L’ultima generazione

Mobile Lovers – Bansky

Il sudore appiccicoso di cui ero vestito quando mi sono svegliato è stata la prima sensazione ad accogliermi all’inizio di questo giorno. Sono andato a letto tranquillo, un film leggero, poche preoccupazioni o, almeno, il giusto, e qualche pagina letta di un articolo dedicato al viaggiare. Le premesse per un sonno tranquillo c’erano tutte. Anzi, potevo aspettarmi di risvegliarmi così riposato da avere davanti una giornata produttiva al 110%.
Questo non è accaduto.
Nel corso della notte, popolata da sogni colmi di arabeschi e labirinti, spie e governi, si è infiltrato nel mio cervello un concetto. Non l’ho partorito da solo, sia chiaro. L’ho visto da qualche parte: internet? giornale? Non mi ricordo. So solo che il mio cervello ha catalogato l’immagine e l’ha riproposta in fase REM.
Cosa riportava questo concetto? Che la mia, più o meno, è l’ultima generazione ad aver vissuto in un mondo senza internet.
Il mondo senza internet è qualcosa, ad oggi, inconcepibile. L’equivalente moderno di vivere nella preistoria. Come se digitare le cifre, o addirittura girare la rotella, del telefono fisso sia un segno di arretratezza così grande da posizionarti alla stregua di Leonardo Da Vinci. Un esponente del passato. Un residuo che ha la memoria di quello che c’era prima. Forse un vecchio (non nel senso di anzianità, ma qualcuno che ha visto un mondo che non si presenterà più… glaciazioni o catastrofi varie permettendo).

Siamo l’ultima generazione ad aver vissuto il mondo senza internet.
Siamo l’ultima generazione ad aver agognato informazioni consumabili al momento.
Siamo l’ultima generazione ad aver creduto che chi ci ha emozionato scrivendo/cantando/giocando…, sia una persona particolare, un “essere” fuori dalla portata umana. L’ignoranza regnava.
Siamo l’ultima generazione ad essere capace di predire il tempo guardando fuori dalla finestra e non guardando sulla app relativa al Meteo.
Siamo l’ultima generazione ad aver ricevuto informazioni di seconda mano grazie ai giornali.
Siamo l’ultima generazione ad essere costretta a prendersi un dannato CD singolo invece che scaricarsi solo la canzone.
Siamo l’ultima generazione ad aver comprato i biglietti del bus, quelli piccoli e fastidiosi che dovevi obliterare, invece di avere quelle figate ultramegamoderne che ti permettono di passare un tesserino davanti alla macchinetta… e avere meno soldi in banca.
Siamo l’ultima generazione che ha guardato le etichette dei prodotti e non aver utilizzato un QR per rendere tutto più reale.
Siamo l’ultima generazione che ha aspettato settimane e settimane per l’uscita di un libro e ad averlo pagato cifre da capogiro. Amazon era ancora una delle realtà sconosciute.
Siamo l’ultima generazione ad aver pagato in Lire e, perciò, ad un prezzo inferiore della metà un bene che il progresso ti sta facendo pagare il doppio.
Siamo l’ultima generazione che conosce solo il libro in versione cartacea. La versione online è per progrediti.

Siamo l’ultima generazione ad essere invidiosa di quello che è venuto e che guarda con rimpianto quello che è passato.

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51 Replies to “L’ultima generazione”

    1. Max Payne rulla.
      A parte questo, il termine perfetto si inserisce perfettamente nella perfezione di ciò che, in maniera perfetta, ho provato a delineare. Mi sa che, autocelebrandomi, mi son perso eheheh.
      L’immagine di Bansky (artista che adoro) è spettacolo. Max Payne, con il bullet time, di più ahahahahah

      1. Anzi, ho il sospetto che tu sia me, ma più intelligente e con un gusto musicale più metal del mio.
        Una specie di Tyler Durden del blog.

      2. No, sbagli su una cosa… io sono scemo come un idrante rotto, ma sul gusto musicale non posso contraddirti… eheh.
        Perciò tu sei quello innominato (o per dirla alla Leo Ortolani “il nero senza nome che fa una brutta fine”)?

      3. Mmm… potrei fare una brutta fine, essere innominato, ma nero no di certo. Mi basta guardarmi per vedere che sono azzurro. Intendo la mia felpa.

      4. Certo, logico. La mia era una ardita e pindarica, nel senso proprio che non aveva un pindarico di ragione nell’essere inserita, similitudine con i personaggi da B-Movie anni 80.
        Che io adoro, sia chiaro.
        Un film con Stallone mi fa sempre scendere le lacrime. O per la presenza di Stallone, o per lo schiaffone che ricevo prima.
        Non so mai decidere.

  1. prima del CD c’era la musicassetta da arrotolare con la matita….e la cabina telefonica con tanto di gettone….e niente videogiochi ma il campetto con gli amici….

    Ne abbiamo viste tante davvero secondo me siamo stati molto fornutati perchè siamo stati la generazione di mezzo. E’ vero che guardare al passato ed a quello che avevamo crea un po’ di amarezza ma sempre meglio avere provato certe cose che non averle provate affatto perchè nati troppo tardi o troppo presto.

    1. Ma infatti… l’ultima frase aveva proprio questo significato. Un mezzo rimpianto ed una mezza invidia. Abbiamo i piedi in due staffe.
      Il campetto con gli amici dicono, ma dicono!!!, che esista ancora. Ma non ne sono sicuro. L’ultima volta ho sentito che era il ritrovo per drogati.

  2. Io ho avuto il telefono fisso con la rotella fino a poco tempo fa, era bellissimo a parte il fatto che la cornetta aveva il peso specifico del piombo. Poi l’ho sostituito con uno viola a forma di orsetto con i numeri sulla pancia, che mio papà ha fatto volare nella spazzatura dopo 12 ore.

    Comunque, ottima riflessione caro Zeus.

    Io la peperonata la mangerei anche a colazione.

  3. I miei nonni a casa hanno un telefono di bachelite nera, è come questo

    dato che a casa mia sembra fosse contro la religione avere un telefono in casa, per telefonare usavamo quelli dei nonni, alla porta di fianco. Fino al 2000 praticamente ho telefonato così. E a volte avrei anche continuato, solo poi si ruppe il microfono interno e ora è solo un articolo decorativo su un mobile

    1. Questo è essere controcorrente! 😀
      Il telefono di bachelite nera è un pezzo di storia. L’avevano anche i miei nonni… non riuscivo a telefonare neanche a morire… forse perchè riusciva ad impregnarsi dell’alito delle persone come poche cose al mondo.

      Che ricordi…

  4. Bello questo post nostalgico. Però, posso dire con orgoglio, di aver insegnato il subbuteo a mio figlio, (nato digitale e quindi ormai al di là della linea di confine)! Qualcosa tornerà di moda. Già oggi vanno cercando i posti di villeggiatura in cui non ci sia copertura, né alcun genere di collegamento!

    1. Guarda Giacani, la questione è che lui conosce un mondo in cui internet è padrone (diciamocelo). Molti di noi sono cresciuti in un mondo che internet manco lo conosceva. Chi ci ha vissuto per più tempo, chi, come me, ha vissuto un bel po’ d’anni (ma non così tanti) senza internet e le sue potenzialità.
      Sembra strano eh, ma guardando indietro ci sono delle differenze incredibili.

Si!?

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