Perché hai aperto un blog?

Perché hai aperto un blog?
Dovevo scrivere.
Come dovevi scrivere? Ma non scrivevi già recensioni?
Sì, ma dovevo scrivere.
Ok, ma lo facevi già. Te l’ho appena detto. Scrivevi recensioni. E ne hai scritte tante anche.
Sì, anche io ti ripeto la cosa: dovevo scrivere. Avevo iniziato dicendo: questa è la mia sfida personale. Una sfida a me stesso. A quello che posso fare. Ma, in fin dei conti, avevo solo bisogno di scrivere.
Solo di scrivere?
Sì, dovevo scrivere. E, forse, raccontare delle storie.
Storie? Ma avrai qualcosa da dire?
No, solo raccontare delle storie. Scrivere e raccontare delle storie.
Nessuno racconta storie. Cioè, sì, raccontano storie.. ma c’è sempre qualche lezione da imparare quando leggi, qualcosa che devi dire o insegnare!
No, cioè, non io. Io avevo da raccontare una storia. Quella che mi si presentava davanti. Con tutti gli errori. Dovevo solo prenderla e metterla giù così come si presentava. E poi non ce la faccio a fornire un significato così alto alle storie. Sono storie, punto. Semplici narrazioni.
E questa era la tua sfida?
No. In realtà questa… no. In realtà. Non saprei. Volevo scrivere e più mettevo le dita sulla tastiera, più questa incominciava a narrare qualcosa. E le dita seguivano queste storie, questi pezzi di racconto o questi pensieri. Non erano presenti prima e non ci sono dopo. Sono il momento.
Perciò non sai neanche te qual’è la tua sfida?
No. Cioè sì. Sì, la so. Scrivere. Perché recensire è scrivere, ok, ma è uno scrivere diverso. La stessa differenza che passa fra tracciare un diagramma di flusso di un sogno e chiudere gli occhi e sognarlo, il sogno. Non so se mi spiego. Qualcosa di meccanico e qualcosa che non lo è. Non so come dirlo meglio.
Perciò hai aperto il tuo blog solo per non “tracciare il diagramma di flusso”?
Ecco, direi che è così. Una differenza fra un qualcosa che ti viene in mente e qualcosa che raccogli nell’aria. Ecco, avevo bisogno solo di raccogliere quello che mi passava davanti e metterlo giù. Come ti dicevo, ho incominciato a battere sulla tastiera, prima una A, poi un’altra lettera e così via finché non sono più riuscito a fermarmi. Perché arrivava un’altra storia, un’altra cosa da raccontare. E mi dispiace lasciarla vagare nell’aria. Perciò ho scritto. Avevo bisogno di scrivere.
Quando senti che hai bisogno di scrivere?
Quando sento che non ho migliori risposte da dare.
Ma non pensi che sia quasi un lavoro? Arrivare, sedersi e scrivere.
Già. Ma non più che arrivare, sedersi e respirare.
Mi stai dicendo che per te scrivere è uguale a respirare?
No. Sto dicendo che non è un lavoro. E poi scrivere sono tutti i respiri che non sono stati fatti. Perciò non ha senso il paragone.
Non l’ho capita. Perciò mi dici che hai aperto un blog solo per scrivere.
Già. Dovevo solo scrivere. 

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39 Replies to “Perché hai aperto un blog?”

      1. Quanta saggezza Zeus eheh 🙂
        Tu continua così, che è sempre un piacere leggerti 🙂
        Io, naturalmente, continuo a commentare perché non voglio perdere il mio primato, continuerò ad essere (con tua grande gioia ahaha) la regina dei commenti 😉

      2. Vero? Non mi ci riconosco manco io ahahahah. Infatti non sto scrivendo io, ma ho un Ghost Writer che sta dicendo delle cose sagge, io entro in gioco nei commenti e si capisce la differenza 😀 ahaha.

        Hai del fegato a seguirmi tu 😉 ma ti ringrazio. Io tanto faccio altrettanto 😀

        Ah beh, ci mancherebbe altro 😀 eheheh. Che blog sarebbe se non ci fosse la Sig.rina Silvani 😀 ehehehe

      3. Balengo è una delle parole tradizionali che dicono più che qualcosa in “italiano alto” ahahahahahah

        Ma smettila, che mica scrivo delle cose da segnarsi sulla Moleskine. Anzi, non ho una Moleskine… anche perché poi dovrei incominciare a bere come una spugna. E visto che non sono Hemingway, finirei solo alcolizzato ahahahah

      4. Balengo è molto significativo. Soprattutto detto con l’accento giusto, che modestamente io possiedo ehehe.

        Cazzarola, io ho due Moleskine!! Ahahaha 😀 ora è tutto chiaro ahahhaha (non perché scrivo come Hemingway, ma per il resto ahahah)

      5. Belengo è perfetto. E son sicuro che lo dici bene, da vera torinese! 😀

        Ecco, sapevolo (ahahah) io. Intendo per la parte alcolista, ovvio 😛

  1. L’importante è scrivere, sempre e comunque.
    Io (molto finemente) lo considero il modo perfetto per “vomitare” l’anima.
    Se erano usi associarmi alla nausea un motivo ci sarà 🙂

      1. Sì, se non ricordo male dovrebbero essere di Ivrea. Ho scritto putredini e solo loro sono stati in grado di soddisfare (per rimanere in tema) il mio momento brutal. Penso che solo tu possa capire.

