Blogger sociale o Re dell’Isola Deserta?

Nell’ampio concetto di socialità, il blogger è un piccolo Re solo.

Il blogger scrive e pubblica i suoi articoli nella solitudine della sua camera, per poi bearsi delle successive visualizzazioni come di un meritato premio. Ogni visualizzazione è l’unguento sulle ferite che la scrittura, nel suo processo di scavo, ha provocato. Ci si illude di scrivere per sé stessi, solo per un proprio divertimento, mentre il proprio radar è puntato su quella materia oscura che è il pubblico.

Il blogger prova a modulare gli articoli in modo che siano il più possibile appetibili per i lettori. Questo processo non sempre è una scelta consapevole, ma il fine del blogger è quello che il proprio pensiero sia recepito dal più alto numero di persone possibili.
Per raggiungere lo scopo, lo scrittore esordiente prova allora a mutuare lo stile da chi è più presente sulla piattaforma WordPress/Blogspot. Questa ispirazione ha varie forme: si va dal copiare il metodo di scrittura di blogger più affermati al provare ad infarcire i post con i temi più in voga del momento, così da non rischiare possibili débâcle in termini di like e commenti.

Non è un dato di fatto questo, sia chiaro, spesso è solo la volontà di trovare una voce personale all’interno di una comunità con legami stretti da più tempo passato a socializzare. In molti casi, invece, è solo il tentativo di emulazione, l’ego che si fa spazio e desidera attenzioni.

La soddisfazione personale per un post viene misurata dalla quantità di like e visualizzazioni ricevute. Maggiore è l’apprezzamento del pubblico, migliore è la percezione che abbiamo del nostro articolo. Questo concetto, però, non è vero. Sono portato a pensare che non è un’equazione logica quella che indica che maggiore il numero di like = migliore qualità dell’articolo.
Spesso si verifica solo un mero fattore di hype, più persone mettono like creano attenzione, ma non è necessariamente un sinonimo di qualità dello scritto.
L’efficacia ed il fatto di essere ben scritto di un post, invece, deve essere valutato secondo altri parametri.

Questa percezione sfalsata del blogger porta ad una difesa a spada tratta del blog. Il territorio virtuale sopra cui si scrive diventa un regno intoccabile, scevro da qualsiasi collaborazione che potrebbe, per qualche strana congiuntura astrofisica, diminuire l’apprezzamento al proprio articolo. O, quasi peggio, che il paragone impietoso con gli articoli dell’ospitante porti ad una rivalutazione della qualità degli scritti del blogger.

Cosa che, a ben vedere, è proprio il contrario. Un confronto porta a migliorie nella capacità espressiva dello scrittore, ad un rivalutare articoli scritti in precedenza o anche solo questionare punti saldi su cui si basava il proprio pensiero.

La paura di un confronto, o di uno scontro scrittorio, porta il blogger, animale sociale che intrattiene rapporti di varia natura con molti altri blogger suoi pari, a chiudere le frontiere. Una progressiva arteriosclerosi delle vie di collaborazione.

Si potrebbe riassumere con un: il blog è mio e ci faccio quello che voglio.

Pensiero condivisibile, ma arrivo a concepire questa difesa miope delle pagine digitali solo per la linea editoriale del proprio blog. Il concept è materia esclusiva di chi ha aperto lo spazio virtuale, almeno questa effimera attitudine dittatoriale ci è consentita. Tutto il resto nasce dalla condivisione.

Quello che vorrei, almeno per quanto riguarda il mio blog Music For Travelers, è una maggiore interattività. Riuscire ad aprire questo spazio digitale ad un più ampio spettro di persone, interessi, opinioni etc, così da poter sviluppare un nuovo concetto di blogger. Il confronto è l’anima del blog, così come ogni collaborazione e ri-blog di eventuali articoli. Citare e scoprire, discutere e crescere.

L’atrofia e l’autoreferenzialità sono i peggiori demoni che affollano la mente dei blogger.

Voglio limare ancora di più le asperità del mio carattere da Re dell’Isola Deserta. Voglio gustarmi il ruolo paritario in un contesto sociale.
Continuare a pensare di essere l’unico e il solo ad avere a disposizione il Verbo è una zoppia da blogger. Più spesso ci si dà ragione, più spesso si pensa di esser veramente immuni dall’errore.

Per questo Vi chiedo: chiunque volesse collaborare, interagire o confrontarsi, mi contatti (blog o posta).
Ho voglia di nuovi progetti, di nuove idee da scrivere.

Cosa pensate voi del ruolo del blogger? Re dell’Isola Deserta o Paritario nel Contesto Sociale Web?
Chi scrive sulle piattaformi digitali è un vero animale sociale o è il piccolo dittatore del suo spazio che, per convenienza, concede udienza?

121 pensieri su “Blogger sociale o Re dell’Isola Deserta?

  1. Concordo con te sulla prima parte, quella edonista (o edonistica?). Poi però godo del confronto. Vale più un commento che 100 visualizzazioni anonime. E se da quel commento nasce un confronto…beh, il post ha fatto il suo lavoro.

    1. Anche io godo del confronto. Per questo chiedo se qualcuno vuole collaborare con me.
      Preferisco un commento, anche contrario a quello che sto scrivendo, piuttosto che ricevere il Like e nessun segnale di effettiva interazione.

      1. già…ci sono anche dei blog che non danno la possibilità di laikare proprio per questo….
        ma sai che non ho mica capito che tipo di collaborazione?

      2. Già. Penso che sia una scelta radicale. Sbagliata o meno non so cosa dire. Il like in sé non è male, ci mancherebbe…

        Non so, mi farebbe piacere essere coinvolto in progetti, qualcosa da scrivere, da fare… perché se no scrivo sempre le stesse cose (che sono poi le cose che amo scrivere o di cui amo trattare) e non c’è un confronto.
        Spero di essere stato più chiaro!

      3. ci sono blog che fanno “giochi” di scrittura….esercizi a tema, pretesti per scrivere e imparare…robe del genere insomma…ti riferisci a cose di questo tipo?

      4. Esatto, cose di questo tipo.
        Ma anche collaborazioni fuori da queste “logiche”. Non lo so… Sto cercando scuse per scrivere, per crescere e migliorare ulteriormente.

