Omicidio al Caffé Centrale – La soluzione del caso

** Per leggere la prima parte, clicca su Omicidio al Caffé Centrale **

Dopo quattro giorni dalla morte di Hank, la polizia ha catturato la persona ritenuta responsabile. Il processo è stato fissato nelle settimane successive all’arresto e questo ha velocizzato di molto le procedure.

Il processo, fra prove dell’accusa e della difesa, è durato diverse settimane. La serie di testimoni chiamati al banco è stata impressionante, anche dato il luogo pubblico e frequentato in cui è avvenuto il fatto. Per l’occasione mi sono vestito con il mio migliore completo gessato e mi sono preso il tempo di far scorrere lo sguardo sui presenti. Mi sono sentito come Darwin alla scoperta di nuove specie e teorie.

I primi su cui mi sono soffermato sono stati i giudici. Nel loro classico completo nero con parrucca, la corte non tradiva nessuna emozione visibile mentre prendeva appunti e ascoltava con interesse tutte le prove dell’accusa e della difesa.
Non posso dire la stessa cosa della gente presente in aula. Il coinvolgimento è enorme e, per la prima volta a mia memoria, tutti i giorni del processo c’era un’assembramento di persone incredibile. Hank non era certo una persona che passava inosservata e il tributo d’interesse che lo contornava era, si può dire, un gesto di rispetto.
Fra i presenti ho spesso visto anche Frank Bigmouth, sguardo accigliato e mani giunte in grembo, seduto di fianco a Ortensia Peacocktail, impeccabile nel suo vestito all’ultima moda.
Nelle ore tarde della giornata faceva capolino anche Harry Liesmith. Con il cappello calcato sugli occhi, Harry lasciava intravvedere solo una lama di sorriso. Mi domando solo il motivo della sua presenza in aula: compiacimento o curiosità?
L’unica persona sempre presente era Flora Softsmile. Non poteva fare altrimenti e gli occhi dei presenti erano tutti per lei, insieme al soffuso chiacchiericcio nei momenti più noiosi del processo.
In prima fila, testa sprofondata nelle spalle e vestita di uno spartano abito scuro, la Sig.rina Softsmile ascoltava tutte le dichiarazioni degli avvocati con stoica resistenza. Non sembrava tradire emozioni di fronte ai particolari più macabri e truci, ma conoscendola si poteva vedere il suo turbamento dal movimento del fazzoletto davanti al volto o dallo stringere spasmodico delle labbra fino a farle sbiancare.
L’ho guardata spesso durante queste settimane di processo: l’ho cercata perché la sua presenza era un dolce ristoro per il mio animo triste. Lei, però, non ha mai volto lo sguardo nella mia direzione, preferendo fissare in maniera ostinata il giudice e il banco dei testimoni. Solo le sua graziose mani trasmettevano il dolore e la rabbia.
Quanto potevo capirla! Che il cielo mi sia testimone se non so di cosa sto parlando.
Guardandola seduta in prima fila non posso non sentire il mio cuore battere e la bocca diventare all’improvviso secca e pastosa; perché io… io amo la Sig.rina Softsmile.
Un amore puro, sincero. Mi getterei nel fuoco per lei, per il suo modo di ancheggiare quando, scalza, passeggia sul tappeto di fianco al letto. La fossetta che le solca il viso quando sorride. Il vezzo di allungare il mignolo in fuori mentre beve il suo tè.
Questi sono i particolari che mi hanno sempre attratto in Flora. Dicono che l’amore sia un sentimento nobile, impossibile da descrivere e apprezzare nella sua pienezza, ma non è vero. L’amore che provo per la Flora è fatto di queste piccole cose, di frammenti che si uniscono in un grande quadro.
Non sono stato l’unico ad amare Flora. Il mio vecchio socio Hank Bullgrin aveva un debole per questa splendida creatura ma la trattava in maniera orribile; per questo motivo io mi consideravo in una posizione privilegiata. Non l’ho forse vista arrossire quando mi le ho portato un regalo da Parigi? Gli occhi non le si sono bagnati quando ho decantato alcuni versi di una mia poesia?
No, non temo smentita. So cosa ho visto.
Ho continuato a scrutarla di sottecchi nel corso delle settimane, studiandone i movimenti e le reazioni. Era il mio dolce passatempo mentre si alternavano le testimonianze e le obiezioni.

