One more year… and counting…

Lo ammetto, quest’anno ti ho quasi ignorato. Scusami.
Mi sono ripromesso di sentire qualcosa mentre pedalavo, mentre facevo altro o anche solo così, tanto perché la carica che davi era di quelle da TNT. Non è successo. Solo accessi sporadici, sveltine musicali. Il che, diciamolo, non è una bella cosa, né da dirsi, né da farsi.
Però stamattina mi sono svegliato, un giorno di ferie dopo tanti di lavoro, e mi è venuta voglia di ascoltare qualcosa che avevate registrato. Strano vero? Secondo me no. C’è un richiamo della savana fra il fan e la band che adora. Puoi lasciarla in disparte per diversi mesi, lasciarla silente perché c’è così tanta musica da sentire e scoprire (e sono certo che questo sarebbe oggetto di complimenti), ma quando si va al sodo, quando il gioco si fa duro… beh, ritornano sempre quelle 4-5 band che ti hanno segnato a fuoco nel profondo.
E fanculo al resto!
Tu sai quali sono, ne sono certo, lo sai perché ci sono almeno un paio di band che erano nei tuoi ascolti e una l’hai persino citata in una delle canzoni dell’ultimo disco. Sì, proprio loro. Quando si arriva al dunque, ecco che arrivano i Black Sabbath. Ci sono e ci saranno. Poche storie.
Ma la questione è un’altra: 8 dicembre 2015. One more year… and counting. Cazzo.

Perciò ecco cosa faccio oggi.
Nessun pigro navigare a vista. Si mettono su quelle band che ispirano, si alza il volume e si fa sentire che è FOTTUTAMENTE ELETTRICO! Perché questo è quello che bisogna ribadire, non c’è spazio per il mellow acustico, no, oggi si preme sull’acceleratore dell’elettrico, si scaldano i watt e si batte il petto in balcone dicendo: cazzo, c’è una ragione per essere metallari. 
Una sorta di espressione in musica dell’andare in giro per la città nudo con un boa costrictor al posto del cazzo. Una dimostrazione di potenza. Una VOLGARE DIMOSTRAZIONE DI POTENZADeep down, stronger than all direbbero i più assennati di voi.
C’è così tanto tempo per mettersi sul divano ad ascoltare una nenia scritta da James Taylor (niente da fare, il primo nome che mi veniva in mente) e crogiolarsi con un cazzo di tè al barboncino e biscotti alla mela. Oggi non si fa così, oggi si prende e si grida, si solleva un bicchiere con dentro Coca Cola e una spruzzata di Crown Royal e si ingolla tutto. Black Tooth Grinlifestyle.

Per quel che conta, anche di un passo, si cerca di portare la baracca un po’ più avanti. Si cerca di andare avanti alla meglio. Ma questo lo sai, vero? Your trust is whiskey and weed and Slayer. L’hai detto anche te, anche se il disco era un po’ quello che era e la band era persa nei meandri di alcool, puttanate e droghe più pesanti di quello che si voleva ammettere. Che modo triste di finire una band che, in un modo o nell’altro, ha portato il metal nel nuovo millennio. Altro che glitter, ombretti, capelli corti e vestiti da novelli gangster/papponi. In quel metal c’era anima, corpo e violenza.

Perché, come dicevate, ti ho visto esercitarti tante volte davanti allo specchio, mimando quello che sono, ma non riesci a vedere, non ne hai i coglioni, figliolo! Ecco, ci vogliono i coglioni.
Sono tutti bravi a sentire qualcosa strusciato nella melassa e chiamarlo metal. Ma senza andare su posizioni oltranziste, visto che c’è uno spettro ampio di varietà, non potete pensare che mi mangi tutta la merda che mi propinate con il cucchiaio d’argento. No way, punk!

One more year… and counting. 

Cazzo.

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3 Replies to “One more year… and counting…”

Si!?

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