L’ho sentito fra le foglie della vite

L’ho sentita ansimare. Gorgogliare. Scaldarsi.
L’ho sentita esplodere in colpi violenti. E l’odore di cordite che si spande nell’aria.
La gente che urla, che strepita e si accalca. Uomini e donne che formano piramidi di membra umane. Eppur si muovono. Che gridano la loro protesta.
Sento i colpi nelle strade. Sempre più vicini. Più forti. E la disperazione.
Percepisco che dentro la paura c’è la speranza. La voglia di qualcosa di diverso. Un momento in cui chi sta sopra, chi muove le pedine sul Grande Scacchiere del Mondo, non ha più questo potere. Non ce la fa a smuovere una marea che si infrange. Che spacca le barriere, le protezioni.
Perché la disperazione è un sasso scagliato nell’aria. No. Questa non è la disperazione, è la violenza.
Perché la disperazione è stringersi nelle spalle sconsolati. Abbandonati. Senza un futuro a cui guardare se non uno indigesto.
La disperazione ti morde le caviglie, ti spacca le gambe, ti corrode lo stomaco e si mangia il futuro… deturpando il presente.
Come passare un cutter sopra la Gioconda.
Le masse degli uomini, degli invisibili, si smuovono dietro la cortina dei fumogeni, degli scudi o degli striscioni. L’inno alla libertà. Il pugno alzato. La mano con la pistola. I denti serrati. No, stiamo parlando sempre di violenza.
Le masse di uomini, quelli invisibili a tutti, quelli lasciati in seconda linea, avanzano silenziosi. Un funerale. Una processione.
La vita che avanza, che urla più forte perché è silenziosa.
Si sentono, ma sono lontani, gli spari, i colpi di fucile ed i bloop dei fumogeni che partono e atterrano maligni sul selciato, sull’asfalto. La gente che corre. Che si disperde e poi torna ad aggregarsi. A riunirsi.
Da soli si ha paura. Insieme ci si fa forza. Si supera l’ora più scura.
Il sangue che trema. Il sangue che sgorga. Le ferite ricucite con la forza della volontà, dell’indignazione. Il proseguire.
Il non abbassare la testa.

Tutto questo l’ho sentito mentre ero dietro alle foglie della vite. Ero nascosto, cercando di non farmi vedere mentre l’umanità avanzava. Mentre il grido riecheggiava nei vialoni, rombando contro le colonne, le vetrine ed i portoni.
Ed il rumore del vetro che si infrange si mescola con la risata.
L’ho sentito e mi sono messo in coda. Solo per guardare. Testimone silenzioso.

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31 Replies to “L’ho sentito fra le foglie della vite”

    1. Che bellissimo commento.
      Grazie! Veramente. Riuscire a scrivere un testo che sia in sintonia con il brano sotto è difficilissimo, se ce l’ho fatta è un grande traguardo.
      Appena guardo JUAN, ti chiedo altri suggerimenti filmici! 😀

      1. Si, credo tu ce l’abbia fatta.

        PS: Quando vedrai Juan, in realtà mi chiederai di sposarti e io ti dirò che la cosa mi lusinga ma in Italia non è consentita la bigamia, dunque sarà dura per te ma ti riprenderai presto, sappilo.
        😀

      2. Grazie, di nuovo.

        PS: ehehehehehehehe. ok, cercherò di trattenermi e lasciarmi cadere addosso un aplomb tutto inglese 😀 mi riprenderò presto? Un po’ di tempo a casa a leccarmi le ferite e poi via nel mondo. Ok, il dado è tratto… le aspettative aumentano 😉

      3. Grazie per il supporto emotivo 😀 ahahahahahahahahaha

        Infatti, stiamo caricando questo Juan di aspettative altissime…
        (intanto sto per ricevere Nymphomaniac)

      4. Aspè che tiro via la maschera d’ossigeno 😀 ahahah

        Ma perché no? Chi lo sa… potrebbe venirmi l’ispirazione… e poi scrivo… ho già alcune perle in mente, ma… (e vai di puntini di sospensione)

  1. è molto bella, è un fiome in piena, mi hai trasportato fino alla fine.
    Mi soffermo su questo “Da soli si ha paura. Insieme ci si fa forza. Si supera l’ora più scura”
    In questi momenti sono convinta che per quanto vicino ti può stare una persona, è comunque un viaggio/passaggio che si affronta da soli.

    1. Grazie mille Stefania.
      Gentilissima. Ho provato a seguire il flusso della musica (come spesso faccio) e stavolta mi ha evocato immagini molto particolari. Forse mi son ispirato alla sua storia personale (di Marvin, ovvio).
      Il tragitto si fa da soli… ma forse è vero anche che si nasce e si muore da soli, ma si viaggia accompagnati. Chi lo sa. Le mutazioni sono personali, forse sono meno pesanti quando c’è un piccolo aiuto di qualcuno.

Si!?

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