Carnevale ovvero sentirsi come Ron Pearlman senza travestimento

Ecco a voi Ron Pearlman senza travestimento

Negli scorsi post, commenti e varie ed eventuali ho già accennato il fatto che il Carnevale (scritto rigorosamente con la C grande) mi ha sempre causato dei seri problemi d’identità. Sarà che sono sempre stato un grande sostenitore della vecchia idea di Carnevale, quella in cui i deboli, gli oppressi etc hanno un giorno dedicato all’inversione dei ruoli e prendere per il culo i potenti, i ricchi. Ecco, questa era la mia idea di Carnevale.
L’insieme di maschere, con il rischio di sbagliare giorno (uno dei grandi terrori della mia vita), è un po’ la versione diluita, che ha perso il suo significato originario. Non c’è più il momento topico, ogni giorno puoi fare un party in maschera e sbragare.
Ci ho pensato in questi giorni (anche leggendo i post dei miei esimi colleghi) e ho provato a tornare indietro nel tempo e ricordarmi quali sono stati gli abbigliamenti che hanno contraddistinto il mio Carnevale. Provo a fare una rapida panoramica di quello che mi ricordo.
Uno dei primi ricordi della mia vita Carnevalesca penso sia quella del Moschettiere. Il baffo disegnato con una matita o qualcosa di simile, il cappello, la spada e via dicendo. Non so in che età, ma ho questo ricordo di me vestito come un beota e mi provoca un certo mal di stomaco. Il fatto è che non c’è niente di male nel moschettiere, a confronto, ovvio, del guerriero.
Il guerriero è un misto fritto fra legionario romano e cavaliere della Tavola Bisunta. Un simpatico

Ron Pearlman con il travestimento.

incrocio geneticamente modificato in cui la daga romana (per ovvie necessità di sicurezza del bambino – così non ingoia la spada) equilibra la presenza di un elmo classico e di uno scudo da cavaliere rotondo (il cavaliere è rotondo causa strati e strati di vestiti caldi per tenere fuori il vento gelido del febbraio delle mie parti). L’incredibile somiglianza con l’Omino Michelin del tempo delle Crociate ti fa capire che il Cavaliere del Banco Rettangolare avrà poca vita… e ancora meno futuro.
Uno dei travestimenti più gettonati è stato sicuro quello da Zorro. Penso per la semplicità del costume. O per il fatto che, in realtà, il costume da Moschettiere non si discostava molto da quello di Zorro (i tempi erano grami) e perciò c’era la possibilità di avere ben DUE Carnevali al prezzo di uno. Solo che dovevi trovarti un cappello nero al posto che quello con la piuma; se eri abbastanza furbo prendevi quello nero con la piuma e avevi già il materiale necessario per il travestimento dell’anno successivo.
Risolto il problema Zorro, dopo lunghe e infruttuose decisioni, si passa allo step successivo. Che è un po’ il passo obbligato per chi, da novello carnevalante (!?), vuole essere sempre al top della forma.
Il travestimento da pistolero è un po’ la croce e delizia di tutti i bambini. Me compreso. Ognuno ha, nello scantinato, nell’armadio, in qualche cassaforte nascosta in Svizzera, un vestito da Sceriffo del Far West. Il vestito è ricoperto di polvere, ragnatele e un’abbondante spolverata di vergogna. La vergogna viene servita cruda e con rucola, ricordatevelo.
Il fatto è che non ci vuole molta fantasia manco qua: si prende un cappello (se si è poveri si ricicla quello da zorro), il vestito che usi per andare in montagna, una stella in plastica simil-plastica, una pistola e una barba/baffi disegnati con la matita per truccare. Praticamente la versione 2.0 del Moschettiere di cui sopra. O di Zorro.
Fisicamente ci si sente una brutta persona. Ma ci si diverte, forse perchè l’età più “grande” ti permette di avere un benefit ulteriore: la pistola contiene quelle vecchie cartucce esplosive, quelle che fanno “BUM” senza avere nessun’altra qualità terrena. Ma sono divertenti. Pistole giocattolo che fanno casino. Il top

Volevo sentirmi così… ma non ero così.

