La conversazione

Jake si strofinò la mano sul mento, sentendo la liscia consistenza della fede massaggiare la pelle del volto. Davanti a sé un bicchiere di vino, un rosso cileno del 2012. Sollevò il bicchiere e sorseggiò il liquido color rubino facendoselo scivolare sulla lingua e contro il palato. Avrebbe voluto dire – sento un bouquet di rosa, mirtillo, cioccolato bianco e tabacco – ma, in realtà, sentì solo l’aspro sapore dell’uva ed un confortante calore dal fondo della gola.
Solo dopo il secondo bicchiere riuscì a dire ad alta voce quello che si era preparato da un paio di giorni. Lo disse, non sapendo bene come avrebbe reagito il suo pubblico. L’unico presente.
– Credimi, l’avessi saputo in tempo non mi sarei mica immischiato sai?- sospirò, uno di quelli lunghi a pieni polmoni – Ma una volta iniziato, ho incominciato a desiderarla sempre di più, sempre più spesso, non ne avevo mai abbastanza.-
Alzò lo sguardo. Evitò di incontrare quello del suo silenzioso interlocutore. Un silenzio, che tutti definirebbero come imbarazzante, che era un toccasana per Jake.
– Lei era bellissima. Sai? Quando ne parlavo al bar con gli amici, dopo le partite a calcetto, lei sembrava un desiderio puberale, la voglia di evasione della routine del matrimonio. Poi è diventata un pensiero fisso ed è così che è incominciato tutto – lasciò sostare la frase incompiuta nel tiepido silenzio fra di loro.
– Perché?- Per la prima volta una voce, maschile, rispose.
– Perché? Non lo so, ma puoi capire. Susan era una donna stupenda. Alta, capelli rossi come un cielo serale, sensuale. Avrebbe potuto mangiarti l’anima con lo sguardo. E allora ho ceduto, amico mio – Jake scartò un sorriso così brillante da riflettersi sull’orologio – Così, alla fine, ci sono andato a letto.-
Sentì, in un ricordo latente nelle pinne nasali, l’odore dei loro corpi sudati, del sesso pulsante, che si alzava in invisibili volute dalle coperte calde. Umide di una passione clandestina, nascosta agli occhi di Dio e del mondo. Sentiva l’aroma delle torride notti d’estate nei motel, dell’odore di chiuso delle camere ad ore e, quando capitava, di tè nero e orchidee del suo appartamento al quinto piano nel Bronx.
Cercò di levarsi il pensiero strofinando le lenti degli occhiali.
– Non avresti ceduto anche te, amico mio? –
– Non so –
– No, lo so, te no. Io sono più debole. Ma la vita va vissuta, assaporata: cosa me ne faccio dei soldi e non riuscire a godermi un minuto della vita? Perché non posso concedermi una bevuta ogni tanto? Una scopata ben fatta? -.
L’uomo strinse gli occhi e corrugò la fronte, tanto che al centro di essa si formò una ruga d’espressione così profonda da assomigliare ad un colpo d’accetta. Si spostò nervosamente da un gluteo all’altro.
Si versò un po’ di vino soffermandosi sul profumo proveniente dal bicchiere.
– Tu non vuoi niente? Preferisci dell’acqua? O forse un succo… –
– Un succo –
Jake prese un bicchiere, soffiò via della polvere invisibile e ci versò dentro una generosa porzione di succo alla pesca. Allungò il bicchiere, spingendolo come se fosse su un bancone del Far West. Lo guardò prendere il bicchiere colmo con entrambe le mani e portarselo al volto.
Lo osservò affascinato.
– Ne vuoi ancora?-
– No – Poi, come se si fosse ricordato improvvisamente qualcosa, disse – Grazie-
Sulla stanza calò una penombra di luce e parole.
– Ma adesso avrai anche tu i tuoi problemi, eh? Gestire le lamentele di quella donna, le sua bizzarria ed i continui cambi d’umore. Il suo essere frigida. Scusa se parlo con questa franchezza, sai? Non voglio offendere. Voglio solo metterti in guardia da persone come lei, io le conosco bene. Ci sono stato sposato – Jake avrebbe voluto dire “ci sono sposato”, ma non ci riuscì – All’inizio sembra tutto perfetto, ma è solo dopo che vengono fuori i problemi,-
Cercò di ridere, ma ne uscì un suono scoppiettante, come di pop corn.
Avrebbe voluto dire ancora qualcosa, un avvertimento o una chiusura ad effetto. Ma riuscì solo a deglutire un globo di saliva e vergogna grande come un melograno.
– Stammi bene – disse – Addio –
Non attese risposta o commento. Jake prese le due valige immerse nell’ombra e si diresse alla porta. Si voltò e vide la faccia stranita del suo interlocutore.
Se ne andò, sentendo dietro di sé il pianto sommesso di quello che era stato suo figlio.

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