Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 2]

Non ci credevamo nemmeno noi. Non all’inizio almeno. Ma dopo il primo articolo, il secondo è arrivato come niente. Non abbiamo neanche avuto modo di pensarci che il tema ci ha picchiettato leggermente sulla spalla dicendoci: “scrivi”.
E noi l’abbiamo fatto.
Secondo giorno in compagnia di Cineclan e Zeus.

WELCOME TO OUR NIGHTMARE
GIORNO 2 – ELEGY FOR A TRAIN

Ho dei fondati sospetti che Aspettando Godot sia, in realtà, una trasposizione dell’ansia esistenziale che ti assale quando entri in una stazione e ti siedi su una panchina e dici: “ok, fra 10 minuti arriva il treno”.
Ho visto persone morire di vecchiaia mentre aspettavano. Tempi biblici che neanche un’epica storia come l’Iliade o l’Odissea avrebbero potuto descrivere. L’ansia che ti assale mentre aspetti ti fa capire che la vita è corta e che il tempo, nonostante tutti dicano il contrario, in realtà non passa.
Eddie Vedder, ad un certo punto di I Am Mine, canta “I know I was born and that i’ll die, the time in between is mine. I am mine“. Al che, rapportato all’attesa sfibrante nelle stazioni, ti fa capire il suo ruolo di privilegiata rockstar che va in giro in macchina o limousine o aereo e non deve prendere un fottutissimo treno per fare X chilometri. Perché la questione è sempre la stessa: se paragoni le attese ai kilometri che dovresti fare a piedi, a volte l’idea, balzana, di prendere la voglia e fartela a piedi ti viene anche eh! Solo che c’è qualcosa di particolarmente attrattivo nei treni. Lo dico sottovoce, se no c’è il rischio che, con il culo che mi ritrovo, la prossima volta mi ritrovo ad aspettare finché non divento un vecchio pensionato demmerda e incomincio a mettermi in fila alla biglietteria inutilmente. Dicevo, c’è qualcosa di particolarmente attrattivo nei treni. Attrazione che deriva dall’idea, forse romantica, di sedersi nel ventre metallico di questo enorme serpente su rotaie e farsi trasportare verso un orizzonte che, in certi casi, non si era messo in preventivo. Sul treno si vede l’umanità (con i suoi pro e i suoi, molteplici, fastidiosissimi, contro) e si vede il paesaggio da un punto di vista diverso. L’idea romantica dei vecchi trovatori, dei cantastorie nascosti nei treni merci sulle ferrovie americane: Guthrie et similia. O l’idea che, se saprai muoverti con la dovuta cautela, troverai dall’altra parte del sedile una storia non raccontata o che è solo in attesa di  esserti svelata. Un novello Burroughs o un Kerouac che ti porteranno a compiere un viaggio nel viaggio. Forse questa è l’aspettativa. Forse è solo il mio pensiero. Il treno ha quest’aura di un congegno di un’altro secolo (per quanto esistano treni ad alta velocità e TGV capaci di infrangere ogni limite…) e perciò un fascino d’altri tempi. Perso con la modernità e sotterrato da sporcizia, ritardi e di tutto e di più. Ma è dietro la lente scura, dietro la cortina c’è sempre l’idea di montare su un treno (il Transiberian Express o l’Orient Express) e viaggiare verso una meta sconosciuta. Perché quello era il viaggiare antico, lento, a contatto con altri diversi da te. Idea romantica? Sicuro. Adesso il treno è solo in ritardo e spesso, sfortunatamente, sporco. Ha perso qualcosa, ci ha fatto perdere qualcosa. Ci ha tolto un piccolo sogno recondito. Ci ha lasciato minuti ad attendere, panchine usate come letti e briciole di pane su giornali. Ci ha lasciato ricordi di nuvole di fumo bianco che salgono da macchine scure come la notte, il rumore della pala e del carbone, le tende negli scompartimenti e il tè con il latte alle cinque del pomeriggio. Ci ha lasciato ricordi e minuti da raccogliere da terra.
Bella consolazione.

—–
Ah Cineclan, Cineclan. Io parto con i miei soliti svarioni e tu, in poche righe, condensi un’ansia esistenziale e una tranquillità quasi ultraterrena. Perché amare i treni è un amore non corrisposto. Amare la lentezza, l’odore, la gente… che popola i treni è essere pronti all’avventura.
Ladies And Gentleman, please welcome…. CINECLAN!
——

Tu scrivi “ricordi e minuti da raccogliere da terra” e io penso a “C’era una volta in America”, alla partenza di Deborah dopo l’unica serata (e lo stupro) con Noodles. Penso ai loro sguardi. Penso al silenzio che li divide mentre il fumo si dirada e lentamente il treno si muove, separandoli per sempre. Penso a quanto i treni rappresentino buona parte dei miei ricordi e delle mie bestemmie quotidiane. Penso a quel 1 luglio 1998, la prima volta in treno da sola: Intercity Milano­Lecce e
viaggio in corridoio. Penso ai treni persi e a quelli presi per il rotto della cuffia… O più volgarmente per botta di culo. Penso a quanta musica ho ascoltato… E a come l’ho ascoltata… Prima con le musicassette e poi con i cd per passare agli mp3… Durante l’ultimo trasloco ho ritrovato un porta cd con delle compilation a metà tra il nostalgico e l’imbarazzante! Perché le stazioni sono i luoghi dell’attesa, i treni sono i non luoghi tra il passato e il presente. La transizione. L’aspettativa e il desiderio. Lo star ferma pur muovendosi nello spazio. Tra spazi distanti e a volte inconciliabili. Io sono quella che potendo scegliere tra treno e aereo, sceglierebbe sempre il treno. Sonnecchiare tra un racconto e un altro di Carver. Sognare tra “I am the highway” degli Audioslave e “Nothingman” dei Pearl Jam. Svegliarsi di soprassalto con “A Few Good Men” dei Dropkick Murphys. Non sentire la pressione dell’essere reperibile h24… Tanto ci sono le gallerie e il cellulare non prende… Il treno è il piacere della lentezza. Il piacere di prendersi un tempo. Il tempo di vivere e di respirare. E non fa nulla se i treni sono in ritardo (ora siete autorizzati a mandarmi a fanculo quando mi lamenterò…), se spesso sono la versione mobile dello zoo con le gabbie aperte e gli animali sotto effetto di MDMA. Non fa nulla se abbiamo corso per prenderli, se li abbiamo visti partire lasciandoci a terra bestemmiando. I treni saranno sempre gli scrigni segreti di amori non corrisposti, amicizie finite, gioie che ti straziano il cuore e dolori che smuovono le viscere e si fermano in gola in quel magone che non può liberarsi in pianto, perché sei in un luogo pubblico e hai una cazzo di fottuta reputazione da mantenere.