dei top. Il problema è che quando incominci ad essere in pace con te stesso per la cosa, allora è ora di cambiare… e questo avviene, con puntualità tutta Svizzera (oggi punto su di loro), l’anno successivo.
Uno dei miei peggiori travestimenti è stato la Torcia Umana dei Fantastici 4. Il costume non era mio, mi era stato donato (almeno questo mi ricordo o, con buona probabilità, sto cercando di creare una storia ad hoc), ma era qualcosa che resentava il poetico. I Fantastici 4, al tempo, non erano una cosa cool come adesso con The Big Bang Theory in cui essere vagamente nerd è In. Un tempo i Fantastici 4 erano una suprema cagata e non eri un figo come un punk. Ecco, quando il mondo virava per il punk, io ero ancora più punk: non seguivo il movimento punk (ho ripetuto abbastanza il concetto punk?). Il vestito era una calzamaglia rossa (marò!), sotto cui dovevi inserire quantità di vestiti innominabili per tenerti caldo (marò due!) e aveva delle fiamme di tessuto attaccate alla calzamaglia. Questo era il vestito.
Andare in giro con qualcosa di questo tipo è rasentare la paranoia e mettere i semi per un futuro da Serial Killer.
Il fatto che non sia diventato Serial Killer è stato frutto del caso. Penso che sia dovuto al mio adeguarmi alla massa… e sono diventato Punk.
Vestirsi come un punk, quelli dei bei tempi non i punkabbestia odierni, era il momento magico prima di

Di loro avevo solo la sporcizia.

dire: beh, sapete una cosa? Andate a fanculo voi e i travestimenti. Il punk era l’ultimo momento di giovinezza con il vestito. L’ultimo momento di totale, innegabile, panico da uscita pittato come un clown.
Il vestito punk ti permetteva alcune cose: sbarazzarti di vestiti vecchi (e tua mamma era felice di liberarsi di zozzerie gettate a caso nei cassetti), colorarti i capelli di viola/verde/blu, disegnarti sui vestiti degli slogan così estremi e violenti che Topo Gigio, al confronto, sembrerebbe un invasato satanista e promulgatore dello sterminio umano. Potevi girare con cuori infranti sui pantaloni, con il segno della pace sui pantaloni (senza sembrare un hippy), con i fulmini sui pantaloni… ecco, i pantaloni sembravano un foglio per persone disagiate. E io li indossavo. Con il giubbotto in jeans (che usavo ancora al tempo) e questi chilotoni di maglie per tenerti caldo.
E, ovvio, la mazza da cavernicolo di plastica colorata. Non marrone. Se no eri un punk fuori moda, la mazza doveva essere almeno blu/verde/gialla fluorescente. Una cosa che vedevi dall’isolato vicino. Di notte. Con gli occhi chiusi. E girato dall’altra parte.
Ultimo accessorio, forse il più importante, è la schiuma. La schiuma ha ridotto molti bambini delle creature mitologiche partorite dalla mente di Lovecraft e si sussurra che molti gemelli che si vedono in giro (che non si assomigliano, ma sono attaccati) sono in realtà due bambini diversi incollati dalla schiuma. Questo artefatto prodotto con tutti i crismi dalla Chernobyl SPA era uno spasso, potevi rovinare qualsiasi cosa con una sola spruzzata. La schiuma è, era e sarà il Male Assoluto.

Finito questo momento di estremo disprezzo verso il Carnevale, verso i bambini (tzé) che si vestivano ancora da zorro/moschettiere/ape/clown/sceriffo e via dicendo, ecco che saliva la decisione di appendere la mazza al muro, i colori e gli slogan estremi (No War! Love! etc etc) e dedicarsi ad altro.

Praticamente intorno ai 10/11 anni. Il resto sono krapfen e distintivi.

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25 Replies to “Carnevale ovvero sentirsi come Ron Pearlman senza travestimento”

    1. Ahahahahahahahah! Non ho mai permesso ad anima viva di prendere la macchina fotografica e fare la foto. Manco scartare una Kodak o mettere il treppiede. Mi dispiace. Questa è una memoria ORENDA che mi porto dietro da una vita ahahahahah

      1. AHahahahahahaha! 😀
        Comunque mi sono guardato da poco un servizio, su internet, di cibarie che andavano di moda negli anni 80/inizio 90… ho quasi pianto 😀

  1. Adesso potrei fare tutte le parti baffute del mondo, non ultimo il barman del saloon del vecchio West!
    Ron Pearlman sta meglio senza travestimento. Odio cose come the Big Bang Theory e anche i punk non è che mi facciano impazzire 😛

    1. Ron Perlman è un grande. Lo stimo, per questo il titolo non è provocatorio. TBBT mi diverte eheheh… il punk non lo reggo… poche cose in realtà e l’attitudine, non me ne sbatte niente se sei una celebrità!

      1. Se il film non mi convince ma so che c’è lui lo guardo lo stesso. E poi in combutta con Del Toro fa sempre grandissime cose! Anche nel primissimo Del Toro 😀

  2. Effettivamente c’è una sottile e malcelata linea di sadismo nel travestire i propri figli….non oso immaginare cosa mi dirà il mio quando tireremo fuori le foto di lui mascherato da Teletubbies verde!!!

Si!?

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