Il senso di Zeus per il freddo

* L’unico blog che refrigera in inverno e riscalda in estate*

Cosa significa lavorare il 30.12? Alzarsi alla mattina e guardare un porzione di mondo che si gira dall’altra parte e continua a dormire, fare colazione e gustarsi un episodio di Futurama (sì, alla mattina mi piace guardarmi qualcosa mentre faccio colazione, già devo andare al lavoro, lasciatemi questa “piccola goccia di splendore” (cit.)) e poi vestirsi come un eschimese per uscire dalla porta.
Nonostante che la ragione porti a dire: “siamo in inverno, fa freddo”, il corpo si ostina a comunicarti che “sotto le coperte stavi meglio, razza di caprone!”.
Il seguente dibattito interno testa vs. corpo porta a qualche scompenso ed alla perdita di coscienza per qualche secondo nel corso del tragitto casa – autobus.
Per evitare di allarmare chi mi segue e si ostina a leggere ogni singola parola (e che ringrazio!) dico subito una cosa: non sono vere perdite di coscienza. Direi che possono classificarsi come episodi di sonnanbulismo. Io cammino ma non so dove sto andando. Una sorta di pilota automatico.
Dopo questo tragitto al freddo e al gelo (potete anche leggere queste due parole come il canto natalizio… “al freeeeeddoooo e al geeeeeeeeloooooooo…”), sali sul bus, vieni investito da quel simpatico odore di cadavere putrefatto che è il marchio di fabbrica dei bus cittadini, entri in coma fino alla fermata dove devi scendere e sei la.
Fresco come una rosa e ghiacciato come la mummia del Similaun. Sorridi perché sai che dentro all’edificio, nascosto dietro quell’orribile portone in ferro e vetraglia oscurata, si nasconde il calore. Allora corri alla porta (si è mai visto qualcuno correre al lavoro?! A parte i calciatori), sbatti contro il vetro e la apri. Sali le scale. Prendi il giornale. Entri in ufficio. Tiri via la giacca calda. Accendi il PC. Saluti il collega (o, meglio, saluti il collega ed accendi il PC).
Guardi la giacca raffreddarsi.
Guardi il collega che abbraccia un pinguino. Vedi un Inuit che ha preso possesso della scrivania vicino alla tua.
Capisci che è troppo tardi…

In ufficio non funzionano i termosifoni e fa un freddo porco. Fuori tira una bava (tira un vento) che ti ghiaccia i pensieri ed in ufficio sembra di essere nella filiale della Findus. Ma nei panni del bastoncino.

Il secondo, tragico, pensiero va al tuo errore madornale. Tirarsi via i vestiti caldi.
Allora corri e recuperi tutto. Tasti l’interno. La fodera.
Cadi sulle ginocchia. Lacrime si congelano sulle gote.
Un grido si leva (e non è qualcosa di epico, ma ridefinisce il parco Santi del calendario):

La giacca si è raffreddata.

E invece che andarmene via presto… mi tocca lavorare ad orario pieno.

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21 pensieri su “Il senso di Zeus per il freddo

    1. Guarda, il bello è che qua succede spesso. Direi che trovare la stanza calda è un vero miracolo. In più abbiamo l’inversione termica: quando fuori fa caldo, funzionano i riscaldamenti; quando fuori fa freddo, dentro si gela. Mai il contrario. ahahahah

      passerà anche questa stazione senza far male
      passerà questa pioggia sottile come passa il dolore

  1. E’ il 30 dicembre, sono in ufficio. Avrei potuto stare a casa perché il resto del mondo con cui dovrei essere in contatto oggi non lavora, ma tant’è. Sveglia alle 6:20, ché essere pendolare c’ha le sue rogne, nemmeno il tempo per un Futurama piccolo piccolo. Poi sonnambulismo, ibernazione, calore. I termosifoni funzionano ma fuori fa talmente freddo che è come se fossero spenti. Mi resta solo il sacro piacere dello smadonnamento, ma per metterlo in pratica mi tocca aspettare fino alle sei. Buon 2015!

    1. Ah Veronica Veronica Veronica. La ripetizione per tre volte mi sembrava ottima per donare drammaticità a questo momento.
      Il pendolarismo è brutto e ti capisco. L’ho fatto per anni ed anni, ma poi ho trovato un lavoro più vicino (comunque a 25 minuti di bici da casa mia…) e perciò la sveglia non canta più con il gallo.
      Fuori fa un freddo becco… dentro fa un freddo becco.
      Io smadonno già adesso, tanto non ci sono tanti colleghi qua.

      Buon 2015 anche a te.

  2. Sala server… mumble mumble… mi viene il dubbio che facciamo lo stesso lavoro, o per lo meno simile. Qui da me però la suddetta sala è solitamente la più fredda della palazzina, costantemente condizionata a troppi pochi gradi per i miei gusti.
    Sappi comunque che non sei solo, anche io in ufficio, anche io senza riscaldamento, ma siccome sono previdente, ho una stufetta che tengo di solito nell’armadio e che oggi sta sotto la scrivania 😉
    Un abbraccio virtuale… non servirà a scaldarti ma almeno ci facciamo compagnia 😀

      1. No, quello che ho io (perciò evito di dire che è l’Ultimo Trovatore) è un’analisi delle opere. Non una biografia. Una riflessione ed uno studio su Faber.

Si!?

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