A volte ci vorrebbero i sottotitoli giusti

Pensate a quanto, nella comunicazione, viene trasmesso in forma non verbale. Il tono, le tempistiche, il movimento e tutto quello che circonda una forma di espressione non legata, unicamente, al suono delle parole che escono dalla bocca.
Ci si pensa e si dice: UAO.
Ma proprio un UAO grande, come quando prendi e fai CIAONE con la mano (cit.).
La questione dei sottotitoli, poi, è fondamentale per la comprensione di discorsi in altre lingue… anche quelle che, in un modo o nell’altro, ci sono più famigliari: chi il francese, chi lo spagnolo, chi l’inglese o il tedesco.
Avere a disposizione il sottotitolo ti permette di goderti l’esposizione nel pieno della sua efficacia. Questo, a dirla tutta, è una goduria immensa. Unico inconveniente è quello della qualità del sottotitolo che potrebbe non rispondere alle esigenze dell’ascoltatore. Un sottotitolo fatto male è come una bella torta fatta con ingredienti di scarsa qualità. Il totale c’è… ma non se ne riesce ad apprezzare appieno la sua bontà.

Ci sono volte, rare volte, in cui la comunicazione si interrompe a più livelli.
Quello orale: l’altra persona non ci sente (in tutti i sensi possibili).
Quello fisico: l’altra persona non ci vede (diciamo che potreste ricevere un’email in cui non potete vedere il tono rilassato della sua corporatura mentre dice una cosa… la quale, ovvio, è sinonimo di una cazzata in avvicinamento).
Quello sottotitolato: perché chi scrive i sottotitoli non maneggia la lingua che sapete (come madrelingua) e neanche quella che masticate a stento (come sottotitolazione a tradimento).

Che fare? Un film diceva che, nel caso, siamo “persi nella traduzione”.
E così è, in fondo. Siamo persi nella tradizione. Cerchiamo di unire punti e linee, tratti che ci suonano famigliari ma che, in effetti, sono sconosciuti e ci sentiamo in terra straniera. Ci sentiamo dispersi e lasciati da soli. Perchè sembra poco, ma è una stampella forte quella del sottotitolo.
Una stampella che ti permette di non essere nel labirinto di una lingua ostica e crederti/essere molto più europeo/internazionale di quello che sei. Perché va bene il regionalismo, va bene anche l’ostinazione, ma quando è cecità assoluta, è una enorme palla al piede.

Sotto potete notare come, nonostante una lingua ostica ed un sottotitolo ostico, c’è una terza componente che vi aiuterà a capire di cosa tratta la canzone.
Una stampella ulteriore.

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13 Replies to “A volte ci vorrebbero i sottotitoli giusti”

      1. No, sono d’accordo. Purtroppo per quanto tu possa essere in gamba con una lingua spesso ti sfuggono giochi di parole e sottintesi che capiscono solo i madrelingua..

      2. Esatto. Avere l’aiuto di un sottotitolo fatto bene è fondamentale per apprezzare certe sfumature che non capiresti o che, ovvio, andresti a tradurre in maniera “letterale” perdendo il gioco di parole o la sfumatura.

Si!?

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