La palestra

POW POW (pausa) POW POW PAT POW PAT PAT

Nei primi minuti l’odore ti aggredisce come una bestia selvaggia. No. Come una animale che difende i suoi cuccioli. Un misto di sudore acido, di vergogna e rabbia adolescenziale. Un afrore di cessi otturati e di candeggina scadente. Di deodorante a buon mercato e di voglia di vendetta, riscatto o, spesso, di dolore. Questo è l’odore prevalente, quello del dolore. Si distingue per le tonalità aspre, pungenti, ma che sembrano nascondersi nelle pieghe di altro, di una storia non raccontata.

POW POW (pausa) POW PAT POW PAT PAT PAT (pausa) POW POW POW

L’ambiente è in una penombra costante, anche quando le luci al neon sono dei ganci destri alla retina. La sala sembra scappare dal chiarore, il suo habitat naturale è la penombra. Da ognuna delle tre stanze si sente un rumore simile: respiri interrotti, piedi che si muovono in una parodia di danza, lo sbuffo strozzato di quando un colpo arriva a segno e di bestemmie. Anche se c’è un codice di condotta, le bestemmie colorano le conversazioni. Come evidenziatore su una pagina bianca.

– Chi sta vincendo, Vince?
– Io
– Continua a colpire

POW POW POW POW (pausa) POW POW PAT PAT POW-PAT-POW

Chi mi parla è il mio coach. Lo vedo con la coda dell’occhio mentre mima, nell’aria ferma della stanza, i colpi che da lì ad poco avrei sferrato io. Destro, sinistro e passo laterale. La testa in movimento. Girare. Girare. Colpire di nuovo. Dan Strokes danza minaccioso sul pavimento, mentre io eseguo gli ordini che mi sibila nelle orecchie. Sono materia nelle sue mani. Sposto il piede avanti e poi danzo indietro e sferro il colpo. Movimento laterale e ritorno a danzare. Velocità, non potenza. Me lo ripete costantemente. Precisione, non furia cieca.

– Chi sta vicendo, Vince?
– Io
– Continua a colpire

POW PAT POW PAT (pausa) POW POW POW PAT PAT POW

Gocce di sudore scendono lente sulla fronte e si tuffano negli occhi. Li sento bruciare ma continuo a danzare, colpire e muovermi. Una sinfonia di violenza armonica. La danza dannata di chi cerca la redenzione nel sangue e nel dolore. Possibilmente altrui. Dan mima dei movimenti laterali e poi un paio di colpi in successione. Il cappello li si sposta davanti agli occhi, mentre io eseguo lo stesso movimento. Sono il suo specchio.

(pausa) (pausa) POW PAT POW PAT (pausa) POW PAT POW PAT

– Chi sta vincendo, Vince?
– Il sacco.
– Puoi fermarti.

Nei minuti successivi, quando sei un tutt’uno con l’ambiente, l’odore ti accarezza la pelle. Sei tu stesso l’odore del posto. Il cucciolo da difendere. La bestia selvaggia protettiva dell’ambiente. Sei l’odore acido, sei la vergogna e la rabbia adolescenziale. L’afrore rivoltante dei cessi otturati va in secondo piano e l’odore acido della candeggina smette di martellarti le tempie per diventare la promessa di pulizia. Di candore.
Emani afrore di vendetta e riscatto, che mascheri sotto profumi scadenti e talco. Hai incarnato il dolore. Sei il dolore.

Sei la storia non raccontata.

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27 Replies to “La palestra”

  1. …e naturalmente racconterai ancora di non saper scrivere… ma non ci crede nessuno… Ti si è impigliato nella mente dopo la serata con Clint eh? Ebbraavo, molto molto ben riuscito.

      1. …e per fortuna hai risposto di sì. (In generale, fai sicuramente bene a scrivere scrivere e scrivere, finchè ce n’è bisogna approfittarne)

Si!?

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