Consigli Musicali Non Richiesti (82)

Ho scoperto i Jethro Tull quando ero un bambino. Mi ricordo che ero in vacanza con i miei genitori in Germania o in Francia, anche se non mi ricordo bene il posto. Stavamo gironzolando per il paesino, provando a scoprirlo il più possibile e, nello stesso tempo, lasciandoci trasportare dal tempo che passa. C’erano due attività importanti quando giravo con i miei: visitare il posto e cercare un ristorante dove mangiare. Non necessariamente in quest’ordine. A volte, devo ammetterlo, la parte ristorante veniva tralasciata per un più tranquillo panino mangiato all’ombra di un parco.
Mi ricordo questo paese, gli alberi e la tranquillità della giornata. Mi ricordo un mare di porfido lucido che ti conduceva all’ampia scala in pietra. Sul fondo della scala si apriva una piazzetta incorniciata da alberi e, al centro, un mercatino delle pulci improvvisato.
Adesso, a così tanti anni di distanza, non mi ricordo quanti espositori erano presenti, se c’era tanta gente o simili, ma mi ricordo quell’unico espositore con i vinili. Mi sono fermato come ipnotizzato, anche se il termine giusto sarebbe rapito.
Il vinile, rispetto al CD o alla cassetta (molto più comune a casa mia), ti lasciava gustare l’artwork al meglio della sua forma. Grande, colorato e, quando lo si apriva, svelava ulteriori prelibatezze.
Nella catasta di vinili c’erano un sacco di porcherie, cose che uno vorrebbe fuori dalla proprio collezione in un batter d’occhio, ma dentro avevo visto due dischi forti. Due dischi di qualità.
Il primo aveva un artwork spartano, molto semplice: mi ricordo questa grande cover bianca con disegnati dei mattoni e, in mezzo, la scritta Pink Floyd – The Wall. Al tempo conoscevo molto bene solo The Dark Side Of The Moon perciò, quando ho preso in mano questo doppio vinile, sono rimasto perplesso. Non per la qualità, sia chiaro, ma perchè i Pink Floyd, per me, erano The Dark Side Of The Moon.

** A suo tempo, quando non conoscevo i dischi, li compravo soprattutto per l’attrattiva dell’artwork **

Il secondo vinile era molto più strano e, per questo, aveva un fascino quasi magnetico. La cover art presentava un personaggio particolare: per la prima volta vedevo, come protagonista di un disco, un barbone pazzo che nasconde qualcosa sotto il capotto logoro. Rispetto alle copertine ben disegnate e prodotte da computer, quest’artwork era sporco, improvvisato, quasi un dipinto ai miei occhi (cosa che è… infatti è un dipinto tratto da una fotografia). Il personaggio prometteva grandi avventure, ne ero certo. Leggevo negli occhi che, sotto lo strato di pazzia, di sporcizia, di “deviazione”, c’erano delle grandi storie che dovevano essere raccontate.
Il disco in questione era Aqualung dei Jethro Tull.

Il budget che avevo a disposizione era poco e copriva a stento uno solo dei due vinili (questo ero riuscito ad ottenere dai miei genitori). Per molti minuti sono rimasto fermo, indeciso fra i conosciuti Pink Floyd e gli sconosciuti Jethro Tull. Alla fine, dopo aver ritardato un po’, girato ancora nelle bancarelle, ho acquistato l’unico disco che, guardando l’artwork, mi prometteva delle grandi storie. Come potete aver capito, ho preso Aqualung. Solo mesi dopo ho scoperto, non c’era internet e perciò le notizie le raccimolavo tramite i giornali specializzati, che anche The Wall dei Pink Floyd raccontava una grande storia. Ma quello che The Wall non aveva era la grande copertina. La minaccia che ispirava quell’artwork di Aqualung, quella mancanza di definizione, di precisione contrastava con la tipica pulizia delle grafiche dei Pink Floyd.

