(My) Truth About Charlie

Per una volta, ed una volta sola (spero), il mio blog tratterà di cose riguardante l’attualità. Non penso che un blog sia il posto più adeguato per discutere di certe tematiche, ma sto provando a portare avanti una mia piccola idea: cercare una coerenza che mi metta in pace.

Premetto subito. Chiunque, e ribadisco chiunque, alzi un’arma per supportare una propria opinione o idea o credo o qualsiasi cosa è nel torto e non merita di essere catalogato nelle specie viventi. Uccidere una persona è un atto talmente disgustoso da non aver bisogno di ulteriori spiegazioni. Uccidere una persona. L’ho detto senza specificare una cosa: innocente. Errore? No. Uccidere una persona è sbagliato. Punto. Sarà questione di impostazione mentale o di percorso di studi, ma non riesco a reputare la pena di morte (perciò uccidere legalmente) una forma di giustizia valida. Non fornisce istruzione. Forse soddisfazione, ma non istruzione. Questo è provato.

Quello che mi ha colpito in questi giorni, caotici e drammatici, è un’altra componente. Dove la parola morte è un l’espressione di un fatto orribile, una seconda parola è diventato la parte principale di questa situazione. Rimbalzava sulla bocca di tutti, come una pallina impazzita. Questa parola è Libertà d’Espressione.

Libertàd’espressionelibertàd’espressionelibertàd’espressione…

Un concetto così bello che, in effetti, mi causa una grande vertigine al solo nominarlo. Il problema è che questa parola, negli ultimi giorni, è stata utilizzata come mera giustificazione (non da tutti, ma da abbastanza gente perché saltasse al mio occhio svogliato): una giustificazione per poter iniettare nella comunicazione una sottile vena di razzismo (prima tenuta sotto controllo), per rivendicare delle libertà per sé ma non per altri, per giustificare un principio ma non la realtà dei fatti. Questi oscuri personaggi che si sono messi in bocca Libertà d’Espressione come motto degli ultimi giorni sono gli stessi loschi figuri che ti bloccano su Facebook quando non hai la loro opinione (o osi dire qualcosa di critico), che ti insultano verbalmente fino a cercare di ucciderti se non tifi la loro squadra, che ti mandano in esilio se non pronunci la dottrina di Stato, se non esprimi un pensiero coerente con il modello vigente. Sono (anche) queste le persone che hanno rivendicato la parola Libertà d’Espressione. Mascherandosi dietro un foglio, hanno tracciato una personale agenda. Ben sapendo che, in seguito ai tragici avvenimenti degli scorsi giorni, la Libertà d’Espressione non sarà più la stessa, un po’ come è avvenuto per la Libertà di Movimento post 11 settembre. Concetti ed espressioni. I fatti sono altri.

Vorrei ribadire un concetto: chiunque, e continuo a dire CHIUNQUE, alzi una pistola per imporre un suo punto di vista (religioso/politico/sportivo etc etc) compie qualcosa di ABOMINEVOLE. Anzi, diciamo subito che chiunque alzi una pistola per QUALSIASI motivo è ABOMINEVOLE. Ma stiamo parlando di Libertà d’Espressione, perciò perdonatemi la specifica tardiva.

La questione della libertà fa pensare, ne stavo discutendo proprio ieri sera in macchina. La libertà va tutelata, perché uno Stato democratico (o che vuole presentarsi così agli altri) deve garantire delle libertà. Ma tutta questa libertà va gestita. Non sto parlando di controllare la stampa, la radio, i pensieri etc etc. Sto parlando di una questione molto più basica: la tua libertà deve fermarsi nel momento stesso in cui incomincia la mia. Ci vuole equilibrio prima di arrivare all’anarchia più assoluta. Ci vuole, in ogni caso e anche posto in un posto all’orizzonte, una sottile linea di demarcazione in cui ci sia scritto: da qua in avanti la tua libertà, qualunque sia, sta ledendo la libertà di altre persone. Non ti punirò per questo, in fin dei conti sono uno Stato liberale, ma sappi che quando verranno a ledere i tuoi interessi, la tua libertà e quando tu, irato, ti rivolgerai a me per chiedere giustizia, io ti darò la stessa identica risposta. E sto parlando di uno schema molto legale.

