Cobain – Montage Of Heck

 

Una sera mi sono dedicato a guardare Montage Of Heck, il nuovo biopic sulla vita di Kurt Cobain – fondatore e leader dei Nirvana.
Ti accorgi del passare del tempo quando senti che, dalla morte di Kurt, sono passati oltre 20 anni.
Vent’anni fa cos’eri? Un adolescente incazzato e desideroso di spaccare il culo al mondo.
Invece adesso? Solo più vecchio.
I Nirvana, diatribe annuali a parte, sono stati il gruppo grunge più famoso e importante degli inizi degli anni 90 (insieme ai Pearl Jam). Non mi spingo a definirlo il più importante in assoluto per la musica dell’epoca, visto che il grunge, termine che non esiste come genere musicale – sia chiaro!-, più che portare avanti una rivoluzione è stata una restaurazione.
Il grunge è stato il ritorno alle sonorità proveniente dalle cantine, il miscuglio dell’hard rock verace con lo spirito corrosivo del punk unendo al tutto testi di natura personale. Questo fenomeno, diciamolo subito, ha aiutato a stroncare generi come il glam et similia, ma il suo contributo è stato tutto sommato parziale: i grandi gruppi glam o hard rock da stadio del tempo si stavano già sniffando piste intere di cocaina e questo, a scanso di equivoci, non ha mai portato a buone cose.
Per la prima volta in assoluto il faro della musica si spostava dall’Inghilterra/California/Florida/New York per atterrare in uno degli Stati più piovosi degli USA: Seattle, nello Stato di Washington. La scena musicale era florida e anticipata da band come i Soundgarden o i Green River/Mudhoney (o i misconosciuti Screaming Trees) e stava ribollendo di una vitalità che, nelle altre città, ormai era sfiorita in una debauchery fatta di sesso&droga. Il rock’n’roll, a L.A., era ormai fuori dall’equazione o solo parte accessoria.
I Nirvana muovono i loro primi passi in questo contesto.
Montage Of Heck racconta la storia della vita di Cobain, cercando di unire rigore e attitudine catchy da prodotto per il cinema.
Rispetto ad altri biopic, Brett Morgen fa parlare principalmente la musica di Kurt Cobain, i suoi nastri registrati in casa e, meno di frequente, le persone che hanno conosciuto il leader dei Nirvana (poche persone appaiono come invitati, manca Dave Grohl per esempio). Kurt Cobain, in altri termini, è protagonista fuori campo e anche sotto i riflettori.
Lo stile è particolare: Morgen passa dalle pellicola pellicole alle foto d’archivio, da animazioni computerizzate fino ad arrivare all’utilizzo del cartoon. Il cartoon viene utilizzato quando è lo stesso Cobain a parlare – attraverso le registrazioni scovate, post mortem, negli archivi -.
Tutto molto bello. Ma questo film è onesto e sincero?
No.
Il tentativo di trovare la quadratura del cerchio nel descrivere un personaggio per molti versi “schizofrenico” nel suo atteggiarsi con il pubblico/stampa è apprezzabile, ma Montage Of Heck continua a passare un messaggio ambiguo di un Kurt Cobain, non cogliendone molte sfumature (anche di studiata fragilità) e rimarcando troppo altre componenti. Soprattutto quella da vittima sacrificale.
Kurt Cobain rimane, perciò, quello che tutti gli adolescenti amano: il compagno che non hanno mai avuto.
La verità è spesso meno bella (mi baso su letture, documenti, interviste su stampa e video etc etc).
Le storie raccontate sono spesso mistificazioni e non riescono a cogliere il lato cazzaro del defunto leader dei Nirvana. Alcuni degli aneddoti sono solo gesti che Cobain avrebbe voluto compiere, ma non sono mai stati fatti: il tentativo di suicidio sotto il treno, sesso con la ragazza ritardata e vivere sotto il ponte, solo per citarne alcuni, sono solo storie. Niente di più.
