Fauna da ostello

L’ispirazione e la voglia di scrivere sono come un picchio sulle balle. Per far smettere quel grande picchiettio ci sono tre soluzioni: a) secondo la grande legge della Looney Tunes, tiro fuori un grande fucile e sparo al picchio testa rossa; b) elimino il tronco; c) incomincio a scrivere.
Visto che è quasi più fattibile quest’ultima, eccomi qua a scrivere della mai troppo descritta: fauna da ostello.
Forse non lo sapete, e probabilmente non ve ne sbatte manco più di tanto, ma come viaggiatore sono molto easy. Scelgo il viaggio semplice, il camminare fino allo svenimento rispetto al prendere i mezzi pubblici (una cosa che, quando sono fuori dalla mia città, faccio spesso), evito le foto (se non in casi particolari) e vado negli ostelli della gioventù rispetto che negli Hotel. Perché? Perché mi diverte. Perché ci sono personaggi da competizione. Proprio di questa fauna nascosta, e mai descritta nei reportage del National Geographic, che voglio parlare.
Il vero momento per trovare i rappresentanti della fauna ostellistica (evvai che conio parole!) è quello della sera nella sala/stanza/spazio comune. Dove tutti scendono per mettere fine alla solitudine del viaggiatore solitario, per fare casino fino ad orari improponibili, per fare i belli o le belle con il/la rappresentante del sesso opposto.. o dello stesso, ovvio.
A queste categorie, ovvio, si aggiunge anche la particolarità “etnica”, ognuno ha una sua modalità di interazione. Ognuno ha un suo modo di occupare lo spazio.

Le categorie sono soggette a generalizzazioni e prese per il culo.

ITALIANI: partiamo dalla categoria più semplice. L’italiano in vacanza è una delle bestie che non vorresti incontrare, MAI. Io, per esempio, mi fingo di qualsiasi altra nazionalità quando sento parlate italiane nelle vicinanze. Il tratto distintivo è che non riescono a chiudere una porta senza scardinarla e facendo cadere calcinacci sul pavimento. Hanno tonalità di voce che sono di qualche ottava superiore al normale, devono farsi sentire, devono far sentire che si stanno divertendo. Cercano il locale italiano per sapere cosa stanno mangiando… che poi la cucina sia di una nazionalità ben distante da quella italiana è un discorso diverso. L’importante è crederci. Posso ammettere una cosa: contrariamente a quello che si pensa, non ho visto degli italiani fare i brillanti nella sala comune dell’ostello. Andranno fuori, immagino.
Ah, logico, li riconosci perché, come gli americani, sono vestiti da tarri. E ne vanno orgogliosi.

GIAPPONESI/CINESI/COREANI (etc etc): perdonate se mischio popoli differenti, ma non avendo visto i passaporti generalizzo per partito preso. Come per gli italiani. Riescono a restare con lo sguardo incastrato sullo schermo del PC, Tablet, cellulare con una pervicacia da applausi scroscianti. Non alzano lo sguardo. Visto che ho questi malefici sentimenti di impotenza nazionale, secondo me stanno programmando Shuttle, bombe all’idrogeno, disegnando progetti aerospaziali, costruendo case, giocando a Sim City… mentre io, al massimo, tiro testate al cellulare e spero che uno dei messaggi di Whatsapp esca. Ecco la differenza base. E poi, logico, il mio sguardo davanti alle prodezze dello smartphone è lo stesso che devono avere avuto i primitivi davanti al fuoco. Altro particolare è che loro, in maniera assai furba, si portano già la colazione con sé. Mentre il sottoscritto vaga nel reame dei sogni cercando di azzeccare il panino con il triplo salame (sì, mi mangio ste cose… tripla farcitura di salame e non tutto della stessa specie), loro arrivano con contenitori, pacchetti, bottiglie e scatole con dentro il mondo in un cassetto. A parte qualche caso isolato, che è raro, hanno una compostezza che si scontra con tutti gli altri turisti. Mentre loro rimangono tranquilli fra disegnare il nuovo Empire State Building ed una sigaretta, il resto del popolo disfa il mondo a suon di shot e birre da litro.