  2. signorinella pasteis

    in questo anno ho scoperto che i blogger sono molti e diversi.
    ci sono i re dell’isola, gli asociali senza isola, gli ispirati, i tematici, quelli con la missione e quelli del diario segreto con password.
    ci sono quelli che vogliono farsi leggere e quelli che invece hanno bisogno di scrivere. che se ci pensi, sono due cose completamente diverse.
    io stessa, nell’approcciarmi alla materia, ho scoperto di seguire altri blogger secondo un criterio ben preciso e quindi di stupirmi, quando mi seguono persone completamente fuori dal mio schema mentale.
    il punto è: tu cosa vuoi essere rispetto al tuo spazio?

    1. Signorinella, mi piace quello che dici. In realtà non ci sono solo due tipi di blogger (la mia era una forzata generalizzazione, dovuta anche al tentativo di trattare l’argomento in un numero di parole meno che torrenziale).
      La distinzione che più mi piace, però, è quella fra “il blogger che vuole farsi leggere” e “il blogger che ha bisogno di scrivere”. Questa è una differenza fondamentale su come approcci lo spazio bianco virtuale. Blandire il lettore o mettere in piazza te stesso? Ma “volersi far leggere” contrasta con il concetto di “sincerità nella scrittura”?

      Io mi stupisco di chi mi segue, soprattutto quando non abbiamo niente in comune. Spesso lo categorizzo sotto la voce: voglia di avere link in giro per i blog. Niente di più. A volte, invece, sono vere e proprie scoperte.

      Penso che la tua ultima domanda sia la prima domanda che uno dovrebbe farsi quando apre un blog.

      Adesso, dopo riflessioni, mi sono detto: io voglio collaborare di più… voglio espandere e confrontarmi ancora più di quello che facevo. Ne ho bisogno, come ho bisogno di scrivere… per questo motivo unisco le due cose.

  3. Io ho il mio pensiero a riguardo e faccio una distinzione netta tra possedere e gestire il proprio blog con il collaborare con altre persone.
    Io decido cosa postare sul mio spazio, ma questo non compromette il fatto di poter collaborare con altra gente, anzi. Se c’è l’idea comune ben venga la collaborazione, anzi, credo che il prodotto concepito possa essere di gran lunga migliore di uno creato da una singola persona.. o per lo meno diverso dal solito, attraente!
    Pero’ ognuno ha la sua visione, quindi se c’è gente che vuole stare nel suo spazio, accetto il suo punto di vista e vado avanti!

    1. Parto da una sottolineatura: spero si sia capito che non intendo fare polemica, sto solo ragionando. Forse pedalo troppo e mo arriva poco sangue al cervello eheh. Comunque sia hai ragione e l’ho anche scritto: il minimo che mi riservo è decidere la linea editoriale del mio blog, i contenuti. Quello che mi farebbe piacere, ed è un po’ il fulcro del mio discorso, è cercare di collaborare… perchè ho bisogna di più confronto e la mancanza di tale, nei blogger, è fatale (per me ovvio). E questa innovazione dei like permette di passare e fare un solo gesto senza interagire…
      Vorrei passare ad una maggiore condivisione (non intendo popolarità) delle idee… un confronto, ecco

  4. Come ti dissi una volta, il blog è un balcone dal quale uno si affaccia; però all’occorrenza può anche essere una piazzetta, un cortiletto: avrai presente la scena tipica con cui si identifica il sud, le signore sotto casa con la sedia di paglia che parlano. Ecco, il secondo tipo di blog di cui parli lo vedo così, in gruppetto di sedie giù in strada quando il blogger scende da casa propria. Però bisogna avere qualcosa da dire: nel mio caso, dove in fondo confeziono nulla e lo decoro con un fiocchetto, mi sento più un gatto sul muretto che agita la coda quando passa qualcuno. Però interessante il tuo proposito, mi cercherò una sedia di paglia. O di Puglia.

    1. Mi ricordo il tuo commento precedente, ma questa volta ho provato a non parlare dell’ego dei blogger (seppur componente fondamentale dello scrivere per un pubblico). In questo post volevo cercare di trovare una via per una maggiore collaborazione, ampliare orizzonti e cercare un confronto. Principalmente per arricchire me e il mio blog da questo confronto. Ho “paura” di questo fatto dei like impersonali che non ti permettono di passare e non lasciare traccia di un pensiero. Ecco, questo era lo scopo del mio post. Nel precedente guardavo a quando un blogger può pensare di essere portatore di Verità… in questo volevo cercare altro.
      Ecco, io vorrei che le sedie di Puglia siano di più eheh (non parlo di popolarità ed ego), vorrei che una rete di blogger riuscisse a creare qualcosa che vada oltre al mero: blog mio e “paura” degli altri.

      1. Il like impersonale, hai ragione, lascia sempre perplessi eppure io stesso ci casco. Ma mentre magari io di mio posso conoscere il significato del mio like, il blogger invece che nom sta nella testa altrui si chiederà “ma che significa? ” Apprezza o non ha nulla da dire o passa per farsi notare?
        Ti rigiro la domanda: è possibile secondo te arrivare a una rete o si resta sempre sulla distinzione blog mio dove poi arriva qualcun altro se vuole?

      2. Già. Anche io ci casco… sia chiaro, mica sono super! Ehehe. Solo che tento di scrivere qualcosa per supportare… anche se non sempre ci riesco.
        Una rete è possibile, secondo me. Bisogna superare la mentalità del “mio/tuo”. Sempre tenendo conto che uno ha il proprio blog che gestisce come vuole. Il rapporto fra blogger per creare qualcosa d’altro non è utopia

      3. A poco più di un anno dal mio ingresso in questo mondo ho notato una cosa: molto spesso quando inizio a seguire un nuovo blog non ci trovo solo il “ponte” che mi ha portato li, ma anche altri blogger che già conosco. Altre piazzette con altre sedie di paglia. E siccome dopo un po’ ci si conosce, si arriva anche a distinguere abbastanza bene i like veri da quelli falsi, i like “seriali” di chi non lascia mai e poi mai anche solo una parola, chi ti segue solo per avere il tuo follow di ricambio e poi non si vede più. A volte è anche questione di tempo, seguire tutti quelli che vorrei è impossibile, e allora magari faccio una sera qua una là cercando di recuperare anche qualche pezzo passato che ho perso per strada.