Questi sono racconti e fantasie che Kurt Cobain ha portato avanti con dedizione nel corso del tempo, fornendo la base per una sorta di creazione del personaggio Kurt Cobain (che si ritrova anche nel fittizio Kurtis Donald Cobhaine o in Kurdt Kobain in Bleach) più che il vero e proprio musicista.
In molti casi, se si legge qualche libro a lui dedicato o si ascoltano testimonianze di prima mano di amici/parenti etc, si ha netta sensazione di questo fatto: Cobain vuole dipingersi come non è. Almeno non al 100%.
Ogni sua mossa è il tentativo di originare un personaggio diverso, migliore secondo lui, rispetto a quello che proponeva la realtà: musica alternativa (anche se trasuda l’amore verso i grandi gruppi del passato, spesso sbeffeggiati pubblicamente), pensiero alternativo a quello dominante etc.
Il resoconto dei primi anni di vita di Cobain è un mix di ribellione adolescenziale, di amore per la musica e la volontà cieca di diventare un personaggio nel mondo musicale.
Poniamo fine ad un pensiero ridicolo: Kurt Cobain voleva essere una rockstar, punto.
La schizofrenia che lo denota è forse il carattere principale e viene espressa dal primo disco in studio: BLEACH.
Questo LP è forse l’espressione più cruda e vera del sound grunge dei Nirvana. Non c’è Dave Grohl alla batteria, ma Chad Channing e Dale Crover (Melvins), e le canzoni sono più rauche, rancorose e meno pulite rispetto ai successori (si sente la mano di Jack Endino, artefice dei primi dischi grunge dell’epoca e poi punto di riferimento per quel tipo di sound). La formazione a quattro è fittizia, infatti non durerà più di qualche concerto (di cui si hanno prove di cover dei KISS). La foto è a quattro perché Jason Everman aveva pagato per il disco.
Ho detto che Bleach è l’espressione più vera e sincera del sound dei Nirvana perchè racconta uno spaccato di vita da provincia depressa (esempio Swap Meet).
Il trampolino verso la notorietà porta ad ulteriori cambi nella vita di Cobain e, come sempre, nuove e sempre più ricche contraddizioni fra quello che riporta il film e quello che riporta lo stesso leader dei Nirvana. La prima grande contraddizione è quella legata all’uso/abuso di eroina.
La grande scusante per l’inizio della “carriera da drogato” di Kurt è il mal di stomaco. Citato spesso nelle interviste, scritto nelle canzoni e riportato in qualche pagina dei diari, il mal di stomaco bruciante e relativa incurabilità è la causa scatenante dell’uso di eroina. Cobain afferma, in modo ossessivo, a scopo curativo.
La verità, ovvio, è tutt’altra. Kurt Cobain, a quanto si legge e si scopre dalle dichiarazioni postume di amici e conoscenti, voleva diventare un drogato. Questo era il suo scopo, insieme alla volontà di creare una famiglia.
L’aspetto casalingo di Kurt Cobain penso sia la parte più sincera del biopic Montage Of Heck.
Altro elemento fondamentale nel riconoscere l’eredità del singer dei Nirvana è quello rappresentato dalle donne presenti nella sua vita. Non sono mai citate in maniera evidente, ma la controparte femminile è forse il principale elemento della musica della band.
Tracy Marander: la prima ragazza del giovane Cobain. Il rapporto con Tracy è la molla che fa scattare l’esplosione della creatività di Kurt. Il fermento dato dall’entrare in un mondo artistico è enorme e fa crescere il singer come artista. Bleach contiene i primi vagiti della sua relazione con Tracy (About A Girl ne è un esempio lampante), mentre Nevermind è l’espressione della fine del rapporto fra Kurt e Tracy (tutto il disco contiene elementi di questo, persino la tanto citata Smells Like Teen Spirits).