Manda un messaggio whatsapp… mandalo!!!

AMERICANO: io non conosco gli americani in versione cittadina, cioè nel loro Stato, ma unicamente quando aprono le gabbie e, a mò di gorilla, escono e razzolano nelle praterie inesplorate del Vecchio Continente. Si riconoscono, anche se a volte li confondo con quei quattro canguroni (lo dico con affetto e stima) degli Australiani, lontano un miglio: vestiti da tarri, cappello a mezza via, culto della forma fisica (io, al confronto, sembro appena uscito dalla Centro di Recupero Betty Ford) ed un tono di voce che ha la possenza di una carica di Sherman nella IIa Guerra Mondiale. Questa descrizione generica si può affibbiare sia alla componente maschile sia a quella femminile… che riesce ad essere un paio di ottave superiori persino a quella degli italiani.
Alla sera riescono ad emergere dalle tenebre del post-sbronza, mettendo in moto il Grande Deposito di Ormoni e cercando due soggetti per placare questa “sete”: a) la birra; b) la gnocca. In mancanza dell’una (la gnocca), la birra è l’unico approdo. In caso di presenza della seconda, la birra è comunque sul menù. Ho visto americani, di entrambi i sessi, con delle piombe da capogiro… ok, io li ho visti in rampa di lancio, in versione “splendida” (che è quello stato che anticipa il rapido declino fisico-intellettuale della persona) e poi, logico, in versione “sono un rifiuto galleggiante sul mare” (cioè alla mattina con la moquette in bocca, un cerchio che sembra Saturno alla testa ed una voglia di fare baldoria pari alla mia di studiare latino). A loro discolpa posso dire che i loro cugini canadesi, che sono sempre visti come delle fighette e derisi un po’ ovunque in America, reggono decentemente l’alcool ma non sembrano capire la differenza fra due ragazze belle e due no (sì, mi attiro le simpatie delle donne con questo post… no no, avete tutte le vostre qualità… chi più evidenti, chi… ok, dicevo, due brutte ragazze che mi hanno fatto venire un colpo apoplettico solo a vederle).

SPAGNOLI: gli spagnoli sono una razza a parte. Viaggiano sul treno dell’entusiasmo e, anche se a distanza di un centimetro uno dall’altro, urlano come al Bernabeu. Mi chiedo se in Spagna non ci sia un grande surplus di apparecchi per sentire, visto che dopo un paio di ore con loro che urlano come le acquile, mi viene un mal di testa da campionato del mondo. In compenso sono molto easy. Mangiano come i ludri, sono ludri, e quando li trovi in forma hanno sempre quello sguardo furbo che dice: a) aspetta che trovo una pompa di benzina/spina della birra/bottiglione di vino dolce del discount e ti faccio vedere io come mi devasto in maniera programmatica; b) aspetta che trovo ombra e solitudine e mi faccio un cannone da chilogrammo. Di quelli che quando inspiro disintegro i polmoni, implodono. Sono simpatici e casinisti e hanno la capacità di far scrostare le murature con il solo potere della porta. Lei sbatte, il muro si crepa e tutti felici e contenti. Non il muro, ma questo è un discorso animista che non mi va di affrontare (sento già le critiche dalle varie religioni mono-politeiste in merito).