      4. Io non riesco a star dietro a tutti, a volte passo su blog leggo di meno col proposito di recuperare le cose indietro ma poi ricasco nella trappola del semplice like

  5. Avevo scritto un bel po’ e sto imprecando perché mi si è piantato il browser… spero di ricordarmi tutto quello che volevo dire…

    Scrivo pochissimo e non so parlare di argomenti di interesse generale, mi esprimo quasi sempre con le mie fotografie e la musica accanto, e quando lo faccio è per dire qualcosa di me che sarà di poco interesse per la maggior parte dei blogger tranne forse qualcuno che frequento più assiduamente.
    Quando leggo, commento se ho qualcosa di dire, perché il like spesso lascia il tempo che trova, come un contentino per dire “ti metto un like così poi tu lo metterai anche a me”, e uno dei pochi articoli che ho scritto è proprio su questo argomento.

    Certo succede anche a me di mettere il like senza scrivere niente niente, ma quando lo faccio, vuoi perché in quel momento non ho il tempo di scrivere o non so proprio che cosa dire, è come se mi sentissi in difetto. Perché sono i commenti a costituire l’anima e lo scheletro di questo mondo, il mezzo attraverso il quale si cresce e ci si confronta, senza ripiegarsi su se stessi. Si può essere d’accordo o no, ma l’importante è affacciarsi, mettersi in gioco, esprimere la propria opinione,

    Mi piace leggere i commenti scritti dagli altri, e su un post interessante ci torno anche a distanza di giorni per seguirne le evoluzioni, e poi leggere i commenti degli altri è anche un modo di trovare altre persone interessanti che magari vale la pena seguire, cosa impossibile da fare se ci limitassimo tutti solo a qualche like.

    Per lo stesso motivo apprezzo ci usa il widget “Posts I like”, perché se io ti seguo è molto probabile che possa trovare interessante anche un blog seguito da te, senza la paura di far conoscere altri blog interessanti che potrebbero distrarre il me lettore da quel regno intoccabile che hai citato.

    Comunque la prima versione del commento era venuta meglio 😦

    1. Posso assicurarti che anche questo commento mi è piaciuto molto! 🙂 Perciò non preoccuparti.
      Anzi, vorrei sottolineare una cosa che hai scritto:

      “Perché sono i commenti a costituire l’anima e lo scheletro di questo mondo, il mezzo attraverso il quale si cresce e ci si confronta, senza ripiegarsi su se stessi. Si può essere d’accordo o no, ma l’importante è affacciarsi, mettersi in gioco, esprimere la propria opinione”.

      Secondo me è un passaggio fondamentale. Anche io, a volte, mi trattengo dal commentare perché non ne so abbastanza e finisco per fare la figura dello scemo. Se non si prova, e non si sbaglia, non si cresce, per questo cerco nel possibile di commentare o guardare.
      Poi ci sono momenti in cui sto zitto e metto un like, ma in quel caso l’argomento non lo conosco proprio e do un supporto esterno. Non mi piace, ma è un segno che sono passato.
      Anche io scopro blogger dai commenti. Se qualcuno mi attira da quello che ha scritto nel commento, c’è una buona probabilità che vado sul sito a leggere cosa fa. Non sempre, ma i commenti rivelano la personalità del blogger che li scrive… non so come spiegarlo. Nel blog c’è sempre il mix dell’artefatto e del naturale, nei commenti, se li segui un po’, ci trovi la persona… e se questa mi interessa, il blog probabilmente è qualcosa da seguire.

      Perciò la condivisione di contenuti, di esperienze e di idee aiuta sempre.

      Questo volevo scatenare con il mio post: condivisione o confronto. Ecco. Ed era una richiesta di collaborazione, ho voglia di fare e mi piacciono le sfide.

      1. Ecco qualcosa che ho perso rispetto alla prima stesura c’è: la collaborazione. Non so che tipo di progetto tu possa avere in testa e mi piacerebbe saperlo, non sono brava ad inventare storie ma se può interessarti metto a disposizione le mie fotografie.

      2. Ecco, questo è già inizio di collaborazione: tentare di trovare un modo per creare qualcosa.
        Io non sono bravo con le foto… perciò siamo già a cavallo.
        Che ne dici se possiamo trovare dei mini-racconti basati su delle foto che scegli te? Cosa ne pensi?

      3. Mi piace come idea! Qualcosa di attinente al Giappone? C’è una foto che ho scattato qualche giorno fa che non ho ancora pubblicato nel mio blog che potrebbe essere interessante come inizio.

      4. Urco, il giappone?! Sarebbe una grande sfida, perché non so niente del Giappone… dovrei inventare tutto di sana pianta.
        Pensavo a racconti brevi, veloci… non storie enormi perché anche io, sfortunatamente, sono a corto di tempo (questo dannato lavoro eheheh).
        Ma la tua idea mi piace.
        Se vuoi mandami le foto (quante ne vuoi su Gmail – anche una breve spiegazione?) e io scelgo e ti mando il testo in anteprima… così mi dici se ti piace.
        Poi lo mettiamo sul blog e condividiamo… forse si crea qualcosa!!!
        Mi piace come cosa! Mi piace.

      5. Cose brevi si, è il taglio giusto per un blog secondo me, altrimenti si rischia di scoraggiare le persone alla lettura ancor prima di iniziare 🙂

      6. Esatto… io cerco di non superare mai le 1.000 battute per i miei articoli. Per questi racconti brevi starei ancora meno: 300/400 battute e via.
        Anche un racconto che non finisce, dei frammenti…

  6. Il mio blog lo vedo molto come “un bar dello sport” e spesso avviene perché ci sono commentatori che parlano tra loro senza che io dica nulla… questo crea interazioni e fa conoscere sia a me che agli altri, altri blogger.
    L’idea di aprirmi ad altri blogger mi piace e la sto portando avanti con delle interviste che faccio a donne che hanno blog di calcio o che parlano dell’argomento… apro la mia casa ad altri… Il mio obiettivo è farmi leggere, io non scrivo per me 🙂

    1. Questo sul tuo blog l’ho notato e mi piace. Mi piace l’atmosfera che si crea, perchè la conversazione va avanti in autonomo su un tuo spunto. Questo modo permette di conoscerci fra blogger e si finisce per andare a seguire e commentare blogger che non conoscevi. Condividere e commentare, girare e supportare. Ecco il contrario del Re dell’isola.
      Io scrivo perchè ho la necessità di scrivere, devo farlo anche quando parlo di musica (anche se spesso ci sono alcune metafore per descrivere cose che mi capitano).
      Voglio portare il mio essere blogger ad un livello diverso… non significa migliore (anche se quello è l’obiettivo) ma diverso sicuro