Courtney Love: l’esplosiva singer delle Hole è un punto di domanda enorme.
Il suo rapporto con Kurt Cobain è sempre stato visto con sospetto per diversi motivi: a) spesso viene accusata di arrivismo, cosa che lei ha contraddetto dicendo che, al tempo della loro unione, la persona con più probabilità di successo era proprio la Miss Love e non il suo futuro marito [il disco Pretty On The Inside era andato bene]; b) Courtney viene spesso accusata di aver introdotto Kurt Cobain alle droghe – falso, Cobain era un drogato già prima e con lei ha solo tolto tutti i freni grazie ad un favoloso ambiente junkie; c) il suo è un ruolo forte anche come musa musicale: l’album In Utero contiene diversi brani influenzati da sua moglie.
La relazione con Courtney Love non può essere sottovalutata, e non viene tralasciata neanche nel film. Questo rapporto d’amore (ma si dice anche di odio, almeno dopo il 1993) è fondamentale per la comprensione di Kurt Cobain e dei Nirvana post-1990.
Nevermind è l’ultimo album uscito prima della pausa casa-droga durata quasi due anni. Nevermind, uscito nel 1991, è talmente forte da poter essere individuato come uno dei dischi fondamentali del grunge e della musica mondiale (insieme a Ten dei Pearl Jam, uscito anch’esso ad inizio dei ninties). L’album è furbo e ben congeniato. Il disco parte subito con i singoli e si fa apprezzare subito. Il suono è pulito e debitore sia dell’hard rock che di certa musica alternative del tempo (esempio i Pixies) e il ruolo di Andy Wallace non può essere nascosto, visto che la patina brillante è tutta merito suo. Le canzoni ci sono e anche i testi sono ispirati e riescono a portare esperienza personali a livello generale (grazie anche ad una certa oscurità dei testi, possibili di miriadi di interpretazioni).
I critici ne sottolineano il suo essere anche troppo semplice (come musica) e qualche spunto troppo evidente a gruppi del periodo, ma sono critiche artificiali: Nevermind è un disco che funziona. Può piacere o meno, ma è epocale.
Quello che Montage Of Heck non sottolinea, passando direttamente dal Kurt Cobain adolescente al Kurt Cobain con famiglia, è il dubbio sollevato da quei due anni “buchi”. C’è chi accusa Courtney Love di aver sottratto Cobain al periodo di maggiore successo, cosa che gli avrebbe fatto capitalizzare enormi quantità di soldi grazie ai tour seguenti a Nevermind e chi punta il dito nei confronti della nuova vita da junkie del duo (non sono pochi i paragoni con Sid & Nancy).
Quello che resta è il dubbio: perché i Nirvana non sono andati in tour negli anni seguenti a supporto del disco? La risposta non c’è.
Il film si sofferma molto sull’aspetto famigliare del leader dei Nirvana. I filmini casalinghi con moglie e figlia sono toccanti ed esilaranti e, a tutti gli effetti, mostrano una persona ben diversa dal leader tormentato tanto amato dai suoi fan. Il particolare che disturba è che c’è sempre qualcuno a filmarli (si dice Eric Erlandson – chitarrista delle Hole e amico di Courtney Love).
I vari filmini casalinghi fanno intravvedere la fine dell’avventura di Kurt Cobain su questo pianeta. Non ci sono reali segni di pericolo, ma si nota un progressivo immergersi nella modalità junkie. In diversi spezzoni, il leader dei Nirvana non riesce a tenere la testa dritta e si addormenta mentre tiene in braccio la piccola Francis Bean Cobain. La motivazione/scusa ufficiale? Sonnolenza.
La stessa scusa detta a decine di persone durante i servizi fotografici e propinata a milioni di persone.
Sonnolenza, uccide più che lo shot di eroina.