Per chi non li conoscesse, ecco un brano… Cross-Eyed Mary, dall’album Aqualung (pubblicato nel 1971 – io, ovvio, l’ho acquistato un bel po’ dopo).

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27 Replies to “Consigli Musicali Non Richiesti (82)”

    1. Lascia stare… avevo quattro lire (ed erano lire) e dovevo farmele bastare. Tu non sai l’indecisione fra Pink Floyd (che conoscevo grazie a mio padre) e Jethro Tull (che non avevo mai sentito).

      Ma la cover dei Jethro Tull era qualcosa di più… non potevo lasciarlo al suo posto.

  1. Come sai adoro i Genesis, soprattutto quelli di Peter Gabriel che sono e restano il “mio” gruppo, ma Ian Anderson su un piede solo come un airone che suona il flauto traverso, nel mio immaginario adolescenziale, è e resta “Il” Rock.

    1. Ecco, vedi?! Un tempo, quando non c’era internet a darti tutte le notizie, a fare luce su tutti gli aspetti intimi dell’artista, c’era quell’alone mistico che racchiudeva la figura del musicista. I dischi si compravano guardando le copertine (lo facevo io e sono nato quando ormai i vinili erano al tramonto).
      I Jethro Tull avevano un’immagine forte, come i Led Zeppelin, i Black Sabbath, i Deep Purple (anche se meno, visto l’attitudine più jeans e rock)… era questo che creava il mondo del rock…

      1. Come prima speravi: ecco gli applausi.
        La potenza di The Wall è anche nella copertina, bianca di mattoni, un meta muro ma se questo non lo sai devi conoscere di piú i Pink Floyd e quindi la tua scelta ha incredibilmente senso.
        La domanda che ti pongo è questa: il barbone di aqualung o il faccione di In The Court of The Crimson King?
        Adesso che invecchio un poco e riesco finalmente a studiare il flauto traverso vedrai se non divento ridicolo pensando di sembrare fico! 😉

      2. Grazie mille. Trattare di certi temi è sempre difficile (non sono ferratissimo sul prog rock…). E poi sono ricordi, infatti ho rimesso a posto il testo subito dopo il tuo commento.
        Hai ragione sui Pink Floyd, se non conosci il motivo dell’artwork, del muro, il concept che sta dietro a The Wall, una copertina così spartana ti fa poco effetto. The Dark Side Of The Moon o Animal sono più “impattanti”.
        Io avevo scelto Aqualung perché la cover prometteva storie, storie sordide anche, ma grandi racconti (cosa che, in effetti, trovi).
        Io scelgo il barbone di Aqualung. Conosco poco il Re Cremisi (e so di attirarmi lo sdegno di molta gente), ma con il prog non ci vado a braccetto… ascolto e conosco decentemente solo pochi gruppi.

        Se suoni sul piede solo, voglio la foto.

      3. Se ti accontenti di foto posso pubblicarti la foto dove sono il sax su un piede solo, non solo il flauto traverso! 😉
        Io quell’album dei King Crimson te lo consiglio, ben sapendo che in realtà hai sicuramente già ascoltato, ma te lo consiglio come studio di suoni testi ed immagini, ma non ti sdegno, ci mancherebbe altro, piuttosto sembre pene!

      4. Beh, la foto con sax su un piede solo (del sax, non tuo) sarebbe una foto da premio Punitzer (scritto così).
        L’ho sentito, dovrei approcciarmi di nuovo a quel disco. Penso che un mio amico sarebbe molto contento della cosa (visto che adora il Re Cremisi).
        Mmm… proverò. Non assicuro. Ma proverò.

      5. Se ti capita può secondo me darti grandi soddisfazioni: in realtà credo che il prog sia sempre molto soddisfacente.
        Per le foto si vedrà!