      1. Allora prova a farlo, inventati qualcosa… cerca magari qualcuno che tratta il tuo stesso argomento, la musica ed esempio…
        Il Re isola non piace a nessuno, anche perché obbiettivamente se uno vuole scrivere solo per se stesso, scrive nel diario o nelle pagine word che poi tiene nel computer, non apre un blog 🙂

      2. Certo che ci tento. Questo era un primo tentativo… in fondo ho scritto che chi volesse provare, può contattarmi. Io già collaboro con un sito da una vita, perciò parte della socialità la sviluppo anche in quel posto. In più ho portato il sito di musica su blog… eheh. Ma cerco sempre qualcosa.
        No, non piacciono proprio

  7. Allora. Sono assolutamente d’accordo con te quando dici che “molti like” non sono sinonimo di qualità dello scritto ed è chiaro che alcuni (molti?) che lasciano il loro like non leggono assolutamente nulla, cosa che mi fa anche un po’ innervosire perché se lo scopo è quello di aumentare la loro popolarità… mi chiedo a chi verrebbe voglia di andare a “conoscere” un blogger che non si esprime mai, a me no.Invece mi è capitato spesso di conoscere nuovi blog leggendo commenti sotto vari post. Per carità, a volte capita anche a me di lasciare solo il “like”, ma nella maggior parte dei casi cerco di partecipare. Ho aperto un blog perché avevo bisogno di confronto e di condividere attraverso la scrittura alcune situazioni/emozioni/passioni e mi sono resa conto con il tempo che questo bisogno di confronto è cresciuto, quindi per me il confronto è fondamentale.
    Comunque io ho riscritto questo commento mille volte perché da sola non capivo cosa avevo scritto, ma adesso non rileggo più e pubblico.

    1. Secondo me ci sono due tipi di like su WP.
      Il like del blogger che, di solito parla e commenta, e questo è un like di supporto. Un like che dice, ho letto il pezzo ma non avevo niente da dire in merito. Ci può stare, sia chiaro.
      Il secondo like è quello fatto solo per avere link sulle pagine ed essere beccato da altri blogger o aumentare il ranking o altro. Ci sono i LIKER seriali, quelli che manco posti che hanno già messo mi piace.
      Il commento è diverso, perché si investe tempo e voglia.

      Il tuo blog è un blog di confronto al 100%, su questo non ci sono dubbi. Un blog di condivisione. Il mio è leggermente diverso, ma di questo ne abbiamo già parlato. Voglio cercare nuove vie di comunicazione, nuove cose da fare. Voglio migliorare un po’, non posso rimanere a questo livello di scrittura per sempre.
      A volte mi viene lo schizzo di migliorarmi ahahah

      1. Beh, è una grand bella cosa avere la voglia di migliorarsi!
        Se ti viene in mente qualcosa, qualche progetto da condividere io ci sono (se sono in grado), quindi fammi sapere 🙂 Io ci penso 🙂

      2. Già.
        Questo è un mio scopo da un po’ di tempo a questa parte.
        Mmmm… ci penso un po’. Ma spesso collaboriamo insieme, anche passandoci idee per post (gli award, idee, musica etc).
        Sarebbe da iniziare qualcosa simile al One Place. One Music.
        Che dici?

      1. Su questo non ci sono dubbi!
        Perché recensioni di concerti, libri e Cd ne faccio a pacchi (ehehe) sul mio blog e quello del sito per cui scrivo: The Murder Inn…

        Devo pensarci un po’ anche io… ma buttiamo giù qualche idea!

      2. Cose nuove? Racconti rock, per esempio. Possono essere racconti con colonna sonora.
        Possono essere racconti “irreali” con protagonisti i personaggi musicali…
        Mmmmm …
        Queste sono due idee a getto

      3. Ehhhh… quello sì. Anche perché con la musica è difficile riuscire a creare qualcosa di “nuovo”.
        Devi riuscire a ricreare qualcosa di già usato ma renderlo più accattivante.

      1. L’ho lasciato un po’ in disparte… l’ultima entrata è di molto molto tempo fa.
        Mi riprometto sempre di riprendere in mano la cosa, ma poi mi perdo!

    1. Direi che dopo 15 ore di lavoro ed essere in stazione alle 5… beh… un tuo like ha molti significati e il fatto che hai anche scritto qualcosa ti rende un po’ Highlander 😀

    1. Ma guarda, neanche io sono James Bond… eheh… sono solo Zeus 😀
      Comunque sia, visto il tema del tuo blog, sarebbe bello riuscire ad unire qualcosa con musica e montagna, musica e natura.
      Secondo me una commistione così potrebbe dare ottimi frutti!
      Cosa ne pensi?

      1. Già. Anche a me piacciono le sfide. Tutte le sfide.

        Se volessi soldi, creerei qualcosa di più orientato all’economico.

  8. Considerando che io sempre l’eccezione per ogni cosa (alcuni mi chiamano anche Murphy’s Law), anche nel mio ruolo da blogger sono un eccezione: non punto alle visualizzazioni della mia pagina, non presto attenzione mai ai like, non millanto di saperne più di altri, anche se esprimo spesso la mia opinione su film e cartoni animati (e con questi ultimi dimostro il livello culturale generico del mio blog), ma non punto mai il dito contro niente e nessuno, se non in modo scherzoso e volgarmente sadico. Tutto questo per che scopo?
    BOH. Avevo iniziato per noia: poco lavoro in ufficio, un sacco di minchiate per la testa e allora mi è venuta la brillante idea di scrivere. Cos’altro avrei potuto fare in un ufficio, fingendo di lavorare? Scrivere, ovvio. Anche perché in realtà mi è sempre piaciuto buttare giù parole, fin da quando ero bambino. Anche se ho sempre preferito la carta…Ma che cazzo ‘sto facendo? Non sei il mio analista! Scusa, mi sono fatto prendere.
    Comunque, arrivando al punto, io non mi faccio molte storie sul blog. Nel senso che lo considero comunque una piattaforma sociale, però la mia idea non era questa. La mia idea era di tenere salvato da qualche parte le mie minchiate, come avere una libreria dei propri appunti in formato digitale. Dunque Re Solo.
    Però poi ho scoperto un sacco di altre persone, come te, e quindi boom, un nuovo concetto si è aperto: è un social network anche WordPress! (Faccina felice)