Nel momento stesso in cui una delle parti alza la pistola, questa parte PERDE OGNI DIRITTO ED OGNI RAGIONE.

Partendo da questo piccolo presupposto mi sono fatto una seconda domanda, sempre guardando la folla della gente che parlava, i politici che pontificavano etc. Mi sono chiesto: ma cosa avreste detto VOI se LORO (loro è un termine generico per definire l’altro diverso da sé) avessero fatto la stessa, pesante (non nascondiamoci, era satira ma molto al limite della provocazione), satira? Cosa avreste detto voi che pontificate se vi avessero messo in ridicolo la vostra fede religiosa?! Il vostro politico preferito (mi ricordo ancora il coro di sdegno e la richiesta immediata di cessazione per vignette apparse negli anni scorsi)? Il vostro giocatore preferito etc etc? Sareste disposti a garantire esposizione a personaggi che professano credi politici estremi ed idee razziali? O apocalittiche? Solo per il mero concetto di Libertà d’Espressione. Perdonatemi, ma non vedo questo nel mondo che mi circonda.
Rimanendo nella versione più terra-terra, non sono un fine pensatore e perciò mi rimetto a concetti più semplici: VOI che adesso ridete e siete i primi a mettere in ridicolo la morte di un personaggio famoso, sarete così allegri e tranquilli quando verranno a prendere in giro il vostro personaggio famoso?
Questa è una domanda che mi pongo anche io (non è una riflessione mia, l’ho letta in giro per il web e ammetto che ha un fondamento).

Ripeto: se alzi la pistola NON HAI MAI RAGIONE.

Ve lo chiedo: sareste ancora così disponibili a mettervi in bocca la parola d’espressione?! O sareste a guardare il mondo con il risentimento e masticando le parole: ci vuole un limite?! Non posso sopportare che LORO (l’altro da sé) infanghino quello in cui io credo (qualunque cosa essa sia, dalla venerazione per il Kinder Bueno in avanti) e devono smetterla ORA?
Questo è un pensiero che va mano nella mano con la Libertà d’Espressione.
In effetti porta ad una seconda domanda: perché vi appropriate della Libertà d’Espressione, del concetto alto di poter esprimere un pensiero per quanto differente da quello di un’altra persona, quando non siete altro che i primi ipocriti. Coloro che apprezzano la libertà unicamente se è concessa a sé stessi o non leda i suoi interessi. In caso contrario verranno usate espressioni di vecchio stampo che, su questo blog, non andrò a riportare.

Sempre ieri in macchina sono arrivato ad una conclusione estranea ai concetti che stavo cercando, nella mia maniera confusionaria e da flusso di coscienza, di spiegare: NON voglio arrivare a considerare pazzi quelli che hanno compiuto questo gesto. Dipingerli come pazzi significa dargli la scusante, porre un limite al termine omicidio. In altre parole: fornisce una scusante. A loro e, in secondo luogo, a noi. A loro perché si verrebbe a credere che non era pienamente consapevoli di quello che stavano facendo; a noi perché ci eleviamo dalla media e finiamo per credere che l’uomo non sia una bestia violenta.

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29 Replies to “(My) Truth About Charlie”

