Recrudescenza

Quante volte dovrò morire per farti capire
che sono ancora capace di reagire?
Senza respiro
Le parole non dette trasportate come sassi
imbarazzati del solo saperle sulle spalle
Un ginocchio sbucciato
Promesse come gioielli della corona
un simulacro di onestà in finto vetro
Quante croci dovrò incidermi sul petto
per renderti partecipe del mio dolore? Gli occhi chiusi
una mano candida come la neve di febbraio
la sete che graffia la parte molle della
Luna,
Gola,
Sudario.
Quante scuse dovrò sottoscrivere affinché
il mio respiro non sappia di veleno e rimpianto?
Mani strette che gratificano
Mani strette che graffiano
un gesto, due significati
Con i palmi lacerati e contusioni
sono ancora capace di salire quel gradino,
sono ancora capace di rivendicare quello spazio,
quell’aria che mi manca.

Ma tu capiresti?
Me lo domando spesso quando mi guardo allo specchio.
Ma tu capiresti se ti dicessi
che l’odio più profondo
è quello che uno rivolge a sé stesso!?
Che l’amore più profondo
è quello che uno dedica a sé stesso!?

Le linee rosse sangue sul vetro rotto
indicano tutto
o solo che sei un passo indietro rispetto all’illuminazione.

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8 Replies to “Recrudescenza”

    1. Ciao Giuls!
      Per qualche stranissimo motivo il tuo commento è finito nello spam di WordPress, perciò scusa per la risposta tarda.
      Vado subito a darci un’occhiata.
      Grazie mille.
      Zeus

Si!?

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