Se Incesticide è l’antipasto, In Utero è la pietanza principale. Atteso in maniera spasmodica dai fan, l’album vede la band nuovamente in studio dopo oltre due anni di silenzio (compilation e bonus a parte).
Il nuovo disco è l’antitesi di quanto prodotto con Nevermind? Sì, ma non al 100%. I brani ci sono, più irruenti e ruvidi che sul disco precedente (grazie anche alla registrazione scarna di Steve Albini), ma non perdono di vista melodia e ritmo. Rispetto al predecessore, però, entrano alcuni filler (Very Ape è solo un brano dei Nirvana sui generis… e il tema trattato, la mascolinità ignorante, è un trito da Bleach: vedi Mr. Moustache) che ne minano la qualità complessiva.
Come per Nevermind, Cobain da fondo all’esperienza personale nello scrivere i testi e non sono rari i rimandi alle sue disavventure o alla sua vita: la celebrità (Francis Farmer…), le donne (Heart-Shaped Box  Rape Me), l’insicurezza (Pennyroyal Tea) e altri temi già sviscerati. La novità è Scentless Apprentice, tratto dal romanzo Il Profumo.
Perché ho detto che non è un prodotto troppo distante da Nevermind? Perché nonostante la battaglia di Cobain per un sound sporco e primitivo, molti brani vennero remixati da Scott Litt (R.E.M) e perciò resi più malleabili. Un po’ come era successo con Nevermind e il tocco di Andy Wallace.
Peccato che oltre all’aspetto idolatrico, Montage of Heck non si sia dedicato di più alla parte musicale. Questo avrebbe potuto indagare sulla volontà di Kurt di cambiare suono (non per nulla dal 1993 la formazione diventa stabile a quattro, con John Duncan e poi Pat Smear alla seconda chitarra, e Lori Goldstone al violoncello) rispetto al passato. Concentrarsi sulla musica avrebbe permesso di sondare la paura del leader per il disco successivo, visto che voleva iniziare da zero senza scarti dei dischi precedenti, e le perplessità circa lo scetticismo con cui era stato accolto In Utero (proprio a causa del suono più raw).
Con i tour a supporto di In Utero, l’incidente romano (dove Kurt Cobain sembra abbia tentato di suicidarsi per la prima volta – ma ci sono voci contrastanti anche su questo punto) e l’Unplugged in New York si chiude Montage of Heck.
L’Unplugged in New York è il disco conosciuto anche da chi i Nirvana non li ascolta per questioni di sound. Dove prima c’era la ruvidezza della distorsione con il fuzz, le chitarre elettriche e le urla, nell’Unplugged tutto questo è assente. Il palco addobbato come un funerale è solo un tocco macabro, ma non è una prova della volontà di Cobain di suicidarsi. Come neanche il titolo provvisorio del disco In Utero che, in origine, doveva chiamarsi I Hate Myself And I Want To Die. Il problema era la dipendenza incontrollabile del singer. La quantità di eroina assunta aumentava di settimana in settimana, tanto da renderlo sempre meno “presente” e molto più paranoico.
L’ironia insita nell’Unplugged, forse, è che questo disco è l’album che i Nirvana hanno voluto al 100%.
Mi spiego meglio: nei precedenti c’è sempre stata una pressione enorme dalla casa discografica per rendere il prodotto più digeribile al pubblico di massa, nell’Unplugged, invece, i Nirvana hanno deluso tutti. Deluso non per il suono, deluso perché non hanno inserito nessun grande classico della band (solo qualche canzone di maggior successo), hanno coverizzato gruppi sconosciuti (i Vaselines) o ripreso canzoni di David Bowie e, onta e disonore, il gruppo invitato non sono i Pearl Jam o gli Alice in Chains… ma gli sconosciuti Meat Puppets.
Avrei voluto vedere la faccia della casa discografica al momento dell’annuncio delle guest star.
Montage Of Heck si chiude sul latrato finale, doloroso e dolente, di Where Did You Sleep Last Night? 