      2. Già, infatti. Mi sembrava di averli sentiti da qualche parte.
        Già, il momento brutal è qualcosa che va soddisfatto nella maniera più sincera. Un tributo di sangue e frattaglie al dio della musica pesante.
        Ricambio con questi (non sono strettamente brutal, ma…)

      3. Graditissimo dono!
        Ti dirò, loro si avvicinano di più a quello che piace a me rispetto ai Putridity 🙂
        Mi ha regalato 4 minuti di headbanging pre nanna, che serve sempre scaricare un pò di tensione.

      4. I Vomitory non sono affatto male. Penso che, sulle loro note, mi dileguo anche io e mi vado a nascondere nella mia cripta fino a domani mattina ahahha.

  2. Oh. Finalmente qualcuno che lo dice chiaro: esistono blog che, dietro, non hanno alcun progetto narrativo.
    E che diamine! Come se uno dovesse per forza essere incasellato negli schemi.

    Tante lodi a te!

    1. Guarda, io scrivo perché devo scrivere. Non nascondo che mi diverte scrivere storie (e ne ho scritte molte che ho postato sul blog), ma principalmente mi serve per scrivere. Perché devo mettermi seduto e buttare fuori qualcosa. E quando incomincio non riesco a fermarmi.

      Penso che i veri progetti narrativi, quelli che contano, non sono messi su blog. Quelli si costruiscono su un foglio (Word o reale) e hanno vita e tempistiche diverse.

      1. Appunto. E’ che ancora non avevo trovato blogger in grado di dirlo/scriverlo in maniera lapalissiana.

        A proposito: “Io scrivo perchè devo scrivere” è sinteticamente geniale. Quasi quasi mi armo di vernice e pennello e lo scrivo sul muro dello studio!

      2. Grazie mille.
        Il fatto è che non scrivo per gli altri (se no avrei uno stile completamente diverso, cosa che penso sia consono allo “scrivere per compiacere il lettore) e, pur essendo conscio che se scrivo e metto online verrò letto da altre persone, scrivo perché devo farlo (questo comporta una versione del “scrivo per me” molto particolare, visto che è uno scrivere per sé con limiti allargati).

        (mi sono accorto che non ti stavo seguendo nonostante avere come frase d’apertura il Faber sia una delle cose migliori in assoluto – ho rimediato).

      3. (Ho visto il follow – chè io so’ gggiovane e usare le parole gggiovani mi aiuta a ricordarmelo – e ne sono contenta. Faber è Faber)

        Mh, sì. Scrivere per un sè stesso che allo stesso tempo è, gioco forza, anche altri (cioè i lettori) è diverso dallo scrivere per il lettore. Che poi, scrivere per il lettore è un procedimento estremamente più macchinoso – lento – cheduepalle. O almeno per me, in questo momento.

        In sostanza: è figo trovare qualcuno che usa il blog e il suo concetto come faccio io.

      4. (Mi sembra giusto, che poi sembro una cariatide che non sono.. eheh. Faber è unico. Penso che riuscirei a trovare citazioni e punti di partenza per riflessioni da almeno il 90% dei suoi testi).

        Scrivere solo per il lettore è un procedimento molto lento (concordo) e molto artificiale. Perché l’uso delle parole è fatto in modo tale che siano sempre appetibili, sempre in linea con l’umore di chi legge.
        Mi chiedo: ma quanto sono spontanei? Ma quanto c’è dentro di sé in questo modo di scrivere?
        Io prendo sempre come esempio le canzoni (rimanendo in tema Faber, ma allargandolo): le migliori, quelle che ti torcono le budella e ti sbattono in cielo e poi all’inferno e ritorno sono quelle che affrontano qualcosa di personale che poi diventa universale. Universale perché molta gente si riconosce in quello che sta scrivendo, non perché lui/lei scrive quello che vogliono sentire. Questo è un addetto stampa.
        Ma forse sono troppo talebano in merito, lo ammetto.

        Già. Adesso che ho rimediato mettendo il follow, sarà un piacere seguire quello che scrivi.

      5. Arrossisco.

        Dopo essere arossita ti dico che concordo su praticamente tutta la linea: il sogno romantico dello scrittore preso dal furor scribendi è, molto spesso, un’esagerazione.

        Dopo aver detto ciò, sottolineo che non volevo darti della cariatide. E che se conosci bene Faber senza essere troppo cariatide, allora meriti somma stima. Chè noi gggiovani spesso lo snobbiamo. Purtroppo.

      6. Ehehe… no, avevo capito che non mi avevi dato della cariatide (rimediavo per aver detto “ti seguo”, una bella italianizzazione).

        Guarda, ti posso assicurare che qua su WordPress ci sono dei die-hard fans di Faber (se non conosci, ti posso consigliare una grandissima fan di De Andrè – http://tiraiunafrecciaalvento.wordpress.com/). Che poi ridurlo solo a cantante o solo poeta è una “bestemmia”. Dovrebbero studiare alcuni suoi testi.. hanno dentro più di quanto si pensi.

      7. Al liceo avrei volentieri sostituito un’ora di Carducci con un’ora di De Andrè. E non per essere irrispettosa, ma Carducci (oggi) è quanto di più lontano possa esserci da un 17enne.

        Visto il blog consigliato, letto, piaciuto, seguito.
        Sei una risorsa.
        Ti sfrutterò 😉

      8. Ti posso dire una cosa? Alle elementari ci hanno fatto studiare La Guerra Di Piero. Penso che il mio amore e rispetto per Faber abbia radici proprio in quel periodo. Già, almeno Fabrizio fornisce uno sguardo attuale anche quando guarda alla storia più vecchia del mondo.

        Sono contento che ti sia piaciuto. Una vera fan di Faber.
        Quando vuoi, il mio blog è sempre aperto per far due chiacchiere! 🙂

Si!?

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