    1. Eccoti qua tu.
      Comunque puoi restare sdraiato sul lettino mentre io mi faccio un rigone di Colombiana nella migliore tradizione freudiana. Tutto ruota intorno al sesso, ricordalo ahahah.
      Perciò un Re Solo convertito alla socialità. Che è un po’ il mutamento che fanno in molti: partono dicendo che usano il blog per conto loro e poi incominciano ad interagire. La questione è un’altra, una volta scoperto che è possibile interagire, ecco che si aprono due tipi di blogger:
      a) quello che rimane chiuso nella sua cameretta e sta zitto e buono (non è una critica, sia chiaro);
      b) quello che condivide commentando, che condivide contenuti di altri blogger, che crea qualcosa. Anche in questo caso, non è un pregio in assoluto…
      Quello che mi “spaventa”, piuttosto, è l’atrofia mentale. Il non volersi confrontare per paura del confronto stesso. Tu, visti anche i post che fai, questo problema non te lo poni e perciò non si può certo parlare di atrofia… anzi…

  9. La tua idea del cortiletto si è materializzata a valle di questo post: un gruppetto di persone interessate all’argomento che ne discutono insieme, e da questo punto di vista l’obiettivo è raggiunto. E hai ragione, per aprire una discussione bisogna avere cose interessanti da dire.

    1. Diciamo che è un primo passo verso l’obiettivo… non sono sicuro di cosa possa venire fuori, ma l’idea di creare una discussione è interessante.
      “Bisogna avere cose interessanti da dire”… spesso ci si sottovaluta e non si incomincia la discussione perché ci si sente in difetto. Ma è una questione mentale! Bisogna saper valutare la situazione, secondo me.

  10. Poi ci sono quelli come me, che amano leggere piuttosto che scrivere, e hanno un blog soprattutto per non essere “likatori anonimi”. Come il gatto di Gintoki, mi piace guardare il mondo dalla finestra e parlare solo se posso aggiungere qualcosa per un confronto. Io sono così anche dal vivo e i like per me sono come una pacca sulla spalla o uno sguardo d’intesa. Poi c’è anche un fatto pratico…uso spesso lo smartphone per leggere i blog e altro nelle pause (ad esempio sui mezzi) ma non mi si confà proprio per poter scrivere qualcosa di più che un “ciao”… 🙂

    1. Parto da una specifica: io non critico i likatori seriali (anche se mi fanno sorridere e non capisco il motivo di ciò, penso visibilità o qualche cosa riguardante il posizionamento su google)! Sto cercando di guardare prima di tutto al sottoscritto, al mio tentativo di non restare il “Re Solo” e diventare più “sociale”. Non intendo popolare, intendo creare qualcosa… legami, azioni, interattività, progetti.
      Condividere qualcosa. Non so se mi spiego.
      E capisco che scrivere su smartphone è un delirio ahahah 😀

  11. Volevo mettere un mi piace ma non avresti colto la sottile ironia!
    comunque lo sai che sono sempre favorevole alle collaborazioni…però sul tuo blog che se no il mio me lo sporchi tutto!!! ed

    (V. è l’unica persona che è meglio metta mi piace, anziché scrivere minchiate!)

    1. Avrei colto, non preoccuparti 😀
      Comunque sia, tu sai che basta che mi dici e io arrivo! 😀

      Ok ok, sul mio blog… anche se ultimamente sono diventato più bravo e non sporco più come prima 😛

      Fortuna che scrivi V. Fortuna!

  12. Io ho iniziato a scrivere sui blog perché avevo voglia di condividere quello che mi accadeva con persone che non mi conoscessero e cercare un qualche confronto. Quindi non ho mai scritto solo per il piacere di farlo; per quello ho le mie moleskine segretamente custodite. Motivo per cui inoltre il mio è un blog pubblico.
    Come ho scritto qualche post fa a me fanno urtare da morire quelli che lasciano like senza aver evidentemente mai letto nulla del mio blog; così come anche quelli che commentano a casaccio senza leggere, e ce ne stanno anche di questi; solo per farsi pubblicità senza pensare che nel mio caso ottengono solo l’effetto contrario.
    Io osno ovviamente contenta se un post viene commentato (anche se qualcuno mette like, ma mi piacciono di più di commenti ahahah!), ma certamente non sono alla caccia dei like e dei commenti: se qualcuno lascia un commento sono ben contenta e rispondo e cerco di fare nascere una conversazione anche se piccola piccola. Lo stesso vale quando commento sui blog altrui. E proprio perché non sono alla caccia di follower non mi metto a likeare ogni post che mi compare sul reader. Piuttosto non lascio segni del mio passaggio finché non trovo il tempo di mettermi al pc e scrivere un commento decente.
    Comunque, in sostanza, per me il blogger è il re sole del proprio salottino aperto sulla blogosfera e pronto ad ospitarvi altri re sole, o almeno così mi sento io. Solo che io sono la brat princess del mio blog.
    Ciao Zeusss!

    1. Ciao Brat Princess! ahahahaha
      Ecco, un parere leggermente diverso: siamo tutti Re Sole, solo che ci dividiamo in Re Sole che socializzano e Re Sole che rimangono a capo del proprio isolotto.
      Non male come cosa.

      La tua sfiga è che ho trovato il tuo blog e poi ti commento sempre ahahh (questo per dare un tocco ignorante al mio commento).

      1. Il fatto è che nel momento in cui apri un blog fai un atto dittatoriale: decidi piattaforma e nome è contenuto.
        Poi c’è ci socializza e chi no appunto, e chi fa solo spam!
        Il tocco ignorante ai commenti ci sta sempre 😀

  13. Ciao sono una new entry sia come tua “follower” che come “proprietaria di un blog (non uso la parola blogger, in maniera seria,perchè non mi ci sento e non penso di avere le caratteristiche giuste). approvo ciò che dici e mi piaqce molto l’idea di blog interettivi, interscambiabili, collaboratori e non solo e sempre singole star… non scrivo forse di cose che ti interessano ma se si può collaborare ogni tanto per chè no! grazie ciao

    1. Ciao!
      Prima di tutto, grazie del commento. E tranquilla, neanche io sono un blogger… sono solo uno Zeus prestato alla scrittura ehehe.
      Battute a parte, certo che possiamo collaborare e sono convinto che, in qualche modo, un punto d’incontro si riesce sempre a trovare.
      Avevi in mente qualcosa? Io sono aperto ad ogni proposta (sperando di riuscire a venirne fuori bene eheh).
      Se vuoi, puoi anche scrivermi sulla mia mail (la trovi cliccando il Gravatar… l’immagine inquietante della croce nera).

