Deca.dance

Guardalo. Guardalo come si muove.
Ascoltalo.
Sentilo vibrare. Un suono. Un rumore. Il sinistro stridio di mille unghie sulla lavagna. Il beat, l’off-beat. Popolo-di-verde-guarnito in movimento. La Trance. Drum’n’bass.
Giro, giro.
Una spinta. La scossa elettrica. L’estasi. Ah, l’estasi. La nebbia porpora e la maldicenza. I sussurri. Il rumore stentato delle corone dei denti che sfregano.
Una mano di pizzo. Il pizzo si muove. Unghie color nero su mano color marmo. Davanti al viso. Davanti al viso.
Occhi di ghiaccio. Cuore di ghiaccio. Il limbo cubano. Le strobo che impallano. Il colore della notte.
Urla, urla!
Occhi d’acqua. Rugiada che cade. Il movimento. Saluta e scappa. Corri e ritorna.
Il drink zuccheroso, il whisky torbato. Lo shot velenoso ed il sorriso fruttato.
Il cuore che pompa. I muscoli caldi. Il cuore caldo e i muscoli che pompano.
Denti sotto l’ultravioletto. Bianco candido su nero di lutto. Il pizzo che sventola. La pelle che copre la pelle.
Il rosso color sangue. Le vene del collo. L’hardcore feroce. Il sub che scalda. Onde di vento. Onde sonore.
Il vecchio che sfiorisce, il nuovo che rinasce. Un bozzolo di pizzo.
La mano davanti al viso. Davanti al viso.
Prigione dello sguardo.
La folla che corre. La folla che balla. La folla che urla e la folla che marcia.
Il d-beat. Off-beat. Up beat. Oh, il beat.
Decadenza. Decadenza. Il corpo a terra. Il corpo a terra.
Urla! Urla! Scappa! Scappa!
Lo spazio. L’isola di silenzio. Il corpo a terra. Il corpo a terra.
Il ritmo riprende. Il beat pompa. Sangue nelle vene. Nitro nella pelle.
Il pizzo sulla mano. La mano davanti al viso. Gli occhi di ghiaccio. Il cuore che trema.
La folla si muove. La folla che spinge è la folla che balla.
L’estasi del sangue. L’orrore dell’oro. La pelle sulla pelle. Metallo sull’aria.
Punture sulla schiena. Corri. Corri.
Il corpo sul pavimento.
L’estasi del momento. La decadenza. La decadenza.
Il whishy torbato in bicchieri di champagne.
I cani che uggiolano. La folla che sbava. Il beat! Il beat!
Corone d’alloro e maschere di Venezia. Broccato francese e pellame svedese.
La folla, la folla. Il senso di vecchio. Il sorriso che si sfalda. Il cuore che trema.
Il pizzo sulla mano. La mano davanti al viso. Il drink zucchero e il sorriso velenoso.
Shot fruttato.
Il corpo sul pavimento. Il corpo sul pavimento.

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32 Replies to “Deca.dance”

    1. Non so se c’è “tunz tunz”, forse… e ti dico che non ascolto musica tunz tunz o altro… e molto del “tunz tunz” che si respira è, forse, dato dal gioco di parole con il titolo.
      Sì, ho usato molte immagine e spesso non sono neanche frasi. Solo parole. Ritmo.
      Grazie mille 🙂

      1. Ho visto l’allibito.
        Mi sono stupito anche io del risultato… ma forse è la cosa migliore per definire una sorta di decadenza. Una decadenza particolare.

