Opposizione #4 – Rosso

Un po’ di tempo fa avete letto il racconto di Daphne (VERDE), ve lo ricordate? Spero proprio di sì. Al colore verde è opposto il colore ROSSO, colore che la fa da padrone in questo articolo scritto dal sottoscritto.
Non ho molta voglia di scrivere e fare introduzioni, perciò leggetelo e se vi piace… benissimo. Se no: “oh, sarà per la prossima volta”.
Questo cambio di orario mi rende più scontroso di sempre.

– Questo che vedi è il terreno che ho scelto per costruire la nostra casa.
L’uomo abbracciò una porzione dell’orizzonte con un movimento semicircolare del braccio destro. Gli occhi brillavano mentre accarezzava la schiena della donna al suo fianco.
Potremmo avere la nostra pace, nessun vicino, nessun rumore. Solo noi due e la nostra casa. Te la costruirò su misura. Sarà un gioiello.
Le ultime parole le sussurrò vicino all’orecchio della donna. Lei sentì il fiato caldo del suo compagno e l’umido della saliva. La donna poteva quasi percepire il grattare sordo della barba di suo marito sul lobo e sul padiglione, ma così non era. Il suo uomo era a qualche centimetro di distanza.
Lei rabbrividì quando le ultime parole scivolarono in un sospiro prolungato. Pianse 450 lacrime salate, che si gettarono giù dalla guance per perdersi nel vestito.
Non la vedi, cara? Non riesci ad immaginarmi piegato sulla terra a tracciare le linee per le fondamenta in pietra e poi proseguire con tutti i calcoli per elevare la nostra – la donna sentì l’enfasi gonfiare come un cavallone quest’ultima parola – casa.
L’uomo si passò la mano destra sul viso, accarezzandosi la barba brizzolata che gli incorniciava il volto squadrato e abbronzato. La mano sinistra, invece, continuava a massaggiare la schiena della moglie. Movimenti circolari, ampi quanto bastava per coprire tutta l’ampiezza della schiena, ma non tanto da toccare altre parti del corpo.
I suoi occhi non avevano ancora guardato la moglie. Le pupille erano inchiodate sull’orizzonte e scrutavano ogni millimetro di terra davanti a loro.
Costruirò la casa proprio in quella valle. La costruirò per te. Solo per te. Porterò dalla città quei mattoni rossi e li innalzerò verso il cielo. Li metterò uno sopra l’altro finché non sarà pronta questa tua dimora. Finché non deciderò che è il momento di chiudere il tetto. Così inchioderò ogni singola asse finché tutto non sarà perfetto, finché non ci sarà un solo spiffero.
L’uomo sentì la schiena di sua moglie contrarsi in uno spasmo trattenuto, così continuò a massaggiare. Non ci fu nessun miglioramento, ma l’uomo sembrò indifferente alla cosa.
La donna artigliò il vestito carmino fino ad affondare le unghie nelle fibre. Arrotolò il suo timore nella sicurezza della sua solitudine.
Una ciocca castana le cadde davanti agli occhi. La donna non la rimise sotto la cuffia; questo elemento di disturbo le era confortevole. Abbassò gli occhi sul terreno, in mezzo alla marea verde ed oro dell’erba, spiccava un puntino rosso: una fragola selvatica. La pestò con la punta della scarpa.
Avrò bisogno di 450 mattoni per finire la casa. Tu sarai il cuore di tutto, io ti sarò sempre accanto. Mattone su mattone costruiremo il nostro nido. – Disse l’uomo mimando la sovrapposizione dei mattoni – Mattone su mattone finiremo questa casa e io sarò sempre qua con te. Intorno ci sarà anche un grande giardino. Tu sarai in casa, ma fuori il verde sarà rigoglioso. E io sarò sempre con te…
L’uomo smise di parlare, come se avesse avvertito nel brivido sulla schiena un grido morto in culla. Abbassò lo sguardo, ma non smise mai il movimento circolare.
A sua moglie, pensò, non poteva che fare piacere.
Il tetto, moglie mia, sarà di abete rosso. Sarà bellissimo quando il sole serale scenderà a riposarsi sulle colline e le nuvole si tingeranno di un carmino.  Vedrai, la casa sarà tutta tua. E io sarò sempre con te. La costruirò intorno a te. Solo per te.
Gli occhi del marito si posarono sulla ciocca impertinente che penzolava dalla fronte della moglie, risalirono i capelli fino alla cuffia di pizzo bianco e giù fino all’orecchio rosso della donna. L’uomo ne apprezzò la struttura simile ad una piccola conchiglia di mare.
La donna si sentì violata da quello sguardo indagatore, ma non disse nulla mentre lui si avvicinava e strofinava la folta barba sulla dolce conchiglia rossa dell’orecchio di sua moglie. Il contatto le strappò un gemito dalle labbra, il primo vagito di un grido.
Ti costruirò questa casa, mia dolce moglie. Costruirò questa casa per te, intorno a te. Sarai la regina della quattro mura. Creerò un grande giardino e nessuna finestra o porta. Ci sarai te e ci sarò, per sempre, anche io. Saremo da soli in questa casa, – L’uomo inspirò, – Ti costruirò questa casa e nessuno potrà mai sentirti urlare -.