FRANCESI, OLANDESI, BELGI, TEDESCHI, AUSTRALIANI…: solo una piccola nota a margine per queste nazioni. Non ho incontrato molta gente proveniente dalla Francia, a parte un simpatico francese con cui ho scambiato opinioni di viaggi in un linguaggio che mischiava Klingon, Uruk-Hai, svizzero e gestualità, ma posso confermare che non si muovono con la baguette sotto l’ascella. Lo so, amo gli stereotipi. Per quanto riguarda gli olandesi ed i belgi sono rari… non so perché… cioè, a parte qualche premio furbizia 2014 non ho visto nessuno degno di nota. I tedeschi giocano in casa, perciò c’è poco da dire. Sono dei cazzari, si amano per questo. Poi sono pignoli e li odi per questo. C’è un rapporto cazzaro-amore-odio-simpatia con questo popolo che mi affascina. Gli australiani sono pochi ma li riconosci. Non capisci ‘na fava di quello che dicono, finchè non sputano l’eucalipto rimani a guardarli con lo sguardo che è proprio delle mucche della mia regione davanti al treno che passa.

No no, continua a parlare in australiano. Capisco tutto…

IL VECCHIO “GIOVANE”: Cosa c’è di più pericoloso? Non lo so, penso che nella categoria dei pericoli mondiali sia al secondo posto dietro Godzilla. Lo vedi aggirarsi nell’ostello popolato di ragazzi/e di almeno 40 anni in meno di lui, ma il nostro vecchio giovanile ha l’atteggiamento giusto. Quello che sa come vivere. Come muoversi. Come vestirsi. Ok, quest’ultimo aspetto è una stronzata visto che possiede il gusto che abbina in maniera azzardata la camicia beige, il sobrio pantalone fantasia hawaiana, il calzino e la ciabatta. O la scarpa da montagna (ok, ci sono dentro anche io con la scarpa da montagna… ok, no, da trekking… ma fanculo, quando cammini come uno scemo, ecco che una scarpa di merda ti uccide). La gestualità è quella dei tempi migliori. Il sorriso ti fa venire il mal di denti. Attacca bottone con tutti. Racconta storie. O si fa i cazzi suoi. Logico, ci sono anche questi.
Perché generalizzare? Perché è divertente. Punto.

Per ultimo, ma non per importanza, ci sono i vari premi della critica e della giuria ad alcuni esponenti faunistici:

PREMIO INTELLETTO SUPERIORE: la Critica ha stabilito all’unanimità di conferire il premio “Intelletto Superiore” a colui che prende il boccale da un litro di birra con la cannuccia. Un vero tocco di classe. Come sorseggiare la birra nel fluté. Ammetto che vedere la gente che sorseggiare la birra con la cannuccia mi mette un’allegria pari all’orticaria.

PREMIO ROCCO SIFFREDI: No, nonostante il nome non è per le misure del cippa. Ma per la costanza con cui un canadese si è incaponito nel cercare di portarsi a letto qualsiasi forma di vita esistente nella stanza. L’ho visto provarci con due olandesi (che non brillavano certo di una intelligenza particolarmente vivace e neanche di un aspetto da segnare sul calendario) ricevendo un due di picche da competizione; si è ritirato a leccarsi le ferite, prendersi una birra, e l’ho notato mentre spargeva brillantezza con un paio di ragazze americane che, dopo poco, gli servono un due di picche con contorno di cipolla. Non domo, il nostro canadese ha continuato a martellare forme di vita femminili senza sosta. Non so se alla fine la sua costanza ha portato all’agognato risultato… ma la Giuria ed il Pubblico A Casa ha decretato l’apprezzamento per questo comportamento stoico e testardo.

PREMIO MODERAZIONE NEL BERE: la Critica lo consegna senza ombra di dubbio a quelle persone che, pur di far finta di essere super-party, simulano l’ubriacatura dopo essersi bevuti mezza birra. Un modo come un altro per diventare fastidiosi e rompicazzo. Il Pubblico a Caso, invece, lo consegna a quei relitti umani che ciondolano senza meta fra una sedia e l’altra con lo sguardo che vede cose che non esistono ed un fiato che, con la dovuta cura, potrebbe accendere un fuoco.

Se avete da aggiungere categorie o premi, siete i benvenuti.
Se vi sentite offesi dalle mie dichiarazioni, rivolgetevi al mio avvocato… trovate la foto qua sotto.

