Disgrace’s Anatomy

* io ci tento, se poi vien fuori una cagata… ho raggiunto il mio obiettivo*

Al Vergate Sul Membro Memorial Hospital sta arrivando una delle tempeste perfette. Quelle che, nella migliore delle ipotesi, spazzeranno via tutto l’ospedale e faranno finire la situazione in tragedia. Il parcheggio è pieno di auto e gli alberi sono piegati oltre la geometria cartesiana. Il vento spira forte ed i tuoni sono portentosi, così forti da far tremare le ossa dentro il corpo degli audaci medici del VSMMH.
Loretta Grey, pronipote di Carmela Grey (e diretta discendente della stimatissima Meredith “Voce da castrato” Grey), si sta cambiando nella saletta dei medici, mentre la sua amica Carlotta “Faccia da Pesce Palla” Oh sta ballando sulle note di una delle hit dell’estate 2302: Pooh – Dio delle Città.
Si muove in maniera scomposta, sgraziata, come un bisonte stitico, e lancia nella stanza delle gocce di sudore grandi come mandorle. La pioggia salata schifa tutti i presenti, ma Carlotta non smette di danzare al ritmo frenetico della canzone caricandosi per il prossimo intervento di primaria importanza: un bel clistere. Sa che dovrà farlo bene, se no è nella merda.
Loretta la guarda con simpatia mentre si veste di verde, poi di blu, poi capisce che non sta prendendo i vestiti a cazzo e allora si mette il camice bianco. L’occhio le casca sulla patacca di sugo che le disegna un laghetto rosso sotto il nome cucito sul camice bianco/giallastro. Loretta, sicura che le altre si stanno facendo i cazzi propri, ed è proprio quello che si stanno facendo, si mette un dito in bocca, inumidisce la macchia di unto e poi assaggia.
Il referto medico delle sue papille gustative indica che è il pranzo di 5 giorni prima. Una pasta al pomodoro alla minchiona, mangiata in compagnia di Carlotta e la sua amica Svenka Sbilenka. Svenka è una biondona alta un metro, un barattolo di carciofi ed una bestemmia trattenuta ed è simpatica come un clistere. Ma se la portano dietro perché, poveretta, non ha capito ancora dove si trova e che ha da lavorare.
In fin dei conti è bionda, pensa la Grey.
Loretta ritorna al momento presente e vede che Carlotta sta sbuffando come un mantice, mentre le gocce di sudore cascano sul pavimento con un rumore di pioggia grossa. L’odore di sudore, un forte afrore rancido, si spande nella stanza. Loretta tira un porco e bestemmia contro l’architetto che non ha progettato una finestra nella stanza dei medici.
Svenka, dall’altra parte della stanza, sta guardando intensamente il suo armadietto, indifferente a tutto quello che sta succedendo. Anche all’odore di cadavere che proviene dalla palle di Carlotta. Era sicura di avere le sue cose in questo armadietto. Ma non le torna qualcosa, il nome sulla porta di metallo dice Alexander e lei non è Alexander. Il dilemma la lacera dentro.
“Ragazze, ma mi chiamo Alexander?”
La voce di Svenka penetra come un coltello caldo nel burro, anche perché grida come un gabbiano in picchiata.
“No, idiota!”
La risposta di Carlotta è moderata e schiaffeggia il volto arrossato di Svenka. La bionda però non capisce.
“Ma allora perché c’è scritto Alexdander?”
Si trattiene dall’aggiungere “cazzo”, non vuole sembrare arrogante.
“Perché, cazzo, non è il tuo armadietto. Non lo capisci?”
Carlotta non si trattiene affatto e rantola come un cinghiale nel periodo degli amori.
Svenka guarda il muro pieno di armadietti e si deprime, finché non vede che una fila più a sinistra c’è scritto Svenka. E si rasserena.
Loretta Grey le passa alle spalle dandole un buffetto dietro la testa. Svenka, presa alla sprovvista, scivola in avanti finendo con il grugno sull’anta di metallo rompendosi un sopracciglio ed il naso. Fiotti di sangue scorrono subito sulla camicia viola di Svenka, che prima singhiozza come un lavandino intasato e poi parte in un pianto ragliante. Un asino con il mal di denti.
Carlotta ride vedendola sanguinare, una risata sciocca. Loretta guarda prima Carlotta e poi Svenka e poi torna a guardare Carlotta e se ne sbatte le balle di Svenka, la quale, sotto shock, cade per terra rompendosi anche un’anca. Il dolore è terribile.
Carlotta fa ripartire Dio Delle Città e ritorna a ballare, cercando di non scivolare sulla pozza di sangue di Svenka.
“Che schifo che fai, Svenka”, le parole di “Faccia da Pesce Palla” sono taglienti come una tazza rotta.
Loretta le tira anche un calcio per vedere se è viva, visto che non ci sono più singhiozzi o urla da parte della bionda collega. Appena vede un movimento del braccio, si gira e continua il suo lavoro di rifinitura.
Ci vogliono almeno 4 ore per il trucco, anche perché ha la faccia picassiana e rimetterla insieme è un delirio. Disegnare l’occhio nel posto giusto e tutti quei vezzi a cui non vuole rinunciare.
Nel frattempo la tempesta si abbatte sul Vergate Sul Membro Memorial Hospital causando danni irreparabili.
Tutti se ne fregano.
Carlotta smette di ballare e, passandosi l’asciugamano della dottoranda Vladimira sotto le ascelle, si dirige verso Loretta. Appena ha finito di asciugare il Nilo di sudore che le cola sulla schiena, tira l’asciugamano fradicio a Vladimira beccandola in pieno volto. Lo schiocco è poderoso, così come l’Herpes che Vladimira si troverà il giorno dopo.
Le richieste di aiuto da parte dei medici del Vergate Sul Membro Memorial Hospital vengono bellamente ignorate, Carlotta deve parlare a Loretta Grey. Deve aggiornarla sulle ultime traversie amorose. Il suo vibratore non ha funzionato la sera precedente e non sa se la relazione può proseguire.
Loretta la guarda come se avesse appena mangiato una merda e, con fare serafico, le da il consiglio che ha sentito all’Università della Botta di Culo di Bratwurstdorf.
“Comprati altre batterie e non sta a venirmi a spaccare i coglioni”.
Carlotta pende dalle labbra di Loretta come uno scimpanzé alla liana. La guarda con gli occhi sognanti e sente che, in poco tempo, dovrà farsi un’altra riga di cocaina se no ci tira il colpo.
Loretta ripensa al momento in cui si sono incontrate. Lei era una studentessa al 19 anno fuori corso, una matura, e Carlotta una ignorante capra che ripeteva per la 22 volta l’esame delle urine. Non passandolo per abuso di droghe. Si sono trovate entrambe sbronze come vacche al bar della facoltà. Loretta con una tuona da vodka che avrebbe messo a sedere anche un alcolista russo, Carlotta in procinto di vomitare l’anima ed i santi a causa di una bevuta senza precedenti della dolce Batida De Coco. Vedeva palme dove non c’erano.
Si sono scontrate sotto il tavolo. A Loretta era caduta una nocciolina che voleva mangiare, invece Carlotta era sotto da qualche minuto. Abbassandosi a prendere la stronza nocciolina salata, Loretta tirò una testata contro l’inerme Carlotta che, dal canto suo, vomitò come l’esorcista un miscuglio di cibarie cinesi, indiane, svizzere ed un portachiavi.
L’amicizia nacque proprio in quel momento, quando Loretta gridò alla vomitante: “stringi i denti per sentire i pezzettoni”.
Carlotta rise, diventando blu dal principio di soffocamento. Fortuna che c’era un vero medico in sala. Che se ne sbatte delle due, andando a chiamare un allevatore per salvare Carlotta dal vomito.
Il legame profondo fra le due venne sancito dal rapido scambio di lacrime ed un ballo sulle note eterne di “Fin Che La Barca Va…”