  1. Non sto facendo altro che discuterne anche io su fb ( che a me non serve per foto in bikini e onanismi vari.. ) anche con contatti di religione musulmana, poi con psichiatri, filosofi, storici…. E hai fatto bene a prendere posizione in questo spazio personalissimo. NOI NON POSSIAMO VOLTARCI DALL’ ALTRA PARTE.
    Lavorando proprio nel campo dell’ istruzione ed educazione, mi sono posta mille domande e ascolto i miei allievi. Poi ripenso alle lezioni di antropologia all’ università..
    Rammento la mole di libri di studiosi francesi su cui mi sono formata. Ne concludo che:
    1. La scuola e la cosiddetta integrazione non stanno funzionando.
    2. L’ Occidente e la Francia devono fare un grande esame di coscienza circa le proprie responsabilità politiche e militari.. non solo coloniali, ma anche neocoloniali, soprattutte in zone calde.
    3. La libertà di espressione va tutelata? Scusate, per me sì. Ed è marchio della nostra identità. Le vignette non erano certo leggere. Ma erano feroci verso tutte quante le religioni monoteiste. . Inoltre queste vignette non erano pubblicate in Arabia o Algeria, ma in Francia per lettori francesi. Sono, per storia personale e filosofica, terribilmente avversa ai dogmatismi, ai meccanismi di controllo della libertà individuale. . Ma la mia è una posizione da libera pensatrice filobuddhista.
    Nessuno merita di morire per un disegno nè per un libro.
    4. Abbiamo bisogno della mediazione dell’ Islam moderato. Ma, possiamo attendere un illuminismo musulmano? o l’ emancipazione femminile delle donne islamiche?

    1. Non so se ho fatto bene a prendere posizione qua, su blog. Non perché non sappia argomentare pensieri o opinioni, ma non essendoci un confronto sano (face-to-face) diventa un argomento facilmente mal interpretabile. Ogni pausa, ogni parola o concetto può essere interpretato male e la eventuale correzione arriva sempre in differita.
      Detto questo:
      – no, non credo stiano funzionando molto bene. Ma è una questione di difficile risoluzione anche in realtà meno problematiche della Francia.
      – non mi voglio spingere adesso a criticare o dare colpe, non è lo scopo del blog. Ci sarà da riflettere, questo sì. Attribuire colpe con il fatto appena compiuto è prematuro. Tutti, secondo me, sono bravi con il senno del poi.
      – La libertà va tutelata? Sì. Senza ma e senza se. Nessuno deve morire per aver espresso un’opinione. Questo è certo. Feroce verso tutti, sì. Il problema è sempre uno: si è più permissivi se la critica la fai da te. Di solito è così Ma ribadisco: libertà non va toccata. Bisogna solo vederne i limiti naturali.

  2. Infatti non sono pazzi. Sono estremisti, persone che non riescono ad avere una scala di valori razionale, per cui una presa per il culo, per quanto fastidiosa, (a volte davvero insopportabile) come quella di Charlie, è più grave di uccidere una persona. Non sono pazzi, sono pericolosi fanatici. E se l’occidente (che ci ha messo secoli per arrivare ai valori che ha oggi) vuole continuare ad avere quei valori, deve combatterli. Magari con l’aiuto dei mussulmani più evoluti (leggi più laici). La cosa più bella che ho letto, in effetti, su tutta questa tragica vicenda, appartiene proprio ad un mussulmano…
    “Non sono Charlie, sono Ahmed, il poliziotto ucciso. Charlie ridicolizzava la mia fede e la mia cultura e sono morto difendendo il suo diritto a farlo”
    Riguardo la libertà di espressione, Charlie ridicolizzava e insultava pesantemente anche il cristianesimo, il papa e via cantando. L’avesse fatto 3 secoli fa da mo’ che stava sul rogo. Per fortuna però, come dicevo prima, l’occidente si è evoluto e ha saputo costruire una scala di valori che oggi rende assurdo solo pensare che qualcuno possa essere ucciso per una vignetta.