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26 Replies to “Cobain – Montage Of Heck”

  1. Questa non è solo una recensione del film ma anche e soprattutto della storia dei Nirvana.
    Parlando strettamente del film, ho apprezzato le animazioni (invece che l’uso di controfigure) mentre ho trovato stridente il rapporto tra la paura di Kurt di essere messo in ridicolo rimarcata più e più volte e l’occhio spesso invadente che ha documentato momenti privati che potevano essere esclusi (lo sapevamo tutti che si faceva sempre di più, che bisogno c’era della scena verso la fine in cui tiene in braccio la figlia mentre è evidentemente fatto?). Poi non so se questo fosse negli intenti del film, ma ho trovato troppo poco lo spazio dedicato alla musica.
    Per il resto, sono d’accordo su tutta l’analisi che hai fatto. Bravo.

    1. Già. Ho cercato di restare solo sul film, solo che non ci sono riuscito. Avevo troppe cose da dire e le ho buttate giù nel post.
      Assolutamente meglio il cartoon che certe recitazioni oscene.
      Sapevo dell’incapacità di Kurt di sopportare le critiche e la sua paura del ridicolo, ma rimarcato così spesso e con un tono così deciso da Novoselic è stato forte. L’occhio indiscreto della telecamera l’ho trovato di cattivo gusto… capisco la volontà di farlo vedere anche come padre di famiglia ed essere umano, ma l’hanno fatto sembrare egocentrico e schizoide. Forse quello che volevano.
      Se avessero parlato di più di musica, penso sarebbe stato troppo pesante per il cinema (e per i fans, che vogliono vedere Kurt strafatto… vogliono quel tipo di leader dei Nirvana. Mi dispiace, ma c’è poco da fare su questo.. i fan sono pessimi a volte).
      Sono contento che hai apprezzato, nonostante la lunghezza incredibile del post eheheh

      1. Fare un film su un musicista senza dare adeguato spazio alla sua musica avrebbe senso solo se ci fosse tanto extra da raccontare, e comunque parliamone, se qualcuno si aspetta un romanzo c’è sempre Via col Vento. Mi sa che come fan, sono un po’ sui generis io.
        Quanto alla lunghezza, hai scritto tanto perché ne sai tanto. Io non sapevo neanche della connessione tra Scentless Apprentice ed il libro di Süskind, che pure ho letto ed apprezzato molto.

      2. Già, senza musica un biopic su un musicista diventa un po’ sterile. Anche perché spesso i musicisti sono persone orrende eheheh.
        Ci tentano spesso di fare i film sul musicista e vengono sempre fuori male. Uno su tutti? The Doors. Praticamente hanno messo in mostra solo il lato debosciato di Jim Morrison.
        Capisco che era un ubriacone sessuomane e mezzo drogato, ma qualcosa in più l’ha anche fatta dai.
        Un tempo avevo letto di tutto e di più sui Nirvana e Kurt Cobain… anche tutto un report di un investigatore privato ingaggiato per cercare Cobain nei giorni prima della sua morte.

  2. Splendida descrizione del fenomeno “Nirvana”. ^^
    Non ho visto il film e non posso, quindi, dirne nulla. Mi sembra – non vorrei sbagliarmi – che l’assenza di Grohl fosse legata al fatto che lui non aveva mai accettato il film.

    1. Grazie mille. Ho provato a scrivere del film, ma mi è uscita anche una storia sui Nirvana e su quello che penso io dei Nirvana.
      L’assenza di Grohl, a quanto sentito, era per questione di timing… ma potrei sbagliarmi. Avevano fatto le interviste, ma troppo tardi. Boh. Sempre misteri.

      1. Su Dave Grohl non mi pronuncio più di tanto. Anche se… uhm…. fai un film su Kurt Cobain e non riesci ad organizzarti in modo tale da avere Dave Grohl? Con tutto il richiamo che avrebbe la presenza del leader dei Foo Fighters?
        Ma sarà sicuramente così. Un problema di tempistica. ^^
        Vorrei guardare il film, ma contemporaneamente non vorrei guardarlo. Mi prenderò del tempo per liberarmi di questo dubbio amletico. XD

    1. Troppo gentile amica mia. Troppo veramente. E non lo dico per falsa modestia.
      Ho scritto quello che so sui Nirvana, su Cobain e su quello che mi ha trasmesso il film.
      Sono sicuro che te, in materia di film, avresti avuto l’occhio più critico per altre cose 🙂

