Genesi 2.0 1.0.0 – L’Ammore Diddio (parte 1)

Ed ecco la prima parte del capitolo sull’Ammore Diddio scritto dalla Zeus & Lord Baffon II Whores&Dwarves Production. Abbiamo deciso di dividerlo in due perché è un capitolo forte, dalla grande introspezione psicologica. Diciamo che potrebbe essere un misto di Joyce, Kafka e le previsioni meteo che si trovano sui canali boliviani alle 23.45 di notte. 

Era una notte lunga e tempestosa.
Erano state notti lunghe e tempestose.

Erano state tre settimane di merda.
Un caldo che spaccava il culo ai passeri e non c’era un goccio d’acqua per calmare l’arsura delle lingue ruvide del gregge. In molti sussurravano una parola temibile: siccità. La piaga peggiore. Nessuno poteva farsi un bagno e uomini e capre erano quanto più vicini possibili [da questo è stato tratto il bestseller: Uomini & Capre – un libro interattivo, puoi leccarlo come una capra o sfogliarlo come un uomo].
In queste condizioni disagiate si muoveva Barbagrigia, capo delle capre e grande caprone dalla folta barba e corna possenti come braccia di culturista.
Si diceva.
Erano state tre settimane da cagarsi in mano e prendersi a schiaffi ridendo.
Barbagrigia, dopo settimane passate inutilmente alla ricerca di un po’ di acqua e con il solo nutrimento del proprio sudore leccato dal pelo ispido, rientrò nella sua grotta con le palle girate e rabbioso come un pitbull che ha leccato il proprio piscio dalle ortiche. L’erba secca, e dal vago gusto di sandalo unto, gli aveva lasciato un sapore osceno in bocca, un retrogusto di freschino che non riusciva a togliersi neanche leccandosi il pelo unto sotto la pancia, e la polvere gli aveva irritato gli occhi.
A questa condizione sfortunata, poi, si era aggiunta la sventura più grande in assoluto. A causa della siccità, e degli ormoni fuori controllo dei capri da monta, i contadini avevano rinchiuso tutte le capre femmine in un luogo segreto – questo per evitare guerre fra i suscettibili e disidratati caproni maschi.
Questi malvagi contadini!“, il commento sussurrato da tutte i caproni.
Il risultato fu però disastroso: molti maschi morirono del temibile morbo della palla bleau. Tutti i capri maschi in età riproduttiva erano potenzialmente esposti a questa malattia terribile.
Barbagrigia, però, era riuscito ad evitare questa morte cruenta con abili mosse caprine, ma era comunque eccitato come un verginello protagonista in un set porno.
– Beeh – pensò – andiamo a letto e vediamo se domani questa fottuta siccità se ne va. Forse piove… –
Ma erano state giornate pesanti e perciò, prima di ritirarsi in branda, belò una immonda bestemmia catartica nell’orecchio soffice di Codamorbida, suo sottomesso compagno di stalla. Codamorbida, un capro dal pelo mediolungo e color cappuccino, stava già dormendo tranquillamente quando la bestemmia, che univa non specificate divinità a ben conosciuti animali, gli rimbalzò nelle orecchie.
Codamorbida si svegliò di soprassalto domandando, più all’aria che a qualcuno: – Beh? -. Ma l’energia diminuì ben presto e così, pochi minuti dopo, il dolce capro sottomesso ritornò a ronfare serenamente.
Barbagrigia, soddisfatto della sua opera, incominciò a prepararsi la cuccia mentre fuori i primi lampi e tuoni riempivano l’aria di elettricità e di una sottile, ma benvenuta, pioggia.
Felice del cambio del tempo incominciò a raschiare i polmoni, la gola e tutti gli stomaci a disposizione per recuperare un super-verdone color plastilina. L’abilità nello spunto l’aveva acquisita da suo padre Cagamazzo, detto Il Lama Tedesco, e così, con precisione da cecchino ceco, scaracchiò sulla nuca di Codamorbida un proiettile molliccio e viscoso.
Lo sputo, consistente come una caramella al Mou, colò sulla schiena morbida di Codamorbida dando al capro sottomesso un piacevolissimo brivido bagnato.
Barbagrigia belò soddisfatto e si accoccolò sul fieno fresco.
La porta della stalla si aprì nel momento stesso in cui Barbagrigia aveva incominciato a sognare una capretta in riva al fiume. Uno scroscio di pioggia investì Barbagrigia, bagnandogli pelo, muso e paglia.
La prima parola che disse fu una sentita bestemmia in più lingue.
Il grosso capro aprì gli occhi e vide, in controluce, l’ombra di un uomo alto. Sforzando di più gli occhi, Barbagrigia vide che l’uomo indossava un’uniforme militare grigia, colma di medaglie e paccottaglia varia. Le mostrine sulle spalle brillarono quando un lampo cadde e distrusse la stalla del nemico giurato di Barbagrigia: Fiatomorto. La capra con la fiata che potrebbe uccidere un bisonte.
Se esitessero i bisonti, ovvio. Ma questi sono un’invenzione degli indiani per giustificare gli attacchi ai Cappelli Blu.
Barbagrigia belò di felicità.
Dietro l’uomo, però, vide l’ombra minacciosa di Andreas Bauer, il malvagio contadino nonché il responsabile dell’allontanamento delle femmine dal gregge.
Bauer indicò Barbagrigia e, con voce roca e fortemente accentata, disse: – É lui! –
Il militare annuì severo. Con gesto rigido ma deciso, il militare tirò fuori dal tascapane color fucsia un paio di guanti di pelle di camoscio vergine, catturato al plenilunio di una notte di settembre dopo averlo rincorso e spaventato a morte, e lunghi fino al gomito.
Appena indossati, si avvicinò lentamente al grosso capro con le corna possenti.
Barbagrigia lo guardò fra il sospettoso e il divertito, ma non potè non notare che nella mano sinistra l’uomo teneva un contenitore in plastica della famigerata ditta Tap-War!