      Grazie a te!

      1. Quando vuoi collaborare o hai qualche idea, basta che bussi e sono qua! 🙂
        Buona scrittura anche a te e buon sabato.

  14. E dillo che era semplicemente un bieco tentativo di rimorchiare qualche giovane pulzella! No va be’, faccio il serio…anzi, guarda ti rispondo con un post, perché qui sarebbe troppo lungo

    1. Ahahaha. No no, non sono così subdolo. E poi, si sa, l’Olimpo ha già Giunone… fai te incazzare le dee.. ehehehe.
      Perciò devo attendere non uno, bensì due post!?

  15. Pingback: Perché scrivo post così minchioni | Viaggi Ermeneutici

  16. postpank

    Sono al quarto blog e, dopo una lunga milizia scritta e letta posso dire che considero il blog soltanto come mezzo per scrivere, il che non è secondario, se ti piace farlo. Mettere insieme il tempo e la forza/voglia di scrivere su un argomento che ti piace è già molto, trovare il tempo di interagire con gli altri diventa più difficile, per quanto un feed reader faccia miracoli. E quello di WP una bella mano la dà. All’inizio, parlo dei tempi di Splinder, c’era tanta gente che scriveva, c’era un livello d’interattività molto alto, c’era una “scena”. Poi ci si è spostati altrove, tra friendfeed, tumblr, twitter eccetera, considerando facebook come un mezzo di serie B, una sorta di Sharm El Sheikh della blogosfera. In realtà c’è sempre stata molta autoreferenzialità e grande desiderio di conoscersi per fare cose insieme, tutte quelle che possono venire in mente ma soprattutto… alcune. La scena era composta da gente che scriveva di mestiere o aspirava a farlo. Il blog, avendo cessato di essere biglietto da visita, è diventato uno strumento poco usato, vecchio, oppure appannaggio di categorie particolari: food blogger o fashion blogger, per esempio. Resta la giungla dei blog personali in cui ci dibattiamo e il livello d’interattività che si è molto ridotto. Il pubblico? Serve a gratificare, oppure ad avere un feedback su quello che scrivi. Ho avuto post letti da 2000 persone, adesso quando va bene si superano le 20. Ok, è così e non è poi così importante, se lo fai per te stesso. Se invece l’obiettivo è quello di mettere su un bel giro per scambiarsi opinioni e numeri di telefono, allora le pubbliche relazioni sono necessarie. Alle mie ci pensa Romolo…

    1. Mi metti in difficoltà Postpank! Adesso non so se cancellare il mio post e mettere in bella mostra il tuo commento! Sei riuscito a descrivere questo fenomeno molto meglio di quanto abbia fatto io, non c’è dubbio. Forse anche per una maggiore presenza nell’ambiente (e più tempo passato a scrivere su blog etc).
      Il mio obiettivo è scrivere qualcosa che devo scrivere, che sento che devo scrivere, se poi questo comporta una maggiore interazione, ben venga. Se volessi maggiore attrattiva, maggiore “fare qualcosa insieme”, eviterei di scrivere post con musica inascoltabile, con titoli dedicati a “Satana chiama…” etc. Questo solo per dare un’idea di quello che sto cercando di fare io. Parlare. Il sito di musica per cui scrivo non permette il feedback di chi ascolta la musica, di chi va ai concerti o ha questo genere di passione… questo luogo virtuale, WP, è più aperto al tipo di confronto che cerco.
      Che mi vedano in 5 persone (molto più probabile) o in 2000 (mai avute così tante visite… ehehe…) non è un problema.
      In fin dei conti alcune delle cose che voglio scrivere, le scrivo in privato su fogli Word… e non appaiono su questo blog.

      1. postpank

        ai tempi di Splinder i numeri erano grossi: io non ero certo una blogstar, ma si viaggiava tra le 5000 e le 10000 page views al mese, con punte oltre le mille letture, molti commenti, occasioni mondane con le cene e i raduni, eccetera. Ho fatto un paio di cene con qualche vippettone dell’ambiente, qualche amicizia resta, è stata una bella esperienza. Oggi è diverso, ma potenzialmente le soddisfazioni restano le stesse: condividere le proprie cose, conoscere persone, questo. A me piace.

      2. L’ultima parte mi piace: condividere cose, conoscere persone. Anche a me piace.
        E poi c’è la possibilità di scrivere. Ecco.
        Social come Fb o Twitter sono troppo “castranti”…

  17. postpank

    La musica è sempre stato un argomento gettonatissimo sui blog. Perché c’è molto da dire sulle sensazioni che provi ascoltando un disco, seguendo un artista, facendo le tue connessioni tra questo e quello. E’ la versione virtuale della storica diatriba tra progressivari e punkettoni. In genere te lo leggono in pochi, ma ti diverti tu a scriverlo.

    1. In realtà la musica è la scusa per lo scrivere. Di musica scrivo già sul sito, in realtà volevo scrivere per il piacere dello scrivere… scoprire altre cose.
      Hai ragione su una cosa: quando parli di musica, a meno che il tuo nome non sia Lester Bangs, le visualizzazioni saranno molto poche.
      Ma, in fondo, non mi interessa…eheeh