Carlotta, piccata dalla risposta semplicistica di Loretta, si stringe nelle spalle e le alza il dito medio.
“Vaffanculo stronza, potevi anche dire che me le imprestavi. Non capisci i miei problemi”.
“Che ti venisse lo squaraus”, Loretta rise per il loro motto. Il loro grido di battaglia.
Carlotta tese le mani a cinque centimetri una dall’altra, come a mostrare uno spazio di 40 centimetri (ma in versione svasata ed euclidea) e poi mosse le braccia avanti ed indietro dal bacino verso l’aria. Il tipico gesto del “ciupa”.
Rise ragliando come un asino.
Carlotta, che le voleva bene come al suo pesce rosso, che aveva ucciso la settimana prima tirandolo fuori dall’acqua per paura che annegasse, rise in maniera porcina.
Per festeggiare la soluzione del problema tirarono calci a Svenka.

Alla fine la tempesta ha distrutto tutto e son morte.

**** non è degno di correzione ****

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24 Replies to “Disgrace’s Anatomy”

      1. vuoi mettere cosa significa per persone come me leggere cose così divertenti?! risate allo stato puro! antidepressivo economicissimo, sogni migliori per la notte in arrivo.
        ne diventerò dipendente?! speriamo!!!
        😉
        ciao!

      2. Grazie mille!
        Ammetto che non tutto il blog è comico, ci sono anche altre cose, ma mi diverto a scrivere queste cose. Mi rilassano e mi fanno, principalmente, ridere a me.
        Son felicissimo di sentire che anche te ti diverti. cosa posso volere di meglio?!

        Vendo anche metadone per la dipendenza ehehehe 🙂
        Ciao Mumaclo.
        Contento che hai fatto un giro su questo blog.
        Zeus

Si!?

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