*DLIN-DLON: Tap-War! L’unico contenitore in plastica che ti permette di non far bagnare le granate quando sei in battaglia. Tap-War! Sei in trincea in Russia e non vuoi bagnare il pane nero? Mettilo nel contenitore Tap-War pro-Russia! DLIN-DLON*

“Questo che beh vuole?” pensò Barbagrigia scocciato e, immediatamente, incominciò a soffiare dalle possenti narici. La prima reazione del grande capro sarebbe quella di alzarsi e caricarlo, ma le settimane precedenti erano state pesanti e adesso ne ha due coglioni pieni di correre.
Barbagrigia valutò che la migliore strategia da attuare, al momento, era quella dell’attesa.
L’attesa non fu delle peggiori. Il militare, guantato e deciso come uno Sturmtrupper, si diresse subito verso il giaciglio di Barbagrigia e incominciò a toccare, e massaggiare, il suo parco divertimenti privato.  Barbagrigia capì che la serata non sarebbe stata schifosa come aveva pensato all’inizio.
Visto il momento, il grande capro presa la consapevole decisione di rilassarsi, sbattersene le balle (o, meglio, farsi sbattere le balle) e alzare la zampa posteriore sinistra per facilitare il compito al militare.
La serenità del momento non venne distrutta neanche quando il militare dal pesante accento tedesco, ma stranamente rassicurante, incominciò a chiamare il grande capro “vecchia bagascia”. Neanche quando incominciò a sculacciarlo e gridargli cose tipo “sprizz du”, “Du Schwein!” il grande capro se la prese.
Barbagriga pensò: “Finché il militare continua a muovere la mano come una zangola del burro, può chiamarmi come beeeeh gli pare“. E tornò a rilassarsi a gamba alzata e, di quando in quando, ad emettere qualche verso d’apprezzamento.
Il tempo di carestia influì sulla durata di Barbagrigia che, preso dall’eccitazione del momento, venne a cascata in un tempo record.
Quando raccontò l’evento ai suoi amici del circolo della Capra Segreta, dichiarò che durò non meno di 2 ore e mezza. Ma si sa, le categorie che mentono di più nella vita, oltre alle capre, sono i cacciatori e le donne (* vecchio detto popolare – se non lo conoscete, potete smettere di leggere*).
Quando la Tap-War fu piena di discendenza liquida, il militare dichiarò in maniera autoritaria: – Qwa abbiamo finito“.
Barbagrigia non si curò molto del tono o dell’abbandono senza coccole da parte dell’uomo. Il capro rimase sdraiato sul fianco a gorgheggiare come un canarino e, infine, si accese una sigaretta per festeggiare il momento.
– Chiudo qwa, gell! – la voce del malvagio contadino interruppe l’atmosfera sognante di Barbagrigia irritandolo di nuovo. In un batter d’occhio il militare e il contadino erano spariti.
Le parole decise del contadino avevano distrutto il momento, ma non avevano diminuito il buonuomore del caprone. Questa situazione di gioia portò Barbagrigia a fare una cosa impensata: preparare la colazione per il suo compagno di stalla.
Con la perizia della casalinga disperata, il capro ammucchiò della paglia, cercò delle gustose ghiande dalla riserva e aggiunse anche qualche fiore gustoso. Mescolò con amore il tutto, così da far risaltare meglio i vari sapori. Soddisfatto del suo gesto, e del risultato, svegliò Codamorbida con un morbido tocco sulla spalla.
– Ti ho preparato la colazione, Codamorbida! –
– Beeeehh! Grazie! – la voce di Codamorbida era pastosa dal sonno, ma in men che non si dica si alzò per mangiare la luculliana colazione che Barbagrigia gli aveva preparato.
Il grosso capro, però, intercettò il movimento e, veloce come una capra-atleta, gli cagò nel centro del piatto belando soddisfatta. Le lacrime di Codamorbida furono il finale quasi perfetto della serata.
Visto l’ottimo umore, Barbagrigia decise di umiliare ancora di più il compagno di stalla e gli disse: – E tu, caro mio, continua pure a farti le pippe!! Beh eh eh eh eh eh!!-
La risata caprina di Barbagrigia riempì la stalla.

Finito di torturare il sottomesso Codamorbida, e avendolo lasciato a digiuno ancora una volta, Barbagrigia si distese sul suo letto valutando la serata. Uno degli aspetti migliori fu l’incontro con il militare. Non li aveva mai visti sotto quella luce… e, più a sé stesso che al piangente Codamorbida, disse una frase che suonava come un’investitura.

Beh, non sono poi così male!

[TO BE CONTINUED]

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10 Replies to “Genesi 2.0 1.0.0 – L’Ammore Diddio (parte 1)”

      1. I personaggi negativi sembrano più veri, perchè è più facile credere ai difetti che alle virtù… Quando leggo delle meschinità altrui riesco a crederci, e se i difetti sono tanti posso cercare di consolarmi (almeno per qualche minuto) pensando “io non sono mica messo così male!”

Si!?

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