Soundtrack of the day (36)

Stanotte ho fatto un sogno, anche se, a dir la verità, non mi ricordo benissimo cosa o come. So che ho fatto un sogno.
La prospettiva era la terza persona e mi trovavo come una sorta di… macchina da presa?… che guarda dall’alto. L’inquadratura era un vecchio (io), seduto su una panchina di un parco. Questo vecchio (io) aveva la pelle chiara, scottata dal sole sulle braccia, sul collo, sul viso… ma si vedeva la differenza fra la pelle lasciata ad imbrunire all’aria aperta e quella nascosta sotto gli indumenti.
La pelle stessa era un po’ grinzosa, come se avessero appallottolato un foglio di carta e poi, presi dallo sconcerto o dai rimorsi, avessero preso il foglio e cercato di raddrizzare alla meglio. Le rughe, marcate in certi punti e molto sottili in altre, ricordavano questo effetto.
I capelli erano grigi, lo sguardo stanco dietro delle lenti da vista e le mani tremavano leggermente mentre leggeva/o il giornale. Un giornale importante, anche se non saprei dire cosa.
Girandoci intorno si poteva vedere anche il vestito, molto classico, con i pantaloni eleganti sotto una camicia blu, dal collo liso tanto da vedere un’ombra di bianco sul lato sinistro del colletto. Probabilmente dovuto allo sfregamento di una barba lasciata incolta per troppi giorni e diventata una carta vetrata naturale.
Le gambe erano messe perfettamente perpendicolari al terreno, accostate una all’altra, distanziate dallo spazio naturale che si forma quando avviciniamo le cosce una all’altra. I piedi sul terreno, non un centimetro più avanti, o più indietro,erano allo stesso identico livello. Le scarpe erano di cuoio nero, italiano, che avrebbero potuto essere di gran classe se non avessero avuto uno strato di polvere che le opacizzava ed i calcagni usurati tanto da contrastare con il colore principale, un grigio scuro su nero.
I lacci agghindati in un fiocco che lasciava la scarpa divisa a metà.
Non c’era nessuno in questo parco. Non ho visto nessuno per tutto il tempo in cui, come macchina da presa esterna, sono rimasto a guardare questo vecchio (io) sulla panchina. Non c’era niente, non c’erano animali. Non c’era neanche un misero alito di vento da smuovere i capelli grigi dell’uomo (io). Solo un paesaggio autunnale, foglie gialle e rosse cadute per terra mentre quelle ancora verdi si aggrappavano feroci ai rami.
La stradina, formata da uno strato di ghiaia grigiastra, portava verso un indefinito confine visivo.
Il sogno è finito mentre seguivo questa strada verso l’infinito.

Cosa c’entra questo con la colonna sonora? Niente.
Solo che volevo dire che oggi, domenica, la colonna sonora del giorno è questa: MY GENERATION dei THE WHO.

I hope I die before I get old

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4 Replies to “Soundtrack of the day (36)”

  1. Non ci credo…ero indeciso se farla diventare la colonna sonora della mia storia di oggi, visto che anche qui il protagonista fa finta di essere balbuziente. Guarda alle volte, le combinazioni!

Si!?

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