Le mura di Dite

Spiegami
perché continui a cercare di convincermi,
continui a pregarmi,
che la tua croce è più pesante della mia.
Una corona di spine che preme sulle tempie.
Lacrime amare colano sulle gote arrossate,
come tracce della mano di Poseidone sul tuo viso;
e mi mostri i segni tracciati sulla schiena
ed il sangue che imbelletta le tue vesti stracciate.
Quando mi son girato, son sicuro che ti sei alzato
e le ginocchia sbucciate non baciavano il pavimento,
quando ho alzato le spalle,
mi hai guardato con pietà misto disprezzo
vaneggiando su una possibile vendetta:
due parti d’odio in una soluzione di rancore.
So che mi hai sottolineato i segni della deprivazione
incavati nelle costole scheggiate.
Io non ti stavo ascoltando mentre mi dicevi
che le verità che mi dicevi erano eterne
come le pietre su cui mi sono seduto
stanco di dover lasciarmi trascinare.

Quando hai teso la mano,
ho raccolto un sasso e l’ho tirato.
Quando hai teso la mano,
mi sono spaventato.

Sono le ultime foglie di questo autunno umido
che coprono come un sudario un mondo che non voglio vedere.
Sono io che leggo il libro dei morti
come fosse l’ultimo appiglio di un naufrago disperato.
Sei te che ritorni, ancora ed ancora,
cercando una breccia nelle mura di Dite
che ho innalzato sasso su sasso.

Dentro riposo in pace.
Non voglio ascoltare un mondo che urla.
Non oggi almeno.

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One Reply to “Le mura di Dite”

Si!?

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