    1. Concordo e ripeto quello che ho detto nel post e nel commento ad Urania qua sopra. Nessuno deve assolutamente morire per un’opinione o per aver pubblicato un libro o una vignetta.
      Bisogna combattere la recrudescenza delle attività terroristiche. Il problema è come, perché la questione “guerra” o “combattimento” ha provocato più danni che altro. Una delle questioni principali dei prossimi anni (non dico neanche mesi, suvvia) sarà quella di trovare una via per un vivere più sereno.
      Charlie, che io non ho mai letto e non conoscevo (se non di sfuggita e sommariamente), ha espresso il suo punto di vista critico e feroce e ha il diritto di farlo. Ha il diritto di scagliarsi contro chiunque. Bisogna solo trovare un fisiologico limite al tutto, se no sfocia l’anarchia.
      C’è un fattore che bisogna tener sempre in mente: è molto più semplice approvare un rimbrotto pesante se proviene dalle tue parti… perciò se criticano ridendo la tua Chiesa, sei più propenso ad accettarlo.
      Ripeto una cosa: il fatto di non accettare un’opinione o una vignetta o un libro NON COMPORTA IL DIRITTO di imbracciare un fucile e uccidere. Mai.

  3. Zeus, i vignettisti che sono morti fanno satira anti-religiosa, riferendosi a tutte le religioni e non solo a quella mussulmana, da anni. Hanno preso di mira i cattolici, i buddisti… Sono stati querelati, sono stati portati in tribunale e processati. Quindi hanno pestato le sensibilità di molti altri, oltre che quella di quegli imbecilli che hanno pensato bene di farli smettere con una raffica di pallottole. Il punto è che chi è stato offeso ha reagito in maniera civile querelandoli, visto che si può fare perché è previsto dalla legge, ma non li ha certo ammazzati a sangue freddo. La satira, anche quella pesante, è un modo per dire la propria idea, per esternare una lettura del mondo che il più delle volte la maggior parte della gente non condivide; può essere pesante, offensiva, fastidiosa, ma si è liberi di farla, perché viviamo in paesi liberi (e spero continui ad essere così), per fortuna. Così come chiunque è libero di non comprare un giornale che ritiene essere offensivo della propria sensibilità. Se non mi piace non lo compro e fine. Ma non posso impedire che quelli lo pubblichino, anche se mi infastidisce perché io sono totalmente altro e la penso in maniera totalmente diversa. La diversità è fonte di discussione e conoscenza, ma non può essere fonte di morte e terrore, mai. E la responsabilità perché questo non accada è di tutti noi, a prescindere da come la pensiamo in merito a quelle vignette.

    1. Tu ti chiedi come avresti reagito se quei vignettisti avessero attaccato uno dei tuoi idoli con la stessa ferocia dissacrante con la quale hanno trattato un po’ tutte le religioni. E io ti chiedo che diresti se qualcuno andasse a uno dei concerti di un tuo idolo e lo seccasse sul palco con una raffica di kalashnikov solo perché secondo quell’ imbecille invasato il tuo idolo canta canzoni contro la sua religione.

      1. Ripeto: uccidere è sbagliato sempre. In ogni caso (come ho scritto, sono persino contro la pena di morte… e non è scontato, anche se tutti ci riempiamo la bocca nel dirlo). Io mi chiedo se vignettisti altri (che non sono Charlie e non voglio puntare l’indice contro uno o l’altro popolo, non è necessario e non è intelligente) avessero irriso le nostre/vostre tradizioni. SOn convinto che molta gente che, adesso, si mette a lutto per la libertà di espressione si metterebbe gridare a gran voce la chiusura di quel giornale o libro o altro.

      2. Non lo so, forse è come dici, sicuramente qualche invasato imbecille ed estremista a livelli diversi si annida ovunque, in qualsiasi ambito sociale e fra le fila di qualsiasi fazione religiosa. Ed è per questo che è indispensabile che gli stati siano laici. La legge deve essere superiore ai dogmi di qualsiasi religione e qualsiasi cittadino deve sottostarvi a prescindere da quale paese provenga e a prescindere da quale religione professi. Chi fa satira la fa nei limiti di un diritto che in occidente è di tutti, chi scrive ed esterna la sua opinione lo fa nel limite di diritti che gli sono propri in quanto cittadino di uno Stato. Nessuno si può arrogare il diritto di prevaricare su questi diritti; nessuno e in nome di nessuna religione. Deto questo, perché la convivneza fra le diversità non porti a fatti irreversibili di violenza, ci vuole intelligenza ed un senso di civiltà che purtroppo non vedo. E questo è tutto. E sono schifosi quei politici che fomentano violenza e conflitto, perché significa che del ruolo che ricoprono non gli frega niente, che non gli frega niente di preservare la pace e di far crescere una popolazione civile; gli frega solo il tornaconto personale in termini di consenso dell’ultima ora. A parer mio questi sono dei delinquenti e avranno sulla coscienza fatti senza ritorno che è inevitabile che si verifichino se non si porrà freno in termini anche istituzionali a questa condanna di confronto e dialogo pacifico.

