Non essendo stato votato miglior blog dell’anno, parlo di musica

Anche quest’anno non sono diventato il blog più bello dell’anno. Strano. E sì che ci tengo così tanto da essere piacione e ruffiano. Dovrò migliorare con il 2016.
Non essendo interessato a fare un sunto del 2015 e sicuramente non faccio proclami per l’anno prossimo, le mie opportunità di scrittura diminuiscono. Di cosa scrivo? Non posso fare le liste di quello che voglio lasciarmi alle spalle, né dire quello che sarò. Non posso ribellarmi e non scrivere le liste, ma poi mettendo alla fine la lista stessa con la scritta: ecco che non è una lista. Un dilemma.
Allora parlo di musica e chiudiamo il discorso.

Negli ultimi tempi sono riuscito a leggere diversi libri di musica, spesso incentrati su personaggi storici importanti del rock&metal. Le biografie e cronache musicali sono affascinanti, ti fanno calare in un pozzo di depravazione e ignoranza che pochi racconti riescono a raggiungere. Motivo? I racconti, a meno che non siano molto autobiografici (esempio Bukowski), sono romanzati e estremi… le biografie musicali ti fanno vedere gente balorda che da il peggio di sé stessa.

Nella categoria “Grandi Vecchi della Musica” possiamo inserire il trittico: Led Zeppelin, Deep Purple e Black Sabbath. Provo a riassumere, in poche righe se no vien fuori un trattato spaccaballe, cosa ne esce di queste band dalle biografie, dai racconti e da tutto quello che si trova in giro.
Incominciamo subito e vediamo di trovare il bandolo della matassa.

LED ZEPPELIN:

Membri: Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones, John Bonham (Jason Bonham per le reunion).
Album pubblicati in carriera: 8
Scioglimento: 1980

A quanto ne esce, la band è riuscita a sfasciarsi da sola con abuso di alcool al limite dell’inverosimile. Jimmy Page era un drogato (eroina), Robert Plant ha passato metà del suo tempo insicuro di quello che doveva fare, JPJ era il bassista silenzioso e ne viene fuori un po’ meglio degli altri (anche se sembra viscido dalle descrizioni) e John Bonham era un alcolista (e infatti fa una brutta fine proprio nel 1980). L’unica differenza rispetto agli altri due grandi dell’hard rock/heavy rock inglese è che si parlavano ancora nel 1979/1980.
Se guardiamo, poi, i dischi eccezionali dei Led Zeppelin sono quattro (Led Zeppelin I, II, III, IV) poi incominciano i problemi dati anche da un ego enorme e altri cazzi e mazzi. Ci sono dei brani stupendi e dei pezzi che non dimenticherò mai, ma da Houses Of The Holy in avanti i Led Zeppelin non sono più quelli di prima. E Led Zeppelin IV è uscito nel 1971. Presence è un buon disco, quasi punk se vogliamo… punk nel senso che prende i canoni Led Zeppelin e li indurisce in una maniera sfacciata, quasi metallizzando alcune parti e rendendo più “in-your-face” altre. In Through The Outdoor ha qualcosa di buono, ma non è sicuro al livello degli altri.

DEEP PURPLE:

Membri: Ian Paice, Ian Gillan, Steve Morse, Don Airey, Roger Glover (Ritchie Blackmore, Jon Lord, Glenn Hughes, David Coverdale, Tommy Bolin, Joe Lynn Turner…)
Album pubblicati in carriera: 19
Scioglimento: ancora attivi.

I Deep Purple hanno una storia alquanto tormentata e, a quanto ho potuto leggere, ne escono tutti, e dico tutti, veramente male. Dai libri, racconti e resoconti ne esce fuori una band che non sa parlare, che risolve i conflitti come i bambini (andandosene, sperando che passino, bevendo…) e incapace di gestire un talento prodigioso. Ci sono alcune primedonne litigiose (Ian Gillan e Blackmore ne escono da farti pena, sono delle proprio delle brutte persone in base ai racconti), ma tutti hanno la loro. Jon Lord (RIP) se ne sbatteva allegramente dei Deep Purple e invece che comporre si leggeva libri e beveva vino, Roger Glover è il buono di turno e viene cazziato in ogni caso, Ian Paice ne esce anche discretamente (ma non sembra avere un polso fermo da leader), Glenn Hughes ne esce discretamente (anche se Blackmore lo ricopre di merda) e David Coverdale sembra una femminuccia incazzosa. Il povero Bolin non riesce a dire la sua prima di morire (solo un disco e poi kaputt) e Joe Lynn Turner è la spalla di Blackmore e viene cacciato dopo un disco (Slaves and Masters – 1990) per riportare a casa Ian Gillan. Blackmore e Gillan sono in perenne conflitto e non lo nascondono: il primo ad uscire è Gillan, poi Blackmore… poi rientrano entrambi e poi Gillan se ne scappa via di nuovo. Alla fine, dopo il disco Slaves And Masters con Joe Lynn Turner alla voce, Blackmore fa le valige e questa volta per sempre (e la band, in effetti, non lo piange più di tanto). Ian Gillan rimane e diventa il leader. Incredibile, la storia dei Deep Purple, all’inizio, è incentrata tutta sulle bizzarrie di Blackmore (personaggio scontroso a dir poco) e poi sulla lotta di potere Gillan/Blackmore… Jon Lord, per quanto volesse fare il leader, non aveva la minima voce in capitolo e, ad un certo punto, viene persino rimproverato da Joe Lynn Turner, tanto per dire.
Anche i Deep Purple vanno a corrente alternata in studio: tralasciando i primi due dischi, la MKII (la formazione Gillan, Blackmore, Paice, Glover, Lord) tira fuori due capolavori (In Rock e Machine Head), due buoni dischi (Fireball e Perfect Strangers) e poi prove deboli o mediocri. La MKIII (fuori Glover e Gillan, dentro Coverdale e Hughes) tira fuori un Burn eccezionale e un meno splendido Stormbringer (Blackmore non era entusiasta e allora se ne è altamente sbattuto le balle di comporre…). Il resto delle composizioni non riescono proprio a rivaleggiare con i grandi classici.