      6. Ehhh… lo so. Cercano a tutti i costi di farmi provare questo genere, ma io sono più terra-terra. Fra un pezzo dei King Crimson/Camel/Yes o chi per loro e uno dei Deep Purple/Led Zeppelin/Black Sabbath o chi per essi… beh, scelgo sempre i secondi. Li sento più affini.
        Poi, ti dico, ascolto anche Rush, Jethro Tull, Porcupine Tree (anche se non sono proprio prog) e altri, ma sono più per i pezzi diretti.

      7. Il vero salto della sponda lo fai quando assaggi e riesci ad apprezzare il prog italiano secondo me…
        Capisco la forza della direttività dell’hard rock con i giusti derivati, ed in effetti anche Aqualung non è Thick as a brick…
        Io spazio liberamente tra hard e prog, e posso mettere in ciò che ascolto tutti i gruppi nominati da te, con l’esclusione di Rush e Porcupine Tree che effettivamente ascolto molto poco…
        Ma la musica, come ogni altra cosa non è un qualcosa da apprezzare o stimare “a tutti i costi”, quindi non può esistere alcun problema sui gusti terra terra o meno, però Starway to Heaven smette di essere terra terra già nel titolo ed allora devi cambiare gruppo per rimediare a quest’innalzata terra aria! 😛

      8. Eh lo so. Banco del Mutuo Soccorso, Balletto di Bronzo, Area e compagnia festante (New Troll etc etc). Ma io sono fuori gioco su queste cose… il mio socio (con cui chiacchiero di musica) apprezza molto più di me e cerca di indottrinarmi, ma io sono capra (sto scherzando, ma è tanto per dare una misura alla mia riluttanza).
        Io spazio su tutta la musica, il prog lo ascolto ma non più di tanto (manco la PFM se per questo… a parte con Faber, ovvio). I Rush te li consiglio, sono molto molto bravi e mi piacciono. Forse l’unico esempio di prog che riesco a digerire completamente.
        Ovvio, non si può discutere sui gusti o farsi un problema in merito. Ma dopo Stairway To Heaven io metto To Hell With God, che mi sembra un saliscendi perfetto.

      9. Pensavo andassi di AC/DC (meno male che mi hai detto che non sei una carpa sennò ti dicevo di tornare subito in acqua che è pericoloso per le carpe stare al computer!!) 😀
        I Rush li ascolto ma per qualche motivo non sono tra i miei primi ascolti, le misterianze dei gusti (PFM e De André non si discutono e son contento che su questo non discutiamo)!
        🙂

      10. Anche gli AC/DC funzionano bene, ma volevo essere blasfemo e brutale (troppo hard rock in questi tempi ehehe).
        Ahahahaha… carpa carpa carpa… Sgrabi rules (scritto tutto così).
        Ti capisco, ci sono gruppi che, per un motivo o per l’altro, non ci prendono. Secondo me è perché ci approcciamo a loro nel momento sbagliato. Quando sarà, ci piaceranno.
        E non discutiamo sicuro su Faber + PFM.

  2. Mitici i Jethro Tull, li ho conosciuti alla fine del liceo grazie al vinile (ereditato) di Crest of a Knave. Il mio disco preferito resta però Thick as a Brick. Bel blog!
    Ciao!

    1. Prima di tutto, grazie per la visita Aldievel.
      I Jethro Tull fanno parte della storia del rock, non c’è niente da dire. Hanno fatto grandi dischi e sono, ormai, nel pantheon dei grandi.

      Grazie mille!

  3. Sai che ho un amico che dal punto di vista musicale è praticamente te. Quindi conoscevo i Jethro Tull. Ottimo il racconto della scelta del disco. Fin da giovincello sapevi a cosa puntare. Bravo! 😀 (Con ciò non voglio dire che The Wall non meriti, sia chiaro)

    1. Ti confesso: quel tuo amico… sono io! (sigla da C’è Posta Per Te etc etc) ahahahahaha.
      Bando alle ciance e ciance alle bande: la scelta è stata naturale, veramente. Dovevo scegliere fra una copertina bianca e una colorata e con una persona misteriosa sopra… la scelta era obbligata.

Si!?

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