      3. Abbiamo una base comune stileminimo. C’è la possibilità di satira, c’è possibilità di dire quello che si vuole… ma bisogna vedere che ci sia un piccolo invalicabile limite, lontanissimo (sia chiaro), ma ci deve essere. Non siamo fatti, ahimè, per questa libertà così ampia e senza freni. Non ce la possiamo permettere senza che tutto precipiti nel caos più primordiale.
        Ci vuole un senso di civiltà che sia una bilancia per le azioni. Perché essere caustici, ironici e trasgressivi si può, si deve e se ne ha il diritto… finché non lede il diritto di un’altra persona. In quel caso la tua libertà finisce per essere una forma di sopruso, una forma di sopruso molto libero e idealmente bello, ma sopruso è.
        Reagire alzando un’arma è sbagliato ad ogni latitudine.
        In Italia stiamo sperimentando una libertà da solo 60 anni… e questa libertà è meno di quella di altri Paesi. Cultura e mentalità frenano uno sviluppo diverso. Per questo dico che quando ci fregiamo di certi simboli (tristi, in questo caso), bisogna farlo con il senno di una situazione differente, di una mentalità differente e di una libertà differente.
        Se non ricordo male, in questo stesso Paese è successo un macello enorme per delle magliette (NON giudico il partito e NON giudico l’idea.. sto riportando fatti, ognuno ha le sue idee politiche).
        In Germania, solo per esempio, è ancora vietata la vendita di CD di un certo gruppo (i Cannibal Corpse) in quanto le copertine sono troppo estreme… per questo motivo vengono censurate!!!
        Altro esempio? Sui CD di musica americana viene apposto il marchio PARENTAL ADVISORY per censurare il linguaggio osceno e avvisare gli ascoltatori ed i genitori. Forme molto easy di censura, ma lo sono. O sbaglio?!
        O i “bip” quando vengono dette volgarità? O la cancellazione di programmi dalla programmazione TV italiana? Sono tutte forme di censura… accettate da tutti… ma censura è.
        Parlo di musica, così l’argomento non è scottante come politica o religione eheheh

      4. Sì, dici bene, c’è tanto lavoro da fare ed è per questo che questi fatti non devono farci fare passi indietro. Ed è per questo che dobbiamo fare in modo che i condizionamenti immediati e futuri non siano tali da fermare il processo di civilizzazione. Abbiamo le menti piccole? Facciamo in modo che le generazioni future le abbiano ampie ed aperte, spendiamoci per questo. In fin dei conti se dobbiamo fare un paragone con le epoche passate che sembrano lontane, ma non lo sono poi tanto, qualche passo avanti lo abbiamo già fatto. L’importante ora è non tornare indietro e migliorare. Io ci credo e nel mio piccolo devo fare la mia parte con i pochi mezzi che ho a disposizione. Ma se ci pensi, la Rete in sè, non è poi un mezzo tanto piccolo e debole quando si tratta di divulgare pensiero, presa di coscienza e far smuovere idee.