  18. Pingback: La bambolina giapponese | 3… 2… 1… Clic!

  19. Articolo interessante, vedo di rispondere come meglio posso, data l’ora.
    Essendo una persona che socializza molto poco, rispetto ad altri, posso solo condividere con te il mio pensiero.
    Riallacciandomi a un intervento precedente, rientro nella categoria di coloro che hanno un blog perché sentono il bisogno di scrivere.
    Potrei farlo privatamente: prendere un quaderno e riportare i miei pensieri, le mie idee sulla scrittura, le opinioni sui film che ho visto o sui libri che ho letto e sarebbe lo stesso. Scrivere per scrivere, cosa cambia? Nulla, oggettivamente. Eppure, c’è una cosa. Scrivere in rete è un buttare fuori da te. E’ l’inizio della condivisione. Io non credo all’idea dello scrivere per sé stessi. Nel momento in cui noi mettiamo per iscritto un pensiero, abbiamo in mente, necessariamente, qualcuno che sia altro da noi, sia pure un’altra versione di noi stessi.
    Quindi, perché a me non interessano assolutamente il commento, o il like o le visite? La prima risposta che mi viene in mente è che io non avverto il bisogno di un riscontro negli altri. Se un commento arriva a un mio scritto, naturalmente, ne sono lieta. Se la persona è interessante, si può iniziare a dialogare… condividere pensieri, idee, in un rapporto paritario di dare e ricevere.
    Potrei dire di essere una che ama stare sulla porta di casa. Di gente che passa ne vedi molte: la maggior parte passa via dritta senza degnarti di uno sguardo; alcuni si limitano a guardarti, altri ti fanno un cenno di saluto, altri ancora ti chiedono come stai, ma pochi si fermano ed entrano in casa tua a bere una tazza di te, o a farsi una birra o a mangiare un bel piatto di pasta.
    A me piace preparare il te, e sedermi con le persone a parlare.
    Tutto ciò perché per me dietro uno schermo c’è una persona, prima di tutto. Non un like, o un numero progressivo nel conteggio delle visite.
    1000 like, 3000 visite, 2000 commenti, perdono tutto il loro valore di fronte a una singola persona con la quale condividere veramente qualcosa.
    Non meno importante, è il velo di egocentrismo, il quale impedisce di vedere l’altro. Come dire… irradiare una luce talmente forte da non vedere nulla di ciò che lo circonda. Ed ecco che gli altri, cessano di esistere. Che poi la luce sia vera, o meno, è un altro paio di maniche. L’egocentrico è convinto che lo sia, e tanto basta.
    Per tutto ciò che ho scritto sopra, posso dire di preferire i blog a qualsiasi altro social network, primo fra tutti facebook. Da una parte, troppo effimeri, troppo incentrati sulla rapidità, sulla quantità, su interventi che spesso si riducono a una lunga sequela di faccine; dall’altra, troppo invadenti, una continua ostentazione di sé stessi. La bellezza dei blog stava proprio in quell’aurea di mistero che aleggiava attorno a chi c’era dietro le parole. Mistero che facebook ha mandato un po’ a cagare, visto che nel tempo di un’occhiata a una pagina tu apprendi di una persona nome, cognome, indirizzo, età, stato famiglia, se ha un cane, cosa le piace, cosa fa, cosa non fa… figli, marito, amante, moglie, madre, padre, scuola, amici…

    (perdonami per la lunghezza dell’intervento. Giuro, io possiedo il dono della sintesi!)

    1. Prima di tutto: io a quell’ora ero già a giocare a carte con Morfeo. Vabbeh. Sono vecchio.
      Seconda cosa: ti ringrazio moltissimo per il tuo commento e non preoccuparti per la sintesi. Io l’ho dimentica molti anni or sono.
      Ma veniamo a noi.
      Concordo con il tuo risentimento verso facebook. Ho il profilo ma lo uso poco, pubblico qualcosa, ma niente di che. Sarà che dopo il momento iniziale in cui ogni tuo contenuto veniva ripreso e commentato in maniera idiota (ma solo perché il mio commento iniziale lo era, ovvio), mi sono stufato. Non è il mio mezzo, non è la mia forma di comunicazione. Riesco a scrivere cose brevi, incisive e, forse, anche simpatiche… ma non mi ci trovo a scrivere per X-mila volte post inutili. I contenuti importanti, i ragionamenti etc, non li fai su Facebook.
      Ma, in realtà, non li fai neanche su blog… il blog è un mondo intermedio. Come dici te ha la possibilità di farti esprimere meglio i tuoi pensieri (hai spazio, hai tempo, hai il contenitore), ma non è il palco su cui puoi salire e dire: “io so”.
      L’egocentrismo è uno dei peggiori difetti del blogger. Tutti lo siamo in fin dei conti, tutti pensiamo che quando scriviamo sia un grande pezzo che merita di essere letto. Almeno lo penso io ma solo per un motivo: perché se fosse un pezzo che non ritengo degno, non l’avrei mai pubblicato.
      Perciò distinguo le forme di egocentrismo: a) quello che vuole essere visto in sé, in ogni caso; b) quello che vuole farsi leggere, perchè fiero di quello che ha scritto.
      Scrivere è un processo difficile, spesso stancante. Scrivere è una necessità anche quando parli di cose meno “importanti” (secondo gli altri eh). Scrivere è una valvola di sfogo enorme.
      Io scrivo perché amo scrivere, perchè mi serve. Potrei farlo su un foglio di carta? Sì. Ma non lo faccio perchè il foglio di carta non è il mio strumento. Sono abituato sul web, sono anni ed anni che scrivo sul web, ormai questo è il mio “ambiente naturale”.
      E il blog è nato come prosecuzione di una mia passione (la musica) ed è divenuto qualcosa di più, di oltre. Naturale evoluzione data, anche, dalla condivisione e dal confronto.
      Mi piace parlare con la gente perchè posso scoprire cose nuove (sono curioso di natura) e questo mi da spunti per scrivere e scrivere mi da il motivo per poter ritornare a confrontarmi con la gente e via così. Un circolo virtuoso.
      Per questo, come ultima nota, ho scritto: voglio maggiore confronto, condivisione e partecipazione (per il mio blog). Per questo cerco collaborazione.

      Ecco, vedi che la sintesi l’ho dimentica.
      Dannato Seth (sfotto gli dei egizi).

      1. Dal mio punto di vista, è tutta una questione di rapporto con il tempo. C’è un parallelo tra le forme di espressione e il tempo. Oggi, si tende a correre, a voler essere incisivi con poche parole. Non abbiamo tempo. E così facebook, Twitter diventano i mezzi ideali per condividere. E paradossalmente perdono più tempo di me che scrivo un blog o su word o su un quadernetto. Naturalmente non ho alcuna volontà di denigrare il progresso. A me piace il progresso. Ma non voglio essere dominata da esso. Facebook l’avevo ma ho chiuso il profilo perché ero infastidita dalla violazione della privacy: la mia, ma anche quella degli altri. Sapere vita morte e miracoli di un mio contatto mi irritava. Adesso ho un profilo farlocco per partecipare ad alcune discussioni. Ci sono diverse forme di egocentrismo, come appunto fai notare tu. La più pura è totalmente autoreferenziale, ma è molto rara, poiché stride con la natura stessa della condivisione in rete, che pone tra le sue basi la visibilità, il confronto, la popolarità, l’altro, ma non l’altro in quanto persona, bensì l’altro in quanto numero.
        Amo la carta, mi piace molto scrivere su carta con una stilografica, ma preferisco il computer. La carta è troppo lenta per tenere il passo con i pensieri e così mi limito ad usarla per cose preziose.
        Il confronto con le persone è la base per l’accrescimento personale, ma non è possibile con tutti. L’altra persona deve avere qualcosa da offrirti, altrimenti è un mero scambio di battute alla stregua di fb o twitter.