      2. Musicalmente parlando l’elettronica è perfetta per esprimere angoscia, decadenza… tutto il panorama di sentimenti, ed emozioni negative. Molte persone definiscono l’elettronica tutta uguale, manifestando un’ignoranza che mi lascia ogni volta allibita.
        Ci stava bene un bel brano di sottofondo allo scritto 🙂

      3. Non sono molto ferrato sull’elettronica, un genere che non apprezzo particolarmente.
        Un brano? Sai che non ho pensato a nessuna musica quando l’ho scritto? Anche perché non saprei cosa mettere come colonna sonora…

      4. L’elettronica è così vasta che per essere ferrato dovresti ascoltare solo quella, se poi consideri le mescolanze agli altri generi siamo a posto. Nemmeno a me viene in mente in questo momento un brano adatto >_<
        Solo cose con ritmo sbagliato.

  1. Mi hai fatto venire un po’ di ansia… Sarà la musica che viene fuori da queste parole o le immagini… E nonostante l’ansia… Mi è piaciuto ( parte stupidera : il “guardalo. Guardalo come si muove” mi ha fatto venire in mente re Julien di Madagascar …) 🙂

    1. Ho provato a trasmettere ansia e ossessione e decadenza e folla e ritmo e tutte immagini che fossero forti, impattanti e senza respiro.
      Cosa succede? Cosa non succede? Tutti ballano o tutti si muovono?
      (Non mi ricordo Madagascar… non sono un fan dei cartoons… ehehe)

  2. Allora, è sicuramente ben scritto, questo lo capisco persino io. Purtroppo io non so niente di generi e sottogeneri musicali, perciò non posso apprezzare pienamente questo aspetto… Comunque dà un effetto… disturbante, direi. Malgrado ci siano suoni e colori, io lo vedo come una sequenza di immagini in bianco e nero, una cosa tipo battito di ciglia-immagine-battito di ciglia- immagine etc. Poi ha un che di claustrofobico, anche se i cani che uggiolano fanno pensare a una festa sfrenata all’aperto… E non sono sicuro, ma mi sembra che ci sia comunque un racconto: quel corpo a terra…. e il silenzio per un attimo… si è sentito male? No, c’è il sangue, l’estasi del sangue… e tutto riparte nonostante il corpo a terra… è questa la decadenza, l’indifferenza verso un corpo a terra?
    Un’ultima cosetta: la ripetizione incompleta (La mano davanti al viso. Davanti al viso) mi infastidisce, ma quella completa (Davanti al viso. Davanti al viso) non la sopporto proprio… Però come chiusura mi piace proprio. Credo però che queste siano solo stranezze mie, niente di cui tu debba preoccuparti 😉

    1. Grazie per il commento. Che poi è scritto di getto, perciò non ha questa grande rilettura…
      Io non ascolto musica dance/hardcore/elettronica, perciò è un frutto della fantasia più assoluta. Un ritmo che non esiste se non nella mia testa (brutto posto, fra l’altro).
      In effetti l’effetto che ne esce è quello tipo da luce stroboscopica, movimenti quasi meccanici e velocissimi. Lampi e oscurità.
      Forse un rave? Forse non c’è neanche la musica… forse la sentono solo quelli che ballano. O forse è una colonna sonora esterna che non esiste e fa da sottofondo ad azioni ed omissioni? Non saprei.
      C’è un racconto? Piccolo piccolo. Un corpo a terra e la festa che prosegue. Forse la decadenza è proprio l’indifferenza. Forse è solo la trasposizione moderna dei balli del passato che fu. Il morto c’è sempre, o almeno così sembra.
      Io amo le ripetizioni, non le uso spesso. Ma in questi casi mi piacciono, mi danno la sensazione che voglio. Capisco che possano irritare però.

  3. Credo che in certi casi scrivere di getto sia meglio che meditarci troppo su. La musica che in realtà non c’è, è interessante come spunto, fa pensare a un estraniamento dal mondo, che ha molto a che vedere con la decadenza…
    Sulle ripetizioni: i gusti son gusti, a ognuno i suoi 😉

    1. Infatti…anche se qualche rilettura non è che faccia proprio male! 😀 ehehehe.
      Già, una musica che non c’è è anche decadenza… questo non l’avevo pensato. A volte mi stupisco di quello a cui non penso 😀

Si!?

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