    2. Stileminimo, spero vivamente che dal mio ragionamento non sia emerso un qualche, seppur minimo, dubbio sulla mia totale, incondizionata e feroce condanna per l’atto dei due terroristi. La mia è una condanna forte.
      Il mio ragionamento non era rivolto neanche a Charlie, se per questo. Charlie può esprimere il parere che vuole e può pubblicarlo. Come dici te: se non voglio essere toccato da una notizia o da un libro o similia… non lo compro. Finito. O, se questo raggiunge livelli di intolleranza tali da urtarmi, lo cito in giudizio. Hai pienamente ragione. Diversità è conoscenza e diversità è arricchimento.
      Il mio discorso volgeva piuttosto all’abuso che ho visto del termine Libertà d’espressione da parte della gente. Perché la stessa gente che la sta usando la sta piegando a logiche razziste, logiche fasciste, logiche ipocrite. Non dico tutta, non dico neanche gran parte. Ma molta gente che ama dichiararsi adesso: Je Suis Charlie… beh… è anche la prima a negare qualsiasi confronto, a tarpare le ali, ad ammazzare di botte se c’è un alterco sportivo o di famiglia. I nostri politici sono ipocriti numero 1 ed i nostri mezzi d’informazione sono uguali: mascherano e modulano la verità. Non è libertà d’espressione questa.
      Questa è la mia perplessità. Questo è il mio dubbio.
      In Italia siamo immersi in una ipocrisia dilagante che ci rende meno “credibili” quando vaneggiamo i “Je Suis Charlie”. Non dico tutti, non dico gran parte… ma quanto basta.

      1. Sì, non avevo frainteso, ma forse mi son fatta prendere dal tono provocatorio. Condivido ogni parola che hai scritto, perché so che gli avvoltoi e gli sciacalli manipolatori in attesa di consenso politico sono sempre appollaiati ed appostati da qualche parte. Sta all’intelligenza collettiva (e che dire? forse in tal senso mi sento un po’ pessimista e timorosa, non so perché…) evitare manipolazioni ed eccessi da imbecillità di massa. Conoscere il diverso è fondamentale, non dar adito ai luoghi comuni è altrettanto fondamentale, ma anche non fomentare reazioni razziste è fondamentale. Pare che i nostri politici non lo abbiano ben capito tutto questo. Ce li siamo scelti noi… ed è per questo che non posso essere ottimista sull’intelligenza delle masse, non in questo periodo storico, non ora che siamo soffocati da problematiche economiche pressanti, da problemi di integrazione indefinibili per quanto sono estese e diffuse, ma spesso nascoste e serpeggianti. L’ipocrisia di cui tu parli mi fa schifo e la rifuggo, anche se non posso risolverla evitando di assistervi. Detto questo, nel nostro piccolo, dobbiamo fare il nostro per evitare il peggio, ma senza cadere nel buonismo, nel perbenismo e senza farsi sopraffare dalla paura.

      2. Certo. Bisogna conoscere l’altro, rispettarlo e porre una base di convivenza paritaria. Un sopruso è tale in ogni momento, non ci sono angolazioni diverse. Ne facciamo noi all’altro (sempre generico, non riferito a qualcuno) e ne subiamo. Il problema è proprio l’ipocrisia di uno Stato che non ha una cultura così ampia in termini di libertà d’espressione. Siamo governati da uno Stato che non è totalmente laico (diciamocelo) e, perciò, ha delle restrizioni di carattere religioso che non permettono quella libertà così ampia e caustica che è permessa da altre parte.
        E, ovvio, non teniamo presente una cosa fondamentale: stiamo parlando di persone uccise. Quello è il comun denominatore di tutto, contro quello ci deve essere una riprovazione generale incondizionata. Sul resto possiamo discutere.

      3. Ciò che mi fa specie,Zeus, è che noi stiamo discutendo fra di noi di quanto è accaduto. Prendiamo le difese di questo e condanniamo quello. Mi sono chiesta però perché non si sente la voce dei mussulmani moderati. Forse non so cercare in Rete, non lo so. Comunque, attraverso un blog ho trovato questo:
        http://rinabrundu.com/2015/01/10/dal-blog-di-raif-badawi-la-traduzione-del-post-pubblicato-dopo-lattacco-al-world-trade-center-e-un-omaggio-ideale-per-ogni-settimana-in-cui-ricevera-50-frustate/