Il mio avvocato.
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42 Replies to “Fauna da ostello”

  1. Alt. Stop. Fermi tutti.
    Tu hai lo smartphone? Tu hai whatsapp?!
    Mi crolla una certezza. Io immaginavo che tu andassi in giro con un grande borsello con dentro il telefono grigio della Sip, quello con la rotella.

    Comunque, viva gli ostelli. Sempre e solo ostelli. Ho visto cose che voi umani eheeh

    1. Cosa?! Io?! L’ho scritto? L’ho detto!? Mi son tradito!? 😀 guarda che è una novità anche per me. Non l’avrei mai pensato fino a poco tempo fa. E lasciamo stare whatsapp!! 😀

      Anche se sono più come i vecchi operatori radio della Guerra Mondiale io 😛

      Decisamente sì, viva gli ostelli!!

      1. Io lo so che passi le giornate a mandare le faccine con Whatsapp.

        Comunque, scriverò anche io la mia “piacevole” esperienza all’ostello.
        Dublino. Mi dirigo verso l’ostello con zainone gigante in spalla. Davanti a me spuntano dei ragazzi francesi, già ubriachi alle due del pomeriggio. Uno di questi ha la maglia del Milan, le orecchie luminose di Minnie in testa e un peluche con sembianze falliche legato in vita. Io penso “Non staranno mica andando verso il mio ostello? Nooo, siamo a Dublino, ci sono centinaia di ostelli. Non è possibile”. Era possibile. Peggio, erano nella mia stessa stanza. Il tizio con le orecchie di Minnie girava per la stanza con i boxer con scritto “Do you want?” e ha tentato un approccio nei miei confronti dicendo che lui era uno che ne sapeva, perché conosceva tutte le parolacce in italiano. Io gli ho risposto facendo un rapido résumé delle parolacce. Penso di essere sopravvissuta solo perché ero “accompagnata” ahah

        Ma a parte tutto ciò, i soggiorni all’ostello sono fantastici 😀

      2. Non so se ci credo ehehe 😀

        Comunque, da qualche parte nel mondo, ci sarà qualcuno che racconterà di una ragazza italiana in un ostello di Galway che si è cucinata un risotto della knorr, quello in busta, che aveva portato dall’Italia.
        Ero io ahaha 😀

      3. Perché no? Mando piuttosto quelle idiotissime foto, non so come si chiamano… hai capito, quelle brutte e stupide (non i selfie… quelle con le foto dei personaggi famosi e la scritta idiota).

        Ahahaahahahaha… il risotto knorr rulla sempre. Io ricorderò in eterno le minestre della Knorr. Sono parte dei miei ricordi e della mia esperienza di vita (anche se ero in campeggio e non in ostello, ok)

      4. Era per prenderti in giro!! 😀
        Ho capito, ho capito..tipo quella con l’immagine di Cristoforo Colombo e la scritta “a Natale mi compro il Tom-tom” ahahaahah 😀
        Ne ho anche io una bella serie sul telefono ahaha 😀

      5. Ahahaahhaahah! ok ok… tieni presente che non sono molto sveglio io! 😛

        Sì ecco… io ne ho così, ma molto peggio 😀 ahahaha… cioè, mooooooooolto peggio 😀 ahahahahaha

  2. Tutto stupendo. A parte la birra con la cannuccia. A te viene l’orticaria, a me l’ebola (viva il cinismo!).
    Comunque l’introduzione, mentre la leggevo, me l’ero immaginata in un modo diverso:
    “ci sono tre soluzioni: a) secondo la grande legge della Looney Tunes, tiro fuori un grande fucile e sparo al picchio testa rossa; b) elimino il tronco; c) incomincio a scrivere.”
    Quindi ho scelto la b) e….AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH!
    Fine.

