Volavano pugni e nessuno ha sofferto

Penso di avere qualcosa da spurgare, un veleno interno. Sono giorni (molti) che continuo a fare incubi intricati e temibili. Spesso non hanno neanche la matrice classica dell’incubo (mostri, zombie, morti, paura…), ma sono situazioni di una violenza morale, e fisica, da lasciarti senza fiato. Il sogno di questa notte, che provo a buttare giù, è uno di questi.
L’incubo in questione è diviso in due parti.

PARTE UNO: 
L’atmosfera è di festa. Stranamente tutto è immerso in una luce quasi ocra, come uno di quei film che si dividono in luci blu e luci ocra per descrivere sensazioni e/o emozioni. Sono in una sala, ampia, con tantissima gente e sul palco sta suonando qualcuno. Non riesco a ricordare il viso, anche se so che è una sorta di punk (mi ricordo i capelli biondi a spuntoni e il giubbotto di pelle lacero) e il concerto, il suo concerto, finisce in breve tempo. Dopo di lui, per qualche motivo che non capisco, incominciano a cantare i Foo Fighters. L’unico che riconosco, e da qua l’idea che siano i Foo Fighters, è la presenza di Dave Grohl come cantante. Il resto è immerso in una nebbia e non saprei cosa dire. Io sono in una delle prime file. Seduto su una sorta di panca, anche se direi che è piuttosto un parallelepipedo a cui manca il lato sottostante e presenta un’apertura proprio nella parte frontale, dove ci sono le gambe.
Questa mia posizione, ovvio, varierà nel corso del sogno. Prima ero rivolto a nord (in prima fila), poi sono rivolto a sud (e sempre in prima fila).
Il concerto continua e qualcuno, che probabilmente conosco, mi passa una busta di carta gialla contenente qualcosa di molto particolare. Io la devo custodire gelosamente. La musica si alza e Dave Grohl incomincia a scaldare il pubblico, che reagisce entusiasta. A parte il punk, lui sembra sempre più incazzato, più nervoso e iracondo. Tanto che, ad un certo punto, scatena una rissa con un ragazzo.
In questo momento parte il delirio.
Mentre prima ero in prima fila del concerto, adesso sono in prima fila della rissa. So che vogliono la mia busta, ma faccio l’indifferente. Intanto davanti a me si sviluppa una violenza cruda, cattiva, malsana. Gente che si picchia con una cattiveria inquietante, senza pietà. Dave Grohl scaraventa panche di legno sulla gente, ferendo molti presenti e anche il punk. Questo, incazzato, arriva da dietro a due che si stavano picchiando e sferra un calcio violento, e subdolo, nei reni di uno dei due (quello sopra l’altro). Un calcio perfido, di punta, e molto doloroso.
Percepisco la violenza della situazione in un tutta la sua gravità.
Il punk mi cerca, vuole la busta. Desidera la busta. La brama. E così scatena una rissa anche con il sottoscritto. Solo che io la busta non ce l’ho. Lo sfido a cercarmela addosso, ma non la trova.
In qualche modo so che l’ho legata con dello scotch sotto la panca. Come un involucro prezioso. La sento scaldare sotto il culo. Sento il potere che questo involucro color giallo ha sulle persone. La capacità che ha di far scatenare una parte animalesca dell’essere umano.
Chiudo gli occhi…