      4. Non lo so. Forse c’è un momento per parlare ed uno per riflettere e dare una risposta univoca. Perché, al momento, la loro posizione è molto più delicata. Ogni parola “sbagliata” o fuori contesto, beh, causerebbe più danni dei benefici che produrrebbe un loro intervento…

      5. Eppure io credo che noi dobbiamo fare la nostra parte perché determinati valori non vengano messi in discussione come sta accadendo, ma loro dovranno fare la loro e penso sia molto più difficile e delicata. Sai, io sto leggendo il loro libro da un po’ di giorni, per capire. E da quel che leggo non sono molto ottimista in tal senso. Molto dipende dall’intelligenza e dalla capacità di interpretazione che si è disposti a mettere in campo. Ci vorrebbe un salto di qualità in termini di acculturazione spaventoso, da parte un po’ di tutti. E non vedo vie aperte perché questo sia facilitato. Forse è su questo che dovremmo lavorare. Con le dovute cautele.

  4. La proliferazione dell’hashtag #jesuischarlie un po’ mi disorienta. Molti dei neopaladini della libertà d’espressione sono gli stessi che hanno favorito – o quantomeno non osteggiato – la sparizione della satira in Italia. Sono tutti progressisti, con le libertà degli altri.

    1. Ecco, questo è più o meno il succo del mio discorso. Trovo un po’ ipocrita questo gridare, da parte nostra, alla libertà d’espressione quando chi sta gridando è il primo a negarla. A “violentare” ogni libertà per una propria agenda.

      Ti lancio una provocazione: secondo te dopo quanti numeri chiuderebbe un giornale così irriverente in Italia!? Basta che si tocca un argomento relativo alla Chiesa (che in Francia non ha questo enorme potere) ed ecco che cascano lapilli e si tuona alla blasfemia, all’eresia o a qualsiasi altra cosa.

      1. Non è una provocazione, ma un dato di fatto: una rivista simile, in Italia, non aprirebbe nemmeno. La cosa che ci va più vicino, che io sappia, è il Vernacoliere, e non penso arrivi alle 80mila copie di tiratura di Charlie Hebdo.

  5. Concordo su quasi tutta la linea.
    E l’ho già detto: attualmente, mi fanno più paura tutti questi nuovi difensori della libertà di espressione rispetto ai presunti terroristi. Che poi di terroristico, secondo me, ha avuto poco tutta questa faccenda. Ma questo è tutto un altro discorso.

  6. Sono assolutamente d’accordo. Una parte della presa di posizione di questi giorni a difesa della libertà di espressione è figlia dell’ipocrisia, molti che la satira l’hanno sempre contrastata e combattuta ora ne diventano i primi difensori. Quello che è successo è gravissimo e vergognoso e sentir dire da alcuni je suis Charlie non è rispettoso proprio nei confronti di Charlie. Da noi esiste (con poche eccezioni) la falsa satira falsamente coraggiosa e spesso è criticata pure quella.

    1. Brava! Ecco, questo è il punto su cui cercavo di riflettere. C’è molta ipocrisia fra la gente che si riempie la bocca di “Je Suis Charlie”.
      Non è mancanza di rispetto per le vittime perché, come dico e ripeto all’infinito, alzare un’arma per imporre un’opinione o per zittire E, logico, per uccidere è un’azione disgustosa, ma solo un ragionamento su quanto noi siamo ipocriti.
      Siamo libertari con la libertà degli altri.

