Consigli Musicali Non Richiesti (107)

Ci sono momenti in cui le tue certezze vengono scosse, ma la tua incrollabile fede metallica riesce ad assicurarti al terreno. Quali sono questi momenti? Quando Daisy Duck, nel mezzo di una camminata finalizzata a portare a spasso e stancare la sua cana (la ben che abbaiante Signorina Knopf), incomincia a deridere i nomi dei gruppi che ascolto.
Fortuna è che, sia lode a Ozzy Osbourne, ormai ho coscienza di ascoltare band con nomi improbabili, ma che promettono ascolti ineguagliabili. Ecco, ci ho piazzato la rima.
La materia del contendere, questa volta, è la mia fascinazione per la violenza sonora degli Anaal Nathrakh. Band che non conoscevo granché, avevo avuto modo di sentirla qualche volta quando Lord Baffon II metteva i CD nel lettore della macchina, ma che non ho mai approfondito perché io, Zeus, sono un capra. E non Diddio.
Solo dopo il concerto al Kaltenbach mi sono detto: “sono un demente” e ho approfondito il discorso.
Scoprendo l’universo sonoro martellante, ossessivo e brutale della band inglese. E sì, gli Anaal Nathrakh sono inglesi.
E, per chi non lo sapesse e fosse certo di vederci un retrogusto sessuale, il nome Anaal Nathrakh non è una perversione strana, ma la formula citata da Merlino (dal film Excalibur) e significa: “Il respiro del drago“.
Strana la vita.

Sia lode al Grande Capro per averci fornito musica di questo livello… in un mondo il cui l’estremo concepibile è descritto dalla parola Shakira, una botta nelle gengive, con relativo calcio nelle palle e testata alla vecchietta che passava per caso di fianco, ci sta sempre.
Spingere il confine un po’ più in la.
Sembra quasi il concetto americano di frontiera. Spingere la frontiera sempre più ad ovest. Allontanarsi dal conosciuto e sicuro per gettarsi in zone sconosciute, pericolose e, soprattutto, scomode.
La scomodità è un fattore fondamentale. Una musica comoda è quella che ascolti mentre sei in ascensore o paghi alla cassa, mentre stai facendo la fila per andare al cesso in un centro commerciale o mentre stai prendendo un gelato. E che in mezzo minuto dimentichi.
La musica scomoda è quella che non sentirai in zone pubbliche, che devi cercare, che ti provoca “sofferenza”, che produce “attrito” e che tieni in maniera gelosa. Una musica destinata a marchiarti (e con questo sto andando sul generico e non solo sulla band sopracitata).

Io cerco la musica scomoda.
Per quella tranquilla, comoda, da sottofondo, beh, ci pensano gli altoparlanti del dentista o del centro commerciale.

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55 Replies to “Consigli Musicali Non Richiesti (107)”

  1. Specifica che è la formula citata da Merlino nel film Excalibur, che sennò la gente pensa alla Spada nella Roccia 😀 Coooooomunque li ho seguiti da vicino ai primi tempi, a cavallo fra la fine dei novanta e l’inizio duemila.. Non mi dispiacevano affatto. Poi fra una cosa e l’altra li ho mollati un po’ per strada e ora non li ascolto da tanto. Quasi quasi ne approfitto E oggi rispolvero i primi cd 🙂

    1. Giusto, mi sono dimenticato di segnalarlo… ci hai pensato te con il commento.
      Prima non li seguivo granché, come scritto, adesso mi hanno preso bene. Ci è voluto un po’ ahahahah…

      1. Già. Questo è il nocciolo della questione. Certa musica, spesso la musica che poi ti rimane nel cuore/mente/anima o aggiungi te nome a piacimento, devi cercarla, scoprirla, sbatterci i denti e digerirla. Questa è la musica che ti rimane dentro.
        Cazzo, stavo ragionando ieri sui Black Sabbath (una mia ossessione): oltre la musica, immortale, hanno testi attuali sia nel 1970 sia nel 2015. Direi che è qualcosa di fondamentale. Vorrei vedere un testo di (artista pop a caso odierno) fra 5 anni… suona vecchio ed inutile… e già lo suona adesso

      2. Beh, si. Ma c’è da dire che nei quarant’anni che sono passati da Paranoid ad oggi le cose sono molto cambiate, e purtroppo in peggio. Ormai la filosofia imperante è quella del fast food. Niente è concepito per essere ricordato, è tutto pronto all’uso, da consumarsi subito.

      3. Ovvio. Non ci sono dubbi.
        Il mio pensiero è anche all’approccio sul disco. Un tempo, prima del fast food musicale, il disco lo si divorava, lo si ascoltava in maniera estenuante… adesso no. Viene dimenticato e in men che non si dica diventa “niente”. Diventa solo plastica sullo scaffale (se si compra) o mega nel Pc.

      4. Ci sarebbe da fare un discorso molto ampio, che comprende anche internet, e la facilità con cui si può fruire di quasi qualunque cosa. Che naturalmente comporta la perdita di valore dell’opera di per se.

      5. Già… penso di averne trattato non so dove e non so quando su questo blog… non mi ricordo, ma è una delle mie classiche tirate contro la musica pop dimmerda hahahaha

  2. solo per dirti che, nonostante un sacco di cose, ribadisco che c’ho di nuovo provato… l’ho ascoltata… ma questo non è il luogo adatto… e le colleghe poi mi cacciano…
    stasera faccio tremare Mini
    😀

  3. Inutile dirti che mi dico spesso che sono un demente e non cambio mai perché lo sono. Inutile quindi anche specificare che puoi specificare quanto vuoi. Per me anal vuol dire solo anal e non importa quante a tu ci metta.
    Se non sbaglio ti inviai pure un video con qualche botta nelle palle…

      1. No, in realtà non sono anatre, ma nacchere, per il notevole influsso spagnolo… Anaaaaaaal Nathrakh (il suono delle nacchere e delle calzature da flamenco)

Si!?

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