Il giorno della sentenza c’erano tutti i presenti al Caffè Centrale. Ho visto Liesmith prendere posizione all’interno della sala, così come Mr Bigmouth e Ortensia Peacocktail. C’era il direttore e il cameriere che aveva portato il cibo al mio amico Hank. Alcuni degli avventori più affezionati. Li conosco tutti.
C’era anche Flora, ovvio. La ragazza aspettava la sentenza come un capretto il giorno di Pasqua. Lo stesso sguardo fiducioso e fatalista nello stesso tempo.
Io mi sono messo un vestito grigio chiaro, con un gilet intonato e delle scarpe lucide che mi sono fatto spedire dalla mia ex cameriera, la vecchia Doris Washgood. Mi sono impomatato i capelli, rasato in maniera perfetta e mi sono presentato in aula con sguardo fiero e fiducioso di una soluzione a questa scabrosa vicenda.
Quando il giudice entrò nella sala tutti si alzarono, io compreso. Sembravamo degli studenti di fronte al Preside. Forse era così che mi sentivo, ma ho scacciato questo pensiero dalla mia testa e mi sono messo ad ascoltare. Sguardo dritto al giudice che parlava e diceva che Hank Bullgrin, il mio socio, era stato avvelenato ed era morto a causa dell’arresto cardiaco causato dall’ingestione del veleno letale.
Ho guardato una volta ancora Flora Softsmile che, per la prima volta dall’inizio del processo, ha avuto un cedimento nel suo atteggiamento composto. La Sig.rina Softsmile si è sciolta in un pianto lungo e singhiozzante. Un pianto soffocato dietro le mani e quel fazzoletto che le aveva portato Hank da un suo viaggio a Venezia.
All’udire com’era morto, ho stretto i pugni fino a sbiancare le nocche e ho abbassato di poco lo sguardo.

Una volta ricapitolato il caso, letti i capi d’accusa e il giudice ha letto la sentenza concludendo con un ferale: … viene condannato a morte per impiccagione. 

La sala ha emesso un lungo sospiro. Una gioia contenuta a stento.
Con la coda dell’occhio ho visto Flora stringere i pugni in maniera compulsiva.
Ho annuito e ho continuato a stringere i pugni lungo i fianchi.
Dio del Cielo, quanto ho amato Flora Softsmile!
Ho continuato a fissarla anche mentre le guardie mi scortavano fuori dall’aula verso la mia condanna.
Lei, invece, non mi ha guardato. Mai un secondo per tutto il corso del processo.

E con questo racconto si è concluso il caso Omicidio al Caffè Centrale.
Grazie a tutti quelli che hanno partecipato e complimenti a chi ha provato a risolvere il caso, aiutandomi a scrivere questo racconto. Un applauso a chi, cercando negli indizi, ha subito capito che il colpevole non era altri che…
il narratore!!!

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39 pensieri su “Omicidio al Caffé Centrale – La soluzione del caso

      1. Il motivo passionale è il motore più forte. Della parte finale del racconto ho apprezzato il tentativo di far credere nella colpevolezza di …. al posto del vero colpevole rivelato in extremis.

      2. Grazie mille per i complimenti. E sì, il motivo passionale era il movente. Ho provato a gettare un po’ di fumo negli occhi con l’uso di uno strumento spesso associato alle donne (veleno) e facendo ricadere lo sguardo solo su una persona…

    1. Grazie. Che grande complimento.
      Ci sono tanti narratori, tante storie… questo doveva finire così. Non c’erano alternative.
      Appena ci sono altre storie da raccontare, le racconterò 🙂

      1. Non ti prometto tempi e generi (vario moltissimo – puoi vedere un po’ di cose nel blog dove ci sono i racconti) 🙂 ma grazie della fiducia!

    1. Sì, l’avevi ipotizzato. Ma non potevo mica dirti: hai ragione! 😀
      Grazie mille sai? Ho provato a dare un degno finale alla storia… spero di esserci riuscito (spiegando anche movente e tutto).

  1. meeva2013

    Zeus, stai diventando troppo figo. E la cosa non va per nulla bene, visto che quella figa in genere sono io 😛

    Scherzi a parte: complimentoni!

    1. Tu vinci.
      Grazie mille. Avevo detto che finiva qua questo personaggio, perciò l’ho ucciso.

      Adesso possiamo pensare se iniziare questo racconto… se vuoi.

Si!?

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