BLACK SABBATH:

Membri: Ozzy Osbourne, Tony Iommi, Geezer Butler (Bill Ward, Vinny Appice, RJ Dio, Glenn Hughes, Tony Martin, Geoff Nicholls, Cozy Powell…).
Album pubblicati in carriera: 19
Sciogliemento: previsto per la fine del 2016

I Black Sabbath sono quelli che, dopo i Led Zeppelin, hanno la formazione base stabile per più tempo. Il quartetto Osbourne, Ward, Iommi, Butler riesce a restare insieme dal 1969 (anche se prima suonavano insieme come Earth) fino al 1979, prima di liquefarsi e diventare un’entità astratta. Anche i Black Sabbath sono percorsi da problemi di droga e alcool e incapacità di relazione. Sembra un caso, ma i conflitti non venivano risolti: speravano che passassero. E questo, come è logico, non avveniva e tutto andava a puttane. Se guardiamo dopo il 1979, la situazione in casa Sabbath sembra quella dei Deep Purple: un avanti-indietro di persone nella band, tanto da far sembrare i Black Sabbath uno scherzo (persino Iommi, l’unico membro sempre presente, si schifa così tanto che Seventh Star esce con il nome: Black Sabbath feat. Tony Iommi… un’eresia). Dopo la parentesi con Dio (due ottimi album), Iommi fatica a trovare la quadratura del cerchio. Il batterista cambia in continuazione (Ward è instabile a causa dei problemi con l’alcool), il bassista (Butler) rimane identico fino al disco con Ian Gillan, Born Again, e poi incomincia una serie di session man da far paura. Il cantante è la posizione più pericolante: i Sabbath ne cambiano una tonnellata. Il più presente è Tony Martin (quattro dischi all’attivo) e viene trattato di merda da Iommi nelle interviste o nella biografia. Tutto perché l’unica formazione concepibile è quella originale (che poi non avverrà per il disco in studio – 13) e il resto è puro nonsense. Ozzy se ne è ben guardato di rientrare nella band quando questa imbarcava acqua come un colapasta, aveva la sua carriera solista e sniffava droga come un aspirapolvere. Tutto era per il meglio.
Anche i Sabbath hanno subito i colpi del destino, ma bisogna ammettere che la qualità media dei dischi è abbastanza elevata (tenendo conto delle circostanze stranianti dal 1981 in avanti).
I primi cinque dischi sono eccellenti, il sesto è molto buono (Sabotage)… da qua il crollo verticale con Technical Ecstasy (discreto – anche se non riesco a farmelo piacere) e Never Say Die! (il peggiore della formazione originale). Poi i dischi con Dio (ottimo Heaven and Hell, meno buono The Mob Rules) e tutta la serie di dischi del periodo eighties, fra cui spicca Headless Cross e, in misura minore, anche The Eternal Idol. Ma i livelli passati non li raggiungono neanche a volerlo. Il finale con Forbidden è imbarazzante. Almeno hanno chiuso in bellezza con un più che buono 13… con un trequarti di formazione originale in studio.

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20 Replies to “Non essendo stato votato miglior blog dell’anno, parlo di musica”

    1. Grazie amica mia! 🙂
      I migliori blog sono quelli cristiani (chissà perché…). Il mio è stato lasciato fuori per ragioni non ben precisate ahahahahahahahahahahahahahahahaha

    1. No, sono stato escluso dalla competizione.
      Lo so, non ci sono sicurezze… ma la delusione che mi ha provocato questa esclusione mi è piaciuta. Sono delusione-addicted.
      Tu sai cosa penso di sua moglie.

Si!?

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