      2. Mi piace questa cosa del rapporto con il tempo. Poi dipende come si valuta il tempo: vale di più scrivere 50 post con scritto cosa ho mangiato su FB o uno con scritto cosa ho su WP. Stesso discorso, percezione diversa. Strano.

        Hai ragione su una cosa: non tutte le persone che incontri in rete posso accrescerti… ma non lo fanno tutte neanche dal vivo, perciò direi che è uno spaccato della vita “reale”. Il problema è che, su web, non riesci a smascherare chi è impostore o meno. Dal vivo lo vedi, lo percepisci… su web, beh, tutto è costruito, meno “naturale”.
        In due commenti puoi sembrare simpatico, ficcante o ironico… ma perché il processo che ha portato questo commento è lungo e non c’è “botta – risposta”.

      3. No, non lo fanno nemmeno dal vivo e non lo fanno nemmeno in modo continuativo. E così può accadere che una persona che era solita arricchirti, con l’andare del tempo cessa di farlo, probabilmente perché a differenza di te ha smesso di evolversi.
        La rete facilita l’interpretazione di un personaggio, ma c’è anche da dire che anche se la persona fosse totalmente sincera, la percezione che ne avresti sarebbe fallata. Primo perché ciò che scrive è solo una parte dell’intero chiamato ‘persona’. Secondo perché in assenza di informazioni, noi siamo portati a completare ciò che manca. La rete delimita, protegge. La maggior parte si accontenta della rete, pochi squarciato il muro. Questo perché da una parte potresti scoprire che quella persona che ti sembrava così brillante non lo è, dall’altra sei tu che accetti di essere visto. Un rischio, ma necessario per creare rapporti veri. Il classico guardarsi nelle palle degli occhi.

      4. Già, evoluzione. L’evoluzione è importante, sia nella vita “fuori dalla rete”, sia nella vita “nella rete”. Anche se, nel secondo caso, è consentita una forma di staticità che all’esterno non è possibile. Non è possibile perché fuori, se rimani fermo, resti indietro. Sei fuori. Vecchio. Non dico sbagliato, ma vecchio sì.
        L’evoluzione è naturale e, per quanto difficile, i blogger migliori (e io NON sono uno fra quelli) riescono ad essere loro stessi pur crescendo e portando sé stessi ad un livello superiore. Crescita da confronto. Crescita perchè è necessario per la persona.
        Confrontarsi è scoprire l’altro e scoprirsi, come dici te. L’anonimato aiuta, certo, aiuta loro quando parlando e aiuta te ad aprirti… a mostrare cose che non vorresti mostrare e che spesso, erroneamente, non mostri per paura di non essere “cool” (scusa lo slang, ma ci stava).

      5. L’anonimato ha dalla sua il fascino del mistero. Svelare tutto di sé, anche riguardo a quelli che possono essere considerati difetti, può essere visto come sincerità, ma può anche essere visto come fine di un incanto (perdonami, in questo momento non mi viene in mente un modo più efficace per dirlo). È proprio l’assenza di anonimato uno dei principali motivi per i quali non amo fb. La rete è un luogo dove potevi/puoi paradossalmente essere più sincero, rispetto alla vita reale. Questo perché nella vita di tutti giorni hai un ruolo da interpretare, devi rientrare in alcuni canoni per non creare scompiglio negli altri.
        Non amo il significato del termine “cool”. Io dovrei adeguarmi a voi, alla vostra idea di vita, al vostro modo di vestire, di mangiare, di essere? No, non ci siamo. Ci sono persone che hanno una personalità talmente forte che non possono – soffocherebbero – rientrare in questi schemi e generalmente sono odiati, visti con sospetto, perché mandano a puttane proprio quegli schemi e in un certo senso invidiati per gli stessi motivi.
        Più hai da offrire agli altri, più sarai in grado di affascinarli, incantarli. Il fato può averti fatto dono della bellezza, ma se le tue parole sono vuote, se sei una persona priva di interessi, non hai niente… allora non hai niente. Puoi bluffare… ma non tutti cadono nel tuo bluff, soprattutto chi va oltre l’apparenza della rete.

      6. Certo. Il ruolo da interpretare nella vita reale è uno dei vincoli che cadono nella rete: sia perchè puoi spogliarti di tutte le “paure/ansie/ruoli sociali…” che ti impone la convivenza con gli altri, sia perché puoi vestire altri panni. Panni che, in effetti, possono essere quelli che senti più tuoi o, solo, che non sono quelli che usi di solito.
        Ho utilizzato il termine “cool” in maniera impropria, ma era per cercare di dare un’idea di “apprezzamento sociale”. Senza giudizio positivo o negativo.
        Anche io sono convinto di due cose:
        a) ci sono persone che non riescono a restare fedeli agli schemi, che devono evadere (che non significa in maniera dannosa per altri, ma proprio per una libertà propria).
        b) se sei un bluff prima o poi si scopre. Questo è poco ma sicuro. Prima o poi scivola fuori una parte di te che non volevi… i commenti sono rivelatori. I post sono rivelatori…

    1. Sì, la discussione sta proseguendo.
      Non pensavo, con tutta onestà, che un mio pensiero/ragionamento/mangiato-peperonata-e-non-digerita… si potesse sviluppare in questo modo.

  20. Non avevo visto questo articolo. O se l’ho visto me ne sono dimenticato.
    Ti parlo da Faraone a Zeus.
    Io ero già d’accordo per una collaborazione scrittoria se ben ricordi. 🙂

    1. Ah, ma non è un problema.
      Lo so, infatti bisogna scrivere questo racconto giallo… solo che mi sono perso dietro mille cose.
      Devo mandarti un’emai. Provo questo weekend.

Si!?

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