      1. Fai bene a scrivere senza fare troppo il cinico. Io sono cresciuto (e ancora per poco ci sono dentro) in un ufficio tecnico. Non è paragonabile al lavoro da cantiere, dove t’insegnano il meglio della blasfemia gratuita e la perdita totale di bon ton. In un ufficio tecnico hai una perdita di moralità legata all’ironia. Battute sui morti, sulle minoranze, sugli stereotipi (che come ben dici sono spassosissimi!) e su qualunque cosa ci circondi.
        Non è un paese per etici moralisti.

      2. Guarda che io faccio un lavoro che non lascia superstiti in termini di cinismo e perdita di moralità. Anzi. Meno morale hai, meglio lavori. Non mi sbilancio troppo su cosa faccio, mantengo l’anonimato più assoluto perché mia mamma pensa che sia stato assunto da un bordello come pianista… ma fidati che blafesmia, battute su tutto ciò che è politically incorrect è l’ordine del giorno…

        Una brutta cosa…

      3. No, in effetti mi ci trovo a mio agio… solo che giro con il cilindro e perciò mi do un tono.

        Il pianista di un bordello è il lavoro definitivo. Non ti possono neanche sparare.

  3. Quando penso a ostello mi vengono in mente gli inglesi e la loro passione per la pulizia.

    A piedi nudi nella hall (dove a giudicare dallo stato della pavimentazione c’era un via vai continuo di gente, scarponi, mandrie di mucche, trattori), in bagno…ma forse fa anticorpi, come si suol dire, e sono più temprati.

    E poi ricordo una tizia, sempre inglese, seduta sul divano della hall (anche quello, credo dal sudiciume avesse ospitato un bigfoot) con gli shorts del pigiama, stravaccata a cosce aperte. L’occhio cade sulle pubenda che tranquillamente stavano in mostra. Vorrei non fosse mai caduto. L’ho lasciato lì, non osavo chinarmi a riprenderlo.

    1. Ecco qua il primo contributo! Non avevo citato gli inglesi perché è come sparare sulla croce rossa… ma apprezzo. Soprattutto perché, come da commento più e più volte fatto da un mio amico ed il sottoscritto, le inglesi hanno la caviglia alla Cabrini… e la coscia alla Roberto Carlos! ahaha

  4. Andiamo con ordine:
    1. Hai WhatsApp, e la cosa mi sconvolge non poco.
    2. Fondamentalmente se ne deduce che strillano tutti. Eccetto gli asiatici intenti a mandare avanti il mondo e, forse, aggiungerei i francesi, che io ho notato come un popolo molto discreto, quanto meno quando sta al telefono.
    3. I LUDRI mi sa tanto di casa, sbaglio? Ahahah
    4. Facciamo che io continuo ad andare in albergo, pure se bettola. Anche perché non potrei rinunciare alle facce sconvolte dei popoli nordici quando a colazione rifiuti salame, uova, pomodori fritti, brontosauro e balenottero azzurro sfilettato…

    1. 1) anche a me, fidati. Non pensavo di cascarci… ma è una novità….
      2) Strillano in molti. Quando escono di casa hanno la tendenza a settare il volume su “Disturbo”… perciò gridano.
      3) I ludri sa di casa… un tocco provinciale dovevo darlo.
      4) Io vado ovunque… la colazione è il momento migliore, soprattuto per chi mi vede azzannare panini che contengono di tutto. E io non mi scandalizzo a mangiare salmone alla mattina e poi un panino con salame eheheh

      1. Credimi è più semplice immaginarti con panino al salame e birra alle 7.30 del mattino, che con uno smartphone. Adesso esigo il tuo numero per tempestarti le giornate di faccine a cacchina!

      2. Ahahahaahah! Ok, lo ammetto (a parte la birra – di mattina il mix thé verde/nero e panino al salame è il vero perché della vita). Lo smartphone è una cosa che mi terrorizza, non sono mica super-ggiovane come voi! 😀

    1. Ma perché questa sorpresa!? (tranquilla, la domanda è solo per far polemica…ahahaha…mi sorprendo anche io di sta cosa).

      Ma no, l’ostello non è male! Ci si vive bene. Trovi dei personaggi da galera… 😀

Si!?

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