PARTE DUE:
Quando riapro gli occhi sono in un contesto molto diverso. Dove prima era una sala concerti (almeno credo), adesso è una sorta di arena in cui è inserito un campo di calcio/calcetto. Penso sia calcetto visto che i partecipanti sono meno degli 11 vs 11 che sono propri del calcio. L’atmosfera è la stessa della precedente parte, un misto di violenza manifesta e sottocutanea. Un terribile senso di oppressione e spavento. Oltre che, ovvio, quella luce color ambra che, adesso, mi ricorda Alien III.
Intorno all’arena calcistica ci sono gli spalti e sono gremiti di persone oltre ogni logica. Così tanta gente non ne ho mai vista. I cori, le urla, i gemiti riescono quasi ad assordarmi.
Io sono in una squadra di gente che, in un modo o nell’altro conosco (anche se, lo ammetto, non dovrebbero essere nello stesso posto visto che li ho conosciuti in momenti molto diversi della mia vita). Anche nei sogni finisco per fare il portiere, secondo me capisco che non ho resistenza (falso, ormai ne ho un po’ di più) o i piedi (vero, un fioriera sarebbe più prestante al tiro). La partita è difficile, molto incasinata e con continui cambi di fronte. I tiri si sprecano e riesco persino ad effettuare qualche parata di notevole spessore (e spettacolarità). Mi ricordo soprattutto un tiro, quasi un mezzo pallonetto, che riesco a parare con un tuffo verso l’angolino sinistro. La particolarità della parata sta tutta nell’uso della mano di richiamo (quella destra) per prendere la palla.
La costante è però la violenza sugli spalti. Quella irriducibile malvagità che si sprigiona da sopra la mia testa. Non c’è niente di fisico, solo questa sensazione di paura, di terrore. Sento una turbolenza, una negatività, alle mie spalle che, ovvio, non mi preoccupo di controllare. Il mio sguardo è fisso sulla partita ma sento i peli del collo ritto, come quando si sta camminando, di notte, in un quartiere malfamato e senti qualcuno che cammina dietro di te. Senti i passi lenti, cadenzati, quasi a sincrono con il tuo movimento e tu non ti giri. Non ti giri perché cerchi di evitare di rendere reale quella sorta di preoccupazione che ti sta prendendo allo stomaco. Allora acceleri il passo, ti muovi veloce, sperando che il passo del tuo “inseguitore” non aumenti, anch’esso, di velocità. Ma così non avviene.
La partita intanto prosegue. Il risultato non è fisso, non c’è un vero vincitore, visto che ogni volta che una squadra si porta in vantaggio, l’altra riesce a riportarsi a pari. I gol fioccano e non c’è modo di fermare la furia agonistica dei giocatori.
La mia squadra cerca di effettuare qualche cambio, anche se non porta grandi variazioni. Io esco dalla porta, ma dopo poco ritorno e continuo a sentire quella strana e malvagia sensazione dietro il collo.

Non ho idea di come è finita la partita. La scena dopo è strana, io sono già fuori da questa arena e sto camminando con delle persone che conosco (anche se, come prima, conosciute in momenti diversi della mia vita) e sto andando verso qualcosa. Non saprei dire se è casa o una nuova partita. So solo che al posto che andare verso la strada trafficata, ci dirigiamo verso una stradina/mulattiera sterrata, piena di fango e sassi e che porta in un posto che non capisco.

Poi mi sono svegliato.

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22 Replies to “Volavano pugni e nessuno ha sofferto”

    1. Ecco, secondo me c’è qualcosa di strano nell’aria.
      Ma ti dirò: Dave in versione hooligan è la cosa più tranquilla che ho visto nel sogno. Era la violenza non manifesta ad essere pericolosa.

      1. Infatti. Almeno avrei la giustificazione e direi: no, non ho mangiato pesante… mi drogo a bomba.
        Invece niente, neanche la scusa. Sono tutti incubi miei

  1. scusa ma… mi fai paura!!… occhei????…
    … io non sogno… da tanto ormai… ma piuttosto che robe così… meglio così…
    ( “non è un laicadminchiam… attenzione… questo non è un laic ad minchiam”… – voce che esce dalle casse di un supermercato..) 😀

    1. Ma guarda, questo era anche il più tranquillo. Qua c’era una violenza non manifesta, sottocutanea incredibile. In altri c’è anche quella manifesta.
      (avevo intuito… ahahahah)

    1. Mi sa… anche se, penso, sia dovuto a qualche residuo di… non so… la colorosità è secondaria. Ha più un tormento sottocutaneo.
      Se potessi esprimere il temibile terrore del sogno, sarei il nuovo Lovecraft o King.

  2. Wow c’è di che farne un film alla David Lynch!
    Io ho sognato per mesi sangue, coltelli e robine assortite ma ero reduce da una tremenda incazzatura………tu a parte le feste che motivazione hai? 🙂

  3. Che razza di sogni… Sembra che tu stia parlando di una malvagità che esiste a prescindere da chi la incarna, o anche a prescindere se ci sia o meno qualcuno che in quel momento la incarni, un qualcosa tipo It diciamo… un qualcosa che non si può impedire, un male che non puoi convincere a tramutarsi in bene… Chissà che non ne escano degli interessanti racconti (posto che già il racconto dei sogni è molto interessante…)

    1. In effetti è così. La malvagità che sentivo in questo sogno, questa violenza inaudita, fisica e mentale, era in giro. Intorno a me.
      Non c’era un vero catalizzatore, il classico cattivo/villain della situazione, tutti erano il villain e nessuno lo era.
      Penso che ci sia una verità assoluta in quello che hai scritto: era un male che non voleva, e non poteva, tramutarsi in bene (e non poteva esserne costretto).

      1. Potrebbe essere più realistico di quel che si potrebbe pensare a prima vista… No?
        (Fra l’altro il nuovo sfondo mi sembra si adatti bene…)

Si!?

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