è arrivata dall’Ovest, dall’America. Troppa ispirazione per non dire: “ok, questo è un argomento su cui parlare”.

WELCOME TO OUR NIGHTMARE
GIORNO 4 – WE ALL LIVE IN AMERIKA

Ci si divide parlando di America.
C’è chi è contro. C’è chi è pro. C’è chi vorrebbe viaggiare sulle sue infinite strade, c’è chi ne deride il consumismo spinto all’eccesso e le contraddizioni più che evidenti. Il bianco, rosso e blu, come quella stucchevole canzone dei Lynyrd Skynyrd odierni. E io, i Lynyrd Skynyrd, li adoro. Ma l’America è l’immaginario di una fuga, di una terra che ti dice: “potrai“… anche se poi, la promessa, rimane tale. La terra in cui, anche il più povero, il più derelitto, ha il sogno di pensare: “se succede qualcosa, potrei diventare…“. Prima di morire su un marciapiede ghiacciato nel mezzo di una tormenta di neve. Perché in America, anche i fenomeni atmosferici, sono enormi. Da noi c’è il vento, da loro uragani e tornado. Da noi la neve, da loro una tormenta di neve così grande da bloccare città e Stati. Noi un rogo. Da loro brucia tutto. Sono l’eccesso e sono anche, sotto certi aspetti, più umili. Perché non tutti vivono nei grandi grattacieli di New York o Los Angeles o Chicago. Ci sono anche quelli che vivono in un cazzo di paesino sperduto fra il nulla e l’orizzonte e vivono in roulotte, mangiando fast food e rincoglionendosi davanti alla televisione sognando un futuro migliore. Il quale, a loro insaputa, gli ha già voltato le spalle.
Sono i grandi sogni e le grandi delusioni. Il puritanesimo e gli Amish e, poco distante, la capitale del gioco d’azzardo e quella vecchia puttana morente (con affetto incondizionato) di New Orleans. Il santo e il peccato. La golosità, come gli ideali, è estrema: anche gli appetiti sono proporzionati ai sogni. Più piccolo il sogno, più grande è l’appetito.
I sogni sono le note del blues e del gospel che escono, sanguinando, dalle ferite della terra causate dall’aratro. Un monito costante. Un ricordo mai completamente cicatrizzato. Un dolore mal sopportato. Un passato che non si vuol ricordare per procedere, a rotta di collo, verso un futuro dalle gambe fragili, un atleta senza fiato e dopato. Perché il passato è importante, ma così anche il futuro. Ed ecco le fondamenta poco profonde, sempre sul punto di farti dire: “si torna in sella! Preparate il carro che si va ad Ovest“.
Noi abbiamo fondamenta profonde, radici millenarie, storie e traversie così controverse da essere affascinanti. Loro hanno la giovinezza e la sfrontatezza di venircelo a dire. Di gonfiare il petto non consci di un passato e di errori già commessi. Perché quando sei, o ti senti, la calamita intorno a cui gira il mondo, la prospettiva (tempo-­spaziale) diventa una foschia incomprensibile. In una terra dove tutto è più grande, dove i sogni sono enormi… anche gli errori sono proporzionati. Non possono essere da meno. E dagli errori nascono altre possibilità.
Dove i sogni sono immensi, anche gli incubi sono enormi e perciò dove troviamo le battaglie per i diritti civili, troviamo anche i serial killer. Dove c’è un Dio grande, buono e comprensivo per tutti, troviamo migliaia di indiani massacrati.
Perché anche se sei, o ti senti, il centro caldo del mondo, in fin dei conti la storia ha una sua ciclicità. E questo, anche per qualcuno proiettato nel futuro, è una piccola ancora di sicurezza.