  3. Grande pezzo, grazie.

    Mi pare di capire che il film sia una sorta di pasto preconfezionato per palati senza troppe pretese (chiedo scusa se ho banalizzato troppo il succo del discorso): probabilmente concentrarsi sulla musica avrebbe creato un prodotto troppo di nicchia. Mi viene in mente un altro film dello stesso genere: Control, su Ian Curtis. Anche in quel caso l’opera si concentramolto più sulla figura, così come è stata anche resa icona dalla storia, che sull’aspetto musicale. Anche se, va detto, Control è un filmone e lo stile con cui è stato prodotto e girato lo rendono un prodotto non facile destinato ad appassionati e amanti di cinema.

    Sono uscito fuori traccia e non mi ricordo cosa io volessi dire.

    1. Prego.
      Sì, il film non è male, intendiamoci. Si fa vedere e arrivi alla fine senza skippare o annoiarti. Ma penso che sia semplice per un film su una vita comunque da rockstar.
      Il problema è che hanno cercato di dare un’ulteriore versione del personaggio Kurt Cobain. Hanno preso per oro colato alcune sue minchiate e le hanno dato visibilità (perchè ne diceva anche lui di stronzate) e hanno taciuto su altri aspetti. Hanno dato spazio a Courtney Love che dire “incognita” è essere gentili. Non sono un fan che cova risentimento, me ne sbatto, ma lei riesce a mentire e dire una versione diversa ogni volta che parla.
      I film sulle rockstar sono più o meno tutti così… o sono “alti” e non vanno al cinema, o sono votati a mostrare la debauchery/leggerezza e ci vanno (es. The Doors etc).

      1. Sai, ero 15-16enne all’incirca quando venni a sapere della storia dell’eroina per curare il mal di stomaco. E io ci credetti, poi un amico mi disse “sì, certo. credici”. Ecco, fermo restando che non l’ho visto il film, ma dare risalto a tutto ciò che raccontava lo rende un po’ per 15enni.
        Anche l’idea di fare una bio che sembrasse un’autobio non regge, se, come dici e come ho avuto modo di leggere, nell’opera ci sono spezzoni molti intimi e personali che credo lo stesso KC non volesse diffondere.

        Non lo so, lo guarderò ma come ti dicevo mi riesce difficile non avere pregiudizi verso questo tipo di produzioni

      2. Io, consciamente, ho vissuto solo i battiti finali della sua vita come musicista (mi ricordo quando ho sentito l’Unplugged su cassetta). Da quel momento in avanti ho letto tutto quello che potevo leggere e informato su tantissime fonti… e c’è sempre stata contraddizione.
        Spesso più nelle parole di Cobain che nel resto. Teniamo presente che quando scriveva aveva… 22/23 anni. Un ragazzo.
        Il biopic unisce varie forme: l’intervista a parenti/amici, il cartoon (dove Kurt parla e si vede l’animazione, ben fatta, che rende immagini le sue parole), i filmati d’epoca, interviste per televisioni etc.
        Un mix gradevole. Ma poi ci sono aspetti molto personali che sono un po’ disturbanti. Immagini private, come dicevi te, che servono solo per alimentare la fame degli avvoltoi della celebrità Kurt.
        Guardalo, anche con pregiudizio, poi mi farai sapere 😉

  4. Questa recensione/storia dei nirvana/storia di cobain che hai scritto è bellissima.
    Riguardo al film come ho già scritto è incompleto di parte ma scorre in modo piacevole..a me le parti cartoon non sono piaciute, ho invece adorato le invasioni nella sua vita privata, anche di scene non molto famose che forse per qualcuno potevano evitarsi, ma de gustibus!!

    1. Grazie mille! Ho provato ad essere obiettivo e ho cercato anche di aggiungere elementi che conoscevo dalle varie letture etc.
      Le parti cartoon mi sono piaciute perché hanno evitato di inserire recitazioni penose per far sembrare che…
      Le scene di invasione privata mi sono sembrate un po’ “particolari”, ma giusto… de gustibus! 🙂

Si!?

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