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49 Replies to “Welcome To Our Nightmare – Cineclan & Zeus 30 days Calendar [Giorno 2]”

  1. Quanto sono fondati i tuoi sospetti su Aspettando Godot?
    Dite un mare di cose giuste e belle, quando non brutte. C’era una volta in America, il viaggio, la speranza la delusione, il furto della felicità.
    Oloturias!

      1. Io mi son dimenticato della materia del contendere dopo il primo messaggio… ma oggi ho la capacità mentale di un granchio.

  2. L’ha ribloggato su CineClane ha commentato:
    A quanto pare al secondo giorno ci siamo arrivati… Dovremmo riparlarne tra qualche giorno, perché si sa che io non sono proprio Miss Costanza 2016!
    Ecco perché mi affido a Zeus che mi mette sui binari giusti… Perché in fin dei conti stiamo sempre parlando di treni e io sono un’esperta sull’argomento… Faccio la pendolare di professione io e nei ritagli di tempo tra un treno in ritardo e l’altro faccio produzione!
    Quindi tutti a bordo del treno ZeusPenny 1601 delle ore 11.01 sul binario “Svarionare con lentezza”!
    Ps. Zeus dimostra anche di aver imparato a conoscermi con la semplice frase “ansia esistenziale”…

  3. io vi trovo magnifici… mi piace il treno è un mezzo lento, sporco, maltrattato e a spesso ti maltratta… ma è impagabile il tempo passato a farsi cullare, chiudere gli occhi, ascoltare musica o le chiacchiere degli umanoidi che ti ritrovi accanto… fare un viaggio in treno è come scriversi un romanzo nella testa e immaginare film interi…
    e devo dire che ci state bene a quel tavolino rotondo, con ancora su i cappotti, mentre aspettate i vostri viaggi e guardate fuori dalla vetrata alla quale vi siete seduti… sì sì… siete proprio belli da vedere…
    🙂

  4. Uff…Ce l’ho fatta! Per un pelo, stavo perdendo la coincidenza da CineClan, che pure era arrivata con un ritardo mostruoso, ma se annunciano il cambio di binario due minuti prima che arrivi e il binario è tipicamente dall’altra parte della stazione in mezzo a un formicaio impazzito di persone e trolleranti bagagli, due sono le cose: 1) scatto all’Usain Bolt e 2) non ti basta smettere di fumare, ti serve un polmone artificiale.
    Colpa di tiZ mi ritrovo a occupare abusivamente questa spazio. Mi sento un pò sulla banchina di una stazione di un paesino alle due del pomeriggio, d’estate. Silenzio e cicale. Spaesato. Sospeso in un limbo del ritardo del treno e il tempo che non passa. Quando gracchia l’altoparlante un misto tra l’esperanto e la madrelingua con accento del luogo: annuncia l’arrivo del treno. Sollievo e gioia. Sollievo e ansia. Sollievo e caxxo il treno è l’ultima volta che lo prendo!
    Bello, bravi, biiiis! Ho ripecorso i tanti viaggi in treno, alla rinfusa con ricordi, emozioni, esperienze. Avanti veloce, ralenty, avanza qualche frame, un paio pià indietro…Ecco, ora avanti veloce, stop, play a fine nastro.
    Questo treno di sicuro non va a Paradiso Città, l’unico incubo però è che smettiate di farmi viaggiare….grazie e “anche se non so dire cosa ho visto….E non sono più un bambino…
    And we know what we want
    And the future is certain
    Give us time to work it out
    Yeah!
    We’re on a road to nowhere

    1. Benvenuto su questo blog Redbavon!
      Fortuna che hai preso la coincidenza, io, quando aspetto, vedo solo quelle degli altri. La mia tarda sempre. Non so perché, anche se sospetto una leggera influenza della mai doma Legge di Murphy.
      Se vuoi continuare con il viaggio, questo nostro “Welcome To Our Nightmare” è andato avanti per 30 giorni. Consecutivi, sia chiaro eheh. Cineclan ed il sottoscritto abbiamo viaggiato, ci siamo mossi fra ricordi, viaggi, musica ed esperienze di due persone distanti (mooooolto distanti) ma che si sono incontrate su blog.
      Un racconto in trenta giorni diciamo. Una chiacchierata virtuale.
      Se vuoi tornare in questo Olimpo, nonché casa mia, torna pure. Offro da bere e musica discutibilissima.
      Tanto io, come logico che sia, sono qua che aspetto un treno che non arriverà mai.

      1. Non mancherò! Tra l’attesa per quel treno per Yuma e quel tram che si chiama Desiderio, ho tutto il tempo necessario per leggervi.

Si!?

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