—-
Ladies & Gentleman, please welcome… Cineclan.
—-

Fai come me, Zeus, i Lynyrd Skynyrd ricordali per “Sweet home Alabama”, “Free bird” e la nostra “Simple Man”… Il resto dimenticalo, fingi che non esista. Trattieni i ricordi belli e dimentica quelli brutti. Tieni le cicatrici, ma strappa via la crosta. Pensa a Dillon, Texas, e a una quarantina di ragazzi che corrono sotto la pioggia nel fango. Pensa allo skyline di New York e a quel buco nero che l’ha cambiato… Pensa al finale di “Gangs of New York” e alle mani che hanno costruito l’America. Mani come le mie. Mani come le tue. Mani che toccano, sussurrano, vivono. Pensa ai nazisti dell’Illinois e a “Sweet home Chicago”. Pensa a Seattle e non a Meredith Grey, ma a camicie da boscaiolo e a una “Heart­-Shaped Box” e al timbro inconfondibile di Chris Cornell e a Layne Staley che prega “Down in a hole and I don’t know if I can be saved/See my heart I decorate it like a grave./You don’t understand who they/Thought I was supposed to be. /Look at me now a man/Who won’t let himself be”.
Pensa alla Louisiana e a Solomon che canta “Roll Jordan Roll” prima tra i denti e poi a piena voce su una fossa comune. Pensa alla Louisiana e a quella vecchia puttana morente (come la chiami tu) di New Orleans. La città creola, la meticcia, la
bastarda. La città francese e americana. Bianca e nera. La città del jazz e del blues. La città del Mardì Gras e dei vampiri e delle streghe della Rice. La città dove i tram si chiamano desiderio e gli uomini urlano alle stelle. La città spazzata via ma ancora lì, fiera e indomita. “Gli dèi tenevano d’occhio New Orleans. O così sembrava. In che altro modo questa storica città costruita sotto il livello del mare, questo splendido gioiello incastonato in una palude, era sopravvissuta? Sopravvivenza. Della specie. Dei più forti. Dell’io. Una reazione istintiva a combattere per la vita. A rimandare colpo su colpo.” (Erica Spindler)
Perché New Orleans non è donna, è femmina. E’ primordiale. E’ arcaica. E’ magica. La città voodoo. Con un piede in Paradiso e l’altro all’Inferno. E’ la femmina nuda nella sua abbagliante purezza. E’ la fierezza del passo sicuro di sé. E’ la voce roca e bassa di Janis Joplin che ti dice in soldoni “puoi venire qui e fottermi, possiamo godere insieme, ma sei solo l’uomo di una notte, domani io andrò avanti… Prendere o lasciare”. E non ti chiedo neanche scusa per il turpiloquio, perché New Orleans (e Janis) sono così, un po’ come me… Prendere o lasciare. E se proprio vuoi sapere cos’è davvero l’America guarda una puttana che scende da un mostro metallico di progresso su rotaie e sorride alla vita appena giunta a Sweetwater… Quel sorriso ignaro che il destino si è appena preso gioco di lei… Quel sorriso che si apre come lo sguardo su quella città in costruzione… Quel sorriso che pensa solo che Sweetwater sarà proprio una bella città…
E ricorda che anche Jill viene da New Orleans…

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38 Replies to “Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 4]”

  1. L’ha ribloggato su CineClane ha commentato:
    E mentre qui fiocca la neve, Zeus e io guardiamo a Ovest e a grandi spazi aperti, alle praterie, ai grattacieli, al Mardì Gras e al sogno americano… Quel sogno che ha alimentato la nostra musica, i nostri film e i nostri libri…
    “Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.” (Philip Roth, Pastorale Americana)

  2. Ecco… E oggi siete almeno in due posti diversi a chiacchierare!
    Come ogni cosa anche l’America ha i suoi pro e i contro… Ed essendo gigante anche le cose belle o brutte che genera possono essere enormemente incantevoli o terribilmente orribili 🙂

  3. …. eccovi arrivare insieme… chiacchierando, a bordo di una splendida Volvo Polar, blu scuro…parcheggiate nel piazzale polveroso di questo bar unsaccoamericano, bancone di plastica e acciaio… vi mette al bancone sugli sgabelli alti… ridendo continuate a chiacchierare, ordinate due frappè, cioccolato e menta uno e vaniglia e caffè l’altro ( decidete chi prende cosa)… subito dopo vi portano due bottiglie di birra che afferrate al volo quando uscite…
    l’aria è primaverile, tardo pomeriggio…
    risalite in macchina e dopo una strada lunga, che pare interminabile fermate di nuovo la macchina vicino ad una collina, ed è qua che continua la vostra chiacchierata… sotto un ciliegio enorme… mentre arriva la sera e l’erba, leggermente alta si muove….
    ( spero vi piaccia) 😀

    1. Ottima idea.
      A parte che non sono un fan del frappé (ahahahahah, che spaccaballe) perciò mi prendo due birre e poi lascio guidare Cineclan, se no finiamo nei casini prima di iniziare a chiacchierare 😀

      1. ‘spetta… senti questa:
        ” DIOdiunDIOO!!, prendi quel cazzo di frappè e butta giù! tu fai i dialoghi io la sceneggiatura e la scenografia OCCHEI!?!?” … e mi risiedo sulla mia seggiola….
        ;D

      2. Sarebbe una cosa incredibile.
        La classica scena da serie tv, con i due matti che spaventano i pazzoidi rinchiusi in cella XD

    2. Certo che mi piace!!! *-*
      Per i frappè io scelgo vaniglia e caffè… Anche se sta cosa che non posso bere perché guidatore designato non mi sconfinfera…Un po’ per uno,Zeus, altrimenti rischiamo di rifare “Paura e delirio a Las Vegas” XD

Si!?

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