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24 Replies to “Opposizione #4 – Rosso”

  1. Conosci bloody ivy? Proprio oggi parla di delitti in famiglia… 😮
    Questo racconto è terribile proprio perchè è fin troppo verosimile… E’ fatto di accenni e nondetti, come appartenesse anch’esso a un tempo dove persino fra marito e moglie non c’era vera intimità, nemmeno nel mondo ristretto che costruivano per difendersi dagli sguardi altrui.ì, dove l’uomo esprimeva il suo concetto personale di matrimonio…
    Delicatamente arrivi a scoprire il velo che copriva l’orrore, con molta maestria (non avevo dubbi).
    Mmm dormire un’ora in più ti rende scontroso? Meglio non starti vicino quando dormi un’ora in meno allora! 🙂
    Buona domenica e ogni bene 🙂

    1. Sai che non conosco bloody ivy? Comunque ho un tempismo perfetto allora ehehe 😉
      Ammetto una cosa, questo racconto è ispirato alla canzone dei Rammstein Stein um Steim… parla di questo e ho pensato di ricamarci sopra un racconto.
      Quello che mi piace della canzone, e che ho cercato di trasmettere nel racconto, è che in realtà amore e delitto si mischiano, ma senza esserci delitto eheh.
      Ho provato ad immaginare un’amore talmente oppressivo, talmente soffocante da essere dipinto come una casa… ecco. Una casa senza finestre, senza luci…dove una persona è imprigionata.

      Un’ora in più? Non me ne accorgo sai? Ho l’orologio perfetto, mi alzo sempre alla stessa ora 😀
      Buona domenica a te, ivanof

      1. Se non avessi chiuso con “nessuno potrà mai sentirti urlare” in effetti non credo avrei pensato ai delitti, e forse allora ho travisato il significato dell’orecchio rosso (pensavo alle conseguenze di un concreto schiaffone..)… Fino a lì la sensazione di soffocamento c’è eccome… e in certi casi, mi sa, quell’amore oppressivo esiste davvero… purtroppo.

      2. La chiusura è proprio quella della canzone, ma non è una chiusura che presagisce delitti.
        Non gridersti anche te se qualcuno ti opprimesse così tanto da non lasciarti respiro? Un’oppressione nata “dall’amore” o, almeno, dalla sua versione dell’amore.
        Ecco il grido.
        L’orecchio rosso è un particolare di una vitalità soppressa.

      3. Ok. (Purtroppo faccio fatica a vedere oltre il mio naso, perciò è facile che finisca fuori strada…)
        Solo una curiosità: l’accenno alle 450 lacrime prima che lui parli dei 450 mattoni, significa che tutto il discorso l’ha già fatto più volte? Grazie della pazienza…

      4. Mi hanno già chiesto questa cosa (dei 450 mattoni) quando ho scritto questo testo… la mia risposta è stata molto più banale del tuo interessante pensiero: in realtà avevo messo una corrispondenza fra lacrime e mattoni. Per ogni lacrima, un mattone. Il numero 450 è totalmente casuale, ma serviva a identificare una grande quantità di lacrime che comportava una grande quantità di mattoni e perciò ulteriore sofferenza.

      5. La corrispondenza è evidente, ed è facile capire che ogni mattone genera una lacrima. Ma invece come spiegare che ogni lacrima genera un mattone? Intendi dire che le lacrime rappresentano un’arresa, una mancanza di reazione, e perciò contribuiscono a farsi imprigionare?
        Tranquillo che adesso la smetto di romperti le balle… 😉

      6. Potrebbe anche essere. L’arresa è una delle prigioni migliori in assoluto. Non ti fa muovere e non ti fa scappare.
        Sicuramente non rivoltarti.
        No, ma scherzi? Mi piace questa chiacchierata! 😉

      7. Se ti piace, bene, però ho finito le cose da dire… Chiudo con un bravo! che non fa mai male, questo poi è anche sincero 😉
        Ogni bene 🙂

  2. Quanto orrore nascosto…
    …. è rossissimo… di un rosso pesante come una tenda da teatro abbandonata, di un rosso acceso e insieme polveroso… mammamia è bellissimo, mi hai messo emozioni pesanti addosso ma è veramente bello!
    Adesso però mi attacco al barattolo di biscotti per riprendermi…

    1. Grazie Tati.
      Ti avevo detto che non avevo messo niente di splatter in questo racconto eheh. Qua l’orrore è diverso. Come ho detto ad ivanof, non c’è delitto. C’è un tipo di amore soffocante e la casa è la sua metafora.
      (Testo ispirato dalla canzone dei Rammstein – Stein um Stein… almeno sono onesto e dico l’ispirazione ehehe).

      1. … e si sente tutto, questo soffocamento… e quella mano sulla schiena a fare cerchi… sei riuscito a renderlo tutto meno che un gesto amorevole… questo è l’orrore che a me impressiona di più, che scombussola e fa mancare un po’ il fiato… comunque grazie per non aver messo nulla di splatter insieme ( sarebbe stato troppo per me!)

  3. Io stavo urlando molto prima dell’ultima frase! Mi sentivo oppressa,costretta in una gabbia,quasi un attacco di claustrofobia…
    Bravissimo,amico mio… Mi hai fatto riflettere anche oggi…

  4. Davvero bello, un crescendo di emozioni.
    L’immagine più significativa per me è stata quella fragolina schiacciata, come se l’orrore che le si parava davanti non potesse sopportare uno spettacolo semplice e bello come una piccola fragola nel verde dell’erba.
    Bravissimo 🙂

    1. Grazie mille.
      Mi piace la tua interpretazione, anche se non è quello che avevo immaginato io.
      Sai cosa avevo pensato? Il pestare la fragola è la testimonianza che anche la vittima può essere, in realtà, un nuovo carnefice. Anche la vittima, la donna, se la prende con qualcosa di bello e di più indifeso di lei.
      Ok, visione brutale dell’umanità, ma ammetto che aveva il suo fascino perverso.

Si!?

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