  7. Più che d’accordo con te, anzi d’accordissimo!
    Non credo di avere molto da aggiungere se non una cosa che mi manda il sangue al cervello (e non solo a me), cioè l’abuso della formula (già citata da te) Libertà d’Espressione.
    Non da parte di noi piccoli comuni mortali, ma da coloro che siedono in alto, i politici.
    Si fanno crociati di questo nobile concetto, ok, idealmente è giusto. Ma poi ti fermi un attimo a pensare che a dirlo sono le stesse parole che senza un’arma (intesa però in senso “tradizionale”) ti limitano e ti censurano se tocchi loro, e peggio ancora coloro che si rifanno al nostro triste Ventennio come idea politica perfetta che se ragionassero un attimo dovrebbero tacere che di giornalisti e sedi di giornali ne hanno fatto saltare tanti e senza troppe gentilezze, (sono passati settantanni possibile che abbiano la memoria così corta?!).
    Mi sembra solo che vogliano saltare sul carro dei buoni, e continuo a nutrire seri dubbi sul fatto che poi lascino la vera libertà d’espressione agli altri. Che poi non bisogna andare tanto in la negli anni per ricordare qualche evento nel quale la censura dei potenti è stata più forte della libertà che tanto professano.
    E come sempre..Pollice su per Zeus!

    1. Nausea, sei riuscita a caricare ancora di più il mio dubbio. E questo è bene. Perché le parole sono importanti (e lo so che è una frase fatta) e da noi le usano in maniera molto allegra e ballerina.
      La libertà di espressione, da noi, è un concetto che funziona finché riferito agli altri e, anche questo, quando si vuole sottolineare le parti positive degli altri. Perché tutti hanno le loro grane e nessuno ha questa vera e propria libertà che tanti agognano. Dicevo un po’ sopra (e solo per quanto riguarda la parte musicale): in Germania le copertine dei Cannibal Corpse sono censurate o i Parental Advisory in USA etc etc. Concetti piccoli, ma censure restano. Perciò incominciamo a dire le cose come stanno: la libertà d’espressione ci deve essere, ma un limite, seppur lontano ed indefinito, ci deve essere. Per una coerenza e per non scadere nell’Anarchia.
      E poi, mi permetto la provocazione che ho detto a Fra poco sopra: in quanto chiuderebbe da noi un Charlie Hebdo? La piazza sarebbe disposta a veder uscire in versione settimanale o giornaliera una Rivista Satanica?! O altre e più grosse blasfemie o estremità politiche/culturali/sessuali etc etc?
      Sono provocazioni, lo so… ma…

      1. Giusto! Un limite ci vuole sempre, in tutte le cose e soprattutto in quelle che hanno a che fare con il resto del mondo fuori dalla propria cameretta.
        Togliendo i limiti..allora vale tutto..senza limiti si possono quasi giustificare atti efferati in nome della più totale libertà. E quindi qui si casca nell’errore. La mia libertà finisce dove inizia la tua, si dice così no?! Solo che in questi giorni neri dove tutti si riempiono la bocca al suono di “libertà” (manco William Wallace) non si rendono conto dell’importanza che hanno i limiti ed il fatto che uno se li imponga.
        Poi la vera intelligenza sta nel capire a cosa è giusto mettere dei limiti e le cose che sono un po delle cazzate.
        Sono seduta/appollaiata su una panchina ed ho dita e cervello ibernati, non so nemmeno se tutto quello che ho scritto possa avere un senso 🙂 ma tu, oh Zeus, sono che capirai benissimo quello che mi frulla in testa. 😀

      2. Non solo ha senso Nausea, ma è anche condivisibile.
        Perché ho scritto anche io una cosa simile: dove si ferma la libertà? Dove inizia la mia. Non è sempre un errore pensare che ci siano dei limiti, purché questi limiti siano intelligenti e posti per il benessere collettivo.
        Nella propria camera, che non riguarda la collettività, ma solo te stesso, puoi tenere il comportamento che vuoi… finché non incappa nella libertà degli altri di non essere disturbato. Ma sono sempre limiti naturali.

        E poi, diciamocelo, con sta storia della libertà d’espressione ci dimentichiamo che la cosa più sconvolgente è che sono morte delle persone. Levando l’ipocrisia di tutti i gesti o le parole fuori luogo (NON TUTTE, sia chiaro… ci sono state parole e gesti sentiti ed onesti), rimane solo la tragica verità: delle persone uccise.

        Nausea non ibernarti 😀 eheheheh.

Si!?

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