Soundtrack of the day (60)

Dopo ben 60 pezzi consigliati, uno si potrebbe chiedere: ma hai ancora fantasia?! No. Non ne ho mai avuta, ma proseguo mascherandola. Che poi è uno stile di vita molto comune, non mascherarsi ovvio, ma far finta che quello che siamo sia diverso da quello che gli altri pensano.
Non so neanche se ha molto senso questa affermazione. O forse è solo un modo sincero per dire che, ad un certo punto, quello che sei e quello che mostri agli altri dovrebbero coincidere. Penso sia una questione di onestà.
Credo che sia questo tempo grigio a stimolarmi riflessioni extra-musicali per questo Soundtrack Of The Day. O è la ricorrenza. 60 canzoni sono una bella cifra. Due volte trenta. Quattro volte quindici. Cioè, potrei andare avanti per sempre. Ma mi fermo qua.
Il problema è che mettere davanti agli altri quello che uno è, comprensivo di difetti più o meno sgradevoli, è una delle operazioni più difficili da compiere. Si preferirebbe farsi togliere un dente che essere quello che si è realmente. E sento già il coro dei contestatori: ma io sono quello che sono. Scusate, ho sbagliato: io sono quello che mostro. Ecco, questa era la versione corretta che avevo in mente.
Il problema è che se ne incontrano sempre meno di queste persone. Sono merce rara, preziosa se vogliamo. Quello su cui si potrebbe riflettere è se questa merce è anche gradevole. Perché mostrare quello che si è nel profondo porta fuori il brutto dell’animo umano.
Controsenso con quello che dicevo prima?
Certo. Mica deve avere un senso la cosa. Il fatto è proprio questo essere – apparire sono concetti che sentiamo rimbalzare qua e la in tutto il web. Sono un feroce supporter del essere = apparire, ma ci sono momenti, quelli come questa mattina in cui piove e le montagne sono ammantate di nubi, in cui mi chiedo:

ma sono proprio sicuro di voler sempre vedere quello che una persona è? 

Ci sono momenti in cui mi convinco che, in effetti, mi accontento anche solo dell’apparire.
E fanculo all’essere coerente ed onesto.

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25 Replies to “Soundtrack of the day (60)”

  1. Per me è troppo impegnativo mostrarmi in modo diverso da ciò che che sono. Quindi, amen. Forse a volte ci si accontenta dell’apparire perché si ha il timore di rendersi conto che l’essere è diverso dalle aspettative? Boh, non so :/

    1. Può anche essere. Spesso, in un momento di illuminazione fuori controllo, ci si accorge da sé che l’immagine che si ha di sé non è esattamente uguale a quello che si è… perciò si continua ad apparire e via.
      Ma ho mangiato pesante e sono polemico 😀

  2. Il corollario di quello che dici potrebbe essere…siccome non è che sia proprio un granché (o meglio, siccome non penso di essere proprio un granché), mi sforzo di apparire meglio. In questo senso, dai oggi, dai domani, magari si compie il percorso inverso e quindi quello che appari diventa quello che sei veramente. A quel punto coerenza ed onestà rispetto a cosa? A quel ero o a quel che sono? Ma poi, in fondo, ma interessa davvero a qualcuno sapere come siamo “dentro” se questo dentro non viene mai fuori? Alla fine questo “dentro” non sarà una semplice astrazione che abbiamo in mente noi, ma che in realtà non esiste?

    1. E grande Giacani. Mi piacciono queste domande. Quanto vorrei che anche altri rispondessero.
      Il lavoro su sé stessi porta ad una differenziazione fra quel che si è e quel che si appare. Arriveranno a coincidere? Non lo so. A volte sì… ma come dici te la mia coerenza a cosa va? Al momento presente, a quello che sono diventato, o al momento passato, ciò che ero. Ma se non ero quello che mi piaceva, perché devo essere coerente con quello che non mi piace? Non è da pazzi?

  3. Io mi sforzo di essere come mi mostro, anche se questo sforzo forse non concide con quello che mostro. Ma si fa quel che si può d’altronde.
    Concludo dice che soprattutto 60 è 1 volta 60 e mi complimento per la scelta dell’immagine del video.

    1. Direi che ognuno fa quel che può… il problema è che lo si fa in un senso o nell’altro. O mostrare quello che si è o nascondere quello che si è per privilegiare l’apparenza come unico biglietto da visita.
      Ma guarda le domande di Giacani (sotto o sopra la tua risposta…), secondo me sono ottime riflessioni.

      Grazie. Quella è la copertina del disco dei Tryptikon. Hanno buon gusto.

      1. Il percorso di far coincidere quello che appare con quello che si è dentro è un processo molto, ma molto, lungo. Anche perché, in questa società, essere quello che si è mi sembra molto difficile per svariati motivi e regole sociali. E anche per impostazione mentale, quella che ti inculcano da piccolo e che tu, volente o nolente, segui in qualche modo. Sei veramente tu o quello che ti hanno detto che dovresti essere? Questa è una domanda da porsi. Se si cambia, un cambiamento così grande che porta a perfezionare il proprio apparire fino a farlo coincidere con quello che si è, bisogna seguire un principio di onestà ed essere coerenti con quello che si è diventati… se no il cambio è solo di facciata perché ci sarà sempre il rimpianto di quello che si era e non è più finita. Ma poi, scusa, se quello che sei viene “strattonato” per un nuovo cambio, che si fa?
        Quello che si è dentro, o che si pensa di essere, è un concetto difficile da esprimere. Astrazione? Non lo so. Ma non penso, perché se così fosse non sentiremmo lo scarto fra azioni che si compiono per “dovere”, dovrebbe essere tutto naturale perché così si è.

      2. Tutti ne diciamo, nessuno di noi credo sia un luminare e anche se lo fosse, ognuno ha il diritto di dire castronerie quando vuole.
        Secondo me un’astrazione ha una radice profonda e solitamente ignota al’astrattore.

      3. Io l’avevo letta in maniera diversa, avevo interpretato una conoscenza della persona per questa astrazione che poi, in realtà, viene a mancare con l’impatto con la realtà.

Si!?

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